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Melone Cucumis melo L.

Melone - Plantgest.com
Descrizione della pianta
L'origine del Cucumis melo L. è incerta. Ci sono diverse teorie sul capostipite originale: il Cucumis pubescens individuato in India, il Cucumis arenarius dell'Africa centrale ed un melone selvatico detto 'fungo d'acqua' coltivato in Cina già nel 1000 a.C..
La storia del melone ha quindi radici profonde. Era conosciuto ai tempi degli Egizi e degli Ebrei, dei Greci e dei Romani soprattutto nei ceti sociali più elevati.
Sotto il profilo alimentare è un frutto scarso di valore energetico con basso contenuto di fibre. E' ricco di zuccheri, sali minerali e vitamine. Viene consigliata a chi soffre di dispepsie e disturbi enterici.

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E' pianta annuale, polimorfa, indeterminata, strisciante o rampicante, dotata di radici fibrose che si estendono in profondità fino a 50 cm e lateralmente fino a 150 cm. Il fusto è erbaceo e scabro per la presenza di peli. E' il prolungamento dell'ipocotile e si presenta angoloso e quadrato e può raggiungere i 5 metri di lunghezza caratterizzandosi per le numerose ramificazioni o branche che si sviluppano dai germogli posti all'ascella delle foglie e producono fiori femminili o ermafroditi.

Superiormente all'ascella si sviluppano i fiori grandi e con corolla gialla. In base al tipo di fiore le piante si dividono in: monoiche (le più diffuse in Europa), andromonoiche (le più diffuse in America), ginoiche ed ermafrodite. I fiori maschili sono numerosi e riuniti in infiorescenze. I fiori femminili ed ermafroditi sono isolati, più grandi dei maschili ed tendenzialmente in numero totale minore. L'impollinazione in pieno campo avviene esclusivamente grazie al bottinamento ripetuto degli insetti. Nelle serre, oltre ad arnie di api, possono essere inserite per avere produzioni precoci arnie di Bombus terrestris.
 
Una volta fecondato l'ovario del fiore si ingrossa diventando una bacca corticata, definita peponide, portata da un peduncolo. Il frutto è formato da una parte esterna detta epicarpo o buccia, dal mesocarpo che in parte costituisce la polpa e dall'endocarpo che è la polpa interna vera e propria. Dentro c'è la parte placentare in cui sono immersi i semi, evoluzione degli ovuli fecondati.

L'assenza o presenza di costolatura e retatura, più o meno accentuata, sull'epicarpo rappresenta un carattere di differenziazione varietale, così come la forma e la dimensione della cicatrice stilare formata dai residui fiorali (che si manifesta nella parte apicale del frutto opposta al picciolo).  
Le popolazioni coltivate in Italia sono:
  • Cantalupensis (la tipologia più conosciuta è la Charentais). I frutti sono di media dimensione (1,0-1,5 Kg), forma sferica o sub-sferica, epicarpo liscio o verrucoso, costolature più o meno evidenti, generalmente assenti di costolatura, di colore verde-grigio che vira al giallo a maturità, polpa color rosa arancione con particolare aroma;
  • Inodorus. Con frutti di peso elevato (1,5-4 kg), forma allungata, epicarpo giallo, superficie liscia o corrugata, solcature più o meno profonde che dividono la buccia in spicchi, retatura e screpolature limitate alla zona apicale. La polpa è bianca, gialla o verde e scarsamente profumata. A questo gruppo appartengono i così detti 'meloni d'inverno';
  • Reticulatus, detti anche retati o americani. I frutti sono di medie dimensioni (1,0-2,5 Kg), di forma ovale, con epicarpo con costolature che dividono la buccia in fette, fittamente retato, di colore verde-grigio, polpa variamente pigmentata dal verde al salmone, profumata;
  • Flexuosus, meglio conosciuti come 'meloni banana', sono poco diffusi nei nostri areali di produzione. Si caratterizzano per la forma allungata, l'epidermide liscia e la polpa bianco verdastra.
Preferisce terreni profondi e friabili dotati di buona ritenzione idrica. Esso però manifesta un elevato livello di adattabilità a tutti i tipi di granulometria: terreni sabbiosi della Sicilia e del Lazio e delle aree costiere italiane, quelli ricchi di scheletro del veronese, quelli torbosi del basso ferrarese, quelli pesanti ed argillosi del mantovano e del centro Italia.
Richiede elevati livelli di fertilità espressi come quantità di sostanza organica, macro-elementi, micro-elementi e meso-elementi. Si adatta bene anche a tutti i tipi di reazione del terreno anche se predilige condizione di neutralità (PH 6,8-7,2). 
Preferisce in genere valori elevati di temperatura, sopratutto in prossimità della maturazione. Il seme germina quando si superano i 15°C circa. Man mano che la temperatura cresce si accelera anche lo sviluppo, fino ad arrivare a 30°C dove inizia a rallentare fino a bloccarsi. Il risultato del rallentamento è l'appassimento o il dissecamento. Nel periodo che intercorre tra lo stadio di levata e la comparsa dei primi fiori le temperature non dovrebbero mai scendere sotto i 19°C. La soglia termica di sopravvivenza delle piante è di circa 6°C; quella massima che ne determina l'arresto è i 35°C circa.
E' molto sensibile agli stress idrici, determinati sia da carenza d'acqua che dall'eccesso. Le esigenze idriche risultano condizionate: dalla struttura del terreno, dai lavori preparatori del terreno, dall'andamento climatico, dagli apporti di sostanza organica, dalla messa in opera o meno della pacciamatura, dalla messa a dimora, dal tipo di allevamento. Gli stress idrici possono manifestarsi durante tutto il ciclo vegetativo.

Per la semina diretta il primo intervento coincide con la differenziazione della 3° foglia vera (circa 30-40 giorni dopo la semina). I turni poi variano da 3 a 5 giorni se si adotta l'irrigazione per aspersione o 15-20 giorni se si usa la microirrigazione. Se la coltura viene trapiantata il primo intervento irriguo viene fatto subito dopo la messa a dimora delle piantine e i turni irrigui si succedono ogni 6-7 giorni.

In caso di pieno campo l'irrigazione e i turni irrigui dipenderanno dall'andamento climatico. Il metodo ancora più diffuso è quello per aspersione con impianti fissi, semifissi, mobili (rotoloni), ala rotante (pivot) o autotraslanti (ranger). Nel caso di impianti altamente specializzati si può adottare la manichetta o la microirrigazione abbinata all'apporto di fertilizzanti liquidi e solidi.

Limitatamente agli orti familiari l'apporto idrico può essere effettuato a scorrimento, avvalendosi di solchi creati lungo le file.

Importante è il livello di salinità dell'acqua in quanto il melone non riesce a tollerare livelli superiori a 3,5 mS/cm.   
E' considerata una coltura sarchiata da rinnovo e per questo motivo dovrebbe essere inserito nella rotazione dopo frumento o dopo colture erbacee. E' consigliato evitarne il ristoppio con se stesso e con leguminose e solanacee.
Il melone è una pianta potassofila ed avida di calcio. La quantità d'apportare dipende da numerosi fattori: dotazione del terreno, struttura del terreno, data di messa a dimora delle piante o seme, tipologia di cultivar, sistema d'allevamento, densità d'investimento, durata del coclo produttivo.

Diamo alcune indicazioni di massima: il melone richiede un apporto medio di 60-100 Kg/ha di P2O5, 150-200 Kg/ha di K2O e 120-180 Kg/ha d’azoto. I concimi fosfatici e potassici devono essere dati al momento della preparazione del terreno, visto anche che devono essere interrati.

Quelli azotati vengono invece dati parte all’impianto e parte in copertura. Eccone un esempio: gli apporti iniziano nell'autunno precedente la raccolta quando, con l'inizio delle operazioni colturali, vengono interrate 50-60 t/ha di letame maturo. Per gli apporti azotati si preferisce il solfato ammonico 20/21 che verrà somministrato circa 5-10 giorni prima dell'impianto con dose di circa 40 unità/ha. Successivamente ne sarà integrato mediante fertirrigazione o manualmente un altro quantitativo pari a 100-120 unità/ha. I momenti di maggiore necessità nutrizionale sono l'allegagione dei primi frutti e la raccolta.
Due sono le possibilità: semina diretta o trapianto. Se la prima è da preferirsi per il pieno campo la seconda è indicata per la coltura protetta.

Se si parla di serra la densità d'impianto variano da 3.200 a 6.000 piante/ha per il nord Italia fino a 10.000 piante/ha per il sud Italia.
 
Nel caso di pieno campo si può parlare sia di semina diretta che di trapianto: 8.000-10.000 piante/ha per le semine e 12.000 piante/ha per il trapianto estivo.

A titolo indicativo diamo qualche numero sulle distanze d'impianto:
  • Per melone allevato in serra ed a terra la distanza tra le file può variare da 150 a 250 cm mentre quella tra le file va da 70 a 120 cm. Per l'allevamento in verticale la distanza tra le file è orientativamnete di 130 cm sulla fila e 40 cm tra le file (15-20 mila piante/ha); 
  • Mentre in pieno campo le file seminate distano 250 cm e le piante (2 per postarella) lungo la fila di 100 cm oppure 150 cm con piante singole lungo la fila a 70 cm.
L'epoca dei trapianti in pieno campo e sotto tunnel è sempre generalmente ritardata (circa 15 giorni) rispetto alle semine per evitare danni da freddo. Al nord i trapianti in serra vengono effettuati da febbraio a marzo e possono concludersi ad aprile, mentre al sud vengono anticipati di circa un mese. Generalmente invece al nord le semine vengono effettaute in pieno campo iniziano a metà aprile mentre sotto tunnel a partire dalla metà di marzo. Al sud procedono rispettivamente dall'inizio di marzo e dall'inizio di aprile, in base alle condizioni climatiche. 
Le raccolta sotto tunnel iniziano a fine giugno al nord e a metà giugno al sud per proseguire fino alla metà-fine di luglio.

Le produzioni in pieno campo iniziano alla metà di giugno e proseguono fino alla fine di agosto.

Si esegue manualmente ed è scalare, con 15-20 interventi a cadenza giornaliera. Presso le grandi aziende specializzate questa operazione viene supportata da macchine agevolatrici che riducono l'incidenza della manodopera.

E' un prodotto tipicamente estivo ed i melono quindi sul mercato iniziano a trovarsi con le produzioni siciliane di serra (fine aprile-inizio maggio) e termina con quelle di pieno campo del nord Italia (fine agosto-inizio settembre). 
Sotto il profilo alimentare è un frutto scarso di valore energetico (da 20 a 40 calorie per 100 grammi di parte edule) con basso contenuto in proteine e fibre. E' sufficientemente ricco di zuccheri, sali minerali e vitamine. E' dotato di notevole proprietà rinfrescante. E' ritenuto un coadiuvante dei processi digestivi e svolge una mitigata azione lassativa. Viene consigliata a chi soffre di dispepsie e disturbi enterici.
 
Composizione e valore energetico del melone (100 g di prodotto)
Parte edule 55-60%
Acqua 87-92%
Proteine 0,6-1,2 g
Lipidi 0,1-0,2 g
Glucosio e Fruttosio 3,0-5,0 g
Saccarosio 3,0-9,5 g
Fibra 0,6-0,9 g
Potassio 130-330 mg
Fosforo 7-57 mg
Sodio 12-20 mg
Vitamina A 500-4200 U.I.
Vitamina C 6-60 mg
 

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