Pera Conference, la frutticoltura belga cambia insieme al clima
Nel 2025 il Belgio ha esportato oltre 295mila tonnellate di pere. Dietro questi numeri una filiera che tra cambiamento climatico, nuove varietà, ricerca e innovazione lavora per adattare la coltivazione della Conference alle nuove sfide
In passato la varietà Conference si raccoglieva sempre a settembre. Negli ultimi anni gran parte della raccolta è anticipata di 2-3 settimane e si comincia ad agosto
Fonte immagine: Vlam - Vlaams Centrum voor Agro- en Visserijmarketing
È la pera più esportata al mondo e in Belgio rappresenta uno dei prodotti simbolo della frutticoltura. Si tratta della pera Conference, una varietà che ha un secolo di storia ma che continua ad essere al centro della ricerca e dell'innovazione, dalla gestione del frutteto fino alla conservazione post raccolta.
Il Belgio è oggi il secondo esportatore di pere in Europa e il quinto a livello mondiale, e proprio qui siamo andati per capire come funziona l'intera filiera.
Siamo stati invitati da Vlam (Vlaams Centrum voor Agro- en Visserijmarketing), l'organizzazione fiamminga responsabile della promozione dei prodotti agricoli, alimentari e ittici delle Fiandre. Con la campagna "Pera Conference - Una scelta davvero buona", promossa da Vlam e cofinanziata dall'Unione Europea, l'obiettivo era conoscere da vicino la pera Conference: come viene coltivata, quali ricerche ci sono dietro alla sua produzione, come viene conservata e come riesce ad arrivare sui mercati di tutto il mondo.
Durante il press tour abbiamo visitato il centro di ricerca e sperimentazione per la frutticoltura Pcfruit, l'azienda agricola Devos-Wouters e la cooperativa di produttori ortofrutticoli del Belgio BelOrta, incontrando ricercatori, tecnici, produttori e operatori del settore.

I partecipanti al press tour in Belgio promosso da Vlam
(Fonte: Vlam)
L'export della pera Conference
In Belgio, nel 2025, il valore della produzione di frutta e verdura ha raggiunto circa 1,7 miliardi di euro, pari al 14% del valore complessivo della produzione agricola nazionale e al 35% di quello della produzione vegetale. La sola frutta vale 641,9 milioni di euro.
Nello stesso anno in Belgio erano destinati alla produzione di frutta circa 18.354 ettari, principalmente investiti a pere e mele. Le pere da sole occupavano 10.834 ettari, con una produzione di 392.519 tonnellate e 889 aziende coinvolte nella coltivazione.
Questi numeri aiutano anche a capire la posizione che il Belgio occupa sui mercati internazionali. Il Paese è infatti il secondo esportatore di pere all'interno dell'Unione Europea e il quinto a livello mondiale.

(Fonte: Fresh Trade Belgium)
Nel 2025 dal Belgio sono state esportate complessivamente 295.312 tonnellate di pere, per un valore di circa 331 milioni di euro. Tra i principali Paesi di destinazione per volume troviamo Paesi Bassi, Estonia, Germania, Spagna, Regno Unito, Francia, Italia e Polonia.
L'Italia rappresenta un mercato interessante per la filiera belga: nel 2025 sono arrivate dal Belgio nel nostro Paese 23.426 tonnellate di pere, per un valore di 23,8 milioni di euro.
Ma produrre quasi 400mila tonnellate di pere significa anche doverle selezionare, conservare, commercializzare e distribuire. Un anello importante della filiera in questo caso è la cooperativa BelOrta che riunisce circa mille produttori, raggiunge un turnover dei prodotti di 665 milioni di euro e commercializza ogni anno circa 770 milioni di unità. L'offerta comprende più di 200 prodotti e raggiunge oltre 75 Paesi nel mondo.
Tra questi troviamo più di 30 tipologie di frutta, oltre 20 erbe aromatiche e più di 150 ortaggi. Pomodoro, cetriolo e peperone sono tra le principali produzioni orticole mentre, per quanto riguarda la frutta, oggi è la pera a rappresentare il prodotto principale, seguita da fragole, mele e ciliegie.
Per le sole pere si parla di circa 139mila tonnellate commercializzate, contro le 65.410 tonnellate di mele. E anche all'interno di BelOrta si fa sentire il peso della Conference: l'89% delle pere commercializzate appartiene a questa varietà.
Secondo i dati presentati durante la visita attraverso BelOrta passa il 96% delle pere prodotte in Belgio. La gestione non si ferma infatti al momento in cui la frutta arriva dal campo: conservazione, controllo della qualità e logistica sono fondamentali soprattutto per un prodotto come la Conference che, grazie alla lunga conservabilità, può essere commercializzato per molti mesi dopo la raccolta.

Insacchettamento della pera Conference presso BelOrta
(Fonte: AgroNotizie®)
Accanto alla commercializzazione, BelOrta porta avanti attività di ricerca e sviluppo che riguardano diversi passaggi della filiera: dalla valutazione di nuove varietà, anche in funzione del sapore e delle richieste del mercato, al miglioramento delle tecniche colturali, fino allo sviluppo di nuovi packaging, all'ottimizzazione dei processi logistici e all'automazione.
Un altro filone riguarda la sostenibilità. BelOrta lavora sulla gestione dell'energia e dell'acqua, sulle emissioni di CO2, sul packaging e sulla riduzione degli sprechi alimentari. Non tutta la frutta che non risponde ai requisiti del mercato fresco viene infatti scartata. Grazie ai rapporti con l'industria di trasformazione, mele, pere e altri prodotti possono trovare una seconda destinazione ed essere utilizzati, per esempio, per la produzione di succhi o conserve.

Lavaggio delle mele presso BelOrta
(Fonte: AgroNotizie®)
La coltivazione della pera Conference
Durante il press tour abbiamo visitato l'azienda agricola Devos-Wouters. Anche qui la Conference ha un ruolo centrale, ma affidarsi quasi esclusivamente ad una sola varietà comincia ad essere considerato un rischio.
"Testiamo continuamente nuove varietà, perché crediamo di non poter dipendere da una sola tipologia - afferma il produttore Kris Wouters - In Belgio si coltiva moltissimo la varietà Conference ma è un po' rischioso sia dal punto di vista commerciale sia da quello delle condizioni meteorologiche. Per esempio, la varietà Conference è praticamente scomparsa in Italia a causa del clima. Temiamo che in futuro possa accadere lo stesso anche qui; per questo è importante piantare e sperimentare nuove varietà: quando ne troviamo una interessante, cerchiamo di acquisirne la licenza per coltivarla.
Abbiamo la QTee che è la nostra prima varietà club di cui deteniamo i diritti a livello mondiale. Trattiamo la PIQA® Red , una varietà neozelandese, e ora anche una nuova mela chiamata GoodnessMe®. Disponiamo quindi di una vasta gamma di nuove varietà su cui cerchiamo di puntare. Naturalmente, in termini di volumi, la Conference rimane fondamentale, ma speriamo che queste nuove varietà ci permettano di diversificare il rischio e di diluire il periodo di raccolta".

Pere PIQA® Red
(Fonte: AgroNotizie®)
E la diversificazione diventa ancora più importante di fronte a condizioni climatiche che stanno cambiando velocemente. La stagione 2026 è stata particolarmente complessa per le temperature elevate e la siccità.
"È stata una vera sfida gestire il caldo intenso - continua Kris Wouters - ma fortunatamente tutti i nostri frutteti sono dotati di impianti di irrigazione. Abbiamo avuto un buon raccolto, ma ci sono alcuni coltivatori che, purtroppo, non hanno accesso all'acqua o non hanno fatto investimenti in passato, dato che un tempo qui si riusciva a coltivare frutta facilmente anche senza irrigazione. Tuttavia, la situazione è cambiata: già l'anno scorso è stato secco, ma quest'anno le condizioni sono state estreme. Abbiamo iniziato a riscontrare problemi simili a quelli di Italia e Spagna. Ecco, questo è un ulteriore motivo alla base di queste nuove varietà che, a volte, sono più resistenti alle condizioni di caldo estremo".
La disponibilità di acqua sta diventando un fattore sempre più importante per la frutticoltura belga. Devos-Wouters dispone dell'autorizzazione per estrarre acqua da un pozzo sotterraneo, ottenuta molti anni fa. Ma, ottenere oggi un'autorizzazione analoga per nuovi impianti o nuovi produttori è diventato molto più difficile.
Il problema non riguarda solo la siccità estiva, infatti, negli ultimi anni si osserva anche un aumento dell'esposizione delle colture alle gelate primaverili. Temperature più miti all'inizio della stagione anticipano il risveglio vegetativo e la fioritura, facendo sì che i fiori possano trovarsi maggiormente esposti ad eventuali ritorni di freddo.
"Il clima più caldo in primavera anticipa il risveglio vegetativo e gli alberi fioriscono con 2-3 settimane di anticipo rispetto al passato. Ciò aumenta il rischio gelate: durante la notte la temperatura scende sotto zero, i fiori gelano e il risultato è l'assenza di frutti (per alcune varietà) o una qualità scadente (per altre).
Per questo utilizziamo tre grandi pompe che erogano 30mila litri d'acqua all'ora per ettaro, permettendoci così di proteggere i fiori. Il principio si basa su una nozione di fisica: quando l'acqua passa allo stato solido (ghiaccio), rilascia calore latente, mantenendo la temperatura costante a 0°C. Anche se la temperatura esterna scende a -5°C, sotto il getto dell'irrigazione rimane a zero gradi, proteggendo così i fiori. È un sistema utilizzato in molte parti del mondo, richiede grande disponibilità di acqua ma l'efficacia è del 100%".
Se la fioritura è particolarmente precoce, anche la raccolta è anticipata. "In passato, per la varietà Conference, raccoglievamo sempre a settembre, mentre negli ultimi due anni gran parte del raccolto è avvenuto già ad agosto, 2-3 settimane prima", conclude Kris Wouters.

Raccolta delle pere presso l'azienda Devos-Wouters
(Fonte: AgroNotizie®)
Il lavoro della ricerca
"Un tempo, nella nostra attività di ricerca frutticola, due terzi della superficie coltivata erano destinati ai meli e un terzo ai peri. Ora la situazione si è invertita".
A raccontarcelo è Dany Bylemans del team di Pcfruit, centro di ricerca frutticola dove si lavora principalmente su tre macroaree. C'è la ricerca applicata, con specialisti che si occupano di fitopatologia, zoologia, crescita e gestione delle piante; ci sono poi i campi e i frutteti sperimentali, utilizzati per le dimostrazioni e i test varietali; infine c'è la sezione dedicata ad ambiente e tecnologia.

Sperimentazioni su meli presso Pcfruit
(Fonte: AgroNotizie®)
"Siamo guidati dagli stessi agricoltori, i quali ci pongono domande su pratiche utilizzate in altri Paesi, come l'Italia, per capire se possono funzionare anche nelle Fiandre", continua Dany Bylemans.
Il centro collabora anche con istituzioni, aziende private e mondo accademico, ma per la maggior parte sono i frutticoltori a contribuire economicamente al cofinanziamento dei progetti.
Questo rapporto diretto con il mondo produttivo condiziona anche il modo in cui vengono valutati i risultati della ricerca: "I risultati vengono valutati non solo in termini di quantità o miglioramenti percentuali, ma anche in termini economici: cosa resta effettivamente in tasca al produttore? È fondamentale tradurre i dati in questo modo perché, per quanto si possa introdurre tecnologia avanzata, alla fine ciò che conta per il produttore è il ritorno economico".
Tra i problemi su cui oggi si concentra la ricerca ci sono fitofagi emergenti, specie invasive ma anche avversità conosciute da tempo la cui dinamica in campo sta cambiando.
Per esempio, per quanto riguarda la ticchiolatura del pero: "In passato si riteneva che un frutteto di peri non richiedesse gli stessi trattamenti di un meleto contro la ticchiolatura. Oggi vediamo che la ticchiolatura del pero è importante quanto quella del melo. Inizialmente si applicavano le stesse strategie sviluppate per il melo: ci si concentrava sulle ascospore e si assumeva che il meccanismo fosse identico per il pero, quindi un'allerta per il melo valeva anche per il pero. Successivamente abbiamo condotto un progetto specifico sulla malattia e abbiamo scoperto che le tempistiche non coincidono esattamente. Ora monitoriamo separatamente le ascospore della ticchiolatura del melo e quelle del pero, emettendo allerte differenziate
Riguardo ai metodi di controllo, studiamo sia i prodotti fitosanitari che le pratiche agronomiche. Siamo convinti che la sola difesa chimica non sia più sufficiente, anche a causa della rapida revoca delle sostanze attive", conclude Dany Bylemans.
Per lo studio di patogeni e fitofagi ai laboratori, alle camere climatiche e alle sperimentazioni in frutteto si affiancano oggi i modelli previsionali. Pcfruit ha sviluppato un'applicazione che permette ai produttori di stimare lo sviluppo delle avversità e supportare così le decisioni sugli interventi di difesa.
Alla base dello strumento c'è una banca dati storica di oltre 50 anni. Tradizionalmente il monitoraggio richiedeva rilievi visivi e l'impiego di trappole, con un importante investimento in termini di tempo e manodopera. I modelli matematici permettono invece di mettere in relazione lo sviluppo degli insetti con le condizioni climatiche.
Essendo organismi ectotermi, infatti, sviluppo e attività degli insetti dipendono fortemente dalle condizioni ambientali. Una rete di stazioni meteorologiche registra quindi il microclima dei frutteti monitorando parametri come temperatura, umidità, precipitazioni, luce e radiazione Uv.
I dati vengono inviati al cloud e analizzati dai server di Pcfruit, che li trasformano in previsioni sullo sviluppo delle diverse avversità. Gli agricoltori che aderiscono al servizio possono consultare queste informazioni attraverso una dashboard online, utilizzando così i dati raccolti direttamente nei frutteti per capire meglio cosa sta succedendo in campo e decidere quando intervenire.
Al Pcfruit effettuano anche sperimentazioni sull'agricoltura rigenerativa, attraverso l'impiego di diverse colture di copertura con l'obiettivo di migliorare le condizioni del terreno, favorirne la componente biologica e lavorare sul microbioma del suolo.
Sono partiti quindi dalla gestione del sottofila: "Di norma, cerchiamo di mantenere questa fascia libera, spesso ricorrendo a diserbanti, anche per gestire il rischio di gelate: sappiamo infatti che, in caso di gelo, è preferibile avere il terreno nudo. Tuttavia, con alcune colture di copertura è possibile procedere alla semina sperando che la pianta muoia durante l'inverno per poi ricrescere in primavera, sviluppandosi a sufficienza solo una volta superato il rischio di gelate", racconta Han Palmers del team Pcfruit.
All'interno di Pcfruit abbiamo incontrato anche il Vcbt - Flanders Centre of Postharvest Technology, specializzato nella fase di post raccolta. Uno dei servizi forniti ai produttori di mele e pere è la determinazione annuale della data ottimale di raccolta, un parametro fondamentale per riuscire a conservare i frutti per periodi lunghi.
Le pere Conference possono infatti essere conservate per quasi tutto l'anno, ma per farlo bisogna raccoglierle nel momento giusto. Una raccolta troppo precoce può compromettere il sapore, mentre raccogliere troppo tardi aumenta il rischio di rammollimento e fisiopatie durante la conservazione.
"La pera Conference, inoltre, ha una finestra di raccolta piuttosto ristretta: circa 12 giorni - spiega Ann Schenk di Vcbt - Come saprete, la produzione di pere Conference è ingente: alcuni produttori coltivano fino a 100 ettari e hanno bisogno di 50-100 raccoglitori, dato che devono raccogliere grandi quantità di prodotto in un lasso di tempo limitato. Devono quindi sapere con precisione quando impiegare tutta questa manodopera. È davvero importante sapere quando servirà questo personale, dato che deve arrivare dalla Polonia, dalla Bulgaria o da altri paesi; inoltre bisogna organizzare l'alloggio e gestire tutte le pratiche amministrative. Per questo vogliono saperlo con largo anticipo.
Ci chiedono quindi di definire le date già tra la fine di luglio e l'inizio di agosto, poiché il periodo di raccolta della varietà Conference va solitamente da metà a fine agosto. In passato si raccoglieva a metà settembre, ma a causa del cambiamento climatico la raccolta si è spostata verso agosto".
Per individuare il momento migliore, i ricercatori monitorano i parametri qualitativi di dieci cultivar in tre frutteti di riferimento e analizzano i campioni provenienti da circa 140 agricoltori.
Sui campioni aziendali viene utilizzata anche la spettrometria nel vicino infrarosso (Nir), sulla quale sono stati sviluppati modelli predittivi affinati nel corso di 30 anni. In questo modo è possibile aiutare gli agricoltori non soltanto a individuare il momento della raccolta, ma anche a stabilire quali appezzamenti raccogliere per primi.
Il vantaggio del Nir è quello di essere un metodo rapido e non distruttivo. La tecnologia viene utilizzata sia in laboratorio, con uno strumento fisso, sia direttamente in frutteto attraverso dispositivi portatili. Da alcuni anni sono gli stessi agricoltori ad essere formati per effettuare autonomamente le misurazioni sugli alberi: i dati vengono inviati tramite cloud al centro di ricerca, elaborati e restituiti sotto forma di indicazioni sulla raccolta.
Autore: Vittoriana Lasorella