Marchi & Brevetti: approfondimento

Esistono due modi per proteggere una novità varietale, con livelli di garanzia e tutela sostanzialmente diversi: il marchio d’impresa ed il brevetto o privativa.

Brevetto nazionale

Dal 1975 una precisa normativa ha disciplinato in modo organico tale aspetto ricavando i principi essenziali dalla Convenzione Internazionale per la Protezione dei Ritrovati Vegetali (UPOV) sottoscritta a Parigi nel 1961 dagli stati membri. L’Italia ha ratificato la convenzione nel 1961 ed ha reso attuazione attraverso il DPR N.974 del 12.08.1975. In seguito sulla Gazzetta Ufficiale N.303 del 30.12.1998 è stato pubblicato il Decreto Legge N.455 del 03.11.1998 dal titolo “Norme di adeguamento alle prescrizioni dell’atto di revisione del 1991 della convenzione internazionale per la protezione delle novità vegetali”. Tale normativa rende tutelabili le novità vegetali in Italia attraverso una specifica e non attraverso un brevetto. Rispetto al precedente DPR 974, la privativa introdotta con DL N.455 si caratterizza per un pivp ampio ambito di tutela, uniformandosi in gran parte a quanto stabilito dalla normativa comunitaria. Occorre peraltro evidenziare che a tutt’oggi per la sola tutela dell’Italia si fa riferimento alla “protezione nazionale per le nuove varietà vegetali”, attraverso il Decreto Legislativo 10 Febbraio 2005 N.30 facente riferimento al codice della proprietà industriale a norma dell’articolo 15 della legge 12 Dicembre 2002 N.273. Le domande di protezione debbono essere presentate all’Ufficio italiano marchi e brevetti del Ministero dell’industria. I controlli tecnici necessari per accertare che sussistono i requisiti di novità, stabilità ed omogeneità sono invece di competenza del Servizio "varietà vegetali e sementi" del Ministero delle politiche agricole. La durata della protezione è di 20 anni.

Privativa comunitaria

I sistemi di protezione dei diritti di proprietà intellettuale nel campo delle varietà vegetali fanno riferimento alla convenzione internazionale UPOV, istituita nel 1961 a Parigi e successivamente rivista nel ’72, nel ’78 e nel 1991. Attualmente questa convenzione fa riferimento al regolamento dell’Unione Europea N.2100/94 e successive integrazioni E’ un regime specifico, valido su tutto il territorio della Comunità Europea e con una sola domanda, il costitutore ottiene la tutela e diventa titolare di un unico diritto di proprietà intellettuale valido in tutto il territorio europeo. La durata della protezione è di 25 anni, elevata a 30 anni per le specie viticole, arboree e per la patata. L’attuazione e l’applicazione del regime di protezione comunitaria sono di pertinenza dell’Ufficio comunitario delle varietà vegetali (CPVO), che ha sede ad Angers, in Francia. Prima dell’introduzione di questo regime, chi aveva costituito una nuova varietà vegetale e desiderava tutelarla sull’intero territorio dell’Unione europea, doveva presentare una domanda particolare in ciascuno Stato membro dell’Unione. Oggi, invece, per ottenere lo stesso livello di tutela in tutti gli stati membri è sufficiente presentare una sola domanda al CPVO. La privativa comunitaria per i ritrovati vegetali non può essere però cumulata con una privativa nazionale o con un brevetto. Qualora la privativa comunitaria venga accordata dopo la concessione di una privativa nazionale o di un brevetto, l’effetto della privativa nazionale o del brevetto è sospeso per la durata della tutela comunitaria.
La procedura di concessione di una privativa implica la realizzazione di un esame tecnico in merito alla distinzione, all’omogeneità e alla stabilità (DHS) della varietà in questione, da parte di stazioni sperimentali specializzate. Per evitare un’inutile ripetizione degli esami, il CPVO può utilizzare i risultati di esami DHS effettuati in precedenza, da parte dei competenti uffici degli stati membri.

Estensione dei diritti del costitutore

Questi diritti di esclusiva (che prima riguardavano solo la commercializzazione del materiale di propagazione) vengono ora estesi a tutte le fasi del processo produttivo compresi i “prodotti” della raccolta (frutti). Il titolare del brevetto potrà pertanto far valere i propri diritti (ad es. tramite la costituzione di un “Club”) non solo sulle piante della varietà protette ottenute da moltiplicazione abusiva, ma anche sui frutti derivanti dalla loro coltivazione. In questo modo si può ottenere un controllo totale su tutte le fasi del processo (produzione-commercializzazione-distribuzione).

Distintività delle varietà

Nella vecchia normativa nazionale una varietà era considerata “distinta” se si differenziava “per uno o più caratteri importanti da qualunque altra varietà nota al momento del deposito della domanda”. Tale norma ha sempre suscitato ampi dibattiti relativamente all’interpretazione del concetto di carattere importante. Si pensi all’esistenza di numerosi mutanti che si distinguono a volte per un solo carattere dalla varietà madre. Secondo alcune interpretazioni di allora, tali mutanti potevano formare oggetto di brevetto, ma questo determinava di fatto una riduzione o l’annullamento dei diritti del costitutore della varietà madre. Il regolamento comunitario introduce un radicale ed innovativo cambiamento nel concetto di distinzione stabilendo che una varietà, per essere considerata distinta, deve essere chiaramente distinguibile dalle altre varietà note”. Risulta evidente che la scomparsa del riferimento ad almeno un carattere importante lascia supporre che una mutazione non potrà essere più considerata autonomamente proteggibile e quindi autonomamente sfruttabile. Tale norma rafforza quindi in modo decisivo il diritto di quanti già detengono la titolarità di protezione per novità vegetali che saranno essi stessi a consentire a terzi la diffusione di varietà derivate.

Concetto di novità

Una varietà da frutto è considerata “nuova” se, precedentemente al deposito della domanda di protezione, non ha formato oggetto di atti commerciali in Italia o all’interno della Comunità Europea da oltre un anno e, in altri Stati, da oltre 6 anni. Pertanto la nuova normativa si riferisce invece ai “costituenti varietali” (vegetali interi o parti di vegetali in grado di ricostruire vegetali interi) e ad “un materiale prodotto” definendo che una varietà è nuova se il suo materiale di propagazione ed i prodotti del suo raccolto non sono stati ceduti nei tempi suddetti. Il Reg. 2100/94 definisce, inoltre, quelle cessioni che non sono considerate atto di vendita a terzi. In particolare si desume che l’offerta in vendita e, quindi, per esempio, la pubblicità, viene chiaramente esclusa dagli atti lesivi della novità.