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Funghi, una coltivazione in crescita

Sempre più agricoltori scelgono di cimentarsi con la produzione di funghi. Realizzare una fungaia non è però facile. L'Italia oggi è il settimo produttore europeo

Funghi, una coltivazione in crescita - Plantgest news sulle varietà di piante

In Italia la produzione è di 62mila tonnellate per un consumo di 75mila tonnellate

Fonte immagine: © AIF-Associazione italiana fungicoltori

Gli agricoltori italiani stanno scoprendono negli ultimi anni il business dei funghi. Il suo consumo sta progressivamente crescendo: in base all'indagine del Monitor Ortofrutta di Agroter del 2019, commissionata dal Consorzio funghi di Treviso, in Italia circa nove persone su dieci (su campione di circa 3mila responsabili acquisti intervistati) consuma funghi ed in modo abitudinario. Questo interesse da parte del mercato ha sicuramente spinto diversi agricoltori ad avvicinarsi alla coltivazione dei funghi. Nel 2015 il valore del mercato mondiale dei funghi coltivati in genere era di circa 35 miliardi di dollari e si ipotizza una crescita fino a 60 miliardi nel 2021.

Secondo il Global Button Mushrooms Report 2018 (su dati 2013-2017 e su stime 2018-2022) si ipotizza che il giro d’affari del solo fungo prataiolo o Champignon riuscirà a raggiungere un valore di quasi 20 miliardi di dollari grazie ad un tasso di crescita di circa il 7% all’anno. I principali driver di questa crescita sono rappresentati dalle sue proprietà nutrizionali (che lo rendono un vero e proprio superfood) e salutistiche.

Diamo qualche numero dal punto di vista produttivo. Nel 2016 sono state prodotte in Italia circa 62mila tonnellate di funghi coltivati su un consumo complessivo di circa 75mila tonnellate: questo significa che esiste ancora una certa marginalità tra l'aspetto produttivo ed il suo consumo. Il 70% del valore che viene utilizzato è stato destinato al mercato fresco ed il 30% al mercato trasformato. Lo Champignon o Agaricus bisporus (detto anche Prataiolo) è il fungo più coltivato e consumato. Segue poi Pioppino o Agrocybe aegerita, Orecchione o Pleurotus ostreatus e Cardoncello o Pleurotus carnucopiae. A livello europeo l'Italia è il settimo produttore: il primo è la Polonia con 270mila tonnellate, seguite da Olanda con 260mila tonnellate e Francia con 100mila tonnellate. Complessivamente l'Europa rappresenta circa il 40% del mercato mondiale con la Cina che ne è primo produttore (Fonte dati Aif-Associazione italiana fungicoltori).

Per cavalcare questo trend nel 2016 le quattro principali OP italiane del mondo dei funghi (Consorzio funghi di Treviso, OP Fungo Amico, Funghi delle Terre di Romagna e Funghidea) hanno creato il marchio ‘Fungo italiano certificato’: un polo produttivo che complessivamente produce all'incirca 25mila tonnellate di prodotto Fresh Cut che soddisferà non solo la domanda nazionale di IV Gamma (circa 15 mila tonnellate l’anno) ma permetterà di sviluppare l’export.

 
Esempio di coltivazione di funghi Champignon in una fungaia ad atmosfera controllata
Ecco un esempio di fungaia di funghi Champignon
(Fonte foto: © Adriatica funghi)


"Oggi il Consorzio funghi di Treviso - spiegava Romeo Fuser, presidente del Consorzio e presidente dell’Associazione italiana funghicoltori, in un comunicato di qualche mese fa - è formato da 13 soci ubicati tra le province di Treviso, di Padova e di Belluno. Nel 1999 la nostra avventura è partita con una produzione di circa 20mila quintali di funghi per un valore di 5 miliardi di lire di fatturato. Nel 2017 la produzione è stata di oltre 180mila quintali per un fatturato di 40 milioni di euro. Dati che ne fanno il più grande polo produttivo di funghi coltivati in Italia: il 70% della produzione nazionale. Oggi il nostro Consorzio è in grado di offrire al mercato funghi sotto ogni forma: dai semilavorati a quelli surgelati e trifolati, attraverso svariate forme di lavorazione e trasformazione".
 

Cosa serve per coltivarlo?

Diamo qualche informazione tecnica che indica come vengono prodotti i funghi all'interno di una fungaia, tipologia Champignon in primis. Innanzitutto si parte della realizzazione del substrato: composto da terriccio, paglia, lettiera organica ricca e nutritiva (ad esempio equina o avicola) e da altre sostanze organiche. Questa parte è molto importante e delicata, in quanto rappresenta un'elemento fondamentale per la buona riuscita della crescita dei funghi. Da sottolineare che ogni fungo ha bisogno di una propria 'ricetta' specifica. Per chi volesse approcciarsi in modo hobbistico esistono alcuni siti internet che spiegano come fare e che vendono alcuni kit già pronti: ad esempio www.mondofunghi.com.

All'interno di questo compost naturale s'innesca nei giorni successivi una fermentazione spontanea che genera calore, processo essenziale per la fase successiva. E' infatti in questo momento che avviene l'inoculo con i miceli selezionati. Terminato questo processo si porta il tutto in fungaia, un'area chiusa e controllata con umidità intorno all’85% e con una temperatura compresa tra 14 e 18°C. Nel caso del fungo Champignon è necessario aggiungere della torba, funzionale al trattenimento dell'acqua che viene ripetutamente apportata tramite annaffiature non abbondanti. Dopo circa 10-12 giorni le ife avranno completamento invaso il substrato e si inizieranno a vedere i primi miceti sviluppati. Terminata questa fase i vari contenitori con i funghi vengono spostati in un nuovo ambiente, che presenta bassa umidità e basse temperature (e senza apporto di acqua), per permettere a tutti i funghi di poter terminare il loro sviluppo commerciale. Tutto questo dimostra che la coltivazione dei funghi è impegnativa, e richiede non solo una buona attrezzatura ma anche personale specializzato e dimensioni aziendali abbastanza grandi.

Autore: Lorenzo Cricca
© Plantgest - riproduzione riservata

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