Erbe officinali, opportunità per gli agricoltori ma serve aggregazione

Le novità del decreto legislativo n.75 del 2018 aprono nuove prospettive sulla coltivazione, ma prima di tutto è necessario organizzare la filiera. Se ne è parlato a Macfrut digital 2020

Erbe officinali, opportunità per gli agricoltori ma serve aggregazione - Plantgest news sulle varietà di piante

Le piante officinali stanno riscuotendo un grande interesse da parte del consumatore e dell'industria (Foto di archivio)

Fonte immagine: © ronnybas - Fotolia

Le novità del decreto legislativo n.75 del 2018 aprono nuove prospettive sulla coltivazione delle piante officinali. Il decreto ha stabilito, fra l'altro, che la coltivazione e le prime fasi di lavorazione delle erbe fanno parte dell'attività agricola e ha aperto la porta alla costruzione di un piano nazionale di settore.

Conosciute da sempre, le erbe officinali, stanno riscuotendo un grande interesse da parte del consumatore e dell'industria. Gli utilizzi sono molteplici, nutraceutici, cosmetici, mangimistici, eppure in Italia il settore resta frammentato e la filiera è tutta da organizzare. Basti citare un dato, quasi 8 milioni di italiani utilizzano piante o estratti, spezie, in cucina e per il benessere psicofisico. All'ultima edizione Macfrut, che si è tenuta solo virtualmente, un evento organizzato dalla Regione Emilia Romagna ha fatto il punto del settore, anche in vista di future eventuali possibilità offerte dal Psr.

Innanzitutto i numeri, che sono da prendere con le pinze, ma che arrivano da Fippo, Federazione italiana produttori piante officinali: sono circa 3mila le aziende che in Italia le coltivano con circa 7mila ettari di superficie in totale. La situazione però è molto frammentata, con aziende che coltivano anche mezzo ettaro.

Piante officinali è un termine molto lasco che comprende tantissime erbe, di diverse varietà. A farla da padrona per superficie è la menta piperita con 250 ettari, a seguire lavanda vera e ibrida e camomilla comune. Gli utilizzi finali sono molteplici e lo spazio per l'offerta non manca, importiamo infatti oltre il 70% di ciò che utilizziamo ma il punto, come per altre colture emergenti, è l'organizzazione della filiera.
 
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Sauro Biffi, direttore del 'Giardino delle Erbe' di Casola Valsenio (Ra) ha sottolineato come il trend sia in espansione ma "ci sono molte decisioni da prendere prima di investire in questa coltivazione, ogni pianta ha destinazioni diverse, alcune vengono essiccate, altre distillate. Serve poi una certa meccanizzazione, anche piccole macchine agricole possono ridurre i costi e migliorare le lavorazioni. Bisogna decidere su quale pianta officinale investire e quale varietà coltivare e poi sarebbe molto importante, per dare più forza al settore, associarsi, consorziarsi. Non da ultimo, prima di iniziare la coltivazione, bisogna porsi il problema di chi acquisterà la nostra produzione, cercare da subito potenziali acquirenti. La filiera è fondamentale per avere successo".

"Le piante officinali - ha sottolineato Emiro Endrighi dell'Università di Modena e Reggio Emilia, intervenuto durante l'evento - possono essere un'occasione di sviluppo per l'Appennino, rappresentare un'opportunità. Servono però macchinari e attrezzature specifiche, per esempio un distillatore e bisogna conoscere le tecniche agronomiche specifiche. Manca l'assistenza tecnica che invece sarebbe essenziale e serve formazione per quanto riguarda la tecnica gestionale quindi tutto ciò che riguarda la fase di vendita e conoscenza delle normative del settore".

Autore: Barbara Righini

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