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Ciliegio dolce Prunus avium

Ciliegio dolce
Le ciliegie sono un frutto particolarmente apprezzato, per forma, aspetto e sapore. Oltre ad essere ricche di vitamine A-B1 e B, contengono ancheproteine, zucchero, sali minerali di Potassio, Calcio, Magnesio, Ferro, Fosforo, oltre ai principi disintossicanti e depurativi. La ciliegia gode di un’azione diuretica, un’azione moderatamente lassativa, un’azione di controllo dell’ipertensione arteriosa (grazie al potassio) ed inoltre è particolarmente indicata per chi vuole incrementare la riserva alcalina. Sono ricche di zuccheri con basso potere calorico ed è consigliato anche per chi soffre di reumatismi. Disponibili da giugno a fine luglio sono idonee per il consumo fresco, consacrato dal proverbio “una tira l’altra”, e possono essere utilizzate anche a livello industriale per la produzione di marmellate, sciroppi, succhi, canditi e maraschino (nasce nei silenziosi conventi medioevali).
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Le ciliegie sono un frutto particolarmente apprezzato, per forma, aspetto e sapore. Oltre ad essere ricche di vitamine A-B1 e B, contengono ancheproteine, zucchero, sali minerali di Potassio, Calcio, Magnesio, Ferro, Fosforo, oltre ai principi disintossicanti e depurativi. La ciliegia gode di un’azione diuretica, moderatamente lassativa ed inoltre è particolarmente indicata per chi vuole incrementare la riserva alcalina. Sono ricche di zuccheri ma con basso potere calorico, 38 calorie ogni 100 grammi (ideali per una dieta ipocalorica). Presentano un buon assortimento di acidi organici importanti per l’equilibrio acido-base del corpo ed una discreta quantità in Potassio, elemento fondamentale nel controllo dell’ipertensione arteriosa. Tendenzialmente questo frutto è consigliato anche per chi soffre di reumatismi e, per le vitamine che contiene, ai bambini ed agli adolescenti. In caso di stipsi basta mangiare a digiuno una discreta quantità di frutti per depurare l’organismo. Purtroppo sono disponibili in un periodo dell’anno breve, da Giugno a fine Luglio. Il loro periodo di conservazione è limitato ed il luogo adatto per poterlo eseguire è in ambiente fresco e poco umido.

La mandorla del nocciolo contiene acido cianidrico, una sostanza tossica per l’organismo, e pertanto non deve essere assolutamente consumata. Naturalmente oltre al tradizionale consumo fresco che il proverbio ha consacrato nella frase “una tira l’altra” le ciliegie possono essere utilizzate per la produzione di marmellate, sciroppi, succhi, canditi e maraschino, nato nei silenziosi conventi medioevali. Prodotto il maraschino viene quasi esclusivamente prodotto in Italia e rimane un’ottimo liquore da dessert e da pasticceria. Oltre a questo sono numerosi i liquori a base di ciliegie e tra i più noti ricordiamo il Kirsch ed il Cherry.

Composizione evalore energetico della Ciliegia (100 g. di prodotto)
Parte edile 86%
Acqua  86,2 g
Proteine 0,8 g
Lipidi 0,1 g
Colesterolo 0 mg
Carboidrati disponibili 9,0 g
Amido 0 g
Zuccheri solubili 9,0 g
Fibra totale 1,3 g
Fibra insolubile 0,80 g
Fibra solubile 0,49 g
Alcool 0 g
Energia 38 Kcal
Energia 158 Kj
Sodio 3 mg
Potassio 229 mg
Ferro 0,6 mg
Calcio 30 mg
Fosforo 18 mg
Magnesio 0 mg
Zinco 0 mg
Rame 0 mg
Selenio 0 mg
Tiamina 0,03 mg
Riboflavina 0,03 mg
Niacina 0,50 mg
Vitamina A 19 µg
Vitamina C 11 mg

La ciliegia è il frutto che si ottiene dalla pianta del Ciliegio che colloca la sua presenza nel bacino del mediterraneo da circa tremila anni Le prime notizie della sua diffusione si hanno in Egitto, nel settimo secolo a.C.. In seguito si è diffuso in Grecia (terzo secolo a.C. citato in un testo di Teofrasto) e in Italia. Del ciliegio nel nostro paese nel parlarono Marrone (ne illustrò dettagliatamente l’innesto) e Plinio il vecchio nella sua "Naturalis Historia". Dobbiamo però evidenziare come scoperte abbastanza recenti abbiano evidenziato la presenza di questo frutto in scavi dei villaggi di palafitte dell’area prealpina risalenti al periodo Neolitico.

Dal punto di vista botanico si possono evidenziare due gruppi ben distinti, in base al tipo di infiorescenza (a corimbo o a racemo).

  1. Specie con infioresceza a corimbo. Appartengono a questo gruppo le specie del genere Cerasus.
  • Prunus Avium (Ciliegio dolce o comune) (2n=16, diploide): albero di grandi dimensioni, raggiunge i 25-30 metri di altezza e può superare il secolo di età. Il portamento è eretto, la chioma è globosa ed non ha tendenza pollonifera. I fiori sono portati da dardi in numero di 3-6 con lunghi peduncoli sottili e glabri. I petali sono bianchi e gli stami sono più lunghi del pistillo. Il frutto è una drupa di forma globosa, cuoriforme o appuntita. La polpa è generalmente dolce, giallastra o rossastra, molle o soda e rappresenta il 90-05% in peso del frutto. E’ meno resistente al freddo rispetto alle altre specie del ciliegio.
  • Prunus Cerasus (Ciliegio acido) (2n=32, tetraploide): albero che giunge ai 4-6 metri di altezza, con chioma piramidale o più spesso espansa. E’ una specie tipicamente pollonifera. I fiori sono riuniti in corimbi portati da dardi (in numero di 1-6) o da rami di un anno. Compaiono prima delle foglie e presentano petali bianchi. Il frutto è giallo o rosso, di forma globosa, cuoriforme o depressa. La polpa può essere rossa o giallastra, generalmente acida, talora astringente.
  • Prunus mahaleb (Magaleppo o Santa Lucia) (2n=16): albero piccolo dal frutto non edule, utilizzato come portinnesto.
  • Prunus Tormentosa (2n=16) e Prunus fruticosa (2n=32): usate come portinnesti nanizzanti anche per altre drupacee. Poco diffuse in Italia. 
  1. Specie con infiorescenza a racemo. E’ un gruppo di specie appartenenti al sottogenere Padus; alcune specie hanno frutto edule, altre sono utilizzate come piante ornamentali. L’imporatnza economica è trascurabile rispetto alle specie già viste.
Il ciliegio può essere coltivato mediamente da metà Maggio fino a circa fine Luglio e le aree di maggiore diffusione sono il Veneto, l'Emilia-Romagna, Puglia, Campania e Sicilia.

Appartiene alla Famiglia delle Rosaceae, Sottofamiglia Prunoideae, Genere Prunus ed è originaria dell’Asia Minore (tra il Mar Caspio ed il Mar ero).

La classificazione pomologica permette di distinguere tre gruppi principali:

  • il ciliegio dolce o P.Avium molto diffuso in Italia e con portamento assurgente;
  • il ciliegio acido o P.Cerasus più cespuglioso e pollonifero e diffuso più nel Nord Europa;
  • Altra specie è il Prunus Mahaleb, noto come magaleppo o ciliegio di S. Lucia, che presenta albero piuttosto piccolo con foglie di forma rotondo-ovata ma variabile, di colore chiaro, fiori piccoli e bianchi, e frutti piccoli, non eduli, con colore giallo o rosso.

Ciliegio Dolce (a sua volta esso può essere suddiviso in tre gruppi principali):

  • Selvatici (Mazzards in inglese): l’albero è molto vigoroso, frutto di dimensioni solitamente piccole e di colore e quantità variabili. Possono interessare per la produzione di legno e solo in alcuni casi come portinnesti clonali (es. Mazzards F/12).
  • Gruppo delle Tenerine: il frutto ha la polpa tenera e si può classificare, a seconda del colore, 1)rosso scuro con succo e 2)rosso chiaro con succo incolore.
  • Gruppo dei Duroni: (Bigarreau in inglese e in francese) i frutti hanno la polpa soda e possono essere, a seconda del colore 1)rosso molto scuro o nero con polpa rossa e 2)rosso molto chiaro con polpa giallastra o rosa.

Ciliegio Acido (a sua volta esso può essere suddiviso in tre gruppi principali):

  • Amarene: il frutto è di colore rosso chiaro, forma depressa ai poli, sapore poco acido e poco amaro; si adattano al consumo fresco,oltre che alla trasformazione industriale. Le foglie sono solitamente orizzontali e piegate in alto (a doccia).
  • Viscicole: il frutto è di colore rosso scuro o rossastro, di forma sferica ovata o cordata. Rispetto alle amarene hanno le foglie più piccole, pendule, sottili, meno dentate e di un colore verde più scuro.
  • Marasche: Il frutto è piccolo, di colore rosso scuro, polpa di sapore amaro e molto acido e di colore molto intenso.

Non sempre però risulta possibile, con le ciliegie acide, poterle attribuire facilmente ad uno di questi tre gruppi, e pertanto queste sono da ritenersi orientative.

Nel ciliegio dolce i frutti sono prevalentemente portati dai dardi fioriferi (mazzetti di maggio) ed il fore è ermafrodita autoincompatibile (al momento dell’impianto è necessario consociare due o più cultivar tra loro intercompatibili aventi la stessa epoca di fioritura). Bisogna ricordare che in seguito ad irraggiamento si sono ottenute alcune cultivar autocompatibili, che introdotte nel programma di miglioramento genetico hanno dato origine ad alcune cultivar autocompatibili che oggi sono utilizzate da vivaisti e produttori frutticoli. Nel ciliegio acido invece i frutti sono portati da rami misti generalmente esili e flessibili ed i fiori sono tendenzialmente di tipo autocompatibile.

  1. La coltura richiede elevata manodopera (superiori alla fragola) con particolare riferimento al periodo della raccolta. Nei ceraseti tradizionali abiamo piante innestati su franco, di notevoli dimensioni, sui quali la raccolta può avvenire solo con l’ausilio di scale o di costose attrezzature meccaniche semoventi. Bisogna ricordare che oggi sono presenti portinnesti di dimensione e vigore minore che permettono alla varietà soprainnestata di essere meno sviluppata e quindi più gestibile dal punto di vista agronomico e colturale.
  2. Durante la maturazione la ciliegia è facilmente soggetta a screpolature nel caso di piogge che si verifichino in prossimità della raccolta, in quanto il frutto ha una crescita molto rapida negli ultimi giorni (circa 40 gg dalla fioritura alla maturazione). I frutti screpolati marciscono poi in breve tempo.
  3. Normalmente il ciliegio dolce è autosterile, per cui ogni cultivar richiede la presenza di un impollinatore. Ha seguito della ricerca e dell'innovazione tecnologica si sono ottenute alcune cultivar autocompatibili (in modo particolare utilizzando la tecnica dell'irraggiamento) che successivamente introdotte nel programma di miglioramento genetico hanno dato origine ad alcune cultivar autocompatibili che oggi sono utilizzate da vivaisti e produttori frutticoli con notevole successo.
  4. Inoltre l’impollinazzione è esclusivamente entomofila e se piove o le temperature giornaliere  durante la fioritura sono sotto i 15°C, i voli dei pronubi sono scarsi o nulli risultandone compromessa cosi come l’allegagione.
  5. Il ciliegio, in generale, è tra le specie più sensibili al ristagno idrico e all’asfissia radicale. Tuttavia l’apparato radicale del ciliegio dolce (franco) e del ciliegio acido è piuttosto superficiale.
Il ciliegio trova ampio adattamento alle condizioni temperato-calde e temperato-fredde dell’Europa poiché soffre gli inverni rigidi e oprattutto non sopporta le brinate primaverili tardive (particolarmente allepoca della fioritura) ed i forti venti. Vanno evitate le zone dove sono frequenti le piogge prolungate nel periodo di fioritura perché ne ostacola l’allegagione, e durante la maturazione dei frutti ne provocano la spaccatura. 
I migliori terreni sono quelli di medio impasto o tendenzialmente sciolti con la possibilità di poter utilizzare anche quelli di carttere argilloso purchè perfettamente drenati. L’uso di portinnesti diversi dai tradizionali “franco” e “maleppo” da seme, consente l’adattamento a terreni anche di altro tipo. E’ importante evitare il ristoppio del ciliegio e se non si può occorre utilizzare portinnesti resistenti alla stanchezzaq come Colt®, GM 61/1 DAMIL®. E’ buona norma pulire bene dai residui di radici della precedente coltura arborea, specialmente se di vite, per evitare il proliferarsi di marciumi. La preparazione comporta una lavorazione profonda che nel caso il terreno presenti uno strato impermeabile sarà necessario utilizzare un ripuntatore e nel caso invece di terreno ben aerato si potranno utilizzare strumenti più normali e tradizionali. Attraverso quest'ultima si potrà inoltre interrare la sostanza organica (200-400 q/ha di letame o altri composti organici) ed i concimi minerali in quantità variabile in relazione alla disponibilità naturale riscontrata con le analisi. Indicativamente può essere di 200-400 Kg/ha di fosforo e 300-600 Kg/ha di Potassio. Le analisi indicheranno la necessità di eventuali apporti di altri elementi risultati carenti.

Attualmente le cultivar di ciliegio vengono propagate per innesto. Le diverse tecniche di moltiplicazione per radicazione diretta, non sono ancora di pratica applicazione se non in asi particolari.

Vediamo ora le diverse modalità di propagazione e moltiplicazione che sono oggi maggiormente utilizzate con percentuali differenti:

  • Per seme: Questa tecnica viene utilizzata solo per ottenere portinnesti o per il miglioramento genetico. Per la produzione di portinnesti si impiegano semi provenienti da piante che crescono allo stato spontaneo, oppure da piante coltivate. In ogni caso i semi si prelevano da ciliegi aventi maturazione tardiva, perché dotati di terminabilità decisamente superiore  a quella di semi prelevati da piante a maturazione precoce. I semi vanno poi sottoposti ad un periodo di stratificazione per 3-4 mesi a bassa temperatura (0-4 °C) per superare la quiescenza e permettere la germinazione nella primavera successiva.
  • Autoradicazione: Il ciliegio non si presta bene alla moltiplicazione di cultivar franche di piede. La radicazione diretta viene impiegata invece per selezionare e propagare portinnesti clonali. Ad esempio il portinnesto clonale Mazzard F12/1 si propaga per propaggine di trincea. Anche la tecnica della nebulizzazione utilizzando talee erbacce e semilegnose può dare risultati interessanti.
  • Moltiplicazione in Vitro: Questa tecnica si è diffusa recentemente e si prospetta molto interessante per la moltiplicazione dei portinnesti. Con la moltiplicazione in vitro è possibile ottenere portinnesti clonali e diffonderli in grandi quantità anche partendo da soggetti disponibili in quantità limitate.
  • Innesto: E’ la pratica comunemente adottata per propagare le cultivar di ciliegio. I tipi maggiormente usati sono quello a occhio dormiente ed a triangolo. Il periodo estivo adatto per l’innesto a occhio dormiente è molto limitato (2-3 settimane), per cui, se non è sufficiente per concludere le operazioni di innesto, si può  intervenire in inverno con il triangolo. Sono adatti anche gli innesti del tipo a corona ed a gemma vegetante.
Nei nuovi impianti occorre ricercare forme di allevamento tali da creare piante basse, che entrino presto in produzione e che mantengano na produttività costante. Il tipo di allevamento deve essere combinato con il portinnesto adeguato per favorire lo sviluppo desiderato. Nel ciliegio prevalgono le forme di allevamento in volume (vaso basso) mentre le forme in parete hanno un’importanza secondaria.
  • Vaso Basso: Generalmente si ottiene da astoni innestati provvisti o meno di rami anticipati e più raramente si innestano i selvatici messi a dimora un anno prima. Nel caso si utilizzi l’astone con rami esso si mette a dimora intero, tagliando solo i rami troppo bassi o troppo alti. La scelta dei 3 o 4 rami che andranno a costituire le future branche, viene fatta a fine inverno speronando a 2-3 gemme gli altri. Con astoni senza rami anticipati si taglia l’astone a 30-40 cm, subito dopo la messa a dimora, eliminando con scacchiature i primi germogli che si formano sotto al taglio e lasciando sviluppare quelli sottostanti, che avranno un angolo di inserzione più ampio, procedendo alla precoce selezione mediante cimatura di quelli superflui. Nel caso dell’innesto sul posto, con l’inizio della vegetazione, immediatamente dopo l’innestatura, si sceglie il germoglio più vigoroso fissandolo ad un sostegno per evitare la rottura, ed eliminando gli altri presenti. Se durante la crescita il germoglio non forma rami anticipati, lo si spunta in Maggio per favorire l’emissione e se si formano tre o più rami anticipati a 30-40 cm da terra, a fine Agosto, il germoglio principale si spunta pochi centimetri sopra l’ultimo ramo anticipato che interessa. Durante il secondo anno, all’ingrosso delle gemme si predispongono le canne alle quali fissare i 3-4 rami scelti, curando che l’inclinazione sia maggiore per quelli più vigorosi. All’inizio della vegetazione si sceglie il prolungamento delle branche preferendo un germoglio posto orizzontalmente o rivolto verso il basso ed una prima sottobranca posta a 70-80 cm dall’inserzione della branca stessa, spuntando precocemente tutti i germogli concorrenti ed eliminando quelli in schiena. Nei successivi anni si interviene a gemme ingrossate, per spuntare le branche principali al di sopra del ramo scelto l’anno prima quale prolungamento, limitando i tagli all’eliminazione dei succhioni o dei rami mal inseriti. Durante la vegetazione si favorirà lo sviluppo dei germogli prescelti, cimando quelli in concorrenza ed accorciando a 2 o 3 gemme solo i succhioni o i rami troppo vigorosi e mal inseriti, preferendo sempre la piegatura al taglio. Così operando si otterranno delle branche principali molto aperte con diverse sottobranche più o meno orizzontali e numerose branchette pronte per fruttificare.
  • Palmetta: Occorre fare una prima distinzione se si dispone di astoni provvisti di buoni rami anticipati o meno. Nel primo caso si lascia intatta la cima dell’astone, si scelgono due femminelle fra 60 e 80 cm da terra (non contrapposte e più o meno nella direzione del filare), si raccorciano le altre a pochi millimetri e durante l’estate si esegue l'eliminazione dei germogli diretti verso l’interfilare e si fissano i due rami scelti al filo o a due canne. Se l’astone sopra la prima impalcatura è ben rivestito di rami si procede alla scelta della seconda impalcatura a 100-120 cm dalla prima. Se invece è piuttosto spoglio, a fine Luglio si taglia l’astone stesso a 100-120 cm dal primo palco per favorirne il rivestimento fra la prima e la seconda impalcatura. Nel secondo caso e quindi con astoni privi di rami anticipati si taglia a 60-80 cm da terra l’astone stesso scegliendo i tre germogli per il prolungamento e la prima impalcatura, come nel caso dell’astone lasciato intero. Durante la seconda e la terza vegetazione si eseguono gli stessi criteri per impostare le altre impalcature (3 o 4), eliminando precocemente i concorrenti dei tre rami scelti. Gli altri rami che si sviluppano fra le impalcature vanno inclinati o piegati, se molto vigorosi, o cimati per mantenere rivestito il fusto ed indurli a precoce messa a frutto. A fine Luglio si procede al taglio dell’astone per ottenere le altre impalcature a distanza progressivamente minore di quella fra la prima e la seconda. Sempre durante l’estate si interviene per eliminare i succhioni ed i concorrenti dei rami scelti e quelli che provocano ombreggiamenti o affastellamenti di vegetazione. Ottenuta la formazione completa con buon equilibrio fra la parte bassa e quella alta con il fusto e le branche principali ben rivestiti di brachette secondarie predisposte alla produzione, la potatura consiste nell’eliminazione dei succhioni e dei rami che sviluppano sul dorso delle brachette, da farsi molto precocemente, ed in tagli di ritorno sull’asse principale a 4-4,5 m da terra, da eseguirsi a fine Agosto-Settembre. Durante la fase produttiva, sempre a fine estate, si procede al rinnovo delle branche fruttifere.
  • Bandiera: si è diffusa in Francia dove è stata adottata anche per altre specie come ad esempio il pero. Consiste nell’ottenere una forma a parete dove hanno un fusto principale inclinato di 45° e diverse branche inclinate dalla parte opposta a 90° rispetto al fusto. Si ottiene con astoni ben sviluppati posti a dimora inclinati e non spuntati tenuti in posizione da pali e fili. Nei primi anni, all’inizio della vegetazione, si scelgono i germogli distanti 70-80 cm tra loro lasciandoli crescere liberamente in posizione verticale mentre tutti gli altri si spuntano precocemente. Durante la fase di allevamento si adottano gli stessi criteri visti per la palmetta ed alla ripresa vegetativa si interviene per scegliere le branche e le sottobranche cimando gli altri germogli e si inclinano le branche lasciate crescere la stagione precedente. A fine estate i tagli devono essere limitati al massimo e consistono nell’eliminazione dei concorrenti dell’astone e delle branche scelte, dei secchioni troppo vigorosi o mal disposti, quando non è possibile curvarli, e di quelli troppo sviluppati di traverso al filare. Raggiunta la forma e l’altezza sufficiente si eseguono tagli di ritorno sulla freccia. La potatura nella fase produttiva è simile a quella della palmetta, si esegue preferibilmente in primavera-estate puntando soprattutto su piegature, inclinazioni, spuntature e rinnovo dei rami fruttiferi.
  • Ipsilon trasversale: E’ una forma adatta per impianti intensivi già vista per l’albicocco e molto applicata per il pesco. Si ottiene tagliando l’astone innestato a 40-60 cm da terra scegliendo, appena la pianta è entrata in vegetazione, due germogli che costituiranno le branche principali mentre tutti gli altri si cimano a due o tre foglie. Con l’aiuto di due canne fissate ad un filo posto a due metri da terra da ogni parte della fila, le due branche si inclinano a 40-50° e su queste si scelgono le branchette secondarie di sviluppo decrescente (dal basso all’alto), operando sempre in primavera ed estate con cimature, piegature e riducendo al minimo i tagli (è possibile applicare la ripetuta cimatura a 2-3 foglie di tutti i germogli che si sviluppano lungo le branche come per l’asse colonnare) così da favorire la precoce entrata in produzione. Raggiunta l’altezza desiderata, alla fine dell’estate, si esegue un taglio di ritorno.
  • Vaso ritardato: sistema molto diffuso in Romagna per il pesco. Si ottiene disponendo di astoni innestati provvisti di buoni rami anticipati, i quali si mettono a dimora senza spuntarli scegliendo i 3 o 4 rami adatti e speronando gli altri. Nel corso dei primi anni si lascia vegetare cimando i germogli superflui e quelli vigorosi lungo l’astone, favorendo lo sviluppo delle branche che prenderanno naturalmente una posizione molto aperta per la permanenza dell’asse centrale. Quest’ultimo viene asportato tagliando sopra le branche al 3° o 4° anno alla fine dell’estate. L’entrata in produzione viene un po’ ritardata, ma si evita il costo dei sostegni per l’inclinazione delle branche.
Portinnesti da seme:
  • Ciliegio Dolce (P. avium) E' il più diffuso tra i portinnesti del ciliegio. Present un'ottima affinità con tutte le cultivar, le piante sono vigorose e molto longeve (anche 100 anni di età). Preferisce comunque i terreni di medio impasto o sciolti e ben drenati. Soffre il ristagno. Non è molto suscettibile alla stanchezza del terreno, mentre il più sensibile tra i portinnesti nella successione ad altre drupacee. L'entrata in produzione è tardiva e gli alberi sono difficilmente contenibili come dimensioni.
  • Magaleppo (P. mahaleb) E' un portinnesto meno vigoroso del franco. E' adatto ai terreni profondi, sciolti, anche ciottolosi, permeabili e ben drenati, delle vallate alpine ed appenniniche. Molto diffuso nel veronese. Richiede un notevole franco di coltivazione perchè è suscettibile ai ristagni di umidità in misura superiore anche al pesco. Sembra resistere, più degli altri portinnesti, alle basse temperature invernali può quindi essere consigliato per le zone di coltivazione più elevate. L'affinità rispetto alle cultivar al  P.avium è minore ed a volte anche insoddisfacente. In alcuni casi a seguito dell'utilizzo di questo portinnesto si possono manifestare una differenza di diamentro tra i due membri e meno frequentemente disaffinità completa o "differita" (morte della pianta dopo un certo numero di anni). Il P. mahaleb conferisce la massima vigoria agli alberi durante i primi anni, poi le piante innestate su P. avium si sviluppano in misura maggiore. L'entrata in produzione avviene attorno al 3°-4° anno, cioè prima del P.avium ma dopo il P. cerasus. La produzione nel primo decennio di vita è superiore rispetto al P. avium, può essere superiore anche la dimensione dei frutti purchè non ci sia eccessivo carico. Esiste una selezione francese "Santa Lucia 64" usata come portinnesto del ciliegio dolce.
  • Ciliegio acido (P.cerasus): Viene normalmente utilizzato come soggetto per il ciliegio acido. L'affinità con il ciliegio dolce è spesso insoddisfacente, l'accrescimento dei due bionti è disforme ed il nesto, nel ciliegio dolce, cresce assai di più del soggetto. Si adatta a terreni pesanti, argillosi e mal drenati, dimostrando una resistenza all'umidità di poco inferiore al susino. Presenta un'apparato radicale piuttosto superficiale e di estensione ridotta, per questo richiede lavorazioni più superficiali e resiste scarsamente all'azione del vento. Per ciò che riguarda l'irrigazione, il ciliegio acido sembra essere il portinnesto che si avvantaggia maggiormente. Permette di ottenere piante di mole ridotta, con portamento più aperto della chioma. L'affinità va però verificata per ogni cultivar di ciliegio dolce. L'entrata in produzione viene inoltre anticipata al 3°-4° anno. I ciliegi innnestati su P. cerasus entrano più precocemente in produzione e presentano una maturazione precoce, anche rispetto al Magaleppo. Per il prossimo futuro il ciliegio acido ha delle buone possibilità di essere impiegato estensivamente come portinnesto del ciliegio dolce. Si propaga per via vegetativa sfruttando la capacità pollonifera, prelevando i polloni da piante sicuramente sane. Si può propagare in vitro.

Portinnesti clonali:
  • Mazzard F12/1 (P.avium - selezione di East Malling). Molto vigoroso, omogeneo, cresce rapidamente, si proroga per margotta di ceppaia o talea di radice. Idoneo per terreni freschi e profondi. Induce un vigore elevato ed una buona affinità con le cultivar più diffuse.
  • Colt (P.avium x P.pseudocerasus). Ottenuto in Inghilterra, si propaga molto facilmente per talea legnosa ed è molto sensibile al cancro batterico. Non è adatto per i terreni siccitosi. Diffuso e reclamizzato come molto nanizzante, si è in realtà dimostrato di vigore non molto inferioire al franco.
  • P-HL-C: Ibrido di Prunus ceasus x Prunus avium. Riduce la taglia dal 30 al 50% rispetto al Franco. Buona compatibilità d'innesto con tutte le varietà virus esenti, resiste bene ai suoli poveri. Determina fruttificazione precoce ed elevata efficienza produttiva. E' consigliabile l'uso dell'irrigazione. Determina buona pezzatura dei frutti. E' adatto per impianti ad alta densità.
  • Maxma Delbard 14 Brokforest: Portinnesto mediamente vigoroso, semi-nanizzante, compatibile con tutte le varietà. Determina rapida messa a frutto e buona produttività. Si adatta alle diverse condizioni del suolo, ha buona resistenza alla clorosi ed al cancro batterico.
  • Maxma Delbard 60 Broksec: Portinnesto mediamente vigoroso, compatibile con tutte le varietà. Determina una produttività superiore al Mazzard F12/11. Si adatta alle diverse condizioni del suolo.
  • SL 64: Selezione clonale ottenuta dall'INRA (Francia). Si adatta a terreni sciolti, poveri, anche ricchi di scheletro purchè non asfittici e pesanti. Influisce positivamente sulla qualità e sull'efficienza produttiva.Riduce la vigoria rispetto al Franco del 30-40%.
  • CAB 6P - CAB 11E: Selezioni del D.C.A. dell'Università di Bologna ottenute da Prunus cerasus. Inducono un vigore vegetativo inferiore del 20-30% rispetto al franco. Si adattano ai terreni compatti e sono sensibili alle carenze idriche. Buona è l'affinità con le principali cultivar.
  • Weirrot 158: Probabile ibrido di Prunus cerasus x Prunus avium, ottenuto dall'Università di Monaco-Freising-Weihenstephan (Germania). Tollerante all'asfissia radicale, al calcare attivo ed alla scarsa disponibilità idrica. Riduce il vigore vegetativo del 40-45% rispetto al Mazzard F12/1. Tollera il freddo e diversi patogeni. Ha buona affinità con numerose cultivar. Induce precoce messa a frutto.
  • Weiroot 13: Selezione di Prunus cerasus, ottenuta dall'Università di Monaco-Freising-Weihenstephan (Germania). Presenta buona affinità con le cultivar più importatnti. Tollera l'asfissia ed il freddo. Leggermente pollonifero, riduce la taglia del 20-30% rispetto al Mazzard F12.
Tradizionalmente, dopo aver raggiunto la forma desiderata, la potatura nel ciliegio è pratica poco usuale a causa soprattutto dell’incertezza della produzione. L’ntroduzione di varietà autofertili, costantemente molto produttive, rende indispensabile intervenire ogni anno per regolare la produzione così da mantenere la qualità dei frutti e la giusta vigoria della pianta. I tagli di ritorno, dei succhioni o dei rami debbono avvenire durante il periodo vegetativo per evitare l’emissione di gomma. La potatura in verde riduce lo sviluppo vegetativo, provoca una migliore induzione a fiore e favorisce la cicatrizzazione dei tagli. Qualora la vegetazione sia insufficiente, con germogli inferiori a 50 cm di lunghezza, oltre ad un’appropiata concimazione azotata, eseguire la potatura a fine inverno, con gemme ancora ferme, per favorire un più ottimale sviluppo vegetativo.

A seguito della relativamente scarsa sperimentazione e della diversità di sviluppo impressa dai portinnesti nei differenti tipi di terreno, i dati riportati in tabella sono indicativi e si rifriscono ad una varietà autofertile innestata su franco (F), magaleppo (SL), Colt ©, MAXMA Delbard 14 e Gisela 5 (MM).

Distanze di impianto
  Vaso basso (e ritardato) Palmetta Bandiera Ipsilon trasversale Asse colonnare
Terreni fertili dipianura o irrigui   6,0x5,0 5,0x6,0 5,0x5,5 - 6,0x2,0
SL 5,0x4,0 4,5x5,0 4,5x5,0 5,0x2,0 5,0x1,5
C 5,0x4,0 4,5x5,0 4,5x5,0 5,0x2,0 5,0x1,5
MM 4,5x3,5 4,0x4,0 4,0x3,5 4,5x4,5 4,0x1,0
Terreni pesanti non irrigui F 5,0x4,0 4,5x5,0 4,5x5,0 5,5x2,0 6,0x1,5
C 4,5x3,5 4,5x4,5 4,5x4,5 4,5x2,0 4,5x1,5
MM 4,0x3,0 4,0x4,0 4,0x4,0 4,5x1,5 4,0x1,0
Terreni sassosi, calcarei e irrigui SL 4,5x4,0 4,5x5,0 4,5x4,5 4,5x2,0 4,5x1,5
C 4,5x4,0 4,5x5,0 4,5x4,5 4,5x2,0 4,5x1,5
MM 4,5x3,0 4,0x4,0 4,0x3,5 4,5x1,5 4,0x1,0

Occorre precisare che non esistono, così come per altre specie arboree da frutto, delle formule di concimazione valide in ogni caso. Comunque si può dire che il ciiegio è una specie esigente e l’asporto di elementi nutritivi del terreno si può quantificare (Kg/anno per ha) in 90-120 di Azoto, 60 di Fosforo e 110-120 di Potassio.

  • Fase di allevamento 
    • Azoto: Risulta l'elemento più importante e seppure nella diversità degli ambienti pedoclimatici, per favorire una rapida costituzione dello scheletro, occorre un apporto di 50-100 Kg/ha di Azoto puro preferendo le dosi più basse nei primi anni,  e sospendendo la concimazione se il vigore degli alberi è eccessivo. La distribuzione va fatta ad inizio e fine primavera nei terreni di medio impasto e non irrigati e ad inizio, fine primavera e fine Luglio nei terreni sciolti ed irrigui. 
    • Potassio e Fosforo:  Nel caso in cui si verifichino a seguito dell'analisi una loro carenza  può essere buona norma apportarne un certo quantitativo che mediamente si può indicare in 50-100 Kg/ha in quantità crescente specie nei terreni sciolti.
  • Fase di produzione
    • Azoto: Va distribuito in due volte, una a fine inverno ed una dopo la raccolta, in quantità variabile in base al vigore delle piante ed alla produzione (si evita la seconda se è molto scarsa) con quantitativi variabili da 50 a 80 Kg/ha. Nei terreni non irrigati di collina si può fare una sola distribuzione in Febbraio preferendo l’urea per l’azione più prolungata.
    • Potassio: Importante è la concimazione potassica in quanto sono determinanti per la qualità dei frutti. Essa è da eseguirsi annualmente in autunno con 80-200 Kg/ha di K20 a seconda della produzione precedentemente avuta.
    • Fosforo: Per il Fosforo dovrebbe essere sufficiente un apporto autunnale ad anni alterni di 50-100 Kg/ha di P2O5.
Come sempre debbono essere le analisi periodiche fatte al terreno ad indicare le quantità di macroelementi da distribuire, dando le dosi massime nei terreni più sciolti e irrigui, ed eventuali carenze di microelementi da correggere.

L’estrema variabilità degli ambienti di coltivazione del ciliegio e l’introduzione di nuovi portinnesti rende impossibile un'indicazione sulle modalità e qantità d'acqua da somministrare. Di certo gli impianti intensivi non possono prescindere da una regolare disponibilità d’acqua, anche per un corretto assorbimento degli elementi nutritivi, richiesti in maggiore quantità, causa le più elevate produzioni unitarie. Importante è mantenere la piena attività vegetativa con alcune irrigazioni, almeno fino ad Agosto, per avere una buona differenziazione e accrescere la fertilità dei fiori. Il ciliegio non richiede un particolare sistema di irrigazione. Nel caso di irrigazione a pioggia, è necessario che avvenga sottochioma, per evitare spaccature se ci troviamo in periodo vicino alla raccolta.

Le radici del ciliegio hanno in genere tendenza a svilupparsi in superficie, pertanto si debbono evitare le lavorazioni del terreno anche per la sensibilità della pianta alle frite. Nei giovani impianti si può ricorrere al diserbo lungo i filari, come visto per l’albicocco o a lavorazioni molto superficiali. In seguito, è comunque preferibile l’inerbimento parziale o totale, controllato con sfalci periodici per i numerosi vantaggi che presenta come, ad esempio, aumento del contenuto di sostanza organica, miglior assorbimento fosfo-potassico, viabilità più agevole, miglior qualità dei frutti, ecc.

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Salve a tutti, vorrei chiedere se in funzione dell'insetto infestante viene scelto uno specifico erogatore o uno ne vale l'altro, perchè da quello che ho capito la durata di ogni erogatore prima di esere cambiato varia tra le 5/6 settimane, quindi teoricamente uno vale l'altro... Chiedo lumi a chi ne sa qualcosa.

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