Verso il Simposio 2020, occasione per il comparto fragolicolo italiano

L'evento della Società internazionale per la scienza orticola, presentato nel corso di Macfrut, si terrà dal 2 al 6 maggio prossimi. Appuntamenti itineranti al Sud, visite in campo al Nord e parte convegnistica a Rimini

Verso il Simposio 2020, occasione per il comparto fragolicolo italiano - Plantgest news sulle varietà di piante

L'evento internazionale è strategico anche in funzione della rivitalizzazione del comparto

Fonte immagine: © Tim UR - Fotolia

La disponibilità di manodopera e la soddisfazione del consumatore, sono due dei problemi che tolgono il sonno ai produttori di fragole italiani. Manca un anno all'evento dedicato alla fragolicoltura che coinvolgerà, da Nord a Sud, l'Italia: il Simposio internazionale 2020 e il settore s'interroga sui nodi da sciogliere per tornare competitivi.

Il Simposio è stato raccontato durante un evento che si è svolto la settimana scorsa al Macfrut, a Rimini. A delinearne la struttura e a invitare tutti i produttori a prendere parte all'evento internazionale sono stati Gianluca Baruzzi del Crea di Forlì e Bruno Mezzetti del dipartimento di Scienze agrarie dell'Università Politecnica delle Marche, coloro che sono riusciti, tre anni fa, a far prevalere la candidatura dell'Italia su quella di altre nazioni come l'Olanda.

L'evento dell'Ishs, la Società internazionale per la scienza orticola, si terrà dal 2 al 6 maggio 2020: una serie di appuntamenti itineranti nelle aree produttive del Sud precederà la parte convegnistica che si terrà a Rimini. Dopo il convegno finale, il 6 maggio, ci saranno altre visite in campo, questa volta al Nord. Una serie di eventi 'education', intitolati 'Berry School', si terrà invece fra Ancona, Bologna e Rimini, sempre nei giorni successivi il 6 maggio 2020. Saranno centinaia i ricercatori provenienti da ogni parte del mondo che arriveranno in Italia, un'occasione unica per il comparto fragolicolo del nostro paese. Dalla Sicilia al Trentino, nessun altro paese ha a disposizione come l'Italia così tante tecniche diverse di coltivazione e molteplici altitudini, tipi di terreno, temperature per cultivar anche molto diverse fra loro. Sono già in molti ad aver chiesto di poter partecipare, come visitatori, agli eventi in campo e, per i produttori, il Simposio internazionale 2020, sarà un'occasione unica per stabilire nuovi contatti e farsi conoscere.
 

L'evento internazionale è strategico anche in funzione della rivitalizzazione del comparto che deve risolvere diversi problemi. Durante l'evento di presentazione del Simposio, una tavola rotonda fra i principali attori del settore è servita a fare il punto. La qualità che il consumatore trova nel reparto ortofrutta della Gdo, non sempre lo soddisfa: "Il punto - ha detto Mirco Zanelli di Apofruit - è ricercare il bisogno del consumatore, il 50% e forse più dei consumatori non è soddisfatto. Bisogna ricercare nuove varietà ma anche i produttori devono rispettare le caratteristiche della pianta".

Appello al mondo della ricerca anche da Carmela Suriano di Planitalia e del Club Candonga: "La ricerca ha parlato più ai produttori che al mercato. Il produttore vuole precocità e produttività. Il mercato vuole un prodotto omogeneo durante tutta la stagione. La ricerca dovrebbe orientarsi di più verso il mercato. Va data attenzione alla domanda. In ogni caso però la cultivar non garantisce la qualità, va quindi associata una tecnica colturale adatta e quest'anno molti produttori non hanno rispettato la fisiologia della Sabrosa, il prodotto non teneva".

Per quanto riguarda la concorrenza di altri paesi europei, Carmela Suriano ha sottolineato: "Non possiamo, in un'economia globalizzata, pensare a cosa programmiamo in Campania o in Basilicata, siamo in un mercato dove Spagna, Grecia, Francia, Italia, Portogallo si trovano sul mercato nello stesso momento. Ci vuole una strategia di paesi, a livello europeo. Va superata la divisione all'interno dei paesi del Mediterraneo".

Altra problematica su cui riflettere è quella della manodopera, reperimento e costi: "Negli anni, nella nostra zona, c'è stata una buona integrazione con il personale rumeno. Ultimamente invece questi dipendenti stanno tornando in Romania oppure vanno in Germania. E' necessario costruire un'accoglienza, dobbiamo cercare di costruire un rapporto con la manodopera che arriva da altre nazioni. Il personale locale non c'è", ha sottolineato Pietro Ciardiello di Coop Sole (Campania).

A fare eco a Ciardiello, Mirco Zanelli: "E' chiaro che la manodopera è un problema - ha detto il direttore commerciale di Apofruit - il tema è legato alla situazione economica complessiva, le aziende si stanno riorganizzando in imprese che hanno sempre più necessità di manodopera. Va creata quindi un'agenzia nazionale che possa coordinare diversi comparti, dalle fragole alle pesche, dai kiwi alle mele. Garantire la reperibilità di manodopera deve diventare un problema nazionale".

Autore: Barbara Righini

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