Agroecologia e multifunzionalità: quando gli animali fanno la differenza
Il pascolo è molto più di una pratica zootecnica: migliora la fertilità del suolo, riduce gli input esterni e rafforza la relazione con il territorio
Intervista ad alcuni componenti di Allevamenti al Pascolo, gruppo satellite di Rami (Rete Agroecologica Microfarm Italia) che unisce allevatori e allevatrici, tecnici veterinari, agronomi, paesaggisti, contadini, ricercatori e ricercatrici
Fonte immagine: Joseph Silvestri - Fattoria La Marchigiana
Le aziende agroecologiche spesso sono anche multifunzionali. Alcuni dei principi stessi dell'agroecologia, infatti, riguardano la possibilità di chiudere i cicli, ridurre gli sprechi e l'utilizzo di input esterni. Questo è più semplice quando l'azienda è diversificata, perché ciò che rappresenta uno scarto in un'attività può diventare una risorsa preziosa in un'altra.
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È qui che entrano in gioco gli animali che, in un'ottica agroecologica, non sono semplici produttori di cibo (latte, carne, formaggi, uova), ma diventano una componente attiva del paesaggio agricolo, soprattutto quando allevati al pascolo.
Ne abbiamo parlato con alcuni componenti di Allevamenti al Pascolo, gruppo satellite di Rami (Rete Agroecologica Microfarm Italia) che unisce allevatori e allevatrici, tecnici veterinari, agronomi, paesaggisti, contadini, ricercatori e ricercatrici, con l'obiettivo di promuovere e diffondere una nuova conoscenza sugli allevamenti al pascolo ed una loro gestione in chiave agroecologica.
Di questo gruppo fa parte Chiara Spigarelli, dottore agronomo e ricercatrice, che si è appassionata a queste tematiche proprio grazie alla natura multifunzionale del pascolo: "Si tratta di aziende che non si limitano a fornire latte o carne. Gli animali, infatti, banalmente tagliano l'erba perché la mangiano, recuperando così un alimento che noi non potremmo riutilizzare, curano i pendii, gestiscono il paesaggio e indirettamente concimano".
Non a caso il 2026 è l'Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, proclamato dall'Organizzazioni delle Nazioni Unite (Onu) per valorizzare l'importanza economica, sociale e ambientale del pascolo nelle aree rurali di tutto il mondo. Un'occasione utile per tornare a interrogarsi sul ruolo che questa pratica, troppo spesso relegata alla zootecnia, può giocare anche in chiave agronomica, sociale ed economica.
Fertilità e rigenerazione del suolo
Il pascolo, se gestito correttamente, è uno strumento molto potente per migliorare la fertilità dei suoli. La presenza degli animali aumenta la sostanza organica, stimola la vita microbica, migliora la struttura fisica del terreno, rendendolo più stabile e capace di trattenere umidità, ma soprattutto permette di sequestrare carbonio.
Lo sa bene Joseph Silvestri, allevatore che gestisce l'azienda biologica Fattoria La Marchigiana, in provincia di Ancona, anche lui attivo nel gruppo Allevamenti al Pascolo. Nella sua azienda, a conduzione famigliare, gli animali non sono stati inseriti in un semplice pascolo ma all'interno di un sistema agroforestale, sfruttando al massimo i benefici sulla fertilità del suolo e riducendo così la dipendenza da input esterni.

Sistema agroforestale e galline al pascolo
(Fonte: Joseph Silvestri - Fattoria La Marchigiana)
"Dal 2017 nell'azienda abbiamo avviato un progetto di allevamento di animali di razza marchigiana e animali di bassa corte: polli, ovaiole, anatre, oche, faraone e conigli. Da allora cerchiamo di seguire una visione quanto più possibile agroecologica, cercando di rispettare al massimo anche il benessere animale. Il nostro allevamento è inserito in un sistema agroforestale dove c'è un frutteto. Si tratta di circa 1 ettaro per 300 animali, quindi sono abbastanza larghi. In questo modo ci possiamo permettere il pascolo stabile, ma in futuro abbiamo intenzione di sperimentare anche il pascolo razionale con i vitelloni. Inoltre, seguiamo autonomamente sia la coltivazione di piante foraggere per l'alimentazione animale, sia la loro fienagione, cercando di essere un'azienda quanto più circolare e a ciclo chiuso".

Conigli al pascolo
(Fonte: Joseph Silvestri - Fattoria La Marchigiana)
Di pascolo razionale ne abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo e si tratta di una tecnica di agricoltura rigenerativa che prevede lo spostamento periodico degli animali da una parcella all'altra, così da dare tempo alle essenze foraggere di rigenerarsi e garantire una disponibilità foraggera costante, anche in periodi critici.
Un altro esempio di come gli animali possono contribuire ad aumentare la fertilità dell'azienda agricola arriva da Chiara Spigarelli che ha fondato un'azienda dal nome Agrivello, in cui tosa la lana di pecora e la trasforma in un concime per le piante: "La lana di pecora è considerata rifiuto speciale e quindi gli allevatori non sanno come smaltirla. In università, parallelamente al mio dottorato di ricerca, abbiamo intrapreso questo progetto per recuperare la lana di scarto che non può diventare filato. La fibra è ricca di azoto, per questo abbiamo iniziato a testarla come concime e funziona molto bene".
Pascoli che disegnano il paesaggio
Il pascolo, prima ancora di essere una tecnica di allevamento, è una forma di gestione del territorio, un alleato strategico per la tutela del paesaggio agrario e non solo.
L'allevamento al pascolo, infatti, contribuisce al contenimento naturale della vegetazione, al recupero delle aree marginali e alla manutenzione attiva degli ecosistemi. Chiara sottolinea: "Dietro a un prato verde, c'è qualcuno che lo gestisce. Quando si va in montagna e si cammina nei prati non ci si rende conto che questi prati esistono perché ci sono gli animali che li mantengono e degli allevatori che li sfalciano. Altrimenti ci sarebbero solo boschi ingestiti".
In questo modo il territorio rurale, invece di essere abbandonato, viene gestito in modo responsabile restituendoli identità, funzione e valore: "Un allevatore che porta i propri animali al pascolo è coerente con l'ambiente in cui vive. Non sceglie animali a caso, ma razze adatte a quel territorio. In un'azienda non estensiva invece - continua Chiara Spigarelli - molto spesso si corre il rischio di acquistare materie prime che non sono legate al territorio. Magari neanche il fieno è locale. Potrebbero allevare animali olandesi, americani o altro, senza avere rapporti diretti con la comunità di cui fanno parte".
Benessere animale e non solo
La salute e il benessere degli animali non è un aspetto secondario, ma un indicatore fondamentale dello stato complessivo di un sistema agricolo, soprattutto in agroecologia dove ogni elemento è interconnesso.
Negli allevamenti estensivi, gli animali vivono più a lungo, si ammalano meno e seguono cicli vitali più naturali. Lo racconta Adriano Boz, anche lui membro di Allevamenti al Pascolo, nonché medico veterinario e mandriano: "Negli allevamenti intensivi la sofferenza è spesso nascosta da una rimonta elevatissima e da sostegni farmacologici atti a mitigare le sintomatologie. Il veterinario in genere è di casa in questi allevamenti. Nei sistemi al pascolo, invece, la rimonta è bassissima e le problematiche sono più legate alla longevità degli animali. Un veterinario clinico serve pochissimo: giusto per un parto o per una zoppia".
Il benessere animale è anche benessere aziendale. Una vacca che vive all'aperto, in un ambiente adatto, vive più a lungo e mantiene la sua produttività nel tempo. "Nell'allevamento dove lavoro - spiega Adriano - ci sono vacche con 10-12 parti rispetto a vacche che dopo 3 o 4 parti sono sfinite". In questo contesto, l'azienda beneficia di un minor uso di farmaci e di una riduzione delle spese veterinarie.
Riscoprire il valore del cibo grazie alle pratiche agroecologiche
Come abbiamo già specificato, l'allevamento al pascolo non genera solo foraggi, latte, carne o uova. Grazie alla sua complessità rende più visibili i ritmi della natura e il ciclo delle produzioni, aiutando a conoscere meglio il cibo ed evitando che i processi vengano standardizzati.
Il latte di aprile non è lo stesso di luglio e di conseguenza anche i formaggi. Il pascolo cambia, cambia l'erba e cambia il sapore. Per questo è fondamentale il contatto diretto con chi compra, che sia una famiglia o un cuoco, per spiegare cosa c'è dietro ogni prodotto.
Il veterinario Adriano Boz sottolinea questo legame da non sottovalutare: "A chi vuole avviare un allevamento estensivo consiglierei di integrarsi il più possibile con il territorio dove insedia l'allevamento in modo da concordare con consumatori e distributori quali produzioni effettuare in termini quantitativi e qualitativi e definire il giusto prezzo".
Molte aziende agroecologiche riescono a spiegare il valore di ciò che fanno attraverso la vendita diretta, le degustazioni in azienda, le visite guidate, la creazione di fattorie didattiche. Modi per diversificare il reddito e fare educazione alimentare. Anche Joseph nella sua fattoria didattica organizza eventi per le famiglie; negli anni ha potuto constatare quanti dubbi ci siano ancora sul cibo di origine animale: "Ci sono bambini che pensano che il petto di pollo non ha le ali ed è a forma di cuore, perché così lo vedono al supermercato".
E continua Chiara Spigatelli: "Non è un caso se i supermercati devono sottolineare quali sono le verdure di stagione. Ma bisogna preoccuparsi di spiegare anche quali sono i tempi di produzione delle uova e che una vacca per fare il latte deve partorire".

Galline al pascolo
(Fonte: Joseph Silvestri - Fattoria La Marchigiana)
Un dialogo che passa anche per la qualità nutrizionale. Gli animali allevati al pascolo hanno una dieta più varia, ricca di fibre e composti attivi, e questo si riflette nella carne, nel latte e nelle uova.
Le carni grass fed (da animali allevati al pascolo e nutriti con erba), per esempio, contengono più omega 3 rispetto a quelle grain fed. Sono anche più ricche di antiossidanti e hanno un contenuto di grassi saturi simile o inferiore.
"Abbiamo fatto analizzare le nostre uova - spiega Joseph - e c'era una lista lunghissima di acidi grassi benefici. La gran parte lo fa la dieta. Le galline, per esempio, sono animali onnivori anche se spesso si crede che siano granivori o erbivori. La differenza, invece, la fa proprio l'integrazione nella dieta di insetti e lombrichi".
Per riuscire a portare queste tematiche a livello politico e istituzionale, e avere un impatto reale sulla comunità, chi fa allevamento al pascolo si scontra con una difficoltà in particolare: quella di fare squadra. Lo spiega bene Chiara: "Purtroppo tra gli allevatori di piccola scala, nonostante siamo comunque la maggioranza in Italia, spesso non ci conosciamo nemmeno. Qualcuno è disperso in un cantone, qualcun altro si trova dall'altra parte d'Italia, e anche quando c'è la volontà di fare rete, incontrarsi è complicato. Noi, con Allevamenti al Pascolo, ci stiamo provando ma organizzare anche solo un raduno è difficile: ognuno ha i propri ritmi, chi munge, chi raccoglie le uova, chi deve seguire gli animali. Questa frammentazione rende difficile avere un peso politico".
In più ci sono delle difficoltà burocratiche non indifferenti: "A livello politico e legislativo la risposta è sempre la stessa: facciamo una legge e poi prevediamo delle deroghe per gli allevamenti di piccola scala. Ma non è questo il punto. Non servono deroghe, servono due leggi distinte. Anche perché gli allevamenti di piccola scala non sono tutti uguali: ognuno si costruisce in base al territorio, al tipo di gestione, alla relazione con l'ambiente. Servono due linee di valutazione, non un'unica norma con eccezioni. Ma scrivere leggi pensate davvero per tutti richiede più impegno, e spesso si preferisce semplificare tutto in una soluzione standardizzata", conclude Chiara Spigarelli.
Autore: Vittoriana Lasorella