Ciliegie, un anno difficile

Tante, di piccolo calibro, non abbastanza remunerative per gli agricoltori. Insieme a Gianluca Pasi di Geoplant Vivai vediamo perché non è stata una buona annata per la cerasicoltura

Ciliegie, un anno difficile - Plantgest news sulle varietà di piante

Ciliegio, varietà tardiva Royal Helen

Fonte immagine: Geoplant Vivai

Un'annata negativa per le ciliegie, sia dal punto di vista qualitativo che dei prezzi. Questo il commento di Gianluca Pasi di Geoplant Vivai sull'andamento complessivo del settore cerasicolo.

 

Se da un lato la produzione è stata abbondante, dall'altro i frutti erano di scarsa qualità e piccola pezzatura, sia a Nord che a Sud: "Le ciliegie avevano mediamente due gradi Brix in meno rispetto alla media" spiega Pasi specificando che si tratta di una considerazione a livello generale, ovviamente ci sono eccezioni.

 

A questa situazione si è arrivati per una congiuntura di diversi fattori sfavorevoli, tra i quali anche il calendario corto: "A causa delle condizioni meteorologiche abbiamo iniziato la campagna in ritardo e finito in anticipo: la produzione è arrivata sul mercato nello stesso periodo, di conseguenza i prezzi sono stati bassi, anche per la scarsa qualità".

 

Ma perché il calibro delle ciliegie era più piccolo? "Il tempo quest'anno è stato inclemente con la frutticoltura, è stato troppo caldo. Inoltre con la siccità le piante sono andate in stress, i frutti non sono cresciuti. Anche in Trentino, zona celebre per la qualità del proprio prodotto, la campagna cerasicola quest'anno ha visto un calibro mediamente inferiore, forse a causa di qualche chilo di troppo sulle piante" insomma, un'annata non buona nel complesso.

 

Siccità e alte temperature non hanno aiutato

Se le ciliegie quest'anno sono meno buone lo si deve alla partenza ritardata rispetto alla media: "aprile è stato freddo, le piante erano un po' bloccate, e l'allegagione è stata molto abbondante", e questo ha portato ad avere calibri inferiori.

 

Poi è arrivato il caldo, troppo e tutto in una volta: "dal 10 di maggio in poi abbiamo avuto temperature di 35-36 gradi, sia al Nord che al Sud. Un frutto come la ciliegia in quelle condizioni non cresce, rimane piccolo, perché la pianta si stressa: il frutto si cuoce, non si ingrossa e non è consistente, rimane molle".

 

"Addirittura, in alcuni casi con impianti non coperti, i frutti erano letteralmente bruciati dal sole, avevano danni da scottatura nella parte esposta del frutto e ovviamente quel prodotto non viene immesso sul mercato, va allo scarto" spiega Pasi ricordando le temperature registrate, troppo elevate per il periodo.

 

Condizioni meteorologiche, un nemico contro cui si può fare poco

Le condizioni meteorologiche sono un nemico difficile da combattere, più delle malattie e degli insetti. Per quanto riguarda le malattie infatti chi voleva si è organizzato per tempo mettendo le reti antinsetto e facendo gli appositi trattamenti "ormai la Drosophila suzukii la conosciamo e agiamo di conseguenza" dice Gianluca che spiega come invece sia difficile reagire al troppo caldo o alle troppe piogge perché "purtroppo per difendersi dalle avverse condizioni meteorologiche i sistemi sono molto più blandi e meno efficaci".

 

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Ciliegio, varietà tardiva Henriette

(Fonte foto: Geoplant Vivai)

Diverse varietà, diverse risposte

Un frutto croccante, una varietà molto più consistente, più dura, come sono quasi tutte le nuove varietà, tendenzialmente ha qualche problema in meno a livello di perdita di consistenza rispetto alle varietà più datate, spiega Pasi, anche se di fronte a temperature elevate come quelle di quest'anno non c'è molto da fare.

 

"Mediamente le varietà tardive hanno avuto forse più problemi rispetto alle varietà precoci perché sono arrivate a metà giugno, quando le temperature erano già molto alte. I frutti precoci, invece, sono arrivati in un periodo in cui la situazione era ancora accettabile".

 

Copertura degli impianti: una duplice funzione

La scarsità di piogge della primavera estate 2022 ha causato ingenti danni alla frutticoltura ma di contro si è registrata una minore incidenza del cracking, una problematica che solitamente affligge il settore cerasicolo. Per contrastare il cracking "l'unica strategia - secondo Pasi -, è la copertura. Non abbiamo varietà resistenti al cracking, quelle tolleranti sono veramente poche e hanno tolleranze blande. L'unica difesa attuabile è di tipo meccanico: è necessario coprire con le apposite reti gli impianti".

 

Una strategia che ha una duplice funzione. A seconda del tipo di rete che si usa, l'impianto che viene coperto è anche discretamente ombreggiato: certo le temperature sono sempre elevate, ma si evitano un po' i problemi delle scottature che hanno gli impianti scoperti in cui i raggi Uv colpiscono direttamente i frutti.

 

"Il ciliegio è una specie delicata - chiosa Pasi -, molto più soggetta alle variabili micro e macro climatiche rispetto al pesco o al pero, ed è anche più impegnativa a livello economico, ma la copertura è un investimento necessario se si vuole ottenere un buon risultato".

Autore: Isabella Sanchi

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