Accedi Registrati Non ricordi la password? ?  
Registrati gratuitamente la tua agricoltura è online!
Una Mano per i Bambini

Lampone rosso Rubus idaeus

Lampone rosso

Il lampone viene classificato nella famiglia delle Rosaceae e genere Rubus. Originario dell’Europa continentale e dell’Asia Minore, viene coltivato principamente nel Nord America, Italia (Nord), Svizzera, Germania, Francia e Scozia. All’interno di questa specie sono presenti diversi gruppi di piante che si differenziano soprattutto per alcune importanti ed evidenti caratteristiche del frutto (come ad esempio il colore).

I frutti del Lampone sono molto apprezzati per la loro capacità energetica e dissetante, ma anche per essere una buona sorgente di vitamine. Sono inoltre impiegati nel settore liquoristico, delle bevande, dei prodotti dolciari e nel settore farmaceutico come correttivi dell'odore e del sapore.

Ultimi varietà in commercio

Cerca le varietà di lampone rosso

Sfoglia tutte le varietà  oppure  Vai alla ricerca avanzata

Classificazione ed origine
Il lampone viene classificato nella famiglia delle Rosaceae, genere Rubus e subgenere Idaeobatus. Originrio dell’Europa continentale e dell’Asia Minore, viene coltivato principalmente nel Nord America, Italia (Nord), Svizzera, Germania, Francia e Scozia. All’interno di questa specie sono presenti diversi gruppi di piante che si differenziano soprattutto per alcune importanti ed evidenti caratteristiche del frutto (come ad esempio il colore).
Comprende  centinaia di specie suddivise in 12 sottogeneri diversi tra cui il principale appartiene al sezione idaeobatus specie idaesus con frutti di colore rosso ma anche giallo o ambrato. Proprio a questo genere iadeus appartengono le varietà di lampone più coltivate nel nostro paese e ad esso sono legate due sottospecie che sono il R. i. vulgatus Arrehen (originario dell’Asia Nord Occidentale e dell'Europa) ed il R. i. strigosus Michx (originario del Nord America e dell’Asia Orientale) che sono diploidi e completamente interfertili. La loro principale differenza è evidenziata dal frutto, che nel primo caso appare di colore rosso scuro, di forma conica e con pochi o nessun pelo glandulare, mentre nel secondo caso appare di colore rosso chiaro, forma rotonda, con numerosi peli, capacità di disporre di un habitus più aperto e la maggiore resistenza al freddo.
Oltre alla tipologia europea vi sono anche altre specie di Lampone come il R.strigosus (originario del Nord America e in genere a frutti rossi), il R. occidentalis (originario del Nord America e a frutti neri) ed il R. neglectus, o lampone violaceo (spontaneo nell'est degli USA, forse ibrido naturale tra R. idaeus e R. occidentalis) che però non presentano un mercato particolarmente attivo.

Il R. Occidentalis L. è cultivar spontanea in Nord America dal New England al South Carolina è alcune sue cultivar sono state utilizzate per creare varietà di lampone nero oggi molto coltivate specialmente negli Stati Uniti (Oregon principalmente). Si tratta di cultivar più sensibili rispetto al rosso ai marciumi radicali ed alle basse temperature invernali. Le piante non emettono polloni dalle radici ma solo dalla ceppaia con la propagazione che viene eseguita attraverso il capogatto o per talea. I tralci sono molto pruinosi, dotati di robuste spine, inzialmente a portamento eretto e successivamente incurvati e tendenzialemnte striscianti (a causa del peso dei frutti). Dopo la fruttificazione i tralci esauriti vengono eliminati ed i polloni che rimangono vengono accorciati. I frutti di colore nero, sono molto pruinosi, sferici, poco succosi, sodi, intensamente aromatici, con numerosi semi, portati da robusti peduncoli spesso spinosi. La loro destinazione è principalmente quella industriale per la preparazione di gelati, yogurt, confetture e gelatine. Un quantitativo limitato viene assorbito dall'industria alimentare. La produttività è inferiore a quella del lampone rosso e la maturazione è concentrata in un periodo limitato. Il lampone nero resiste bene alla Botrytis cinerea ed all'Amphorophora idaei ed è utilizzata per il miglioramento genetico proprio per  conferire questi aspetti pìoltre anche alla compattezza del frutto e la tardività di maturazione. In america esiste anche un'altro lampone simile al nero ma più chiaro di colore e con tralci con spine più corte ed uncinate denominato R. Leucodermis Dougl.

Il Lampone violaceo è un ibrido tra lampone rosso e lampone nero e presenta caratteristiche intermedie tra queste due tipologie di cultivar. La pianta è vigorosa con tralci ricurvi e spine dure e appuntite, con la possibilitò di essere propagata per polloni radicati e per capogatto. La poduttività è elevata ed i frutti si presentano di grossa pezzatura, color viola scuro lucente, forma sferica e sapore un pò acidulo. Questi lamponi possono essere consumati freschi ma sono più adatti alla trasformazione industriale, ed in modo particolare per la surgelazione, inscatolamento o preparazione di confetture, gelatine e sciroppi.


Valori nutritivi
I frutti del Lampone sono molto apprezzati per la loro capacità energetica e dissetante, ma anche per essere una buona sorgente di vitamine. Sono inoltre impiegati nel settore liquoristico, delle bevande, dei prodotti dolciari e nel settore farmaceutico come correttivi dell'odore e del sapore.
I polifeni presenti conferiscono ai frutti ottime proprietà generali antinfiammatorie e protettrici dei capillari sanguigni che vengono sfruttate, per uso esterno, come lenitivi della pelle infiammata, delle gengive irritate e facili a sanguinare; per uso cosmetico vengono sfruttate in maschere vitaminizzanti e astringenti su pelli sensibili.
I preparati di foglie di Lampone, particolarmente ricche di tannini, sono astringenti per uso esterno e interno. Per quest'ultimo impiego, sono utili presidi come lenitivi e detergenti per emorroidi, ragadi, stati infiammatori della gola e della bocca.

 

Composizione e valore energetico del Lampone (100 g. di prodotto)
Valore energetico 198 Kj
Proteine 1,30 g
Carboidrati 9,70 g
Grassi 0,30 g
Fibra 4,70 g
Sali 0,50 g
Acido pantotenico 300 μg
Caroteni 80 μg
Nicotinamide 300 μg
Vitamina B1 25 μg
Vitamina B2 50 μg
Vitamina B6 75 μg
Vitamina C 25 μg
Vitamina E 480  μg

 

Aspetti botanici  
Il Lampone è un arbusto cespuglioso perenne e deciduo alto fino a 2-3 m formato da numerosi rami che sorgono dalle radici.
L’apparato radicale è solitamente molto esteso e formato da radici principali che risultano tozze e rizomatose e da quelle secondarie che sono superficiali e fascicolate. Le radici crescono durante tutto il periodo vegetativo sino ad autunno inoltrato.
Dalle stesse radici si sviluppano i polloni (coperti di spine in modo diversificato a seconda della varietà) i quali emettono a loro volta gemme miste che danno origine ai tralci fruttiferi.
I polloni sono eretti, con epidermide di colore verde chiaro, di 2 metri di lunghezza e ricoperte da piccole spine (grado di spinescenza e tomentosità dipende dalla varietà). Esistono anche altre caratteristiche che possono differenziare la varietà come ad esempio il colore ed il diametro dei polloni, capacità pollonifera, intensità dello strato pruinoso, tipo e disposizione delle spine sui germogli di un anno e tante altre. Questo ciclo può durare due anni (ciclo biennale) nelle varietà unifere oppure un solo anno nelle varietà rifiorenti. I polloni iniziano ad allungarsi a primavera e procedono fino all’autunno. Durante questo periodo nelle varietà unifere cresce durante tutto il primo anno mentre nelle rifiorenti all’interno dello stesso anno tendono anche a fruttificare.
Il ciclo biennale inizia quando una gemma ascellare sviluppa da sotto il terreno e gli internodi si allungano portando il punto di crescita in superficie, dove le foglie espandono formando una rosetta. Nel momento in cui si verificano giorni corti e temperature basse come in tarda estate inizio autunno si ha l’induzione alla dormienza. In alcune varietà però l’accrescimento può protrarsi per tutto l’autunno. Le gemme ascellari cominciano a differenziarsi quando la gemma apicale si differenzia a fiore e sui rami laterali si formano infiorescenze con maggior numero di fiori rispetto alle gemme apicali. La differenziazione si interrompe in inverno per riprendere a primavera, quando si avranno, lungo il pollone e all’interno dell’infiorescenza, gemme fiorali in tutti gli stadi di sviluppo. Le gemme a fiore ascellari sono le prime a germogliare e successivamente le gemme vegetative. I fiori apicali sono più precoci, portando a maturazione in anticipo i frutti rispetto al resto della pianta. L’epoca di fioritura e di fruttificazione varia in maniera considerevole a seconda della cultivar e del clima.
Le foglie sono composte, costituite da 3-5 foglioline ovali, di colore verde scuro e con margine seghettato. Sui rametti laterali fruttiferi le foglie tendono a diventare ternate. Normalmente le prime presentano rispetto alle seconde una maggiore dimensione con una certa differenziazione varietale. Tutte le foglie hanno la caratteristica di essere caduche.
I fiori sono riuniti in racemi che si sviluppano da germogli fioriferi che sorgono, nelle varietà unifere e dalle gemme ascellari apicali e laterali dei tralci e dei polloni dell'anno precedente, oppure anche nei polloni dell'anno nelle cultivar rifiorenti. Il fiore è costituito da un calice e da una corolla pentameri, con petali di colore bianco. Gli stami sono raggruppati in due verticilli e sono meno numerosi nei fiori di varietà con frutti piccoli e rotondi rispetto a fiori di cultivar con frutto grosso e conico.
La fioritura avviene scalarmente nel periodo che va da metà Maggio a metà Giugno. I pistilli sono disposti spiralmente su un ricettacolo allungato, in numero variabile da 80 fino a più di 200 (è necessario che il 70-90% di essi venga impollinato affinché fornisca un frutto completo). Ogni pistillo contiene due ovuli, ma solo uno di questi normalmente si sviluppa e produce una drupeola con un singolo seme reniforme.
Il frutto è una mora, costituita da un aggregato di drupe (da 40 a 100) avente una forma variabile dallo sferico al tronco-conico al molto conico-allungato. La forma del ricettacolo è una caratteristica valida per il riconoscimento varietale (varietà con frutto sferico-appiattito hanno ricettacolo corto e largo, mentre quelle a frutto conico presentano un ricettacolo altrettanto conico). Il peso del seme varia da 2 g, nelle varietà con frutto piccolo, a 4-5 g nelle cultivar a rutto grosso. Le singole drupeole che costituiscono il frutto possono essere a loro volta piccole o grandi e sono legate tra di loro più o meno fortemente grazie ad un intreccio di peli microscopici o da fusioni della cuticola (questa caratteristica da la più o meno facilità di distacco). Il gusto del frutto oscilla dal molto dolce all’acidulo con venature amarognole ed anche l’intensità dell’aroma varia.

Biologia
Essendo l’apparato radicale tendenzialmente superficiale la quasi totalità delle radici sono presenti nei primi 20-30 cm del suolo anche se alcune radici raggiungono una profondità di quasi 2 m. Questo permette di poter confermare come l’acqua assorbita dalla pianta proviene per il 60-70% dai primi 40-50 cm di profondità del suolo ed il resto da profondità maggiori. Inoltre tendono ad accrescersi per tutta la stagione vegetativa fino all’autunno a differenza della parte aerea che si arresta molto prima. La maggiore crescita della pianta avviene durante l’estate dove si ha un accentuato sviluppo dei polloni, con la tendenza al rallentamento durante la maturazione dei frutti e con una sua ripresa subito dopo la raccolta.
I polloni si sviluppano sia da gemme vegetative presenti sulle radici sia da gemme basali dei tralci fruttiferi. Questa tendenza può però essere soggetta a modifiche influenzata dall’età della pianta e del ramo su cui si sviluppano. Infatti nelle giovani piantagioni molti germogli traggono origine da gemme radicali, mentre con l’invecchiamento delle piante la maggioranza dei polloni si sviluppano dalle gemme basali. I polloni hanno un accrescimento vigoroso, specie durante i primi anni di sviluppo della pianta quando la competizione con i tralci fiorigeni è minore. La loro vigoria è correlata comunque con il diametro delle radici, le piantine più forti sono prodotte più vicino alla pianta madre. La forte dominanza apicale permette raramente la formazione di ramificazioni in piante adulte, che viene invece indotta con la cimatura. L’accrescimento dei polloni prosegue senza interruzioni durante tutta la stagione vegetativa, e si evidenzia particolarmente dopo la raccolta. Da ogni nodo del pollone origina una foglia alla cui ascella si forma un gruppo di gemme, primarie, secondarie e terziarie. Le gemme ascellari iniziano a differenziarsi quando la gemma apicale, al termine dell’accrescimento a tarda estate, si differenzia a fiore. Sui germogli laterali si formano altre infiorescenze costituite da un numero maggiore di fiori rispetto alle infiorescenze apicali. Nell’ambito della singola infiorescenza la differenziazione e lo sviluppo degli organi fiorali procede a partire dal fiore terminale dell’infiorescenza. Il processo di differenziazione continua fino ad autunno inoltrato, interrompendosi in inverno, e prosegue durante la primavera successiva. Quindi, alla ripresa vegetativa si ritrovano sulla stessa pianta gemme fiorali in tutti gli stadi di sviluppo, a seconda della loro localizzazione lungo il germoglio ed all’interno dell’infiorescenza.
L’induzione a fiore viene determinata dalla temperatura e dalla lunghezza del giorno.
Lo sviluppo dei primordi fiorali può essere accelerato da basse temperature verificatesi durante il periodo iniziale della differenziazione a fiore delle gemme, favorendo così una fioritura anticipata.
Le cultivar rifiorenti, o bifere, sono invece indifferenti alla lunghezza del giorno ed iniziano la differenziazione a fiore delle gemme dei polloni durante la fase di attiva crescita nel corso dell’estate.
Il periodo di dormienza invernale termina quando viene soddisfatto il fabbisogno in freddo che risulta essere di circa 1100-1400 ore con temperature inferiori a 7°C. Da elevato fabbisogno in freddo sono caratterizzate le varietà di origine scandinava.
Le radici del lampone risultano abbastanza resistenti al freddo, mentre i germogli e le gemme possono essere danneggiate dai freddi invernali. I fiori non vengono esposti ai rischi di gelate primaverili perché la fioritura è tardiva. Quando la gemma primaria viene danneggiata dalle gelate tardive primaverili si sviluppano corti rametti fruttiferi laterali da gemme secondarie.
In primavera, le gemme a fiore ascellari primarie germogliano per prime, mentre successivamente si sviluppano le gemme vegetative. Su ogni tralcio si formano da 50 a 150 fiori. Le infiorescenze apicali arrivano all’antesi più precocemente e quindi maturano i frutti in anticipo rispetto alle infiorecsenze più basali e più interne della pianta.
L’epoca di fioritura varia a seconda della cultivar e delle condizioni climatiche in cui si sviluppa la coltura: ad esempio l’altitudine influisce ritardandone l’inizio. Per il Lampone unifero la fioritura inizia, nell’Italia Settentrionale, intorno a metà Maggio e si protrae per circa un mese (spesso la fine della fioritura si sovrappone con l’inizio della maturazione).
Le cultivar di Lampone sono autofertile anche se la produzione risulta migliore attraverso l’impollinazione incrociata. La recettività del fiore dura circa 5-7 giorni. I pistilli più periferici sono i primi ad essere recettivi sin dal momento in cui comincia l’antesi. Le antere poste all’esterno del fiore iniziano per prime a liberare il polline e quando deieiscono quelle più interne la recettività degli stigmi è nel frattempo diminuita, per cui nel caso dell’autoimpollinazione non tutti gli ovuli vengono fecondati. Questo provocano sviluppo di frutti malformati che si rompono facilmente  alla raccolta. Il lampone è pianta nettarifera e quindi molto visitata dai pronubi.
La produttività dei polloni dipende dal numero dei tralci presenti nella pianta e quindi più sono numerosi e minore è la produzione dei frutti per tralcio. Normalmente quelli più grandi si sviluppano nella porzione mediana dell’infiorescenza mentre i più piccoli sono quelli apicali. Le dimensioni diminuiscono anche in seguito al periodo di maturazione. La separazione dal ricettacolo avviene mediante la formazione di una zona di abscissione. Inoltre bisogna ricordare come la produttività della pianta derivi anche da caratteri genetici della varietà come ad esempio il numero di laterali fruttiferi prodotti per tralcio ed il numero di frutti per tralcio ma anche dalle condizioni pedoclimatiche e dalle scelte colturali adottate.
Bisogna inoltre sottolinerare che  lamponi neri e violacei rispetto al lampone rosso  hanno un portamento pendulo e sono molto spinescenti con spine appuntite. Essi originano da gemme basali e solo raramente da quelle radicali. Entrambi i tipi producono forti ramificazioni produttive se sottoposti a cimatura. I frutti sono concentrati nella parte distale e terminale dei rami laterali. I frutti hanno forma rotonda e risultano meno polposi rispetto a quelli del lampone rosso. Tale caratteristica li rende più resistenti alle manipolazioni, ma anche meno pregiati organoletticamente.  La suscettibilità alle virosi ed alle malattie funginee che si sviluppano dal terreno è superiore a quella dei lamponi rossi.
 

 

E’ una pianta abbastanza rustica che vegeta bene in climi e su suoli anche molto diversi, purchè sciolti, leggermente acidi, drenati e privi di calcare attiv. Le condizioni climatiche migliori sono però più ristrette rispette alle esigenze pedologiche e sono individuate nel tipico sottobosco ad alberi decidui con clima ad inverno freddo ed estate fresca ed umida con soleggiamento non eccessivo.  In Nord Italia infatti, a seconda che si coltivi Lampone unifero o rifiorente, il limite altitudinale può essere rappresentato per il primo attorno ai 1.400 metri s.l.m., mentre per il secondo è bene mantenere gli impianti a quote più basse, inferiori ai 900 metri s.l.m. ed  zone possibilmente riparate da venti.
Per quanto riguarda le temperature esse risultano valide da valori invernali costanti e non troppo rigide (ma in grado di soddisfare il fabbisogno in freddo) a valori estivi non troppo elevati che potrebbero comprometterne la produzione. Per questo motivo nei nostri territori si sconsiglia la coltivazione in ambienti troppo meridionali. Danni gravi si possono verificare quando durante il periodo invernale si vengono a presentare elevate temperature che provocano la ripresa vegetativa riducendo la resistenza dei tessuti al freddo. Questi danni si possono manifestare attraverso la completa mancanza di sviluppo delle gemme laterali, alla produzione di corti e deboli laterali fruttiferi, fino alla formazione di frutti di scarse dimensioni che tendono alla cascola in prossimità della maturità. Inoltre i danni da freddo invernale possono derivare da una minore resistenza genetica, tipica di alcune cultivar o da una completa lignificazione dei germogli, dovuta ad una eccessiva o tardiva concimazione azotata o dalla presenza di malattie crittogamiche sui rami.
Altro aspetto importante è dato dal fattore acqua in quanto il Lampone ne necessita in buone quantità, soprattutto durante il periodo di maturazione e della raccolta dei frutti, senza però eccedere portando alla presenza di ristagni idrici e di malattie funginee essendo le radici molto suscettibili a suoli scarsamente aerati e presentando un veloce deterioramento in condizioni di asfissia.
Anche il vento può rappresentare un fattore importante e vincolante in quanto può essere estremamente dannoso se presente durante il periodo di maturazione e raccolta provocando escoriazioni o la caduta dei frutti. La leggera ventilazione è invece fenomeno ben gradito in quanto provoca un leggero arieggiamento che limita lo sviluppo dei parassiti funginei (è favorito anche dall’orientamento dei filari e da un idoneo diradamento dei polloni).
 

La condizione fondamentale per ottenere una raccolta buona dal lamponeto è l'utilizzo di piantine virus esenti che nei paesi maggiori produttori di lampone, laproduzione e la vendita del materiale di propagazione avviene all'interno di un programma di certificazione simile a quello che avviene in Italia per le sementi e per la vite.

Le "piante di gategoria base" vengono ottenute mediante coltura di tessuti prelevati da "piante madri" precedentemente sottoposte a termoterapia per risanarle (37-38 °C per 2-6 settimane). Dalle piante che si ottengono successivamente grazie alla loro moltiplicazione è possibile produrre le "piante di categoria certificata" che saranno commercializzate. E' quindi sconsicliato l'uso di materiale non certificato che porterebbe ad un alto rischio patologico. Le virosi sono infatti un importante pericolo per il lamponeto ed attualmente l'unico rimedio possibile e l'estirpazione delle piante infette o in casi gravi dell'intero impianto causando così rilevanti danni economici. Inoltre per motivi fitosanitari si consiglia di non coltivare il lampone sullo stesso appezzamento di terreno per alcuni anni. A livello pratico bisogna far presente che non esistono impianti completamente sani e nella maggioranza dei casi si trovano piante che manifestano i vari sintomi di virosi. Solo un'accurata ed adeguata osservazione e controllo della piantagione e la periodica eliminazione delle piante infette può garantire un accettabile stato sanitario dell'impianto. Questa pratica è molto importante in quanto le piante virosate essendo più deboli costituiscono un focolaio anche per altre malattie. 

I metodi utilizzati per la propagazione del lampone rosso sono il pollone radicato, la talea di radice e la talea erbacea.

Pollone radicate: E' quello maggiormente utilizzato ed il materiale è costituito da polloni prodotti prevalentemente dalle gemme avventizie presenti sulle radici della pianta madre. Le piantine che vengono usate per costituire i nuovi impianti vengono prodotti in vivai di piante madri. Per motivi fitosanitari l'impianto deve essere costituito lontano da impianti commerciali e da boschi (almeno 550 metri). Il terreno migliore per creare il vivaio è rappresentato da quello leggero, sabbioso-argilloso, con falda acquifera profonda circa 80-100 metri e con Ph superiore a 6,5. Inoltre prima della messa a dimora il terreno deve essere lavorato, diserbato e fertilizzato. Il sesto d'impianto da preferirsi è di 3-4 x 0,5-0,6 metri. Appena piantate le piantine vengono cimate (raso a livello del terreno) e coperte di terra. Il cumulo formato serve per proteggere radici e gemme dai freddi invernali. In primavera il cumulo viene rimosso apportando conseguentemente fertilizzanti (50-60 Kg/ha di Azoto) e praticando successivamente una leggera lavorazione del terreno. E' buona norma eseguire anche un diserbo per eliminare le malerbe sviluppate durante il periodo invernale. All'autunno successivo all'impiantamento si tagliano tutti i germogli cresciuti durante la stagione vegetativa eseguendo il taglio stesso ad alcuni centimetri sotto il livello del suolo. Eseguita tale operazione si ricopre nuovamente la pianta e si allontano i germogli prelevati. Nel secondo anno ed in quelli successivi gli interventi colturali sono simili a quelli del primo anche se è possibile da questo punto estirpare le piantine radicate per la vendita. Subito dopo l'estirpazione le piantine vengono private delle foglie e selezionate in due categorie, e legate in mazzi da 25 esemplari cadauno. Fino alla vendita le piante vengono conservate sotto tettoie o in magazzini in torba umida, corteccia e segatura. Per il trasporto è preferibile porle in sacchetti di plastica.

Talea radicata: Necessita di una maggiore attenzione, ma è comunque molto più efficace rispetto al metodo precedente. E' infatti stato dimostrato che una quantità minore di talee radicate fornisce lo stesso quantitativo di piante di quello ottenuto con il metodo di propagazione per pollone radicato. Spesso viene utilizzata la massa di radici ottenuta a seguito della preparazione dei polloni per la vendita. Queste porzioni di radice, della lunghezza di circa 8-10 cm, vanno poste orizzontalemnete o verticalmente nel terreno, interrandole abbastanza superficialemnte ad inizio primavera riuscendo così ad ottenere numerosi germogli nell'autunno dello stesso anno.

Taelea erbacea: Le talee sono prelevate utilizzando la porzione apicale di polloni apicali aventi un'altezza di 5-7 cm e sono fatte radicare usando il mist. L'uso di ormoni radicanti non è necessario in quanto si ottengono comunque altissime percentuali di radicazione.

Le piantine destinate agli impianti commerciali ed ottenute con qualsiasi metodo di propagazione devono essere prive di malattie e/o parassiti, oltre che di varietà certa. I polloni devono avere un diametro di almeno 5-7 mm (misurato a 20-30 cm di altezza) e con almeno 2-3 radici di diametro di circa 2 mm e lunghezza di almeno 8-10 cm.

Preparazione terreno ed impianto
Il primo problema che bisogna affrontare sul Lampone è dato dalla presenza di un terreno vergine o di un terreno ce è stato già coltivato nell’anno precedente dalla stessa cultivar. Infatti il Lampone non gradisce il reimpianto sullo stesso terreno in quanto tende a dare una produzione minore a livello quantitativo e qualitativo ed ad essere maggiormente sensibile a problemi fitosanitari. Inoltre è preferibile evitare la successione a fragola, patata e pomodoro.

Il terreno destinato al lamponeto va preparato nell’anno precedente all’impianto mediante un eventuale diserbo per poter debellare la presenza di infestanti.
Successivamente si eseguiranno lavorazioni di erpicatura ed aratura per preparare il terreno ed affinarlo e per poter interrare gli eventuali concimi organici e minerali distribuiti. Nella primavera subito successiva all’impianto stesso è necessario eseguire una vangatura del terreno arato, la squadratura e la predisposizione delle coperture d’impianto.
La fertilizzazione all’impianto risulta simile a quelle di altre specie fruttifere. In autunno, sulla base dei risultati dell’analisi del terreno, vengono distribuiti Fosforo e Potassio in dosi orientative di 200-300 Kg/ha di P2O5 e di 150-300 Kg/ha di K2O. In entrambi i casi i due elementi vanno forniti sotto forma di Solfati in quanto il Lampone tollera poco lo ione Cloro. Molto utile può risultare la concimazione con sali di Magnesio in quanto le piante possono soffrire facilmente la carenza di questo elemento specialmente in terreni argillosi e con alto contenuto di Potassio.  Risulta molto importante anche eseguire una concimazione organica
Attraverso la distribuzione di letame bovino o equino distribuito prima dell’impianto assieme alla concimazione chimica. La dose ottimale può corrispondere a circa 40 t/ha.
Un aspetto importante è dato dal PH del suolo, in quanto risultasse inferiore a 5,5 occorre correggerlo attraverso l’uso di CaO con valori di 500-1500 Kg/ha in suoli sciolti fino a 1500-2500 Kg/ha per suoli argillosi. Nel caso di terreni carenti di Magnesio si può usare la dolomite per permetter di correggere il terreno e nello stesso tempo apportare il microelemento.
Nel caso in cui si verificasse l’individuazione, visiva o tramite analisi, di nematodi nel terreno risulta necessario eseguire una fumigazione per debellarli che può avvenire nella tarda estate precedente all’impianto. Visto che i nematodi sono vettori di virus è importante per limitare questo aspetto utilizzare piante virus esenti.
La messa a dimora delle piante avviene in autunno oppure a fine inverno-inizio primavera. Il primo caso può risultare maggiormente valido grazie alla precocità di vegetazione e per il fatto che in Italia le temperature invernali del suolo superano i 2-4°C e quindi le radici hanno un accrescimento continuo. Inoltre in inverno il terreno è normalmente più umido e lo scarso soleggiamento non provoca rinsecchimento delle radici che hanno così la possibilità di poter crescere meglio e bene. Questo comporta la produzione di germogli più vigorosi già al primo anno di vegetazione.
Le piante vengono infine deposte in un buco singolo o a trincea alla profondità di 15 cm per poter avere le gemme basali 2-3 cm sotto terra. Dopo che i germogli hanno cominciato a svilupparsi e bene effettuare una rincalzatura in modo da controllare le malerbe e per una migliore gestione dell’umidità.

Sistemi di allevamento
Sono necessarie delle impalcature di sostegno dato che i tralci hanno una tendenza naturale ad inclinarsi grazie anche al peso dei frutti rendendo così le operazioni colturali e la raccolta difficili da eseguire. Essa sarà costituita da pali di cemento o legno di 2 metri circa di altezza ed uniti tra di loro grazie a dei fili metallici o di ferro zincato.
 

Bisogna però far notare che il modo di allevare il Lampone (in modo particolare quello rosso) può differenziarsi a seconda che si parli di cultivar unifera o rifiorente.
 

Nel primo caso viene allevato attraverso due sistemi:
•    Quello dove tutti i germogli di ogni pianta vengono legati assieme o a fascio: Il sistema a fascio o tradizionale prevede di legare i tralci a dei pali tramite dei fili ad una altezza di 1,5 metri.  Ad ogni palo sono legati tutti i tralci dell’intero cespuglio formando una sorta di “mucchietto” di rami da cui spunta il palo di cemento. Questo sistema ha però nel tempo subito delle modifiche in modo da renderlo più pratico. Quella più interessante consiste nel formare il fascio riunendo i tralci di alcune piante, o di una porzione del filare, che vengono legati al filo di supporto posto a circa 1,5 metri dal suolo. I germogli sono poi cimati a 10-15 cm oltre il punto di legatura. Esiste anche una terza possibilità che viene denominata a "V". Essa consiste nel separare i tralci di una pianta in due fasci disposti a V longitudinalmente rispetto al filare, mentre i polloni vengono fatto sviluppare al centro della V. In questo caso occorre però distanziare le piante fino a 150 cm e conseguentemente bisognerà aumentare il numero dei tralci allevati per pianta per mantenere una produzione ottimale.
•    Quello dove le piante vengono disposte, libere o fissate a fili, a formare una siepe o controspalliera: I sistemi a controspalliera o filare sono invece quelli più usati in quanto permettono di facilitare le pratiche colturali sia dal punto di vista fitosanitario (maggiore aerazione della pianta con conseguente minore presenza di patologie) e produttivo. In questo caso le piante, libere o fissate a fili di sostegno, vengono disposte a forma di siepe. All’interno di questo gruppo possiamo trovare diverse tipologie di che si differenziano per forma dell’impalcatura di sostegno, disposizione dei tralci o per tipo di legatura.

  1. Controspalliera con legatura dei germogli: Le piante sono legate a due fili tesi tra i pali distanziati di 10 m se di cemento o 5-7 metri se di legno. Il primo palo viene posto a circa 80 cm dal terreno ed il secondo a 140-150 cm. Dopo la raccolta si legano i polloni sul secondo filo ogni 6-7 cm, mantenendoli verticali o leggermente inclinati. Ad intervalli di 1 metro si procede a legare alcuni polloni anche sul primo filo, per dare maggiore stabilità. Questo sistema è sicuramente molto dispendioso in termini di manodopera ma presenta il vantaggio di rendere i germogli uniformemente distribuiti sul filare, ben esposti alla luce ed anche la raccolta ne risulta facilitata.
  2. Controspalliera senza legatura dei germogli: Questo sistema è simile al precedente ma nel sistema specifico sono necessarie due coppie di fili paralleli e non più due fili tesi tra i pali. Le coppie di fili distanziano rispettivamente 80 e 150 cm dal suolo ed a sua volta ogni singola coppia di fili presenta una distanza da singolo filo a singolo filo di 6-7 cm  che rappresenta proprio lo spessore del palo. I tralci sono quindi inseriti tra i fili senza bisogno di eseguire nessuna legatura. E’ sicuramente un sistema meno laborioso del precedente anche se, soprattutto in zone ventose, si rischia di avere irregolari addensamenti dei tralci e rotture dei polloni. Per poter limitare la possibilità di rottura dei polloni si potrebbe distanziare la coppia di fili inferiori di 20-25 cm anziché di 6-7 in modo da poter far crescere i polloni al loro interno.
  3. Controspalliera con germogli attorcigliati: In questo sistema l’impalcatura è costituita da pali alti solo 120 cm e da un solo filo di sostegno posto ad una altezza di 100-110 cm dal suolo. Avvantaggiandosi dell’elasticità dei germogli del lampone si può attorcigliare sul filo la parte apicale. Questo sistema è sicuramente poco laborioso e necessità di poco materiale. Di contro si può inserire l’elevata densità della vegetazione che crea un aumento delle malattie funginee. Per evitare questo può essere apportata una modifica al sistema che comporta la messa a dimora di due file di fili poste a controspalliera sui quali vengono attorcigliati due gruppi di germogli per cespuglio che riescono a permettere una maggiore circolazione dell’aria.
  4. Un’altra tecnica di recente sperimentazione è basata sul concetto di separare la fase vegetativa dalla fase produttiva, sfruttando proprio la capacità della pianta di presentare uno sviluppo biennale. Il concetto di base è posto sul fatto di predisporre filari o particelle destinate alla sola produzione di tralci fruttiferi o alla sola produzione di  polloni. Sul filare o sulla particella destinata alla produzione vengono eliminati durante tutta la stagione tutti i polloni mantenendo solo i tralci fruttiferi che vengono potati dopo la raccolta. L’anno successivo lo stesso filare o particella sarà costituito solo da polloni. In questo modo si viene ad eliminare la competizione tra i due elementi rendendo più efficiente lo sfruttamento dello spazio, della luce, dell’aria e delle sostanze nutritive. Tutto questo si traduce in una produzione per pianta o per metro lineare superiore al 50% rispetto ai metodi tradizionali. Inoltre si vengono a ridurre le problematiche funginee ed i costi di conduzione (soprattutto legati alla raccolta più veloce). In modifica a questo sistema è possibile eliminare i polloni durante il periodo primaverile e cioè quando questi hanno raggiunto l’altezza di 20 cm. La pianta ne produrrà comunque altri che però rispetto ai precedenti hanno una minore capacità competitiva. Ultimamente questa tecnica ha però subito un rallentamento per merito del divieto dell’uso di alcuni disseccanti per eliminare i polloni.
     

Nel secondo caso o tipologia rifiorente il sistema più utilizzato è rappresentato dalla controspalliera singola. In questo caso il filo viene posto a circa 50 cm dal suolo e dopo la raccolta autunnale vengono legati i tralci che andranno in produzione poi nell’estate del secondo anno. Per permettere il sostegno dei polloni che producono in autunno sui laterali fruttiferi anticipati, nel periodo estivo vengono tirati all’altezza di 1 metro circa due fili paralleli distanziati tra loro di 40-50 cm.


Sesto d’impianto
Le piante vengono disposte in base al tipo di  allevamento utilizzato, all’attrezzatura utilizzata ed ai trattamenti antiparassitari.
Nei sistemi a controspalliera la distanza standard è di 2,5-3 m nell’interfila con riduzione fino a 1,8-2 m in impianti piccoli e collinari.
Nel caso del sistema a "V" e sue modifiche la spaziatura tra le file deve essere di almeno 3 m. Utilizzando il sistema di produzione biennale si possono adottare due criteri d’impianto, uno a parcelle (con interfila tradizionale) oppure a filari (dove le distanze si possono ridurre fino a 1,5 m). Infine nei sistemi a fasci le distanze possono essere di 1,6 x 1,6 m oppure di 2-2,5 m x 0,8-1 m.
La distanza sulla fila normalmente in quasi tutti gli impianti rimane di circa 0,4-0,6 m.
Nel Lampone violaceo e nero le distanze possono modificarsi in quanto necessitano normalmente di una distanza minima di  tra le file di 2,5 m avendo maggiore vigore ed habitus più espanso. I cespugli vengono così sistemati ad una distanza di 2,5-3 x 1 m.
 

Per poterla coltivare si è recentemente sviluppato l’allevamento in coltura protetta sia in vaso che in terra. Grazie a questa tecnica si è potuto cos$ anticipare o ritardare le produzioni allungando la stagione di raccolta.

E’ però necessario fare una distinzione tra piante unifere (coltura anticipata e coltura posticipata) e piante rifiorenti (coltura anticipata e coltura posticipata).

  • Lampone unifero 
  1. Coltura anticipata: Per poter anticipare di 2-3 settimane si utilizzano tunnel non riscaldati o tettoie lungo i filari. I filari vengono così ricoperti tra fine Febbraio ed inizio di Marzo e alla fine della primavera la stessa copertura viene rimossa. E’ possibile ottenere un ulteriore anticipo del periodo della raccolta (anche fino a due mesi) attraverso l’uso si serre riscaldate con temperature che devono rimanere superiori a 17°C di giorno e di 10°C di notte. Grazie a questa tecnica la maturazione avviene mediamente da fine Aprile a metà Maggio (il periodo esatto di raccolta dipende dalla varietà utilizzata). Normalmente le piante possono essere sfruttate per 3 anni circa. Per questa tecnica il migliore sistema che si può utilizzare è quello a controspalliera con distanze tra le file di 1,5-2 m e con allevamento di 1-2 polloni per vaso in modo da ottenere un investimento di 6-8 polloni per metro lineare.  Successivamente alla raccolta, i vasi sono poi lasciati in piena aria e le piante vengono tagliate raso terra in modo da favorire l’emissione di nuovi polloni.
  2. Coltura posticipata: Per poter raggiungere questo è necessario utilizzare delle piante frigoconservate che si ottengono da polloni estirpati in inverno e conservati fino ad inizio Maggio in frigo a temperature di -1,5/-2 °C.  Successivamente dopo un breve periodo di acclimatamento vengono impiantati in pieno campo o in contenitori ed allevati sotto il tunnel. La loro raccolta a inizio ad Agosto (9-12 settimane dopo l’impianto) e si protrae per diverse settimane a seconda della varietà.
  • Lampone rifiorente
  1. Coltura anticipata: per ottenere questo è necessario ricoprire i filari con un tunnel ad inizio primavera che verrà poi rimossa dapprima in modo graduale nei mesi successivi e poi in modo definitivo all’inizio dell’estate. Il risultato può essere differente a seconda della varietà utilizzata, sapendo che utilizzando varietà precoci la raccolta potrà essere eseguita tra la fine di Luglio e l’inizio di Agosto e cioè 3 Settimane circa prima dell’epoca standard.
  2. Coltura posticipata: Il periodo di raccolta può essere prolungata di due-tre settimane ricoprendo i filari con semplici tettoie in plastica che permettono di proteggere le piante dalle piogge e dai freddi precoci. Per ottenere un’ulteriore prolungamento si possono utilizzare piante frigoconservate. Per la protezione della produzione su utilizzano tunnel e tettoie che coprono normalmente due-tre file ed hanno un’altezza di 2-3 metri. Nel caso del Lampone è molto importante tenere controllata l’umidità all’interno del tunnel per evitare fenomeni di condensa che favoriscono malattie funginee. In alcune zone miti e principalmente al Sud si sta provando a sviluppare la coltivazione fuori stagione anche se il principale ostacolo è rappresentato dall’elevato fabbisogno in freddo che in questo caso può non essere soddisfatto. A causa di questo problema si possono manifestare scarsi sviluppi di gemme, ritardo o completa assenza di germogliamento, accrescimento di laterali solo all’apice del germoglio e formazione di corti laterali clorotici. Per poter superare questo problema possono essere applicate alcune tecniche agronomiche come ad esempio l’allevamento per la sola raccolta autunnale sui germogli dell’anno che fruttificano senza essere esposti al sole e tante altre. In ogni caso il metodo del miglioramento genetico risulta essere quello più praticabile.

 

Concimazione
Nel caso del Lampone risulta molto importante l’intensità dell’accrescimento dei germogli nei primi anni dell’impianto e quindi nello sviluppo colurale e nella tecnica di coltivazione è molto importante ottenere un elevato numero di germogli di dimensioni medie (non troppo deboli ma neanche troppo vigorosi).

Azoto (N): La concimazione azotata è molto importante ed influisce sull’accrescimento della pianta e conseguentemente sulla sua produttività.
•    Con carenza di azoto si manifesta un ridotto accrescimento della pianta e dei polloni, polloni deboli, fini e che si piegano facilmente. Di conseguenza si differenziano meno gemme a fiore e frutti più piccoli e quantitativamente scarsi.
•    Nel caso di azoto eccessivo la pianta tende a crescere in modo notevole attivando una competitività tra i polloni ed i tralci. I frutti conseguentemente risultano più piccoli, in quantità minore, più acquosi, di colore meno intenso, scarso gusto e meno aromatici. Inoltre si crea un ambiente favorevole allo sviluppo di malattie funginee e di minore resistenza al freddo invernale.

Nelle cultivar unifere si esegue all’inizio della primavera (Febbraio-Marzo). Per i primi anni viene localizzato in vicinanza delle piante, dal terzo anno avviene lungo la fila e la quantità dipende dal sesto d’impianto e dal tipo di gestione del terreno. Mediamente si può però individuare una quantità annuale che si attesta tra i 50 e gli 80 Kg/ha di N in funzione della varietà, dal tipo di suolo e dal clima. Nei primi due anni dell’impianto e con piovosità ridotte (e temperature medio-basse) si devono dare elevati quantitativi che invece vengono ridotti fino al 50% in caso di elevata piovosità. Nel caso di un evidente sviluppo eccessivo della pianta si può ridurre  a 30 Kg/ha per anno la dose consigliata di N. La soluzione migliore rimane comunque quella di dividere in due la dose di N distribuendo la prima volta la metà della quantità necessaria subito prima del germogliamento e la parte restante all’inizio della fioritura.
Nelle cultivar rifiorenti gli obbiettivi e le problematiche sono simili a quelle espresse per le cultivar unifere. Inoltre anche le modalità di distribuzione prendono spunta da quello detto precedentemente. Infatti per queste piante rifiorenti bisognerà distribuire l’Azoto in due parti, con la prima data all’inizio della vegetazione in quantitativi che si attestano nei 40-50 Kg/ha e la seconda data più tardi all’inizio della fioritura estiva in quantità di 30-40 Kg/ha.

Fosforo (P): Si è evidenziato che rappresenta un elemento importante per ottenere una buona produttività ed una buona fruttificazione. Il Potassio inoltre contribuisce ad aumentare la dimensione dei frutti, a rendere più colorati e maggiormente aromatici i frutti stessi e ad avere una più elevata resistenza agli stress.
•    Con carenza si manifestano attraverso ingiallimento delle foglie con clorosi internervali, margini di colore purpureo che virano al marrone e quindi necrotizzano e si seccano e ripiegamento verso il basso del lembo fogliare  accompagnato da disseccamento dei margini.
•    Con eccesso si manifesta attraverso polloni meno consistenti e più deboli, e frutti meno colorati e di sapore meno gradevole.
La sua concimazione avviene comunque in presenza accertata di una sua carenza (tramite analisi) attraverso una quantità di 30-60 Kg/ha di  P2O5 distribuiti dal terzo anno in poi.

Potassio (K): Si è evidenziato che rappresenta un elemento importante per ottenere una buona produttività ed una buona fruttificazione. Il Potassio inoltre contribuisce ad aumentare la dimensione dei frutti, a rendere più colorati e maggiormente aromatici i frutti e ad avere una più elevata resistenza agli stress.
•    I sintomi di carenza si manifestano attraverso ingiallimento delle foglie con clorosi internervali, margini di colore purpureo che virano al marrone e quindi necrotizzano e si seccano e ripiegamento verso il basso del lembo fogliare  accompagnato da disseccamento dei margini.
•    Con eccesso si manifesta attraverso polloni meno consistenti e più deboli, e frutti meno colorati e di sapore meno gradevole.
La sua concimazione avviene comunque in presenza accertata di una sua carenza (tramite analisi) attraverso una quantità di 80-100 Kg/ha di  K2O distribuiti dal terzo anno in poi.

Riguardo la concimazione potassica e fosfatica bisogna ricordare come questi elementi siano scarsamente mobili e che quindi la loro presenza negli stati esplorati dalle radici risulti ritardata nel tempo rispetto al momento in cui vengono rilasciati. Questo porta a far pensare che se si necessita di un effetto immediato è necessario eseguire una concimazione fogliare in 2-3 volte con una soluzione di 150 g/hl di nitrato di potassio.

Magnesio (Mg): La sua carenza può manifestarsi soprattutto in suoli acidi e ricchi di calcare attivo e dato la sua notevole mobilità all’interno della pianta la sua carenza può principalmente manifestarsi all’interno delle foglie più vecchie. I sintomi si possono manifestare come clorosi internervale delle foglie apicali, decolorazione, imbrunimento e necrosi delle foglie alla base del ramo. La sua concimazione è comunque da eseguirsi soltanto quando si evince una sua carenza e l’apporto si stabilizza mediamente su valori di 6-10 g/m2 nei primi due anni mentre negli impianti in produzione si passa a 60-120 Kg/ha. Il ,magnesio può essere somministrato sottoforma di solfato di magnesio in terreni calcarei o con concimi contenenti Calcio.

Microelementi (Boro, Ferro, Manganese, Rame e Zinco): La sua concimazione viene eseguita solo e soltanto nel momento in cui è accertata una loro carenza.

Il letame è invece consigliato durante la coltivazione dei primi due-tre anni dell’impianto e viene distribuito spargendolo in inverno e interrandolo poi con leggere lavorazioni. Le dosi consigliate sono di circa 25-30 t/ha di letame bovino o equino (la metà se si usa pollina), 30-30 t/ha lettiera di funghi coltivati e 100-300 m3/ha di compost ogni 2-3 anni.

A seguito di quanto detto si può ritenere che la concimazione di un lamponeto si possa programmare in base ad una attenta analisi del terreno compiuta ogni 4 anni ed una analisi fogliare alla fine di ogni raccolto.

 

CONCIMAZIONE DEL LAMPONE
Epoca Concime e dose (Kg/1000 m2)
Lampone unifero
Autunno 25 (formulato complesso)
Ripresa vegetativa 25 (formulato complesso)
Fine Aprile 25 (formulato complesso)
Metà Giugno 12,5 Nitrato di Calcio
Comparsa boccioli 12,5 (formulato complesso) + 12,5 Nitrato di Calcio
Fine Agosto 12,5 Nitrato di Potassio
Lampone rifiorente
Autunno 25 (formulato complesso)
Ripresa vegetativa 25 (formulato complesso)
Dopo 20 gg dal precedente 25 (formulato complesso)
Comparsa boccioli 12,5 Nitrato di Calcio
Fioritura 25 (formulato complesso)
Fine fioritura 12,5 Nitrato di Calcio
Inizio raccolta 12,5 Nitrato di Potassio

 

Determinazione dei fabbisogni sulla base della dotazione di elementi minerali nel terreno

  Classi di contenuto
Basso Medio Alto
Per tutti i tipi di terreno
-Strato attivo (0-20 cm)
-Strato inerte
P n mg/100 g di terreno P n mg/100 g di terreno P n mg/100 g di terreno

<2

2-4 >4

<1,5

1,5-3 >3
Concimazione
-All’impianto
-Nell’impianto in produzione
P2O5 in Kg/ha P2O5 in Kg/ha P2O5 in Kg/ha
300 100-200 -
100 60 -
 Strato attivo (0-20 cm) - Terreni con particelle di 0,02 mm
<20%
20-35%
 >35%
K in mg/100 g di terreno  K in mg/100 g di terreno  K in mg/100 g di terreno
<5 5-8 >8
<8 8-13 >13
<13 13-21 >21
Strato inerte - Terreni con particelle di 0,02 mm
 <20%
 20-35%
 >35%
K in mg/100 g di terreno K in mg/100 g di terreno K in mg/100 g di terreno
 <3  3-5  >5
 <5  5-8  >8
 <8  8-13  >13
 Concimazione
  -All’impianto
  -Nell’impianto in produzione
 K20 in Kg/ha  K20 in Kg/ha  K20 in Kg/ha
 100-180  60-120  -
 80-120  50-80  -
 Per entrambi gli strati
 Terreni con particelle di 0,02 mm
 <20%
 >20%
 Mg in mg/100g di terreno  Mg in mg/100g di terreno  Mg in mg/100g di terreno
     
 <2,5  2,5-4  >4
 <4  4-6  >6
 Concimazione
 -All’impianto
 -Nell’impianto in produzione
 MgO in Kg/ha  MgO in Kg/ha  MgO in Kg/ha
 200-300  100-200  -
 100-200  60-120  -
 Per qualunque tipo di terreno
 
 Rapporto K/Mg  Rapporto K/Mg  Rapporto K/Mg
 Molto alto (>6)  Alto (3,5-6)  Ottimale (>3,5)

 

Irrigazione
Il Lampone è sicuramente una specie che necessita di elevati fabbisogni idrici (è tra i piccoli frutti quella con maggiore bisogno di acqua) che si possono attestare sui 600-800 mm di precipitazioni annue con una più alta distribuzione nel periodo di maggiore necessita e cioè tra la fioritura e la maturazione dei frutti (almeno 15-20 mm alla settimana). Naturalmente questi valori dipendono dal tipo di terreno e dalle sue condizioni.
L’irrigazione deve però avere inizio ancor prima della fioritura in quanto questa pianta ha un forte e precoce accrescimento dei germogli e delle foglie e l’acqua di precipitazione spesso può non essere sufficiente. Col passare del tempo si individuano altri due momenti in cui l’irrigazione risulta importante. Il primo nelle 2-3 settimane prima della maturazione (quando ci sono i frutti verdi) ed il secondo subito dopo la raccolta per favorire l’emissione di nuovi polloni. Nelle varietà rifiorenti è importante dare acqua nel periodo di fioritura estiva.
Negli impianti di Lampone il metodo più utilizzato per la distribuzione dell’acqua è quello ad irrigazione localizzata con microspruzzatori dato che può permettere di mantenere un quantitativo di umidità nel terreno costante e limitato in quanto le adacquature risultano migliori perché frequenti ma non copiose.
Naturalmente possono essere eseguite anche metologie più tradizionali come quella per aspersione  o per scorrimento risultando però meno valide per le problematiche di asfissia e per i notevoli volumi d’acqua che esse apportano. In questo caso i volumi d’acqua da apportare devono essere di 25-30 mm da una a tre volte alla settimana.
Negli impianti irrigati bisogna aumentare le dosi di fertilizzanti a causa della lisciviazione che essi subiscono.
 

 La sua produzione media si attesta intorno alle 10-12 t/ha per le varietà unifere e di 5-6 t/ha per le varietà rifiorenti .

Un lampneto può durare fino a 15 anni  ma commercialmente può essere sfruttato per 7-8 anni dopo i quali si verifica un  calo di produzione notevole.

Dopo 30-40 giorni dalla fioritura comincia la maturazione con i frutti che piano piano si sviluppano, diventano più morbidi e maggiormente distaccabili dal ricettacolo. Al raggiungimento di questo stadio i frutti possono rimanere per qualche giorno dopo la raccolta conservandosi quindi per la loro commercializzazione e consumo mentre se lasciati sulla pianta tendono velocemente ad ammorbidirsi ed inscurirsi. Anche un’eccessiva insolazione durante il periodo della maturazione può portare a danneggiamenti.

Il periodo di raccolta del Lampone rosso unifero dura dalle 4 alle 6 settimane iniziando a Giugno e protraendosi fino ad Agosto con un picco nel mese di Luglio. La maturazione sulla pianta è scalare e quindi la raccolta deve essere effettuata ogni 2-3 giorni per ottenere frutti di buona qualità. Nel periodo di piena produzione la raccolta si effettua invece ogni giorno con particolare attenzione nei periodo con alte temperature. La frequenza della raccolta dipende anche dalla varietà. 

Le cultivar rifiorenti sono invece caratterizzate da un periodo di produzione più lungo e più uniforme. La raccolta ha inizio infatti dai primi di Agosto e si protrae fino ai primi freddi autunnali.

La tecnica principale di raccolta in Italia è rappresentata da quella manuale considerando come parametri il colore e la resistenza al distacco. Infatti bisognerà prendere i frutti ben colorati ed esenti dal marciume se destinati al consumo fresco ed alla surgelazione. I sovrammaturi saranno destinati all’uso industriale.

I frutti sono naturalmente da raccogliere in modo delicato e preferibilmente nelle ore più fresche della giornata posandoli direttamente in contenitori da 100-250 g anche quando sono destinati alla surgelazione. In alcuni casi sono utili dei tavolini sui quali vengono appoggiate le cassette con i cestini in plastica o di carta che il raccoglitore sposta lungo la fila man mano che prosegue nella raccolta. Altro modo potrebbe esse di portare i cestini in cassette con l’aiuto di una tracolla.

In alcuni paesi avanzati come ad esempio Stati Uniti, Nuova Zelanda, Scozia e Danimarca si stanno utilizzando metodologie a raccolta meccanica. Una delle soluzioni utilizza una macchina che lavora a cavallo della fila (sistemi d’allevamento utilizzati sono a spalliera singola alta con o senza pali). In questo caso i frutti si staccano per scuotimento o mediante tamburi verticali vibranti dotati di denti.

Recentemente è stata sviluppata una raccoglitrice (tipo Peco) che raccoglie solo mezza fila e per la quale si è ideato un nuovo sistema d’allevamento.

I fattori che limitano la raccolta meccanica sono legati alle perdite di prodotto, al danneggiamento dei polloni, ed alla potenzialità di lavoro della raccoglitrice. E’ evidente che per poter rendere efficaci queste macchine bisognerà utilizzare cultivar che hanno un facile distacco ed un peduncolo resistente per i frutti non maturi. 

Dopo la raccolta i frutti devono essere refrigerati al fine di consentire una conservazione minima di 3-4 giorni. La resistenza alle manipolazioni è una caratterisica che condiziona notevolmente la conservabilità del lampone. La conservazione del prodotto dipende dal periodo tra raccolta ed inizio del raffreddamento dei frutti, ma anche dal tempo necessario per ottenere la refrigerazione. Più breve è il tempo tra la raccolta e la refrigerazione è minore saranno le perdite di peso e di consistenza dei frutti e limitata sarà l'insorgenza di marciumi.

E' però importante far notare che le metodi necessarie a conservare i frutti saranno influenzate e dipendenti dall'utilizzo e dal tipo di consumo che verrà fatto. Nel caso in cui il prodotto sia destinato al consumo fresco è possibile ritardare il raffreddamento in un arco di tempo di 3-4 ore dalla raccolta con camera fredda a 8-10 °C. Il trasporto del prodotto avviene con temperature di 8-10 °C e lo stoccaggio a 4-5 °C. Nel caso in cui sia destinato ad un consumo più spostato nel tempo o per usi industriali è necessario che il prodotto resista maggiormente quindi per cui bisogna avere maggiore cura con una pre-refrigerazione con temperature di 0/-1 °C, umidità relativa superiore al 90% in atmosfera composta da 20-25% di CO2 con O2 non inferiore all'8-10% in questo modo si possono conservare per 15-20 giorni.

Ultime news su Lampone rosso


Plantgest® è un sito realizzato da Image Line®