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Anguria, dove va il settore?

Nunhems punta i fari sul cocomero con un evento organizzato il 31 luglio 2018 a Sant’Agata Bolognese (BO). Un occasione per fare il punto sul mercato e indicare la strada per il futuro

Anguria, dove va il settore? - Plantgest news sulle varietà di piante

L'anguria classica è sempre meno presente mentre crescono le mini e le midi che puntano sulla qualità

Fonte immagine: © 41330 - Pixabay

Martedì 31 luglio 2018 presso la stazione sperimentale e di ricerca di Nunhems a Sant'Agata Bolognese (BO) è stato organizzato un incontro dedicato all'anguria made in Italy. La prima cosa che balza agli occhi è come il frutto simbolo dell'estate stia cambiando pelle, passando da commodity pura (il prodotto è offerto al mercato senza differenze qualitative) ad un prodotto trendy dall'alto valore aggiunto dove la differenziazione e la qualità hanno un peso importante.
Proprio per questo motivo la Nunhems sta investendo molto in questa direzione, attraverso un programma d'innovazione per individuare nuove varietà che possano soddisfare al meglio le esigenze del consumatore.
Nunhems, da oltre vent’anni è leader in Europa nella coltura delle angurie oltre ad essere uno dei cinque big players a livello mondiale. "La bontà della varietà, con tutte le relative qualità fitopatologiche, non è più sufficiente - spiega Claudia Iannarella, Produce Chain Manager di Nunhems che è intervenuta al Forum -. I nostri esperti sono in grado, grazie alla loro approfondita conoscenza, di valorizzarla al massimo, adattandola alle esigenze dei vari mercati, accompagnando così gli imprenditori ortofrutticoli nella ricerca di distintività e nello sviluppo di progetti di filiera, oltre che nella coltivazione di prodotti di qualità e fortemente richiesti dal mercato".

 

Uno sguardo alla produzione

Prima di tutto guardiamo cosa sta succedendo nel Mondo e in Italia, dal punto di vista produttivo. In base ai dati Faostat nel 2016 l'Italia si è piazzata al 34° posto al mondo come superfici coltivate a cocomero con 12.205 ettari e 534.001 tonnellate prodotte. Nel 2014 gli ettari sono stati 11.424 e le tonnellate prodotte 453.233. Al primo posto c'è la Cina con 1.881.502 ettari coltivati e 79.043.138 tonnellate, seguita da Russia con 148.270 ettari e 1.757.972 tonnellate e dall'Iran con 132.464 ettari e 3.813.850 tonnellate. Complessivamente nel Mondo nel 2016 sono stati coltivati 3.507.243 ettari per una produzione complessiva di 117.022.560 tonnellate. Se guardiamo al territorio nazionale, in base ai dati Istat del 2016, è il Lazio la prima regione con 113mila tonnellate. Seguono la Campania con 106mila e la Puglia con 75mila. La coltivazione a pieno campo rappresenta ancora l'80% della superficie coltivata, che è pari ad oltre 12mila ettari.

 
Anguria senza semi o seedles, una delle novità che il mercato oggi presenta

In Italia nel 2016 sono stati coltivati 12.205 ettari e 534.001 tonnellate di cocomero
(Fonte foto: © Congerdesign - Pixabay)
 

Dove va il mercato?

Dal 2015 ad oggi il trend delle vendite è in crescita: nel 2017 sono state infatti vendute in Italia più di 382mila tonnellate di anguria, nonostante l’aumento del prezzo al dettaglio. Ma i consumi possono crescere ancora: l'indice di penetrazione all'interno delle famiglie italiane dimostra che c'è ancora margine. Inoltre bisogna sottolineare come sia in atto un incremento dell'import da diversi Paesi europei, che possono quindi rappresentare un'interessante opportunità per i produttori italiani. Infine ci sono alcuni altri Paesi che al momento non acquistano dall'Italia oppure non hanno il cocomero tra le referenze principali d'acquisto.

Proprio in questa direzione ha scelto di lavorare Nunhems, migliorando tra l'altro sulla comunicazione e sulla differenziazione dell’offerta. Negli ultimi dieci anni, così come è emerso durante il Forum, si sta andando incontro ad una maggiore segmentazione del prodotto, con un vistoso aumento delle mini (volumi quasi raddoppiati dal 2008). “Differenziare l’offerta è indispensabile per ottenere una segmentazione del mercato ed aumentare le vendite - spiega Stefano Carducci, il Country Sales Manager Italy -. Il nostro obiettivo è proprio quello di sviluppare varietà orticole orientate al mercato ed ibridi con caratteristiche desiderabili. I risultati dell’indagine del Monitor Ortofrutta su tremila responsabili acquisto, presentata dal professor Roberto Della Casa (Unibo e Agroter) nell’ambito del Forum, dicono che il 12,4% degli intervistati è disposto ad acquistare angurie costantemente se sul mercato fosse sempre presente prodotto di alta qualità".

 
Anguria e cocomero fresco, utile refrigerio al caldo estivo

Differenziazione del prodotto e qualità organolettica al centro dello sviluppo
(Fonte foto: © Paulbr75 - Pixabay)

Le esportazioni italiane infine stanno crescendo progressivamente. Il principale Paese destinatario del prodotto made in Italy è la Germania con quasi 91mila tonnellate nel 2017. Seguono poi Polonia con 33mila e Francia con circa 16mila tonnellate. Rimane comunque l'Unione europea la macro area su cui viene destinata l'anguria italiana. Da segnalare che l'Europa del nord e parte di quella dell'Est rimangono fuori dai Paesi a cui destiniamo parte della nostra produzione.

 

L'esperienza dell'Az. Don Camillo

"La nostra azienda ha scelto di puntare sul cocomero - spiega Andrea Benelli, amministratore delegato dell'Azienda agricola Don Camillo di Brescello (RE) -, scegliendo però un prodotto adatto a queste nuove tendenze di mercato. Per questo motivo produciamo mini e midi angurie (il peso varia dai 2 agli 8 chili), dalla polpa rossa, dal gusto dolce (valore minimo di 12 gradi Brix) e senza semi. Nel 2018 produrremo circa 15mila tonnellate, mentre nel 2017 la produzione è stata di 14mila tonnellate (tra con semi e senza semi). Le nostre referenze arrivano sul mercato a fine aprile per terminare all'incirca alla fine di settembre. 
Fino a qualche tempo fa il mercato delle angurie era formato quasi esclusivamente da frutti di grandi dimensioni (15-18 kg) e con semi. Negli ultimi anni le cose sono cambiate verso un prodotto più piccolo e dalle caratteristiche organolettiche eccellenti. Questo cambiamento è stato sicuramente supportato dai nuovi gusti e dalle mutate esigenze del consumatore: la ricerca di un prodotto buono e gustoso, i nuclei familiari composti da una sola persona sono in crescita, le persone pranzano spesso fuori casa a causa degli orari di lavoro e delle distanze per raggiungere il luogo di lavoro.
Questo trend non credo sia destinato a fermarsi, anzi la forbice sarà sempre più ampia. Esiste anche un motivo commerciale, perchè non può sostenersi un mercato che guarda solo al prezzo e dove la qualità non sia riconoscibile e riconosciuta. Inoltre la distribuzione deve capire che il cocomero non può essere usato come un giocattolo per fare promozione, un pò come il panettone classico di Natale, perchè 19-29 cent/kg non sono sufficienti".

 

Autore: Lorenzo Cricca

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