Mandorlo a parete, come coltivarlo nel Nord Italia
Varietà, sesto d'impianto, potatura, difesa e raccolta meccanizzata: come realizzare e gestire un mandorleto superintensivo. Questo sistema punta su alta densità e meccanizzazione, trovando spazio anche nel Nord Italia, come mostra l'esperienza in campo a Imola
Mandorle appena raccolte in pieno campo (Foto di archivio)
Fonte immagine: AgroNotizie®
Il mandorlo (Prunus dulcis) come l'olivo prospera in ambienti mediterranei caratterizzati da inverni miti ed estati calde e secche. Non a caso, infatti, questa specie in Italia viene coltivata in Sicilia, Puglia e Sardegna; mentre in Europa il produttore principale è la Spagna e fuori dall'Europa è la California.
In Spagna e California per la maggiore si adottano sistemi ad alta densità e anche nel nostro areale questa tipologia di gestione si sta espandendo grazie ad impianti specializzati, specifici portinnesti e cultivar e nuove tecniche di gestione.
Questo modello sta prendendo piede nel Sud Italia, ma non solo. Il mandorlo può essere una alternativa anche nel Nord Italia nonostante si possa pensare che sia un'areale poco vocato
Un esempio pratico è il mandorleto super intensivo a parete che abbiamo visitato di persona a Imola (Bo), quasi del tutto meccanizzabile. La visita è stata organizzata il 1° settembre 2026 dal Consorzio Italiano Mandorlo Moderno (Cimm) durante l'evento "Mandorlo experience" con l'obiettivo di fornire a tecnici e agricoltori interessati un'esperienza professionale e formativa su come realizzare e gestire un mandorleto moderno.
Il Consorzio, nato nel 2024, riunisce tre realtà principali che sono Romagna Impianti, Fruit Consulting e Agromillora con l'intento di valorizzare il prodotto locale, quindi una mandorla di Romagna, a livello nazionale ed estero.
In totale il Cimm gestisce circa 30 ettari sperimentali con piante di diverse età (3-6 anni) e con aziende dislocate a Imola, Ferrara, Cuneo e Mantova.
Mandorlo a parete: varietà e scelta degli astoni
La scelta della pianta è un elemento essenziale che determina la produttività dell'impianto, la qualità e la commercializzazione della frutta in guscio.
Sul mercato sono disponibili diverse varietà autofertili che si adattano alla gestione a parete (o siepe), perché hanno una vigoria medio bassa e una buona ramificazione della chioma. In pratica, è un modello super intensivo come quello che viene utilizzato in Spagna.
Nell'impianto di Imola si coltivano Avijor, su cui il Consorzio sta puntando molto, Penta, Vialfas e Makako tutte innestate su un portainnesto della gamma RootPac® per mantenere il vigore contenuto e le piante basse.

Mandorle a confronto
(Fonte: AgroNotizie®)
La diversificazione varietale in campo consente di distribuire la raccolta e presidiare diverse filiere commerciali. Di seguito sono riportati alcuni dei caratteri principali degli alberi.
Per iniziare c'è Avijor, albero di medio vigore con periodo di fioritura tardivo (inizio-metà marzo), alta produttività (50-60 quintali ad ettaro) e raccolta nella quarta settimana di settembre. La mandorla è medio-grossa.
Poi Vialfas, albero di medio vigore con fioritura extra tardiva (metà/fine febbraio-inizio aprile), produttività molto alta e raccolta la terza settimana di settembre. Mandorla medio-grossa come Avijor.
Segue Makako, albero di medio vigore con periodo di fioritura extra tardivo (metà-fine marzo), alta produttività e raccolta nella prima settimana di settembre. La mandorla è più piccola di Avijor e Viafals.
Infine, Penta, albero di medio vigore con fioritura extra tardiva (tra fine marzo e inizio aprile), alta produttività e raccolta nella seconda settimana di settembre. La mandorla prodotta è più piccola rispetto a Makako: il peso è di circa 0,85-0,90 grammi ed è adatta per l'industria dolciaria (produzione di confetti).

Varietà Penta
(Fonte: AgroNotizie®)
Un altro aspetto da considerare riguarda la scelta tra astoni a radice nuda e astoni in vaso.
In questo caso il Cimm ha optato per astoni a radice nuda, caratterizzati da un apparato radicale molto sviluppato e da una maggiore struttura della pianta. Questo materiale consente una rapida crescita dopo il trapianto, un buon attecchimento e un'entrata in produzione anticipata. La principale limitazione riguarda la finestra di piantumazione, circoscritta al periodo invernale.
Gli astoni in vaso presentano invece dimensioni più contenute, che ne facilitano la gestione durante le operazioni di impianto. Il principale vantaggio è la maggiore flessibilità del periodo di piantumazione, che può estendersi a tutto l'anno.
Come preparare l'impianto
Le lavorazioni del terreno sono fondamentali nella fase di pre trapianto. In base alla tessitura del suolo, è bene che l'agricoltore realizzi una baulatura sulla quale verranno poi messe a dimora le giovani piante. Il mandorlo, infatti, è suscettibile al ristagno idrico ed è quindi necessario prestare attenzione al corretto sgrondo delle acque.
È consigliato predisporre una struttura di sostegno sia per le piante nei primi anni dopo la piantumazione sia per l'impianto di irrigazione, possibilmente di fertirrigazione.
Si può predisporre in campo anche della sensoristica che può aiutare a gestire al meglio l'impianto e gli input/output agronomici.
Contro gli stress ambientali, in particolare le gelate tardive, sull'impianto si può predisporre sopra chioma un sistema di irrigazione antibrina oppure dei ventoloni.
È consigliato inoltre inserire nel campo arnie con insetti impollinatori come api e bombi per favorire l'impollinazione.
Mandorlo intensivo: forma, sesto e potatura
L'impianto a parete viene realizzato favorendo la presenza di rami poco vigorosi, quindi sottili, corti e con tendenza orizzontale, in modo da ottenere un elevato numero di rami misti, brindilli e mazzetti di maggio, sui quali si svilupperà un'elevata densità di fiori e frutti.
Le dimensioni finali della parete dovrebbero essere, in genere, di circa 2,5 metri di altezza e 0,80 metri di larghezza. Per ottenere queste dimensioni è importante evitare la formazione di zone d'ombra, così da garantire ai rami un'adeguata illuminazione e consentire lo svolgimento della fotosintesi, favorendo una corretta induzione fiorale.

Il mandorlo super intensivo ha un sesto d'impianto con distanze ridotte
(Fonte: AgroNotizie®)
Nel mandorleto a parete, rispetto a un impianto tradizionale, il sesto d'impianto prevede distanze più ridotte, soprattutto sulla fila, e quindi una maggiore densità di piante per ettaro. Nell'impianto imolese il sesto d'impianto è di circa 3,3 metri x 1 metro o 2 metri x 3 metri. Per esempio, per Avijor il sesto ideale è di 3,3-4 metri x 1,5 metri.
La forma ideale della siepe è quella a piramide: la base dell'albero dovrebbe essere di 80-90 centimetri per poi restringersi man mano che si arriva al germoglio apicale.
Secondo i tecnici, il mandorlo è una specie relativamente più semplice da gestire rispetto ad altre drupacee o alle pomacee. Come molte altre specie frutticole, però, necessita di una corretta potatura di formazione, eseguita durante il periodo giovanile per definire la struttura dell'albero, e di una potatura di mantenimento, effettuata durante la fase produttiva della pianta.
Anche la tempestività degli interventi è importante, soprattutto per la cimatura, che consiste nell'accorciare la parte apicale dell'albero con lo scopo di favorire l'irrobustimento della pianta, bilanciare lo sviluppo della chioma e stimolare la fruttificazione. Per ottenere buoni risultati la cimatura va applicata due volte l'anno.
In genere, un mandorleto di questo tipo mantiene una buona produttività fino a 15 anni, mentre la durata dell'impianto può raggiungere i 20 anni.
Patogeni principali
Le malattie fungine da monitorare sono la Monilinia, da trattare con un paio di interventi all'anno durante la fioritura, l'antracnosi (Colletotrichum acutatum) e la maculatura fogliare rossa conosciuta anche come 'red leaf blotch' (Polystigma amygdalinum). Queste ultime due colpiscono in modo più o meno pressante a seconda dell'areale.
L'albero può essere attaccato da batteriosi e la pressione varia in base all'area di coltivazione. A Imola non si sono osservate piante colpite dai batteri fitopatogeni, mentre nella zona di Ferrara è necessario prestare più attenzione.
Il fitofago principale è la cimice asiatica che diventa particolarmente problematico in maggio e giugno. Per contenerlo si possono usare trappole massali con ferormoni per catturare gli adulti.
In genere, sul mandorlo si applicano 10-12 trattamenti all'anno e i prodotti registrati per questa coltura non sono molti.
Un mandorleto quasi tutto meccanizzabile
Il mandorleto a parete, rispetto ad uno tradizionale, può essere completamente meccanizzato per svolgere sia la potatura sia la raccolta.
Per la potatura viene usata una cimatrice a dischi in cui si può decidere l'inclinazione e il numero di dischi da utilizzare, una macchina perciò molto versatile.
L'unica fase in cui si esegue una potatura manuale è durante il primo anno, quando gli alberi sono ancora giovani, con l'obiettivo di favorire una corretta ramificazione. Il consiglio è di cimare le piante a 60 centimetri e, successivamente, effettuare una nuova cimatura a 40 centimetri, procedendo allo stesso modo per evitare lo sviluppo di branche troppo spesse.

Cimatura del mandorlo
(Fonte: AgroNotizie®)
Invece, per la raccolta viene usata una scavallatrice usata normalmente per la vite o per l'olivo in intensivo. La macchina passa sopra i filari, scuote i rami e raccoglie le mandorle per poi rovesciarle nei cassoni che verranno stoccati in magazzino per la pulitura.
Secondo i dati forniti dai tecnici, nel caso dell'impianto imolese il costo della raccolta con macchina scavallatrice è di circa 500-600 euro per ettaro, mentre quello della cimatura è di circa 150 euro per ettaro.

Raccolta delle mandorle
(Fonte: AgroNotizie®)
L'innovazione della gestione a siepe è proprio quella di raccogliere i frutti direttamente dall'albero e non aspettare che cadano a terra. L'uso della macchina ottimizza le tempistiche di lavoro, un aspetto da non sottovalutare visti gli effetti della crisi climatica sulle frutticole. Quest'anno, infatti, l'eccessivo caldo estivo ha costretto i tecnici ad anticipare di 10-15 giorni la raccolta che ha dovuto essere perciò tempestiva.
Oltre a questo, la meccanizzazione risponde alla mancanza di manodopera specializzata, consente di gestire più ettari di terreno e migliora la qualità della frutta in guscio che non cadendo a terra non necessita di essere pastorizzata, mantenendo così tutte le proprietà organolettiche.
Quest'anno la produzione prevista a livello del Consorzio è di circa 500 quintali di mandorle in guscio.
Una volta raccolte vengono separate dal mallo e fatte essiccare. L'essiccazione consente di abbassare l'umidità del frutto che deve passare dal 12-13% al 6,0-6,5%.
Dopodiché può essere commercializzata fresca oppure lavorata.

(Fonte: AgroNotizie®)
Autore: Chiara Gallo