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Vivaismo frutticolo, in Italia la qualità cambia pelle

Dall'1 gennaio 2017 abbiamo recepito le nuove regole europee per produrre piante. Plantgest.com ha intervistato Marco Pancaldi, direttore del Cav-Centro attività vivaistiche di Tebano (RA) per fare il punto della situazione.

Vivaismo frutticolo, in Italia la qualità cambia pelle - Plantgest news sulle varietà di piante

Le piante prodotte in Italia hanno più controlli, più sicurezza e più qualità da spendere verso i produttori e verso i consumatori

Fonte immagine: © Agronotizie

Per avere una buona produzione agricola, sia in ambito ortofrutticolo che floricolo, non basta attuare adeguate scelte agronomiche e varietale ma è necessario usare 'buone' piante che siano certificate dal punto di vista genetico e sanitario. 

Ma come funziona nel settore vivaistico frutticolo? Con il decreto ministeriale del 6 dicembre 2016 l’Italia ha recepito le nuove direttive europee che regolano la produzione vivaistica. Il decreto, entrato in vigore a gennaio 2017, rivede le regole relative ai materiali di moltiplicazione delle piante da frutto, individuando: materiale di pre-base, materiale di base, materiale certificato e materiale Cac. La novità principale riguarda dunque l’attivazione di un sistema di certificazione comunitario (e non solo specifico per i singoli Paesi come avveniva prima) che si è andato ad affiancare alla Cac-Conformitas Agraria Communitatis, in vigore dal 1992. Questo livello di certificazione volontaria favorirà il reciproco riconoscimento dei materiali circolanti in Europa. Peraltro, materiale prodotto e certificato in Paesi europei con una vivaistica meno qualificata rispetto a quella italiana potrà essere importato con status 'certificato' nel nostro Paese, con forte rischio di appiattimento verso il basso delle produzioni vivaistiche nazionali. I generi e le specie coinvolte in questa normativa sono: agrumi e relativi portinnesti (Citrus L., Fortunella Swingle e Poncirus Raf.), pomacee e relativi portinnesti (melo, pero e cotogno), drupacee e relativi portinnesti (albicocco, ciliegio acido e dolce, mandorlo, pesco, susino europeo e susino cino-giapponese), castagno, fico, fragola, mirtilli, noce, nocciolo, olivo, pistacchio, ribes, rovo e lampone.


Il Decreto ministeriale del 6 dicembre 2016, n. 29047, recepisce le direttive di esecuzione 2014/96/UE, 2014/97/UE e 2014/98/UE della Commissione del 15 ottobre 2014 e presenta prescrizioni in materia di produzione, certificazione, etichettatura, chiusura, imballaggio ed ispezioni ufficiali dei materiali di moltiplicazione dei fruttiferi, nonché la registrazione dei fornitori e delle varietà di piante da frutto.
 
Piante in campo madre per la produzione di materiale certificato

Per produrre bene è necessario partire da materiale vivaistico certificato e di qualità
(Fonte foto: © Civi Italia - www.civi-italia.it)
 

Presente vs Futuro

In regime transitorio e fino al 31 dicembre 2022, restano tuttavia in vigore in Italia anche le norme relative alla certificazione volontaria nazionale in essere dal 2006 (certificazione Virus Esente). Si tratta di protocolli di produzione vivaistica molto stringenti che garantiscono una qualità di prodotto assolutamente maggiore rispetto alla certificazione europea. A livello istituzionale si sta quindi cercando di non disperdere il patrimonio di strutture e competenze in essere e a livello normativo si sta cercando di affiancare alla Cac e al certificato europeo un livello di qualificazione volontaria superiore, Made in Italy. Il Decreto dovrebbe uscire nel corso del 2019.

Per capire meglio l'importanza di questo aspetto la redazione di Plantgest.com ha intervistato Marco Pancaldi, direttore del Cav-Centro attività vivaistiche di Tebano (RA).

Quali sono oggi le regole in vigore in Italia e in Europa sul piano vivaistico frutticolo?
"L’Italia ha recepito la normativa europea sul Certificato europeo e sulla nuova Cac dal 1 gennaio 2017 - spiega Pancaldi -, attraverso il Decreto ministeriale del 6 dicembre 2016. Il sistema nazionale volontario di certificazione 'Virus esente' rimane tuttora in vigore, ma in modo transitorio, e verrà abrogato con la nuova certificazione volontaria nazionale che si chiamerà Sqi-Sistema qualità Italia (a brevissimo la pubblicazione del Decreto ministeriale di convalida).  
Entro il 14 dicembre di quest’anno il nuovo sistema europeo entrerà in vigore. Con esso, tra l'altro, viene ridisegnato il regime fitosanitario (ed il sistema dei controlli), le attività dei servizi pubblici, mentre le imprese professionali dovranno assumere nuovi ruoli anche in materia di controllo e tracciabilità dei vegetali immessi in commercio. Sempre dal 14 dicembre 2019 sarà inoltre istituito il blocco all’importazione in Europa, e quindi in Italia, di specie ad alto rischio fitosanitario prodotte in Paesi extra-Ue, tra queste rientrano a titolo di esempio anche il melo, le drupacee, il noce e il nocciolo"
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Il nuovo livello di certificazione delle piante da frutto
L'Italia con il nuovo regolamento avrà un sistema volontario chiamato Sqi-Sistema qualità Italia
(Fonte foto: © Mipaaft)




Cosa rappresentano per l’Italia queste regole?
"Il certificato europeo è, in linea generale, un livellamento verso il basso della propagazione vivaistica. L’Italia deve puntare su una certificazione volontaria superiore e d'elite, così come Francia e Olanda hanno già fatto. E questo nuovo Sqi-Sistema qualità Italia (che sostituirà il Virus esente), lo dimostra appieno. Il nuovo regime fitosanitario imporrà però una maggiore responsabilizzazione dei vivaisti nella gestione dei rischi fitosanitari. Oggi sono i Servizi fitosanitari regionali che controllano le aziende vivaistiche in modo capillare: in certi casi si arriva fino a 20 ispezioni all’anno.
Dal prossimo anno invece il Servizio fitosanitario eseguirà delle verifiche di processo, lasciando i controlli capillari in gestione direttamente al vivaista che di fatto, su base volontaria, dovà dotarsi di un proprio ‘piano di gestione dei rischi fitosanitari’ approvato dal Servizio fitosanitario regionale. I tempi sono stretti, difficile pensare di rispettarli: per cui ci aspettiamo un periodo legislativo di transizione di 2-3 anni. Un tema importante riguarda inoltre il blocco alle importazioni di specie ad alto rischio fitosanitario: produrre in paesi extra-Ue ed importare in Italia il prodotto sarà più complicato. Alcuni vivaisti italiani che avevano avviato attività produttive fuori dall’Ue incontreranno difficoltà ad importare queste produzioni in Italia/Europa"
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Il nuovo sistema volontario per certificare le piante da frutto si chiamerà Sistema qualità italia

Il vecchio Virus esente sarà il Sistema qualità Italia, top per qualità vivaistica al mondo
(Fonte foto: © Bruno Caio Faraglia del Mipaaft) 



Quali sono le prospettive future per il comparto?
"Tante nuove regole rischiano di penalizzare soprattutto le aziende vivaistiche di medie e piccole dimensioni, che si troveranno a dovere gestire tutte queste nuove incombenze. Il comparto vivaistico continua a crescere grazie all’export di un prodotto di qualità elevatissima, a tutti gli effetti si parla di made in Italy. Le nostre piante sono molto apprezzate sia in Italia che all’estero. Abbiamo visto recentemente che basta poco per mettere in crisi un settore la cui crescita è così legata all’export: Xylella docet".


Di cosa ha bisogno oggi il comparto?
"In questi momenti di grandi cambiamenti - conclude Pancaldi -, sarà sempre più importante muoversi insieme e non individualmente. L’associazionismo giocherà un ruolo fondamentale sia a livello regionale (ad esempio il Cav di Tebano) ma ancora di più a livello nazionale (ad esempio il Civi-Italia)".

Autore: Lorenzo Cricca

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