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Pomodoro, tra passata e futuro!

Il 2018 ha segnato per questa solanacea un calo produttivo e delle rese. Il settore rimane traino per il made in Italy. Manca però ancora l’accordo sul prezzo per il 2019. De Angelis dell'Anicav fotografa la situazione del comparto

Pomodoro, tra passata e futuro! - Plantgest news sulle varietà di piante

Il Solanum lycopersicum o pomodoro è una delle eccellenze dell'industria alimentare italiana e del made in Italy

Fonte immagine: © JuanCi Studio - Adobe Stock

Dico made in Italy ed il pensiero va al pomodoro, vera eccellenza dell’industria alimentare italiana. Il comparto delle conserve di pomodoro riveste così un importante ruolo strategico e di traino nell’economia nazionale. Circa l'85% della produzione italiana di questa Solanacea è destinata alla trasformazione industriale. I principali prodotti ottenuti dalla trasformazione del pomodoro rosso sono: i pomodori pelati, i triturati, i concentrati di pomodoro, le conserve, le salse, i passati, i cubettati e i succhi di pomodoro.

Oggi però i produttori e le industrie legate al pomodoro da industria sono ancora lontane dall’accordo sul prezzo del pomodoro per il 2019, mentre il tempo per le semine e per i trapianti è ormai agli sgoccioli. "È necessario - afferma Coldiretti Emilia Romagna in un comunicato stampa di febbraio - che le Op diano seguito all’accordo tra loro sottoscritto e rivolto all’industria per arrivare a un prezzo finalmente remunerativo per le imprese, anche attraverso tabelle qualitative che valorizzino il prodotto. A rischio è un settore che in Emilia Romagna produce 2 milioni di tonnellate di prodotto su 4,6 milioni di tonnellate a livello nazionale (il 14% della produzione mondiale)".


 
Linea di lavorazione del pomodoro all'interno del Consorzio Casalsco del pomodoro

Il Consorzio Casalasco del pomodoro è uscito dall’OI-Interprofessione del pomodoro da industria del Nord Italia
(Fonte foto: © Consorzio Casalasco del pomodoro)

Da segnalare che il 2018 si è chiuso con una produzione di 4,65 milioni di tonnellate di pomodoro trasformato - come rilevato dai dati elaborati dall'Anicav -, in calo dell'11,5% rispetto al 2017. Questa contrazione produttiva è da ricondurre sia alla diminuzione delle aree coltivate a pomodoro che alle avversità climatiche che hanno inciso in maniera significativa sulla resa agricola. Il pomodoro San Marzano (come ad esempio il Pozzano F1 di Enza Zaden) è particolarmente adatto per gli usi dell'industria di trasformazione agroalimentare, nell'ambito della quale viene usato per preparare pelati e conserve alimentari.

Il 70% circa del pomodoro in coltivazione in Italia è trasformato dalle oltre 100 aziende associate nell'Anicav-Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali: la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione di pomodoro al mondo, per numero d'imprese associate e quantità di prodotto trasformato. Per approfondire il tema del pomodoro e per capirne l'evoluzione in Italia abbiamo intervistato Giovanni De Angelis, Direttore generale di Anicav.

 
Pomodoro da industria appena raccolto e messo negli appositi bins

La stagione 2018 del pomodoro ha portato un'ulteriore contrazione dei margini di guadagno 
(Fonte foto: © Illustrez Vous - Fotolia)
 

Fotografia del pomodoro da industria 2018

"L'ultima stagione produttiva ha segnato un calo di circa il 12% rispetto al 2017 - spiega De Angelis -. Nel centro-sud Italia sono state trasformate 2,20 milioni di tonnellate di pomodoro con una riduzione del 12,7% rispetto al 2017 mentre al nord Italia il trasformato finale si è attestato intorno a 2,45 milioni di tonnellate con un -10,2% rispetto al 2017. Il dato s'inserisce in una situazione di riduzione generale sia a livello europeo (-15%) che mondiale (-10%, con 35 milioni di tonnellate prodotte): in particolare la Cina con 3,8 milioni di tonnellate ha ridotto le quantità di circa il 40% e la Spagna e il Portogallo, complessivamente, di oltre il 20%. Gli Usa (con la California in prima linea) sono leader mondiali con 11 milioni di tonnellate prodotte nel 2018".
E' evidente che alle minori rese agricole è corrisposto un calo delle rese industriali, visto la necessità di utilizzare maggiore materia prima per garantire gli elevati standard qualitativi dei trasformati. Tutto ha portato un significativo impatto negativo sui costi di produzione. Questo si è tradotto in una ulteriore contrazione dei margini di guadagno, inferiori rispetto a quelli già esigui risultanti dagli accordi commerciali conclusi con la Gdo, come da consuetudine, prima della campagna. Su questo aspetto credo che i rapporti tra imprese e Gdo continuano ad essere sbilanciati a favore della Grande distribuzione che, grazie alla sua capacità di aggregazione, esercita una pressione sempre crescente. La Gdo deve entrare nella logica del dialogo, facendo così la sua parte".

 

Più valore al prodotto = più valore alla filiera

"E' giusto riconoscere il giusto valore alle produzioni del pomodoro da industria - prosegue De Angelis -. Per individuarlo Anicav ha prodotto uno studio che abbiamo presentato il 30 novembre 2018 a Napoli durante la sesta edizione de ‘Il Filo Rosso del Pomodoro’. In questo modo è poi possibile ridistribuirlo lungo tutta la filiera, produttori compresi. Scopo della ricerca è stato quello di analizzare il costo industriale di alcune delle principali referenze prodotte dalle aziende nostre associate: il pelato da 500 grammi, il pelato da 3 kg, il cubettato da 500 grammi e la passata da 700 grammi". I risultati dell’indagine hanno evidenziato i vari costi medi di produzione industriale: per il pelato è di 0,228 euro al kg, per il cubettato è di 0,222 euro, per la passata è 0,384 euro mentre quello del pelato è di 1,205 euro al Kg. A questo costo vanno poi aggiunti i costi di etichettamento, imballaggio, costi generali di struttura e amministrazione, assicurativi, di marketing, etc: si stimano che complessivamente possano incidere in un range medio tra il 6,2% e 6,5%. del valore. Per maggiori informazioni consultare il sito internet di Anicav.

 
Pomodori pelati, vera eccellenza del made in Italy

In base alla programmazione di Aniva per il 2'19 saranno necessari circa 63mila ettari di pomodoro 
(Fonte foto: © Stefano Neri - Fotolia)
 

Guardiamo alla stagione 2019

"La campagna pomodoro che è alle porte sarà sicuramente particolare - continua De Angelis -. Visto anche che al momento è ancora in discussione il valore del prezzo del pomodoro. In base alla nostra programmazione valutiamo di essere in linea con la produzione del 2018: 27mila ettari al sud Italia e 36mila ettari al nord Italia, per un valore totale quindi di 63mila ettari. Naturalmente bisognerà poi vedere le reali rese di queste superficie, per determinare correttamente le tonnellate prodotte"
 

Parole chiave: aggregazione ed efficienza

"Oggi il pomodoro trasformato vale oltre 3,3 miliardi di euro - conclude De Angelis - ed è strategico per la sua grande vocazione all'export (nonostante il calo dei consumi interni), essendo uno degli emblemi della cucina italiana nel mondo. Solo una filiera compatta ed efficiente potrà garantire nel lungo periodo le condizioni per la sopravvivenza e la competitività del comparto. E' forte anche l’esigenza di puntare sulla ricerca e sull’innovazione. E non possiamo dimenticare la definizione d'interventi a supporto del settore in materia di promozione, d'internazionalizzazione e di valorizzazione delle produzioni di qualità delle nostre aziende per consentire, soprattutto alle piccole e medie imprese, di affrontare con maggiore forza le sfide dei mercati".
 

Autore: Lorenzo Cricca

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