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Kiwi, nuova ondata di entusiasmo in Italia

Il 2008 è stato l'annus horribilis per l'actinidia in Italia, a causa dell'arrivo della batteriosi. Oggi è possibile conviverci ed il trend è tornato positivo. Plantgest ha chiesto a Testolin dell'Uniud ci spiegarci le tendenze e le prospettive future

Kiwi, nuova ondata di entusiasmo in Italia - Plantgest news sulle varietà di piante

Si prevedono circa 373mila tonnellate di kiwi a polpa verde nel 2018, +13% sul 2017. Circa 60mila tonnellate invece per il kiwi a polpa gialla, con trend positivo

Fonte immagine: © Delphotostock - Fotolia

In Italia si prevedono circa 373mila tonnellate di kiwi a polpa verde nel 2018, +13% sul 2017. La scorsa campagna però era stata contraddistinta da un’offerta eccezionalmente limitata. I livelli sono comunque inferiori del 16% alla media produttiva italiana dei quattro anni precedenti. Nell'intero emisfero Nord (esclusa la Cina, di cui si dispongono di informazioni molto carenti) l’offerta potrebbe attestarsi sulle 732mila tonnellate, +6% rispetto alla scarsa produzione dell’anno precedente ma -3% sulla media 2014-2017. Per quanto riguarda il kiwi a polpa gialla si registra una crescita degli impianti, soprattutto in Italia dove l'offerta per quest'anno dovrebbe essere di circa 60mila tonnellate. Nel complesso il valore totale per la produzione del kiwi nell’emisfero Nord è stimata su quasi 800mila tonnellate, +9% sull’anno precedente e con un livello molto simile all’annata 2016.

Questi dati provengono dalla 37° edizione dell'Iko-International Kiwifruit Organization, che quest'anno si è tenuto dal 9 al 12 settembre 2018 a Bordeaux in Francia e che ha visto la partecipazione dei rappresentanti dei principali Paesi produttori nel mondo: Italia, Cile, Nuova Zelanda, Portogallo, Spagna, Grecia, oltre a Francia naturalmente in qualità di paese ospitante ed organizzatore. 

 
Frutti di kiwi su pianta di actinidia della varietà Bo Erica

Oggi a causa della batteriosi produrre kiwi in Italia è diverso: più professionismo e meno hobbysmo
(Fonte foto: © Geoplant - www.geoplantvivai.com)
 

Oltre alla batteriosi

L'irrompente entrata in scena della batteriosi del kiwi nel 2008, causata da Psa-Pesudomonas syringae pv actinidiae, sconvolse l'intera filiera produttiva e commerciale. Gli ultimi due-tre anni hanno invece visto gli agricoltori italiani investire nuovamente nell'actinidia, mettendo a dimora nuovi impianti. In base ai dati Istat dal 2012 al 2017 si è passati dai 24.327 ettari coltivati (con produzione di 4.020.011 quintali) ai 26.403 ettari (con produzione di 5.652.994 quintali). Gli impianti rimangono però ancora concentrati in prevalenza nel Lazio (30%) e nelle regioni dell'Italia settentrionale (Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia per un altro 54%). 

La storia della batteriosi in Italia potrebbe risalire al 1980 quando Ottavio Cacioppo notò sul tronco di alcune piante, in un impianto in provincia di Latina, una manifestazione sintomatica classica dell'emissione di essudato rossastro (Informatore agrario n.1/1981). Questo sintomo però non fu subito collegato direttamente alla Psa fino al 1993 quando Marco Scortichini, sempre in provincia di Latina, ne registrò l'attribuzione. Nel 2007 la prima vera e propria diffusione severa negli impianti laziali di Actinidia chinensis cv. Hort 16 A (in particolar modo) e di A. deliciosa cv. Hayward (in misura minore). Fortunatamente fu controllata con facili pratiche agronomiche e con l'impiego di agrofarmaci tradizionali. Nel 2008 la manifestazione critica, soprattutto sulle cultivar a polpa gialla, causata da nuovi ceppi mutanti ed aggressivi di Psa. Dal quel momento coltivare l'actinidia in Italia non è stato più la stessa cosa. Oggi la Psa è endemica nel nostro territorio. Rispetto però alla paura iniziale la situazione è decisamente migliorata grazie ad una maggiore conoscenza ed a pratiche di prevenzione. La coltivazione dell'actinidia ha quindi cambiato pelle: non è più sufficiente potare, irrigare, raccogliere e poco altro ma bisogna avere un'attenzione elevata e saper prendere decisioni professionali.

 
Frutti di kiwi a polpa gialla della varietà Jintao Jingold su pianta di actinidia

Cresce nuovamente la produzione ed il consumo del kiwi a polpa giallo
(Fonte foto: © Jingold -
www.jingold.it)
 

Parola chiave innovare

Se guardiamo l'aspetto varietale oggi non abbiamo varietà resistenti alla Psa, perchè i programmi di miglioramento genetico non sono stati in grado di crearne. Per combattere il batterio si sono tolte le piante appartenenti alle varietà maggiormente sensibili privilegiando quelle più tolleranti. Senza dimenticare come il lavoro delle aziende vivaistiche abbia fatto alzare l'asticella della qualità e della sanità del materiale prodotto e messo a dimora. Inoltre le piante oggi vendute sono allevate in ambienti completamenti protetti (tunnel o serre) ed in zone dove la coltura non viene coltivata, da rendere così minimo il rischio di contaminazione. Ma come stanno lavorando i breeder mondiali? "Sono pochi i centri nel mondo impegnati nel miglioramento genetico dell'actinidia - spiega Raffarele Testolin, professore di frutticoltura e risorse genetiche presso l'università di Udine -: ce ne sono una decina in Cina, un paio in Corea, un paio in Giappone, uno in Nuova Zelanda ed uno in Italia. Quest'ultimo è rappresentato dall'Università di Udine. Gli obiettivi principali sono: l'ottenimento di nuove varietà a polpa bicolore (comunemente definitite come varietà a polpa rossa, l'ottenimento di selezioni resistenti al cancro batterico (Psa), l'ottenimento di nuove tipologie di frutto attraverso incroci interspecifici. Altri obiettivi sono in secondo piano in questo momento".

 
Frutti di kiwi a polpa rossa o bicolore della varietà HFR 18 prodotta dai Vivai F.lli Zanzi

L'interesse per kiwi rosso o bicolore cresce, ma alcune aspetti frenano ancora la sua consacrazione
(Fonte foto: © Vivai F.lli Zanzi - www.vivaizanzi.it
 

Tra varietà e futuro

Quali sono oggi le principali varietà di actinidia in commercio? "Per quanto riguarda le varietà a polpa verde - continua Testolin - Hayward rappresenta ormai l'unica varietà coltivata estesamente in tutto il mondo. Altre varietà, come Cui-xiang, Xu-xiang e Qui-mi sono molto popolari in Cina, ma non note al di fuori di quel paese. Per quanto riguarda le varietà a polpa gialla, ogni Paese coltiva le sue. In Italia sono molto diffuse Zesy002* SunGold® del gruppo Zespri, Jintao* Jingold®, Soreli del gruppo Biogold e AC1536* Dori® del gruppo Summerfruit/Vivai Dal Pane. Altre varietà in via di diffusione sono Jinyan* sempre del gruppo Jingold e qualche altra. Infine, per quanto riguarda il kiwi a polpa rossa (o bicolore) ricordiamo Hongyang* e qualche altra varietà meno nota, come HFR18* dei Vivai F.lli Zanzi, RK2018* dei vivai Vivai Dal Pane e Donghong* del consorzio Jingold. Qualche altra selezione a polpa gialla o bicolore è in corso di valutazione, ma sembra ancora un pò presto per considerarle disponibili per gli agricoltori"

Qual è il futuro prossimo del kiwi in Italia e nel mondo? "L'Italia sta recuperando i cali di produzione dovuti a Psa e Moria - conclude Testolin - grazie anche ai numerosi nuovi impianti. Gli agricoltori sono convinti di riuscire a controllare queste due malattie, Psa in primis. Grazie anche all'elevata sanità del materiale di partenza le possibilità di successo sono elevate, almeno per le varietà a polpa verde e gialla. Per quelle a polpa rossa, data l'elevata sensibilità alla batteriosi, l'incognita di non riuscire a gestire la malattia frena molto gli entusiasmi. I mercati stanno andando bene, la remunerazione dei produttori è interessante e rende la coltura competitiva rispetto a gran parte delle specie da frutto. A livello mondiale, possiamo dire che i nuovi impianti si stanno moltiplicando soprattutto in Cina e, in misura minore, in molti altri paesi (Iran, Turchia, Sud Africa, Argentina, Brasile, Usa, Korea, Giappone, Portogallo, Francia, ecc.). Non ci sono preoccupazioni, almeno per ora circa la possibilità di assorbimento del prodotto da parte dei mercati".

Autore: Lorenzo Cricca

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