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Miglioramento genetico, le New breeding techniques: una risorsa per il made in Italy

Il miglioramento genetico è alla base dell'agricoltura moderna. E le cosiddette New breeding techniques possono rendere più sostenibile e competitivo il nostro made in Italy

Miglioramento genetico, le New breeding techniques: una risorsa per il made in Italy - Plantgest news sulle varietà di piante

Le Nbt permettono un miglioramento genetico veloce e preciso, senza dare vita a ogm transgenici

Fonte immagine: Assosementi

Fin da quando l'uomo ha iniziato a coltivare le prime piante nella Mezzaluna Fertile diecimila anni fa ha sempre attuato un processo di miglioramento genetico. Le piante più robuste, che davano frutti più abbondanti, venivano selezionate per essere ripiantate. Nel corso dei secoli, attraverso la sua opera di selezione, l'uomo ha via via ottenuto piante lontane dalle progenitrici selvatiche, ma che conservano e concentrano quei tratti agronomici interessanti: la produttività e la resistenza ai patogeni e agli stress.

Secondo uno studio realizzato dall'Hffa Research (The economic, social and enviromental value of plant breeding in the European Union) il miglioramento genetico vegetale ricopre un ruolo di primo piano nel sistema produttivo agroalimentare moderno. A parlare sono i numeri. Negli ultimi 15 anni la produzione annua di patate del Vecchio Continente è aumentata di 10 milioni di tonnellate, facendo dell'Ue un soggetto esportatore anziché importatore. Un aumento dovuto per il 60%, dicono i ricercatori, all'innovazione varietale.

Il miglioramento genetico è responsabile poi dell'80% dell'aumento della produzione europea di frumento, cresciuta di oltre 22 milioni di tonnellate. Come anche dell'aumento della produzione di colza, aumentata di 3,3 milioni di tonnellate negli ultimi 15 anni.

L'approccio scientifico al miglioramento genetico ha portato ad una impressionante accelerata della qualità delle varietà oggi coltivate. E nuovi strumenti sono oggi a disposizione dei ricercatori di tutto il mondo: le cosiddette New Breeding Techniques (Nbt). "Sotto questo nome ricadono due classi di tecniche estremamente interessanti: la cisgenesi e il genome editing, di cui fa parte il sempre più famoso Crispr-Cas9", spiega Michele Morgante, professore ordinario di genetica all’Università di Udine.
"La cisgenesi è un intervento di ingegneria genetica simile a quello che porta alla produzione di piante transgeniche con la differenza che il gene che si trasferisce viene preso da una specie sessualmente compatibile. Quello che si ottiene è una pianta simile a quella che avrei ottenuto per incrocio".

Gli aspetti positivi della cisgenesi e in generale delle Nbt sono la velocità e la precisione con cui il gene viene trasferito da una pianta ad un'altra, cosa assolutamente non possibile con gli incroci tradizionali, che invece richiedono molti anni e portano ad un riarrangiamento del corredo genetico.

"Il genome editing ci permette di andare a modificare in maniera mirata singole parti del Dna. Abbiamo quindi la capacità di generare modifiche puntuali che sono identiche a quelle che si potrebbero generare spontaneamente in natura o attraverso la mutagenesi indotta da agenti chimici e fisici. Non essendoci trasferimento di materiale genetico le piante che si ottengono non sono transgeniche".

Un aspetto non di poco conto. Assosementi appoggia i nuovi metodi di miglioramento genetico in quanto ritiene che rappresentino strumenti eccezionali in grado di originare in maniera rapida ed efficace nuove varietà vegetali performanti, resistenti alle malattie, con migliori caratteristiche produttive e qualitative nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza dei prodotti. E altresì capaci di soddisfare le attese di agricoltori, trasformatori e consumatori.

D'altronde Expo 2015 ha posto sotto gli occhi di tutti la necessità di modificare l'attuale assetto produttivo per essere in grado di sfamare una popolazione mondiale in continua crescita, pur confrontandosi con i mutamenti climatici che hanno reso il lavoro degli agricoltori sempre più difficile.

"L'agricoltura italiana è forte di una grande varietà di produzioni ad alto valore aggiunto, come la vite, gli agrumi e l'olivo, per citarne alcuni. Queste sono specie che per diverse ragioni non sono migliorabili in maniera sostanziale con i metodi tradizionali e che invece trovano nelle Nbt uno strumento per diventare più sostenibili dal punto di vista ambientale, più produttive e di migliore qualità", spiega Morgante.

Ad esempio oggi la viticoltura assorbe la stragrande maggioranza dei prodotti antifungini consumati dagli agricoltori. Grazie alle New breeding techniques sarebbe possibile rendere resistenti a malattie come peronospora e oidio le varietà di vite che hanno reso famosi i nostri vini, dal Nebbiolo al Sangiovese fino alla Glera. Si salvaguarderebbe così il nostro made in Italy rendendolo al contempo più sostenibile e competitivo.

Un nodo cruciale per agevolare il progresso scientifico e creare fiducia lungo tutta la filiera è la definizione di un quadro normativo chiaro che faciliti i nuovi metodi di breeding. A livello europeo oggi è in discussione la possibilità di far ricadere o meno le varietà ottenuto attraverso le Nbt all'interno della legislazione sugli Ogm. Legislazione che per le aziende si traduce in un onere burocratico ingiustificato e in una spesa di decine di milioni di euro.

Un aspetto da non sottovalutare visto che le aziende sementiere nostrane, di piccole dimensioni, in un quadro normativo semplificato potrebbero sfruttare le Nbt per apportare un miglioramento genetico alle colture su cui si base il made in Italy. Si potrebbe così intervenire sulle caratteristiche agronomiche e qualitative delle piante al fine di diminuire l’uso di input chimici e nutrizionali e di conseguenza l’impatto ambientale dell’agricoltura. Oltre a migliorare l’efficienza produttiva e aumentare la sicurezza degli alimenti.

Autore: Tommaso Cinquemani

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