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Loti o kaki Diospyros kaki

Loti o kaki
Il Kaki (Diospyrus kaki L.) conosciuto come diospiro, loto, pomo o mela d’oriente (ma tutti lo chiamano popolarmente caco, e più raramente kaki) è pianta ppartiene alla famiglia delle Ebenaceae, genere Diospyros ed è originario delle regioni calde della Cina settentrionale, dato che molti ricercatori hanno riferito della presenza di piante selvatiche nelle foreste di queste zone, da cui si è poi diffuso in Giappone assumendo la sua importanza alimentare.
I Kaki contengono beta-carotene, vitamina C e potassio, quando raggiungono la completa maturazione diventano un frutto molto energetico con le sue 65 calorie per 100 grammi e forti quantita' di zuccheri allo stato di glucosio (per questo motivo vengono sconsigliati a chi soffre di diabete e di obesità). Inoltre e' anche molto ricco di fibre e mostra un’efficace azione diuretica perche' ricco di Calcio e Potassio che aiutano a liberarsi dei liquidi in eccesso. Tradizionalmente aiuta il fegato a depurarsi.
All’interno del Kaki sono presenti diverse specie ma solo quattro di queste rivestono notevole importanza per la frutticoltura tra cui Diospyros lotus L., Diospyros virginiana L., Diospyros oleifera Cheng e Diospyros Kaki, con quest’ultimo che assume il maggior interesse per la produzione di pregevoli frutti.

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I Kaki contengono beta-carotene, vitamina C e potassio, quando raggiungono la completa maturazione diventano un frutto molto energetico con le sue 65 calorie per 100 grammi e fort quantita' di zuccheri allo stato di glucosio (per questo motivo vengono sconsigliati a chi soffre di diabete e di obesità). Inoltre e' anche molto ricco di fibre e mostra un’efficace azione diuretica perche' ricco di Calcio e Potassio che aiutano a liberarsi dei liquidi in eccesso. Tradizionalmente aiuta il fegato a depurarsi.
Composizione chimica e valore energetico per 100 g di parte edibile.
Parte edile 97%
Acqua 82,0 g
Proteine 0,6 g
Lipidi 0,3 g
Colesterolo -
Carboidrati disponibili 16,0 g
Amido -
Zuccheri solubili 16,0 g
Fibra totale 2,5 g
Fibra insolubile 2,43 g
Fibra solubile 0,10 g
Alcool -
Energia 65 Kcal
Energia 272 j
Sodio 4 mg
Potassio 170 mg
Ferro 0,3 mg
Calcio 8 mg
Magnesio -
Fosforo 16 mg
Zinco -
Rame -
Selenio -
Tiamina 0,02 mg
Riboflavina 0,03 mg
Niacina 0,30 mg
Viatmina A 237 µg
Vitamina C 23 mg
Vitamina E -
Pianta. E’ un albero che può raggiungere uno sviluppo elevato (con altezze anche fino a 10 m), di forma tronco-piramidale in fase giovanile, quindi si llarga acquisendo un aspetto più globoso a maturità, di lento accrescimento e molto longevo. Il gradiente di vegetazione è di tipo accotono, con portamento tendenzialmente assurgente. La corteccia delle ramificazioni adulte (branche e tronco) è generalmente bruna, con tonalità diverse a seconda dell’età e della cultivar, divenendo fessurata e rugosa in piante vecchie. Il legno si presenta piuttosto compatto, duro e pesante, di colore chiaro, utilizzabile anche in ebanisteria.
Il sistema radicale è costituito da un lungo fittone e poche radici laterali, esili e di facile rottura e quindi non molto dissimile da quello di altre specie arboree da frutto (quando provengono da seme). Buona parte della rizosfera è concentrata nella fascia di terreno compresa tra 60 e 80 cm, oltrepassando in orizzontale la proiezione della chioma anche ampiamente. Verticalmente si presenta fittonante In età giovanile tende a presentare un aspetto fittonante che però tende durante il suo sviluppo e la sua maturazione ad irradiarsi in senso orizzontale e circolare in preponderanza nello strato sottostante al punto raggiunto dalle lavorazioni.
Le branche sono generalmente erette con andamento sinuoso, piuttosto fragili. I rami sono di colore marrone

Foglie. Sono caduche di forma ellittica od obovata, di colore verde lucido sulla pagina superiore, verde chiaro talvolta argenteo sulla pagina inferiore. Il lembo è generalmente ondulato ed il margine è intero.

Fiori. La specie può essere ritenuta monoica in alcuni casi, dioica in altri e poligamo dioica in altri ancora, in quanto le diverse cultivar possono portare fiori femminili (pistilliferi), maschili (staminiferi) e completi (ermafroditi). I fiori femminili (per sterilità degli stami) sono uniflori, dimensioni notevoli e caratterizzati alla fioritura da un voluminoso calice quadrilobato e di colore verde chiaro. La corolla è costituita da un tubo corollino di quattro petali uniti alla base e liberi superiormente, di colore bianco-giallognolo. L’androceo è composto da otto stami le cui antere sono atrofizzate. Il gineceo è composto da un ovario globoso costituito da otto logge ovariche, dallo stilo quadripartito e dallo stimma che termina assai frastagliato. I fiori maschili (per aborto) ovarico sono ascellari, di norma triflori; più piccoli rispetto ai femminili, sono costituiti da calice quadrilobato e corolla tubiforme, con petali saldati alla base e liberi superiormente. L’androceo è composto da circa venti stami, con altrettante antere ben sviluppate e ricche di polline. Il gineceo è atrofizzato e costituito da un piccolo mucrone arrotondato. I fiori ermafroditi possono essere solitari o trovarsi in infiorescenze triflore, di cui solo il fiore centrale è ermafrodita, mentre i laterali sono maschili. L’impollinazione è di tipo entomofilo.

Infiorescenze. La gemma a frutto dà origine ad un’infiorescenza a corimbo, costituita generalmente da 7-10 fiori, talvolta anche da 15. Alla base dell’asse dell’infiorescenza sono situate alcune gemme a legno, che possono generare dardi o brindelli. Dopo la fruttificazione l’infiorescenza si trasforma in borsa, facilmente riconoscibile dalla cicatrice che il peduncolo del frutto lascia all’ estremità dell’ asse fiorale ingrossatosi. La fioritura avviene dalla periferia al centro, l’ultimo fiore a sbocciare è infatti quello centrale.

Rami. Sono di colore marrone scuro o grigio, con numerose lenticelle chiare, ed hanno portamento eretto o ricurvo. Si sviluppano dalle gemme miste ed i giovani germogli portano all’ascella delle foglie i fiori, per cui il kaki fruttifica sui rami dell’anno. Come le altre specie arboree da frutto si distinguono i rami da legno e quelli da frutto. Tra i primi si annoverano il succhione ed il ramo a legno propriamente detto. Mentre tra i secondi emergono il ramo misto, il brindello, il dardo, la lamburda e la borsa. Si riscontrano anche i rami anticipati che si sviluppano da gemme formatesi nello stesso anno del loro germogliamento, più frequenti in piante giovani o in seguito ad eventi particolari (cimature, trattamenti ormonali, etc.). Su piante adulte sono frequenti piccole ramificazioni contorte chiamate zampe di gallo costituite da alcune borse.

Gemme. Sui predetti rami sono inserite le gemme a frutto e quelle a legno, situate all’ ascella delle foglie, solitarie, ma provviste di due sottogemme (gemme stipulari), che germogliano soltanto in seguito al mancato sviluppo della gemma principale, o quando viene soppresso il germoglio sviluppatosi da detta gemma apicale. Le gemme a frutto sono di tipo misto e sono costituite da primordi riproduttivi e vegetativi, assumono forma e colore diversi a seconda delle cultivar e si trovano inserite su lamburde e brindelli fertili, nonché su borsee zampe di gallo. In certe cultivar ed in età giovanile talvolta anche i rami misti portano gemme a frutto.

Frutto. Si tratta di una bacca che trae origine dall’ingrossamento del ricettacolo fiorale e la cui forma varia da molto piatta a molto allungata con prevalenza della forma arrotondata. Il colore della buccia a maturazione di raccolta è giallo più o meno aranciato nella maggior parte delle cultivar, mentre diviene rossastro in altre. In sezione trasversale sono evidenti otto logge ovariche che possono essere provviste di semi (uno per loggia) in numero variabile a seconda del grado di fecondazione raggiunto. Il colore della polpa va dal giallo-aranciato, talvolta anche rossastro nei frutti partenocarpici delle cultivar "variabili alla fecondazione" ed in quelli sia fecondati che partenocarpici delle cultivar "costanti alla fecondazione" al rosso-marrone o bronzeo in quelli fecondati nelle cultivar "variabili alla fecondazione".
Difficilmente il frutto viene conservato in quanto consumato tipicamente entro le prime settimane di gennaio;  è possibile la conservazione per 2-4 mesi a 0-2°C, con U.R. 90%, oppure atmosfera controllata.

Se si preferisce acquistare i cachi acerbi e ottenere il migliore risultato di maturazione, vanno disposti su un cartone e conservati in un luogo asciutto e senza luce. Nel caso in cui si voglia accelerare il processo di maturazione possono essere aggiunte alcune mele, le quali durante la maturazione sprigionano due gas: l’acetilene e l’etilene che accelerano l’arricchimento in zuccheri per la successiva consumazione. Se si acquistano frutti gia' maturi devono essere conservati nella parte meno fredda del frigorifero per non oltre tre giorni.

Un aspetto molto importante della specie riguarda i principali caratteri distintivi sulla biologia fiorale (presenza e distribuzione dei fiori maschili, femminili ed ermafroditi sull’albero) e le caratteristiche organolettiche dei frutti alla maturazione di raccolta in funzione della fecondazione. Le classificazioni più note distinguono le cultivar di kaki in astringenti e non astringenti alla raccolta. Le prime sono astringenti alla normale epoca di raccolta e diventano eduli soltanto dopo l’avvenuto ammezzimento, mentre le seconde sono eduli già alla normale epoca di raccolta. Ciascun gruppo, in base agli effetti dell’impollinazione, è stato suddiviso in due sottogruppi: cultivar costanti alla fecondazione e cultivar variabili alla fecondazione rispetto all’astringenza del tannino. Il gruppo delle costanti alla fecondazione non presenta alcun cambiamento di colore della polpa; mentre il gruppo delle variabili può presentare la polpa di colore chiaro, se il frutto non è fecondato (partenocarpico), e la polpa di colore scuro, se il frutto è fecondato. Quando la fecondazione è insufficiente (uno o due semi), la modifica del colore della polpa interessa soltanto l’area prossima ai semi, mentre la restante parte rimane chiara.

Le cultivar vengono quindi distinte in:
  • Costanti alla Fecondazione Non Astringenti (CFNA) - Pollination Constant Non Astringent (PCNA): cultivar con frutti non astringenti alla raccolta, indipendentemente dalla presenza di semi (kaki dolce). La polpa è chiara e i frutti sono eduli fino dalla raccolta (sodi), indipendentemente dalla fecondazione ("Fuyu", "Jiro", "Hana Fuyu", "O’Gosho", ecc.).
  • Costanti alla Fecondazione Astringenti (CFA) - Pollination Constant Astringent (PCA): cultivar con frutti astringenti, indipendentemente dalla presenza di semi. La polpa è chiara e i frutti sono eduli soltanto dopo l’ammezzimento. ("Hachiya", "Atago", "Yokono", ecc.).
  • Variabili alla Fecondazione Non Astringenti (PVNA) - Pollination Variant Non Astringent (PVNA): cultivar non astringenti, se fecondati. La polpa è scura e provvista di uno o più semi. Non sono eduli alla raccolta se partenocarpici, richiedendo in tal caso l’ammezzimento del frutto ("Kaki Tipo", "Nishimura Wase", "Shogatsu", ecc.).
  • Variabili alla Fecondazione Astringenti (VFA) - Pollination Variant Astringent (PVA): cultivar con frutti astringenti, anche se fecondati. Non astringenti solo attorno ai semi. Il numero dei semi anche se elevato, non determina mai la completa edulità della polpa ("Aizumishirazu", "Hiratanenashi", ecc.).

In Oriente questo frutto veniva molto apprezzato per le caratteristiche organolettiche a tale punto da essere considerato il “cibo degli Dei”. Ancora oggi, in Cina e i Giappone il caco e' considerato l’albero delle sette virtu': la prima e' la sua lunga vita, la seconda la grande ombra, la terza la mancanza di nidi tra i rami, la quarta l’assenza di tarli nel legno, quinta la possibilita' di giocare con le sue foglie indurite dal gelo, sesta la qualita' delle foglie da cui si ricava un bel fuoco, ultima la possibilita' di usare le foglie come concime per la terra. Oltre ad essere presente fin dai tempi dei tempi nelle foreste della Cina Settentrionale la sua presenza è datata con certezza anche grazie ad una descrizione della pianta e dei suoi frutti che è stata individuata in un testo antico di alcuni secoli avanti Cristo e in alcuni documenti del V-VI secolo sulla coltura dei Kaki. Solo verso la fine del 1700 questo frutto orientale intraprende il suo viaggio verso l’Europa e all’inizio del 1800 comincia ad essere coltivato dapprima come pianta ornamentale e poi come pianta da frutto (il primo albero di cachi in Italia fu piantato nel giardino di Boboli a Firenze nel 1871). Il dolce sapore del frutto sara' apprezzato nella seconda meta' dell’800, con l’importazione dal Giappone delle specie piu' pregiate.
Il frutto presenta la caratteristica di non essere pronto subito alla sua raccolta per essere mangiato in quanto presenta caratteristiche di sapore acerbo e sgradevolmente astringente (per l’elevato valore tannico). Una volta però che il frutto ha subito una metamorfosi di maturazione assume un colore arancione più o meno intenso, una consistenza più o meno gelatinosa ed un sapore dolcissimo. Forse proprio per questa sua peculiarita' il caco nella simbologia del regno vegetale ha il significato particolare di non credere alle apparenze: nessun frutto e' cosi' sgradito quando e' acerbo e cosi' dolce quando e' maturo.
Il suo legno e' particolarmente duro e viene utilizzato per fabbricare oggetti ed utensili molto robusti (mazze da golf, attrezzi sportivi). Allo stesso genere botanico del caco appartiene l’ebano, usato per delicati lavori di falegnameria. In Giappone il kaki viene utilizzato per la produzione di vino a bassa gradazione alcolica e il suo succo e' usato come chiarificante nella preparazione del sake'.
Il kaki è considerato una specie subtropicale anche se tra le cultivar esistono comportamenti ambientali diversi (sviluppato in Giappone, Cina, Oceania, Sud America e nel bacno mediterraneo). E’ una pianta mediamente resistente alle minime invernali, sopporta anche -15°C, ma suscettibile ai forti venti soprattutto in estate ed autunno quando il peso dei frutti può provocare scosciature dei rami e lesioni ai frutti stessi. I terreni più idonei alla coltura sono quelli di medio impasto, profondi e ben drenati anche se può adattarsi a diversi tipi di terreno compresi quelli piuttosto argillosi. In relazione alle caratteristiche chimiche del suolo, il kaki si adatta a terreni sub-acidi e sub-alcalini, tollerando alti contenuti di calcio, mentre rifugge gli eccessi di sali di sodio e di boro. Dobbiamo comunque ricordare che pur essendo tipico di ambienti temperato-caldi sono forti le differenze varietali che permettono di poter avere delle differenziazioni di coltivazione ed un più ampio bacino d’interesse .
Proprio per le caratteristiche dell’apparato radicale che tende ad avere uno sviluppo prevalentemente negli strati superficiali del terreno si consigliano almeno due lavorazoni all’anno una profonda autunnale ed una più superficiale primaverile. E’ frequente l’inerbimento totale del diospireto soprattutto quando si dispone di terreni freschi ed irrigui.
Per quanto riguarda la concimazione normalmente vengono somministrati prodotti ternari al fine di ottenere un equilibrato sviluppo della pianta con dosi che si attestano sulle 200 unità/ha di Azoto (autunno e primavera), 80-150 Kg/ha di Fosforo (in primavera), 90-180 Kg/ha di Potassio (in primavera) e 120 Kg/ha di Magnesio (in primavera).
L’irrigazione del Kaki è legata alle abitudini ed alle possibilità dei frutticoltori anche se tuttavia è noto che una buona disponibilità idrica è importante apportarla nella fase di fioritura e di allegazione e nel periodo di accrescimento dei frutti, specie con andamenti siccitosi, in quanto favorisce un normale sviluppo dei frutti determinando però un minor contenuto in zuccheri. I sistemi d’irrigazione adottati sono quelli a goccia, oppure per infiltrazione o anche per sommersione.
La forma d’allevamento più utilizzata sono la palmetta irregolare, la piramide ed il vaso. (anche se la piramide non si fa più o è quasi scomparsa per problemi alla raccolta).
Circa la potatura è sufficiente lasciare un carico sufficiente per la produzione (come nella vite) tenendo conto che produce sui rami dell'anno.
In Europa i frutti del Kaki sono destinati principalmente al consumo fresco e raramente alla trasformazione industriale (essiccazione). Quelli delle cultivar CFNA (costantemente nn astringenti) rispondono meglio degli altri alle esigenze della commercializzazione del fresco, giacchè possono essere consumati duri. Le cultivar VF (variabili) se impollinate producono frutti da consumarsi duri (VFNA). Se partenocarpiche occorre attendere l’ammezzimento della polpa per ridurre l’astringenza (VFA). Le cultivar CFA (costantemente astringenti), per poter essere consumate alla raccolta, devono essere sottoposte a trattamento chimico e termico per eliminare l’astringenza della polpa, che viene però rapidamente molle, riducendo il periodo di commercializzazione.  In Oriente viene spesso consumato essiccato sotto forma di fette o anche di cubetti. Inoltre le possibilità di impiego dei frutti nell’industria sono molteplici sia in Oriente che negli altri paesi come ad esempio costituzione di purea congelata di buon colore ed aroma ad uso decorativo, viene impiegata in pasticceria ed in gelateria, viene utilizzata per preparare bevande a bassa gradazione alcolica ed ancora altre possibilità. Inoltre il Kaki viene spesso utilizzato come pianta ornamentale per la bella colorazione verde lucente delle grandi foglie durante il periodo estivo, che vira al giallo, arancio e rosso in autunno, nonché per i frutti di colore rosso aranciato presenti sull’albero spoglio nel tardo autunno.

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Pianta kaki con foglie macchiate

Ciao a tutti, questo è il mio primo post e volevo un parere su una situazione che non riesco a risolvere e che riguarda un'albero di Kaki di circa dieci anni. Le foglie non sono più del classico colore verde pieno da quando, due anni fa, ho somministrato del Boro per favorire l'allegagione e ridurre notevolemente la cascola. Le foglie sia giovani che vecchie sono a chiazze chiare sopratutto nella parte più esposta al sole. Il terreno è argilloso ed è stato concimato con stallatico in inverno e con concime organico in primavera. Ho fornito poche settimane fa del fosforo e del potassio e la fioritura è strabordante… Ma le foglie hanno questo colore verde chiarissimo a chiazze. Sapete aiutarmi prima dche mi rivolga al consorzio? ecco tre fotografie, grazie per i consigli. Andrea [url=http://imageshack.com/a/img834/7909/8caf5.jpg]http://imageshack.com/a/img834/7909/8caf5.jpg[/url] [url=http://imageshack.com/a/img844/9149/u3qt.jpg]http://imageshack.com/a/img844/9149/u3qt.jpg[/url] [url=http://imageshack.com/a/img845/4208/6owhs.jpg]http://imageshack.com/a/img845/4208/6owhs.jpg[/url] Andrea

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