Ogm: spiragli da non perdere

Sul biotech sono state espresse aperture al dialogo sia da Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, espressosi a favore del Genome editing, sia dalla neo ministra Teresa Bellanova. Bene sarà fornire loro ottimi motivi per proseguire in questa nuova direzione

Ogm: spiragli da non perdere - Plantgest news sulle varietà di piante

Nella genetiche molte risposte per le sfide future

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Produttivi, eco-compatibili e sostenibili: sono gli Ogm, ovvero gli organismi geneticamente modificati di cui da troppi anni viene diffusa un'immagine catastrofista che ne ha di fatto impedito ogni ipotesi di impiego in Italia.

Ora, dopo anni di ostracismo totalizzante, perfino nei confronti della ricerca in campo, sia pubblica, sia privata, sul biotech pare ora il vento stia timidamente cambiando. Sono infatti state recentemente espresse alcune aperture, per lo meno al dialogo, sia da Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, espressosi questi a favore del Genome editing, sia dalla neo ministra Teresa Bellanova, la quale ha mostrato di essere per lo meno avulsa da preconcetti sulle biotecnologie. Dichiarazioni che però le sono valse le prevedibili polemiche da parte dei detrattori del biotech.

Bene sarà quindi fornire loro ottimi motivi per proseguire in questa nuova direzione, anziché lasciare che il reflusso conservatore abbia ancora la meglio, proponendo appunto un dialogo costruttivo che possa portare a un cambio di percezione prima e di rotta poi sul tema delle biotecnologie.

Gli Ogm portano infatti con sé importanti contenuti sociali, ambientali, agronomici ed economici per i quali l'Italia dovrebbe aprire ad essi.
 

Molti motivi per dire Sì

Nel documento scaricabile, un sintetico dossier sul biotech in formato pdf, sono stati riassunti gli argomenti più salienti in tema di colture geneticamente modificate. Un approfondimento divenuto ancor più necessario alla luce di una recente sentenza della Corte di Giustizia europea in materia di Ogm. Risalente al luglio 2018, essa stabilisce infatti come ogni coltura modificata in modo artificiale dall'uomo debba essere considerata Ogm al pari degli ormai noti ibridi transgenici.

Stando a tale sentenza, vengono quindi inclusi fra gli Ogm non solo i frutti delle recentissime tecniche di Genome editing, bensì anche le migliaia di varietà ottenute con le precedenti tecniche di mutagenesi tramite radiazioni ionizzanti o sostanze mutagene. Ovvero quelle colture fino a oggi classificate al pari delle varietà "tradizionali", ottenute queste ultime per semplice incrocio e successiva selezione.

Eppure risulta enorme l'estensione del fenomeno Ogm a livello planetario, dal momento che nel 2019 si è giunti al 24esimo anno di commercializzazione e che le superfici coltivate nel tempo a Ogm sfiorano ormai i 2,7 miliardi di ettari, pari alla superficie di Russia e Canada messi insieme. Ciò può essere espresso anche in unità seminate, stimabili al 2019 in oltre 800mila miliardi di individui geneticamente modificati che sono stati coltivati in 24 anni. A dimostrazione che gli Ogm sono tutto tranne che un fenomeno minoritario e nebuloso, come da più parti sostenuto.

Robusto appare inoltre il consenso scientifico su cui poggiano le colture geneticamente modificate, erroneamente percepite come qualcosa di poco studiato e verificato, quando al contrario esse possono vantare una bibliografia scientifica ampiamente favorevole e maggioritaria. Tale consenso è peraltro già a conoscenza anche della politica italiana per lo meno dal settembre 2015, quando la Senatrice a vita Elena Cattaneo depositò un memorandum che riassumeva la corposa bibliografia scientifica a favore degli Ogm. Questo documento porta il titolo di "Dossier delle prove scientifiche sugli Ogm - Bibliografia essenziale dell'ultimo decennio sulla sicurezza alimentare e ambientale degli Ogm e presentazione dei più rilevanti Consensus Documents redatti dalle maggiori accademie scientifiche internazionali".

Nelle sue quasi 1.600 pagine sono riportati anche 58 documenti a supporto, ai quali manca per ovvie ragioni temporali uno degli studi più estesi in materia di Ogm, ovvero quello sviluppato dalla Scuola superiore Sant'Anna e dell'università di Pisa e pubblicata su ''Scientific reports" nel 2018 con il titolo “Impact of genetically engineered maize on agronomic, environmental and toxicological traits: a meta-analysis of 21 years of field data”, prima firma Elisa Pellegrino. Tale studio è basato su 11.699 osservazioni e ha analizzato 21 anni di colture gm nel mondo, non ravvisando rischi né per la salute, né per l'ambiente.

Del resto, questi contano su processi autorizzativi lunghi, complessi ed economicamente onerosi per le aziende produttrici. Motivo per il quale i brevetti sono da percepire soprattutto come garanzia a favore di chi investa ingenti somme di denaro in ricerca e sviluppo, al fine di produrre continua innovazione in agricoltura. Innovazione che poi va a vantaggio degli aspetti economici dell'intera filiera agroalimentare, a partire proprio dagli agricoltori.

Elevati appaiono infatti i benefici che gli Ogm potrebbero portare a un'agricoltura italiana sempre più asfittica dal punto di vista reddituale e sempre più dipendente da sussidi pubblici rispetto ai profitti di impresa. Fatto che ha contribuito anche a ridurre la nostra autosufficienza agroalimentare negli ultimi 25 anni, passando da oltre il 90% dei primi Anni 90 a meno del 70% dei giorni nostri. Un quadruplicamento abbondante della dipendenza dall'estero che mal si concilia con la crescente richiesta di prodotti Made in Italy, sia interna, sia estera. Domanda costituita anche dai prodotti nazionali considerati "tipici", la cui realizzazione già oggi è in larga percentuale resa possibile dalle massicce importazioni di materie prime straniere, in buona parte Ogm.

Non esiste quindi alcun reale fatto ostativo all'adozione di tali colture sul territorio nazionale, soprattutto considerando le robuste ragioni scientifiche e logiche che sfatano i molteplici falsi miti che da sempre gravano sugli OGM, come la loro presunta sterilità o la loro incompatibilità con l'assetto colturale e ambientale italiano, terminando con le accuse di devastare la biodiversità, di generare resistenze nei parassiti e di rendere schiavi gli agricoltori.

Al contrario, gli Ogm, di qualsivoglia tipologia, sono un'opportunità tecnologica che l'Italia non può e non deve più farsi sfuggire, soprattutto pensando ai patrimoni di conoscenza andati sprecati da quando perfino la ricerca pubblica italiana è stata mortificata nel settore delle biotecnologie applicate all'agricoltura, quando solo vent'anni fa era un tratto distintivo della scienza nazionale.

 

I dati degli Ogm in sintesi

  • 24 gli anni di coltivazione degli Ogm (1996-2019);
  • 31 le colture gm disponibili negli Usa, cui si aggiunge un tipo di salmone;
  • 26 gli Stati che coltivano Ogm al mondo (2018);
  • 17 i milioni di agricoltori che li hanno adottati globalmente (2018);
  • 192 milioni di ettari coltivati (2018);
  • 27 i milioni di chilometri quadrati coltivati a Ogm dal 1996;
  • 811mila miliardi il numero stimato di semi Ogm utilizzati in 24 anni;
  • 186 miliardi di dollari di incremento reddituale nel mondo (1996-2016);
  • 34 il record di tonnellate di granella di mais raccolte per ettaro negli Stati uniti;
  • 300 euro all'ettaro i risparmi stimati per i maiscoltori grazie a ibridi triplo-resistenti (Diabrotica, Piralide, glifosate).

Scarica il dossier integrale in pdf

Autore: Donatello Sandroni

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