Salinità del suolo, come difendere le orticole
Innovasal-Ortsoil testa sulla rucola consorzi microbici e correttivi naturali per mitigare lo stress salino, preservare la fertilità dei suoli e ridurre gli input. La sperimentazione punta a sviluppare soluzioni applicabili anche ad altri contesti orticoli
La salinizzazione riduce la fertilità e la produttività di un terreno agricolo. Un approccio multidisciplinare come quello di Innoval-Ortsoil potrebbe risanare i terreni e ottenere elevate produzioni
Fonte immagine: Agrifiliera di Federico Pasqualini
La salinità del suolo è una delle sfide più concrete dell'agricoltura moderna. Un problema noto ai produttori, ma non visibile immediatamente che colpisce diverse aree globali, fra cui l'areale mediterraneo con il famoso "cuneo salino".
La crisi climatica e l'attività antropica accentuano questo fenomeno: da un lato con una siccità sempre più estrema, dall'altro con scorrette pratiche agronomiche. I risultati sono gravi perdite produttive e riduzione della fertilità dei terreni. In Veneto, per esempio, la salinizzazione minaccia 60mila ettari di terreno agricolo destinato all'orticoltura.
Ed è proprio qui che si stanno sperimentando nuove pratiche sostenibili per restituire vitalità e produttività ai terreni colpiti dal cuneo salino.
Grazie al finanziamento del Csr Veneto - Psn Pac 2023-2027 (Dgr 1597/2023) è in corso il progetto Innovasal-Ortsoil che ha l'obiettivo di risanare i terreni salini utilizzando consorzi microbici e correttivi chimici naturali testandoli sulla rucola. Questa strategia, quindi, mira a preservare le risorse idriche e il suolo, due tematiche strettamente legate alla sicurezza alimentare che è tra gli obiettivi dell'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.
I partner sono Agrifiliera, con il capofila Federico Pasqualini, che coordina il progetto e le attività con le altre realtà. L'azienda ha competenze in agricoltura di precisione e gestione sostenibile delle risorse. Il responsabile scientifico dell’iniziativa è il professore Lorenzo Favaro, coordinatore del Waste to Bioproducts Lab del Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse Naturali e Ambiente dell'Università di Padova. L'azienda pilota invece è la Società Agricola Quaggio Francesco e figli specializzata in orticole baby leaf e che ospita le prove sperimentali. Infine, la realtà Impresa Verde - Rovigo Srl cura la comunicazione, formazione e divulgazione sul territorio agricolo.
La durata del progetto è di 30 mesi e si svolge nell'area di Chioggia (Ve).
Quando il cuneo salino arriva nei campi
Negli ultimi anni la siccità ha interessato diverse aree d'Italia, con effetti particolarmente evidenti nelle aree agricole costiere del bacino del Po. La riduzione delle precipitazioni e delle portate del fiume ha favorito la risalita del cuneo salino, che nei periodi più critici è penetrato per oltre trenta chilometri nell'entroterra.
Il 2022, per esempio, ha rappresentato una delle annate più complicate: la prolungata carenza di precipitazioni, associata alle alte temperature, ha determinato infatti livelli del Po eccezionalmente bassi, con conseguenze anche per le attività agricole che dipendono dalla disponibilità di acqua dolce.
Cuneo salino, quando il mare risale nel suolo
Il cuneo salino è un fenomeno idrogeologico che si verifica nelle zone costiere quando l'acqua salata proveniente dal mare penetra nel sottosuolo e interessa le falde di acqua dolce.
In condizioni normali, la pressione esercitata dall'acqua dolce contribuisce a limitare l'ingresso di quella marina. Se però diminuiscono la portata dei fiumi e la disponibilità di acqua dolce, oppure aumentano i prelievi dalle falde, questo equilibrio può modificarsi. L'acqua marina, più densa, può così avanzare verso l'entroterra al di sotto dell'acqua dolce, formando la caratteristica intrusione a forma di cuneo che può spingersi, nei casi più critici, per decine di chilometri verso l'entroterra.

Intrusione dell'acqua marina nella falda di acqua dolce
(Fonte: Innovasal-Ortsoil)
Il fenomeno ha origine sia naturale, come siccità e innalzamento del livello del mare, sia antropico. Tra i fattori antropici ci rientrano l'eccessivo prelievo di acqua sotterranea, la cementificazione e l'urbanizzazione, che limitano la ricarica naturale delle falde, e una gestione irrigua non sostenibile associata allo sfruttamento intensivo dei suoli agricoli.
Salinità, cosa succede al suolo e alle piante
L'elevata salinità può determinare una perdita di sostanza organica e una riduzione della porosità peggiorando così la qualità di un terreno. Il suolo così diventa più compatto, meno impermeabile e con scarsa conducibilità elettrica che comportano maggiori problemi di ristagno idrico e asfissia radicale.
Allo stesso tempo, rende più difficile per le piante assorbire acqua e nutrienti, causando uno stress fisiologico che può rallentare la crescita e ridurre le rese. Questo perché nella pianta avviene uno shock osmotico, cioè quando c'è uno squilibrio tra la pressione osmotica interna ed esterna alla cellula vegetale.
Nello specifico, quando la pressione è iperosmotica, ovvero la concentrazione di sali solubili è più elevata esternamente, la cellula vegetale tende a perdere acqua dal vacuolo. La pianta, quindi, perde acqua e non riesce ad assorbirne di nuova entrando in stress idrico.
Particolarmente sensibili alla salinità sono le orticole, soprattutto quelle a foglia raccolte nelle prime fasi del ciclo, entro circa trenta giorni dalla semina, spesso caratterizzate da un elevato valore commerciale.
Rucola, microrganismi (e non solo) contro la salinità
Per preservare la fertilità dei suoli e mitigare gli effetti di una moderata salinizzazione, Innovasal-Ortsoil sta testando una strategia che integra consorzi microbici benefici e correttivi chimici naturali. Come scritto all'inizio dell'articolo la coltura pilota è la rucola, perché rappresenta una delle orticole più diffuse lungo il litorale veneto e, al tempo stesso, tra le più sensibili alla salinità dell'acqua e del suolo.
L'approccio è multidisciplinare e unisce tre ambiti: microbiologia agraria, chimica del suolo e orticoltura. L'obiettivo è sviluppare microrganismi utili da mettere a disposizione degli agricoltori per alleviare lo stress salino a cui, durante l'estate, è sottoposta la rucola, consentendo agli orticoltori di mantenere la produzione e un reddito elevato.
Nell'azienda agricola pilota Quaggio Francesco e figli, infatti, la coltivazione della rucola prevede l'impiego di microrganismi benefici insieme a correttivi chimici naturali e ad opportune pratiche colturali. Nello specifico, i consorzi microbici sono costituiti da lieviti e batteri benefici selezionati per applicazioni agronomiche, che permettono di coltivare riducendo l'impiego di input.
I correttivi, invece, sono a base di calcio, magnesio e acidi carbossilici a basso peso molecolare e agiscono come "condizionatori del suolo".

Produzione di rucola nell'azienda Quaggio Francesco e figli
(Fonte: Agrifiliera)
"Nella sperimentazione non utilizziamo un singolo ceppo microbico, ma un consorzio di microrganismi basato sulla tecnologia EM-1®, commercializzato come EM Vita Suolo. Il consorzio comprende diversi gruppi funzionali di microrganismi, tra cui batteri lattici, lieviti e batteri fotosintetici" spiega il professore Lorenzo Favaro.
I microrganismi benefici entrano in contatto con le radici e forniscono alla pianta nutrienti, tra cui azoto, fosforo, potassio e specifici fitormoni. Una vera e propria biofertilizzazione. "L'idea - continua il dottore Gianmarco Mugnai, ricercatore del Waste to Bioproducts Lab, coinvolto nel progetto - è sfruttare l'azione combinata di più gruppi microbici, piuttosto che quella di un singolo microrganismo, per favorire i processi biologici del suolo e sostenere la pianta in condizioni di stress salino".
Per gli ammendanti invece Federico Pasqualini dice: "Utilizziamo un condizionatore del suolo, ProSoil, a base di calcio e magnesio associati ad acidi carbossilici a basso peso molecolare. L'apporto di calcio e magnesio contribuisce a riequilibrare la componente minerale del suolo, contrastando gli effetti negativi dell'eccesso di sodio. Questo favorisce una migliore struttura del terreno e facilita il movimento dell'acqua e l'allontanamento dei sali dalla zona esplorata dalle radici".
L'applicazione solo con ProSoil ha mostrato dei risultati interessanti, perché ha determinato una riduzione significativa della conducibilità elettrica del terreno, che è uno dei principali indicatori utilizzati per valutare la salinità.
Altri benefici di questo approccio multidisciplinare sono il miglioramento della struttura e della porosità del terreno, una maggiore ritenzione idrica e la protezione dell'apparato radicale dalle elevate concentrazioni di sali solubili. A questi effetti si aggiungono l'ottimizzazione dell'assorbimento dei nutrienti presenti nel suolo e il recupero della fertilità biologica.
"Non è possibile indicare un tempo unico valido per tutti i terreni. Il progetto prevede una sperimentazione pluriennale proprio per verificare se gli effetti osservati si mantengano nel tempo. L'obiettivo è individuare una strategia di gestione che possa ridurre progressivamente gli effetti della salinità e mantenere produttivi questi terreni, piuttosto che immaginare un singolo trattamento capace di risolvere definitivamente il problema" specifica il professore Favaro.
Questo perché la salinità è un fenomeno dinamico: dipende dalle caratteristiche del terreno, dalla qualità dell'acqua irrigua, dalle precipitazioni, dal drenaggio e, nelle aree costiere, anche dall'intrusione di acqua salina.
Soluzioni da trasferire in campo
"Un risultato molto concreto è che, grazie a questo approccio, l'agricoltore riesce oggi a coltivare anche nei mesi di luglio e agosto, cosa che in precedenza non riusciva a fare a causa delle condizioni di salinità. Questo rappresenta già un importante risultato dal punto di vista della gestione e della produttività aziendale" sottolinea Pasqualini.
I primi risultati hanno mostrato che i trattamenti agiscono contemporaneamente sulla chimica e sulla microbiologia del suolo. I microrganismi EM hanno modificato soprattutto la dinamica dell'azoto, con un aumento dell'azoto totale e dei nitrati, mentre ProSoil ha mostrato la capacità di ridurre la conducibilità elettrica. La combinazione dei due approcci ha inoltre modificato il contenuto di carbonio e, in uno dei trattamenti combinati, si è osservata una più bassa concentrazione di sodio nel suolo.
Inoltre, si sottolinea beneficio aggiuntivo: l'aumento della conservabilità del prodotto dopo la raccolta, attribuito al maggior assorbimento di calcio favorito dall'impiego di ProSoil.
La sperimentazione su rucola consente poi di verificare direttamente in campo le soluzioni agronomiche proposte e valutarne l'applicazione in condizioni produttive reali. L'obiettivo del progetto è infatti sviluppare modelli di gestione sostenibile per l'orticoltura veneta, potenzialmente applicabili non solo alla rucola, ma anche ad altre colture particolarmente sensibili alla salinità.
"Tra le colture di maggiore interesse possiamo pensare, ad esempio, a zucchino e peperone, per i quali erano già state considerate applicazioni dei consorzi microbici e dei condizionatori del suolo nella fase di sviluppo del progetto. L'obiettivo, comunque, non è proporre una ricetta identica per tutte le colture, ma adattare dosaggi e modalità di applicazione alle caratteristiche della specie, del terreno e dell'azienda agricola" conclude Pasqualini.
I prossimi passi saranno confermare e consolidare i risultati ottenuti nella prima fase della sperimentazione. Le combinazioni e i dosaggi che hanno fornito le indicazioni più interessanti saranno ulteriormente valutati, cercando anche di integrare il trattamento del suolo con una gestione più efficiente dell'irrigazione. Parallelamente si continueranno a monitorare le caratteristiche chimico-fisiche del terreno, la produttività della rucola e soprattutto l'evoluzione delle comunità batteriche e fungine, per capire non soltanto se il trattamento funziona, ma anche attraverso quali meccanismi.
Inoltre, Innavasal-Ortsoil sta realizzando percorsi di formazione e consulenza per le aziende agricole del litorale adriatico, con l'obiettivo di diffondere le metodologie applicate ed i risultati ottenuti tra un numero più ampio di agricoltori interessati dal problema del cuneo salino.
Proprio per questo sono aperte le iscrizioni per un corso gratuito di consulenza formativa, finalizzato a trasferire i dati raccolti nei due anni di progetto e a valutare la possibilità di applicare in campo le soluzioni sperimentate. Per maggiori informazioni visita il sito.

Codice intervento: SRG01 - PEI AGRI • Titolo operazione: Monitoraggio e ripristino della fertilità nei terreni interessati da cuneo salino con tecniche di produzione sostenibile in orticoltura. • Iniziativa finanziata da: CSR Veneto PSN PAC 2023-2027 (DGR 1597/2023) • Organismo responsabile dell'informazione: Agrifiliera di Federico Pasqualini • Autorità di gestione: Regione del Veneto - Direzione AdG FEASR Bonifica e Irrigazione
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Autore: Chiara Gallo