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Ciliegio, una crescita inarrestabile

Prosegue il suo trend positivo. Alla base nuove esigenze della produzione e del consumatore ed un forte processo d'innovazione. Plantgest vi accompagna in questo mondo

Ciliegio, una crescita inarrestabile - Plantgest news sulle varietà di piante

Il ceraseto oggi è sempre più specializzato per coniugare qualità, quantità e competitività

Fonte immagine: Agronotizie

Da alcuni anni il ciliegio è una pianta in forte crescita, sia come mercato che come superfici coltivate. Questo trend positivo è legato al profondo processo di rinnovamento a cui è stato sottoposto: dall'introduzione di nuove varietà e nuovi portinnesti allo sviluppo tecnico-agronomico, dall'apertura di nuovi mercati all'individuazione di nuove esigenze. Il tutto condito da quotazioni di mercato molto interessanti che aiutano a fare reddito.

Il ciliegio può quindi rappresentare una valida opportunità per i frutticoltori italiani, intenti nel sostituire le specie frutticole non più economicamente sostenibili. Una situazione che ricorda quanto avvenne nel pesco circa cinque decenni fa, quando si introdussero in Italia le nettarine e le varietà californiane. Secondo i dati Fao nel mondo dal 2010 al 2016 si registra un +12% in termini produttivi (dalle 1.998.731 tonnellate alle 2.317.956 tonnellate) e un +10% per superfici (dai 396.537 ettari ai 439.692 ettari). I principali produttori oggi sono: Turchia con 599.650 tonnellate e 84.746 ettari, Usa con 288.480 tonnellate e 37.110 ettari e Iran con 220.393 tonnellate e 28.397 ettari. Seguono poi Cile, Uzbekistan, Italia, Spagna, Grecia e Siria.
Oggi la capacità produttiva italiana è di circa 100mila tonnellate all'anno, grazie ai circa 30mila ettari coltivati. Le Regioni di maggiore importanza sono Puglia, Campania, Emilia-Romagna, Veneto e Trentino Alto-Adige. 

 
Ciliegiie di Sweet Stephany presso azienda agricola di Runco, provincia di Ferrara
Ciliegie di Sweet Stephany® PA7UNIBO*, nuova varietà costituita dall'Università di Bologna
(Fonte foto: ©Salvi Viva)
 

Il miglioramento genetico

La parola chiave è quindi innovazione. Non fine a se stessa ma funzionale al raggiungimento di certi obiettivi. Così i breeder pubblici e privati di tutto il mondo si sono messi al lavoro investendo grandi risorse e puntando su determinati parametri. "Oggi il mercato vuole ciliegie di qualità - spiega Stefano Lugli, ricercatore del Dipartimento di Scienze agrarie dell'Università di Bologna -. E' quindi necessario puntare su varietà dall'alto valore intrinseco: frutti grossi, di colore rosso brillante, dolci, aromatici, consistenti e dalla lunga shelf-life. Da un punto di vista agronomico devono entrare precocemente in produzione, essere di facile gestione, avere costanza nella produzione, uniformi nella maturazione, tolleranti allo spacco"

 

Quali sono le nuove varietà più interessanti?

Sweet Aryana® PA1UNIBO* (-3/-5 giorni prima di Burlat), Vera* (+8/+10), Giant Red® Maralay* (+10), Sweet Lorenz® PA2UNIBO* (+10), Ferdouce®* (+12), Samba® Sumste* (+12/+14), Frisco* (+14), Black Star* (+17), Sweet Gabriel® PA3UNIBO* (+14/+16), Sweet Valina® PA4UNIBO* (+18/+20), Kordia (+22/+24), Sweet Saretta® PA5UNIBO* (+22/+24), Tamara* (+24/+26), Royal Helen* (+25), Sweet Stephany® PA7UNIBO* (+25/+27), Regina (+32), Ferdiva* (+32/+34), Fertard* (+32/+34), Summer Charm® Staccato® 13S2009* (+38/+40). Dati forniti in base alle attività di sperimentazione e ricerca dei diversi Enti e Istituti pubblici coinvolti in un progetto di sperimentazione e valutazione delle principali varietà oggi in commercio (da qualche anno) in Italia.

 
Impianto di ciliegio ad altissima densità creato da Salvi Vivai
Un impianto ad altissima densità creato dai Salvi Vivai di Ferrara
(Fonte foto: ©Salvi Vivai)
 

Impianti sempre più specializzati

"Nella realizzazione oggi di un nuovo ceraseto - continua Lugli - la scelta della tipologia d'impianto ha assunto grande importanza. E' importante coniugare qualità, quantità e competitività. Tre le strade da percorrere: media densità con 500/600 piante ad ettaro, alte 4-5 metri e con sistema a palmetta, bandiera e vaso; alta densità con 800-1200 piante ad ettaro, altezza di 3-4 metri e con sistema a palmetta; altissima densità con 3000-6000 piante ad ettaro, altezza di 2-3 metri e sistema ad asse colonnare. Ognuna adatta ad esigenze particolari ed a diverse condizioni pedoclimatiche. Tutte queste tipologie sono in grado di garantire produzioni elevate e costanti (media di 15 t/ha/nano), elevate pezzature (>26 mm) ed alta qualità organolettica delle ciliegie. Questi ultimi due aspetti sono quelli che pagano e che fanno fare reddito".

 

Portinnesti nanizzanti

Gli impianti ad altissima densità sono sicuramente quelli più innovativi e più interessanti in prospettiva. Qui una grande spinta l'ha data l’introduzione dei nuovi portinnesti seminanizzanti o nanizzanti. Tra tutti ricordiamo quelli della serie GiSelA® (ottenuta in Germania dall’Università Liebig di Giessen), che sono in grado di ridurre la vigoria complessiva della pianta, portare una più precoce messa a frutto (già dal secondo anno d'impianto) ed anticipare il periodo di maturazione. Tra tutti spicca il GiSelA® 5, che sembra essere quello più interessante e promettente grazie alla sua importante capacità di contenimento dell’albero
Più in generale si può dire che l’impiego di questi portinnesti nanizzanti permette d'indirizzare questa specie verso una coltura sempre più specializzata, intensiva e sostenibile.
Su questo fronte è in atto una nuova evoluzione che potrebbe permettere un ulteriore step evolutivo della coltivazione del ciliegio. "Stiamo lavorando molto sui portinnesti - spiega Lugli -. Nel prossimo futuro avremo nuovi portinnesti che miglioreranno ulteriormente le prestazioni produttive e potranno aiutare nel contenere problematiche agronomiche e fisiopatologiche".

 
Ciliegio senza scale in fioritura
Un altro impianto di ciliegie senza scale durante il periodo di fioritura
(Fonte foto: ©Salvi Vivai)
 

Il ciliegio senza scale

In Italia esiste un'azienda che ha messo a punto un sistema ad altissima densità denominato 'Ciliegio senza scale'. "Oramai si stanno affermando frutteti intensivi con piante basse - spiega Michele Giori, tecnico di Salvi Vivai -. In questo modo è possibile entrare in produzione rapidamente e realizzare impianti con altezze ridotte utili per effettuare la potatura e la raccolta senza l'ausilio di scale. Tutto questo si traduce in un notevole risparmio sui costi di gestione e in un più rapido rientro dell'investimento fatto.
Per fare questo vengono utilizzati portinnesti nanizzanti come il Gisela® 5 (in primis) e il Gisela® 6. Per quanto riguarda la densità utilizziamo 5500/6000 piante per ettaro. Grazie a queste tecniche di gestione, è possibile utilizzare reti di copertura multifinzionali monofila (antigrandine/antipioggia/antinsetti), avere una migliore illuminazione all’interno dell’impianto, ed una migliore efficienza dei trattamenti chimici riducendo così l’impatto ambientale.

Molto importante è stato individuare varietà adatte a questo sistema - conclude Giori - ed alle mutevoli esigenze del mercato, selezionandole tra le tante presenti nel panorama varietale a disposizione. Abbiamo così ottenuto la licenza alla moltiplicazione e commercializzazione, in Italia e in altri Paesi europei, per le ciliegie della 'Serie Sweet', costituita e brevettata dall'Università di Bologna dopo 15 anni di sperimentazione e ricerca. Queste varietà ci hanno permesso di avere alte rese produttive e costanti nel tempo (10-15 tonnellate/ettaro) e frutti di calibro elevato (>28 mm di media). La durata di questi impianti, se ben gestiti, può arrivare a 12-15 anni.
L'altezza massima è di 1,70 metri e gli internodi sono corti e numerosi. E' proprio da questi internodi che partiranno numerosi e ravvicinati rami laterali su cui si lavorerà con la potatura per generare tanti rami laterali e tante gemme di un anno da cui produrre frutti".

Se vuoi avere informazioni sulle ciliegie della 'Serie Sweet' puoi leggere gli articoli pubblicati su AgroNotizie.it: 'Ciliegie sweet, belle da vedere e buone da mangiare' e 'Sweet, la ciliegia dolce di nome e di fatto' e 'Arriva marysa, la nuova ciliegia di unibo'.
 
 
Guarda il video sul ciliegio senza scale prodotto da Plantgest.com assieme a Salvi Vivai.

 

Monoasse o multiasse?

Per poter raggiungere risultati adeguati è importante avere una corretta architettura della chioma e la giusta gestione della potatura. Ecco che negli ultimi anni si iniziano a vedere strutture sempre più semplici, come il monoasse o il multiasse. "Queste forme non sono nuove in frutticoltura - conclude Lugli - ma lo sono in cerasicoltura. Possono essere realizzate sia in parete che in volume. In linea generale vale la regola che più il terreno è fertile e maggiore è il vigore della combinazione portinnesto/varietà più risulta conveniente aumentare il numero degli assi. Con queste forme possiamo ipotizzare di produrre frutti su un solo tipo di formazione fruttifera: ad esempio solo sui dardi inseriti direttamente sugli assi colonnari del vasetto multiasse e del cordone speronato oppure sulle gemme a fiore singole poste alla base dei rametti laterali portate dagli assi nelle forme ad asse colonnare singolo o nei biassie (o triasse). Facciamo un esempio specifico guardando gli impianti ad alta densità. Con portinnesti nanizzanti (Gisela® 5) e su terreni fertili ed irrigui si può puntare su modelli ad altissima densità (5mila-6mila piante/ettaro) con forme in parete ad asse singolo come l'asse colonnare o la forma a V in doppia parete. Con questi sistemi è meglio puntare su varietà fertili e di buon vigore con un habitus vegetativo basitono e con un'ottima predisposizione alle ramificazioni laterali".

 

Autore: Lorenzo Cricca

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