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Sos pero, superficie in calo e produzione in crisi

In totale in Italia nel 2018 si prevede una produzione in linea con il 2017. Ma dal 2007 ad oggi si sono 'volatilizzati' oltre 10mila ettari. E non mancano le condizioni climatiche ed agronomiche negative

Sos pero, superficie in calo e produzione in crisi - Plantgest news sulle varietà di piante

Le mutevoli condizioni climatiche e le problematiche legate alla difesa di insetti e malattie rendono più difficile la situazione

Fonte immagine: © kostik2photo - Fotolia

La situazione produttiva 2018 di pere in Italia si preannuncia in linea con quella del 2017, quando sono state prodotte circa 738mila tonnellate. È quanto emerge da una nota dell’OI-Organizzazione Interprofessionale Pera, recentemente pubblicata, e che fornisce un quadro produttivo in Italia per questa importante coltura, che ci vede comunque ai vertici a livello europeo. Da segnalere però che il dato cambia se si prendono in considerazione solo i quantitativi di pere destinate al mercato fresco, escludendo quindi la parte riservata all’industria. In quest'ultimo caso la tendenza è negativa, con una contrazione stimabile del 10% rispetto al valore del 2017. 

Dal 2007 ad oggi, in base ai dati Istat e Ismea, il calo degli ettari coltivati e del 15%: 41.731 nel 2007 e 31.729 nel 2017. Anche la produzione vive una forte contrazione visto il calo del 9%: nel 2007 sono stati 8.582.869 quintali mentre nel 2017 sono stati 7.852.963 quintali. "Le frequenti grandinate degli ultimi mesi - dichiara Gianni Amidei, presidente dell’OI Pera - e le varie problematiche agronomiche che si sono succedute hanno ridotto il prodotto di qualità destinabile al mercato fresco, che nel complesso si può stimare inferiore di oltre il 10% a quello del 2017. Cali consistenti sono registrati per tutte le più importanti varietà: Abate Fetel vede la qualità diminuire del 16% sul 2017, per William B.C. e Max Red Bartlett il calo previsto è posizionato sul -7%, Santa Maria sul -16%, Conference sul -12%, Decana sul -20% e Kaiser sul -13%. A fronte di una produzione totale che già a metà luglio si prospettava in linea con quella dell’anno precedente, e quindi su livelli abbastanza contenuti, a conferimenti ultimati ci troviamo con un quantitativo di I qualità nettamente inferiore all’anno precedente. Lo scorso anno la I qualità rappresentava circa il 60% della produzione totale mentre le stime di quest’anno indicano una percentuale di I qualità pari al 50%. Siamo quindi di fronte ad un’offerta destinata al fresco al di sotto dei valori nella norma, che richiede il massimo sforzo nella valorizzazione di questo prodotto".

 
Frutti di Abate Fetel in una cassetta pronte per essere vendute e consumate

Dal 2007 ad oggi gli ettari di pero sono calati del 15% e la produzione del 9%
(Fonte foto: © AgroNotizie.it)

Dal punto di vista varietale non appare esserci nessun cambiamento significativo. L'Abate Fetel è ancora la varietà più importante in Italia con il 46% dell'intera produzione pericola italiana: se il dato previsionale sarà confermato in fase consuntiva nel 2018 ci saranno 326.300 tonnellate, vale a dire +1% sul 2017. Incrementi molto lievi anche per quanto riguarda Carmen (+1%), Santa Maria (+4%), William (+2%) e Kaiser (+3%). In lieve calo, invece, Conference (-3%) e Decana (-4%) a causa della diminuzione delle superfici (Fonte dati Cso Servizi, 2018).
 

L'Emilia Romagna rimane leader

L'areale produttivo principe in Italia è l'Emilia Romagna con quattro provincie maggiori protagoniste: Bologna, Ferrara, Modena e Ravenna. Queste compongono il 'quadrilatero d'oro' della pericoltura italiana, dove si raccoglie circa il 73% della produzione nazionale. Si stima una produzione di 509.098 tonnellate, leggermente maggiore rispetto a quella del 2017 con 505.380 tonnellate. Per l'Abate Fetel la previsione è di 257.897 tonnellate rispetto alle 256.857 del 2017, con Ferrara che dovrebbe pagare lo scotto maggiore in termini di tonnellate raccolte. "Oltre ai timori sulla flessione della superficie regionale coltivata a pero - spiega Albano Bergami, dirigente di Confagricoltura e vice presidente dell'Organismo interprofessionale della pera - si aggiungono anche le crescenti difficoltà nei campi, che non possono essere risolte se non attraverso il ricorso alla scienza, per arrivare alla definizione di nuove e più efficaci molecole in grado di sconfiggere patologie aggressive sempre più diffuse sul territorio e scoprire varietà resistenti alle malattie".

 
Pere della varietà Carmen ancora su albero di pero

In Emilia Romagna si raccoglie il 73% dell'intera produzione nazionale di pere
(Fonte foto: © Civ-Centro attività vivaistiche) 
 

Uno sguardo alle altre regioni

In Veneto l'offerta complessiva del 2018 dovrebbe risultare superiore dell'1% rispetto al 2017, con circa 78mila tonnellate. In Lombardia nel complesso si stimano produzioni superiori a quelle dell'anno scorso con un valore del +7%. In Friuli-Venezia Giulia è attesa una produzione in calo del 14% rispetto al 2017. In linea generale le principali aree produttive meridionali prevedono una buona produzione, significativamente superiore a quella dell'anno scorso, con superfici in crescita. Confagricoltura Emilia Romagna lancia un appello alle istituzioni, a sostegno della ricerca scientifica e verso il miglioramento varietale. "Non è più possibile mettere in campo adeguate strategie di difesa della pianta con gli strumenti a disposizione oggi nella pericoltura - afferma Eugenia Bergamaschi, presidente di Confagricoltura Emilia Romagna -. L'intero comparto si concentra, quasi esclusivamente, in Emilia Romagna ed è da questa regione che deve partire un segnale forte e un'apertura all'utilizzo delle moderne tecniche di modificazione genetica, al fine di migliorare, ad esempio, la varietà Abate e renderla più resistente, più sana e quindi più produttiva"
 

La cimice asiatica

Tempi duri per i pericoltori italiani sul fronte Cimice asiatica. Lo Halyomorpha halys è oramai diffuso in tutto il nord Italia è sta danneggiando pesantemente i frutti del pero. A fine luglio Martino Cerantola, ministro dell'agricoltura, ha lanciato un nuovo allarme durante la visita presso la cooperativa Co.Fru.Ca. a Castelbaldo (Pd): "Serve tempo e studio per individuare il parassita in grado di contenere l'insetto definito alieno, perchè proveniente dalla Cina. Nel frattempo vanno attivate misure di difesa immediate con reti di protezione che rappresentano un costo per l'impresa agricola"
 

Cosa avviene in Europa

Trend positivo per la pericoltura in Olanda (+21% sul 2017 con circa 400mila tonnellate nel 2018), Belgio (+3% con circa 318mila tonnellate nel 2018) e Francia (+2% con circa 135mila tonnellate nel 2018). In calo invece Spagna (-6% sul 2017 con circa 311mila tonnellate nel 2018) e Portogallo (-15% con circa 158mila tonnellate nel 2018). Da segnalare che a livello europeo, come da dati del Cso servizi, la Conference rimane la principale varietà con 953mila tonnellate previste (+9% sul 2017). Seguono Abate Fetel con 333mila tonnellate (+2% sul 2017), William con 267mila tonnellate (+2% sul 2017) e Rocha con 158mila tonnellate (-15% sul 2017).

Autore: Lorenzo Cricca

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