Agrivoltaico in vigneto, l'ombra è sempre un vantaggio?

I pannelli fotovoltaici possono ridurre lo stress termico e idrico della vite e, in alcuni casi, aumentare anche la produzione. Ma l'esperienza su Corvina in Veneto e quella su Primitivo in Puglia raccontano due storie differenti: "Non esiste una soluzione valida ovunque, bisogna progettare l'impianto partendo dal vigneto e dal clima"

Agrivoltaico in vigneto, l'ombra è sempre un vantaggio? - Plantgest news sulle varietà di piante

Un grappolo d'uva cresciuto all'ombra di un pannello solare

Fonte immagine: Giuseppe Ferrara, professore dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Il cambiamento climatico sta mettendo sotto pressione la viticoltura italiana. Temperature elevate, ondate di calore e periodi siccitosi sempre più frequenti possono alterare la fisiologia della vite, anticipare la maturazione e, nei casi più estremi, compromettere quantità e qualità delle uve.

 

In questo scenario l'agrivoltaico, cioè la convivenza sulla stessa superficie tra coltivazione e produzione di energia fotovoltaica, viene guardato con crescente interesse. I pannelli posti sopra le viti producono infatti ombra e modificano temperatura, umidità e disponibilità idrica del terreno. Condizioni che, almeno sulla carta, possono aiutare la pianta a superare i momenti di maggiore stress.

 

Ma l'ombra non è sempre un vantaggio. Ridurre la radiazione significa infatti anche togliere alla vite parte dell'energia necessaria alla fotosintesi e alla maturazione delle uve. A dimostrarlo sono due esperienze condotte dal gruppo di ricerca dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro coordinato dal professore Giuseppe Ferrara: una su Corvina in Veneto, in collaborazione con il professore Maurizio Boselli dell'Università degli Studi di Verona, e l'altra su Primitivo in Puglia. Due vigneti, due condizioni climatiche differenti e risultati che aiutano a capire perché parlare genericamente di "fotovoltaico in vigneto" possa essere fuorviante.

 

Sotto i pannelli meno caldo e più acqua

Uno degli effetti più costanti dell'agrivoltaico riguarda il microclima. Nella sperimentazione condotta tra il 2017 e il 2019 su Corvina in Veneto, i pannelli hanno ridotto di circa 1-2°C le temperature massime dell'aria e del terreno. Le viti ombreggiate hanno inoltre mostrato condizioni idriche migliori, con un potenziale idrico del fusto meno negativo rispetto alle piante coltivate in pieno sole.

 

Un comportamento simile è stato osservato anche in Puglia, nel vigneto di Primitivo coltivato in asciutta a Laterza, dove il fotovoltaico ha aumentato la disponibilità di acqua nel terreno e moderato le temperature. Nel lavoro pubblicato su Scientia Horticulturae, l'umidità mediana del suolo era pari a circa il 5,5% in pieno sole, mentre nella zona maggiormente ombreggiata arrivava fino al 16%. La temperatura media dell'aria sotto i pannelli risultava inoltre inferiore di circa 1°C.

 

"Il primo effetto che osserviamo è una modifica del microclima", ci spiega Ferrara. "Il pannello intercetta una parte della radiazione, limita il riscaldamento e riduce le perdite di acqua dal sistema suolo-pianta. In un ambiente caldo e siccitoso questo può rappresentare un vantaggio importante".

 

La vite soffre meno nelle ore più calde

L'effetto dell'ombra emerge chiaramente anche osservando la fisiologia della pianta. Nel vigneto veneto, al mattino le viti in pieno sole presentavano un'attività fotosintetica superiore rispetto a quelle sotto i pannelli. Intorno a mezzogiorno, però, la situazione si ribaltava: le piante esposte direttamente alla radiazione riducevano fortemente fotosintesi e traspirazione, mentre quelle ombreggiate riuscivano a mantenere un'attività maggiore.

 

Il motivo è intuitivo. Quando luce e temperatura diventano eccessive, la vite tende a chiudere gli stomi per limitare le perdite d'acqua, riducendo contemporaneamente l'ingresso di CO2 e quindi la fotosintesi. L'ombra può dunque avere un ruolo protettivo proprio nelle ore più critiche della giornata.

 

Con una camera ad infrarossi è stato possibile determinare la temperature di una vite in pieno sole (A) e ombreggiata dal pannello (b)

Con una camera ad infrarossi è stato possibile determinare la temperature di una vite in pieno sole (A) e ombreggiata dal pannello (b)

(Fonte foto: Giuseppe Ferrara, Maurizio Boselli, Marino Palasciano, Andrea Mazzeo. Effect of shading determined by photovoltaic panels installed above the vines on the performance of cv. Corvina (Vitis vinifera L.), Scientia Horticulturae, 2023)

 

Troppa ombra, però, si paga. Se da un lato i pannelli proteggono la vite, dall'altro riducono la quantità di luce disponibile. Ed è qui che emergono le principali criticità. In Veneto la produzione delle viti sotto fotovoltaico è risultata inferiore al pieno sole in due delle tre annate considerate. Nel 2018, ad esempio, si è passati da 4,46 chili per vite nel controllo a 3,83 chili sotto i pannelli, mentre nel 2019 da 5,66 a 4,85 chili. Anche il peso dei grappoli risultava generalmente inferiore.

 

L'ombreggiamento ha inoltre rallentato la maturazione. Le uve sotto pannello presentavano meno zuccheri e una maggiore acidità, ma soprattutto una riduzione di polifenoli e antociani, un aspetto non secondario per una varietà a bacca rossa come la Corvina.

 

"L'ombra protegge la pianta, ma bisogna ricordare che la vite vive di luce", sottolinea Ferrara. "Se ne togliamo troppa, possiamo avere effetti negativi sulla produzione e sulla composizione dell'uva. L'obiettivo deve essere trovare un equilibrio".

 

In Puglia il risultato si ribalta

Ed è proprio il confronto con il vigneto pugliese a mostrare quanto contino le condizioni ambientali. Nel Primitivo coltivato a Laterza presso l'Azienda Vigna Agrivoltaica di Comunità, in un ambiente semi-arido e senza irrigazione, le viti sotto agrivoltaico hanno prodotto più di quelle in pieno sole.

 

Nel 2023 la resa del vigneto sotto pannello è risultata circa il 277% superiore rispetto al controllo. Lo studio ha inoltre rilevato una maggiore fertilità delle gemme nelle porzioni ombreggiate, suggerendo che il migliore stato della pianta possa avere effetti positivi anche sulla produzione dell'anno successivo.

 

Un successivo studio biennale sullo stesso sistema ha confermato la tendenza: nel 2022 la resa è passata da 1,16 chili per vite in pieno sole a 2,12 chili sotto agrivoltaico, mentre nel 2023 da 1 a 1,67 chili. "In quelle condizioni, lo stress dovuto a caldo e scarsità d'acqua era talmente importante da rendere il beneficio dell'ombreggiamento superiore alla riduzione della radiazione", sottolinea Ferrara.

 

Anche sulla qualità serve trovare un compromesso

Il caso pugliese mostra però che non tutta l'ombra è uguale. I ricercatori hanno infatti distinto tra una zona a bassa ombreggiatura, dove arrivava quasi tutta la radiazione disponibile, e una ad alta ombreggiatura, direttamente sotto i pannelli.

 

La condizione intermedia si è rivelata la più equilibrata. Nel 2022 le uve in pieno sole raggiungevano 26,3 gradi Brix, quelle con bassa ombra 22,1 e quelle fortemente ombreggiate appena 19,1. Anche gli antociani erano massimi nella condizione di bassa ombra e minimi sotto forte copertura.

 

Questo significa che un'ombra moderata è probabilmente la soluzione migliore. Un sistema che produce un'ombra eccessiva può infatti rallentare troppo la maturazione e compromettere alcune componenti qualitative dell'uva.

 

Le viti erano sottoposte a diverse tipologie di ombreggiamento: Totale, a sinistra, e parziale, a destra

Le viti erano sottoposte a diverse tipologie di ombreggiamento: Totale, a sinistra, e parziale, a destra

(Fonte foto: Andrea Magarelli, Andrea Mazzeo, Salem Alhajj Ali, Giuseppe Ferrara. Shading enhanced microclimate variability, photomorphogenesis and yield components in a grapevine agrivoltaic system in semi-arid Mediterranean conditions in Puglia region, southeastern Italy. Scientia Horticulturae, Volume 350, 2025)

 

"D'altra parte, in areali molto caldi una maturazione più lenta e un contenuto zuccherino leggermente inferiore potrebbero non rappresentare necessariamente un problema, soprattutto alla luce della tendenza verso vini con gradazioni alcoliche più basse", sottolinea Ferrara. Inoltre in alcuni areali, come la Franciacorta, questa soluzione potrebbe preservare la "freschezza" degli spumanti.

 

Non solo uva: c'è anche l'energia

L'altro elemento da mettere sul piatto è naturalmente la produzione elettrica. Nel vigneto pugliese il sistema ha prodotto circa 53 kWh per metro quadrato all'anno, equivalenti a circa 950 kWh/kWp, mantenendo oltre il 90% della produzione di un impianto fotovoltaico tradizionale a terra. Il Land Equivalent Ratio, cioè l'indicatore che misura l'efficienza complessiva nell'uso del terreno sommando produzione agricola ed energetica, ha raggiunto un valore di 3,54.

 

Il vantaggio dell'agrivoltaico va quindi valutato non soltanto sulla quantità e qualità di uva prodotta, ma sull'insieme delle produzioni ottenute dallo stesso ettaro e sulla capacità dell'impianto di rendere il vigneto più resiliente.

 

Agrivoltaico in vigneto, non esiste una ricetta valida per tutti

Le esperienze del Veneto e della Puglia raccontano dunque due facce della stessa tecnologia. Al Nord, in condizioni meno limitanti dal punto di vista termico e idrico, anche se le condizioni climatiche stanno cambiando, come visto in quest'annata, l'ombra può diventare un freno: meno luce significa meno zuccheri, meno antociani e, in alcune annate, minore produzione. Al Sud, in un ambiente caldo e asciutto come quello pugliese, invece, la protezione offerta dai pannelli può ridurre lo stress della vite al punto da determinare anche un aumento della resa.

 

L'impianto agrivoltaico di Laterza, in Puglia

L'impianto agrivoltaico di Laterza, in Puglia

(Fonte foto: Magarelli, A.; Mazzeo, A.; Ferrara, G. Exploring the Grape Agrivoltaic System: Climate Modulation and Vine Benefits in the Puglia Region, Southeastern Italy. Horticulturae 2025, 11, 160)

 

Ma persino all'interno dello stesso vigneto pugliese emerge come una forte ombreggiatura possa essere penalizzante rispetto a una copertura più moderata. "Il punto non è stabilire se l'agrivoltaico faccia bene o male alla vite", conclude Giuseppe Ferrara. "Bisogna capire quale sistema utilizzare, dove e con quale intensità di ombreggiamento. Un impianto pensato per la Puglia non può essere semplicemente replicato in Veneto, e viceversa. E anche nello stesso vigneto la risposta può cambiare da un'annata fresca e piovosa a una calda e siccitosa".

 

In sintesi, non esiste un sistema fotovoltaico adatto a tutti i vigneti. La progettazione deve partire dal vitigno, dalla forma di allevamento, dalla disponibilità idrica e dagli obiettivi produttivi, ma anche dalla posizione geografica, dal clima locale e dall'andamento dell'annata mediante un lavoro sinergico di diverse professionalità.

Leggi anche Agrivoltaico, l'innovazione entra in vigneto. Guarda il video

Autore: Tommaso Cinquemani

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