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Nocciolo, un tesoro per il made in Italy

Si consuma sempre più frutta secca e nocciole. Contemporaneamente aumentano le superfici coltivate. AgroNotizie ha chiesto a due esperti del settore cosa sta avvenendo nel settore corilicolo.

Nocciolo, un tesoro per il made in Italy - Plantgest news sulle varietà di piante

La produzione media annua di nocciole in Italia degli ultimi 10 anni è stata di circa 112mila tonnellate

Fonte immagine: © Vfoto - IStockPhoto

Il trend mondiale della frutta secca è positivo. La sua produzione, in base ai dati dell'Inc-International nut and dried fruit council foundation, è di circa 4,2 milioni di tonnellate per l'annata 2016/2017. Un +11% rispetto alla stagione precedente. 

Questa escalation è data dall'aumento dei consumi, spinti dalle nuove mode alimentari salutistiche. Le nocciole sono tra le materie prime più usate. L'Italia, che è uno dei principali produttori, sta fiutando l'opportunità per i propri produttori alla ricerca di coltivazioni di reddito.

Vediamo qual è la situazione in Italia. "L’Italia è uno dei Paesi più vocati al mondo per la coltivazione del nocciolo - spiega Roberto Botta, Prof. di Arboricoltura generale e colture arboree presso l'Università di Torino -. La produzione degli ultimi 10 anni è oscillata intorno alle 112mila tonnellate all'anno. Il trend è in crescita, visto l'aumento delle superfici in diverse Regioni e soprattutto in Piemonte (+7mila ettari in 5 anni). I nuovi impianti sono inseriti prevalentemente in contesti territoriali già interessati dalla corilicoltura, o a questi limitrofi. La carta vincente del prodotto made in Italy è la qualità. Su questo si deve puntare per il futuro, pur tenendo l'attenzione all’incremento delle rese".
 
"Il nocciolo - continua Botta - non ama le zone ventose. I suoli non devono essere asfittici, troppo acidi o alcalini. Fiorisce in inverno per cui aree con temperature molto rigide tra metà dicembre e febbraio non sono idonee ad ospitare questa coltura. E’ una specie rustica adattata alle aree collinari a bassa piovosità estiva. Tuttavia condizioni di stress idrico prolungato causano riduzione di crescita e di produzione, con una maggior incidenza di nocciole vuote e una minore resa alla sgusciatura. Per ottenere produttività e qualità occorrono apporti idrici adeguati tra aprile ed agosto, il che significa prevedere l’irrigazione".

 
Tipica fruttificazione di tre nocciole su albero di nocciolo
Il nocciolo ha bisogno di ambiente e cure agronomiche adeguate
(Fonte foto: © Agrion-Ex Creso)


"Le prospettive future sono buone - prosegue Botta - e in Italia esiste spazio per l’aumento delle superfici. E' necessario puntare sulla qualità ed introdurre innovazioni colturali.
Ma gli imprenditori devono considerare con attenzione diverse variabili, tra cui: i prezzi di mercato, che hanno avuto un trend in crescita continua negli ultimi 15 anni ma con oscillazioni legate all’entità della produzione turca e con il dubbio che possano raggiungere un livello massimo a seguito degli incrementi mondiali di superfici investite; le condizioni ambientali di coltivazione (il nocciolo è specie rustica ma non lo si può coltivare con profitto ovunque) e la necessità di competenze tecniche adeguate; la presenza di politiche territoriali e di accordi di filiera con l’industria, fondamentali per il successo.
Le analisi economiche presentate dal Prof. Pirazzoli dell'Università di Bologna illustrate al Convegno sul nocciolo svoltosi a Caprarola (VT) a luglio possono fornire indicazioni interessanti sulla rimuneratività della coltura".


Plantgest e AgroNotizie sono stati media Partner: Leggi l'articolo 'Nocciolo, la strada verso il futuro' con il reportage dell'evento, le presentazione dei relatori ed il video-reportage delle Giornate tecniche nazionali sul nocciolo che si sono tenute il 14 e 15 luglio 2017 a Caprarola (Vt). La manifestazione è stata organizzata dal Dafne dell'Università della Tuscia, dalla Soi-Società ortoflorofrutticola italiana, dal Civi Italia, da Ferrero Hazelnut Company e dall'Aiia-Associazione italiana di ingegneria agraria.

"Tra le innovazioni più interessanti introdotte negli ultimi tempi - conclude Botta -: l’uso del monocaule (specialmente se associato all’impiego di portinnesti non polloniferi), l’uso sempre più diffuso dell’irrigazione (con un consumo di acqua comunque contenuto rispetto ad altre colture), l’introduzione della potatura meccanica (ormai abbastanza diffusa, che riduce tempi e costi di potatura), l’impiego di alcune tecniche di agricoltura di precisione (che già oggi consentono di guidare la fertilizzazione azotata con il Gps sulla base degli indici di vigore vegetativo elaborati dalle foto aeree)". 

 
Nocciole sparse su un tavolo di legno
La nocciola del Piemonte è considerata la migliore al mondo
(Fonte foto: ©Grafvision-Fotolia)


Oltre che per il mercato interno interno le nocciole, come tutta la frutta secca, diventano interessanti per i mercati europei ed internazionali. Creando così ulteriori buone opportunità commerciali. Nei primi nove mesi del 2017, in base all'elaborazione Fruitimprese su dati Istat, il trend dell'export delle imprese agroalimentari italiane è decisamente positivo: oltre 3 milioni di tonnellate per un valore di 3,4 miliardi di euro. Per la frutta secca l'aumento dei volumi è del 12,3%.

La coltivazione del nocciolo è sicuramente uno dei settori di eccellenza del made in Italy. In Italia sono tre i riconoscimenti della territorialità del prodotto, tra Igp e Dop. Una di queste è la nocciola Igp del Piemonte. "La nocciola del Piemonte - spiega Sergio Lasagna, presidente del Consorzio nocciola Igp Piemonte - è considerata la migliore al mondo. Differisce da tutte le altre per le sue caratteristiche strutturali: guscio molto duro e completamente saturo che consente una buona resa dopo la sgusciaturaforma sferoidale apprezzata dall’industria dolciaria, buona pelabilitàgusto e aroma persistenti dopo la tostatura. Questo grazie alle caratteristiche pedoclimatiche del Piemonte ed alla varietà Tonda gentile trilobata che proprio in questo territorio si è selezionata con un lento processo naturale.
Per questi motivi il 12 giugno 1996 abbiamo ottenuto il riconoscimento dell’Igp, un marchio che tutela a livello comunitario l’origine di un prodotto agricolo e alimentare. Allo stesso tempo certifica un livello di tracciabilità e di sicurezza alimentare più elevato rispetto ad altri prodotti. Per il 2017 la raccolta di nocciole marchiate Igp è stata di circa 100mila quintali, sui 240mila totali"
.

 
Impianto di nocciolo in un'area del Piemonte
Il consumatore vuole sempre di più prodotto tracciato, sicuro e legato al territorio
(Fonte foto: © Agrion-Ex Creso)
 
"Il 4 settembre 2013 - conclude Lasagna - è stata accolta la modifica al disciplinare per ovviare ad alcune problematiche che si erano verificate, rendendo attivo il nuovo disciplinare di produzione. Il Consorzio che rappresento valorizza e promuove la nocciola del Piemonte Igp attraverso la comunicazione e la partecipazione ad eventi di livello regionale, nazionale ed internazionale. In queste occasioni comunichiamo il valore del nostro prodotto che ha un utilizzo soprattutto nel dolce (gelaterie, pasticcerie e industria dolciaria), ma anche nella cucina del salato e dei suoi benefici salutistici attraverso un consumo quotidiano. Per quanto riguarda il futuro del Consorzio e della Nocciola Piemonte Igp credo sarà sicuramente positivo. Il consumatore è sempre più attento al consumo di prodotti che garantisco tracciabilità, sicurezza alimentare e legame con il territorio. Dobbiamo difenderci dalle dinamiche globalizzanti, vincere le sfide del futuro continuando ad essere locali nel globale, la nostra nocciola Piemonte Igp rappresenta cultura e territorio del Piemonte". 

Autore: Lorenzo Cricca

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