Rtq, la qualità orticola che piace alla Gdo

Il progetto di filiera dedicato al settore orticolo, Road to quality, ha attirato l'attenzione della grande distribuzione

Rtq, la qualità orticola che piace alla Gdo - Plantgest news sulle varietà di piante

Road to quality coinvolge tutte le specie ortive

Fonte immagine: © JuanCi Studio - Adobe Stock

Ormai da alcuni anni il tema della valorizzazione delle filiere agroalimentari italiane è al centro del dibattito pubblico e sembra essere la strada privilegiata per remunerare in maniera corretta i soggetti coinvolti e offrire prodotti di qualità al consumatore. Nella maggior parte dei casi questi processi si sono concretizzati con accordi di filiera promossi dalle grandi industrie di trasformazione che hanno coinvolto i vari attori della filiera: dalle ditte sementiere a quelle produttrici di mezzi tecnici, fino ad agricoltori e centri di ricerca.

A nascere 'dal basso' è invece Road to quality, un progetto promosso dalle ditte sementiere e vivaistiche, coordinato da Assosementi, che mira a fornire ad agricoltori e grande distribuzione prodotti orticoli certificati fin dall'origine, dal seme appunto. I soggetti coinvolti hanno unito gli sforzi per definire un disciplinare tecnico di produzione capace di fornire garanzie sull'origine, sulla qualità dei materiali di riproduzione impiegati (sementi e piantine) e la tracciabilità all'interno del processo produttivo.
La filiera di Road to quality

"E' un progetto che nasce alcuni anni fa dalla volontà di alcune ditte sementiere e vivaistiche di garantire un processo trasparente e tracciato delle operazioni che stanno prima della coltivazione della coltura orticola da parte dell'agricoltore", spiega ad AgroNotizie Rodolfo Zaniboni, project manager di Road to quality. "Rtq garantisce ad esempio l'eticità della produzione e l'origine della varietà richiesta dalla Gdo o da un trasformatore, perché tutte le fasi produttive sono controllate e tracciate".
La filiera di Road to quality

Perché un progetto di filiera in ambito orticolo abbia successo è necessario però che anche la grande distribuzione aderisca e sia attivamente coinvolta. E così il 7 maggio scorso si è tenuto un incontro proprio con i rappresentanti delle maggiori sigle della Gdo. "L'interesse verso il progetto è stato elevato. Oggi un responsabile acquisti può decidere se rifornirsi di un prodotto anonimo oppure acquistare un prodotto originale e tracciato".

Ogni passaggio produttivo viene infatti registrato all'interno di un gestionale accessibile poi all'acquirente finale che permette di risalire all'origine di ogni singolo lotto in termini di sementi utilizzate, vivaista coinvolto, coltivazione in campo e così via.

"L'albero della tracciabilità è una garanzia per gli operatori della distribuzione dell'origine di un prodotto, ma è anche un valore aggiunto comunicabile al consumatore finale", continua Zaniboni. "Siamo anche in grado di fornire un Qrcode, applicabile al prodotto, attraverso il quale il consumatore può accedere al nostro database e visionare i dati di tracciabilità, magari arricchiti con informazioni nutrizionali, ricette, foto e storia del produttore e così via".
La filiera

Nelle prossime settimane si potrebbero dunque concretizzare degli accordi di filiera nell'ambito del Road to quality che porteranno sulle tavole dei consumatori prodotti orticoli, dai pomodori ai meloni, passando per finocchi e zucchine, con una origine sicura e tracciata.

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