Lazio, due vitigni autoctoni nel Registro nazionale delle varietà di vite

Si tratta dell'Uva Giulia e del Maturano nero, entrambi a bacca rossa e originari del Frusinate, già tutelati come risorse genetiche a rischio erosione. Un risultato ottenuto dalla collaborazione di Arsial, Crea e regione

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Grappoli di Uva Giulia (a sinistra) e di Maturano nero (a destra), oggi iscritti al Registro nazionale delle varietà di vite

Fonte immagine: Arsial

Due vitigni autoctoni del Lazio entrano nel Registro nazionale delle varietà di vite grazie all'impegno dell'Arsial e della Regione Lazio.

Sono Uva Giulia e Maturano nero, due varietà originarie di un territorio compreso tra la Valle di Comino e quella del Liri, nella provincia di Frosinone.

Tutti e due i vitigni, già da tempo, erano stati censiti e inseriti da Arsial nel Registro volontario regionale delle risorse genetiche a rischio erosione, che tutela la biodiversità agricola laziale.

Poi ci sono voluti sei anni di lavoro fatto in collaborazione con il Crea per arrivare all'iscrizione nel Registro nazionale delle varietà di vite, iscrizione ufficializzata con il decreto ministeriale del 9 giugno 2020.

Un lavoro fatto di censimenti, indagini storiche, analisi molecolari per escludere che si trattasse di vitigni già iscritti, e ancora rilievi ampelografici e ampelometrici svolti secondo i novantuno parametri previsti dalla scheda Oiv, le microvinificazioni, attraverso le quali individuare i parametri enologici delle singole varietà.

Questi vitigni hanno alle spalle una storia complessa, che riflette quella del territorio di origine, storicamente conteso tra i poli di attrazione di Roma e Napoli.

L'Uva Giulia è un antico vitigno a bacca rossa, molto vigoroso, tipico della Valle di Comino e dell'area circostante. Viene coltivato soprattutto nei comuni di Pescosolido e Sora, su terreni pianeggianti o collinari, affacciati sulle Valle del Liri e su quella del Roveto.

E' andato scomparendo negli anni '50 per il progressivo abbandono delle campagne, ed è sopravvissuto solo grazie all'impegno di pochi appassionati locali e già da qualche anno è al centro di una piccola rinascita, che suscita l'interesse anche di guide enologiche e riviste di settore.

In tutta l'area di produzione ne esistono circa 2mila ceppi. Questo vitigno ha caratteristiche particolari, quasi uniche rispetto ai suoi omologhi del territorio. Gli acini sono tendenzialmente piccoli e i grappoli stretti e di media lunghezza. Per corpo e robustezza è particolarmente indicato nella produzione di rossi strutturati, sia in purezza che mescolato in uvaggio.

All'esame visivo, il vino ottenuto dall'Uva Giulia presenta un colore rosso rubino molto intenso, con evidenti riflessi violacei. L'esame gustativo evidenzia un'alcolicità e una struttura acidica piuttosto buone, mentre il tannino ben bilanciato e una buona grassezza trasmettono al vino una complessiva rotondità. Dall'esame olfattivo emergono sentori di frutta rossa molto pronunciati, in particolare frutti di bosco, amarena e marasca. Il vino presenta, inoltre, sensazioni retro-olfattive persistenti e schiette.

Il Maturano nero è coltivato quasi solo nel comune di Arce sin provincia di Frosinone, ma le fonti storiche ne documentano la presenza anche in Val Comino, nel Sorano e nel Cassinate già nell'Ottocento.

Oggi la superficie coltivata a Maturano nero è appena tre ettari, quasi tutti in aree pianeggianti. I suoi grappoli sono di media grandezza e gli acini hanno forma sferoidale, di colore nero-bluastro.

Dalle sue uve, se vinificate in purezza, si ottiene un vino di colore rosso rubino scarico, tendente alla buccia di cipolla, con componenti aromatiche espresse mediamente con note fruttate e floreali. All'esame gustativo evidenzia una componente tannica ridotta e un'acidità non elevata che lo rendono morbido e delicato, restituendo la sensazione di un vino complessivamente molto equilibrato.

Oggi, grazie alla iscrizione nel Registro nazionale delle varietà di vite, a cui seguirà quella nel Registro regionale delle varietà di vite classificate idonee alla produzione di uva da vino, la Regione Lazio ha incrementato ulteriormente la propria piattaforma ampelografica, che vede già un 25% rappresentato da vitigni autoctoni.

Vitigni, che come ricorda Arsial, rivestono un valore strategico per la valorizzazione del territorio e anche per il comparto del biologico, che impegna oltre il 13,2% dell'intero settore vitivinicolo regionale.

Spesso, questi vitigni possono permettere la produzione di vini unici, capaci di caratterizzare inequivocabilmente un territorio, la base necessaria per promuovere azioni di sviluppo locale, integrate con altri settori della filiera economica.

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