Campania, è crisi per il castagno: -80% sul potenziale produttivo

Clima e avversità come Cinipide e Fersa tagliano la produzione nella più importante regione castanicola d'Italia. Intervista a Giampaolo Rubinaccio di Copagri Campania

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In alcuni casi il raccolto ha raggiunto anche il 40% del potenziale, grazie ad interventi di concimazione

Fonte immagine: © Pesca - Fotolia

Quest’anno il raccolto di castagne della Campania, prima regione castanicola italiana, sarà molto basso: poco più di 50mila quintali, pari grosso modo al 20% del potenziale produttivo, oltre 251mila quintali, che è dato dalla media produttiva raggiunta negli anni dal 1999 al 2007, prima dell’arrivo del Cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus). Se il Cilento dovesse tenere, si potrebbe arrivare a raggiungere il 35%, circa 88mila quintali. A sostenerlo è Giampaolo Rubinaccio, castanicoltore e responsabile per la frutta in guscio di Copagri Campania.

Molte le cause di questa ennesima annata magra, a cominciare da una tarda primavera molto fredda e soprattutto umida, che ha scatenato la Mycosphaerella maculiformis, agente della Fersa del castagno. Eppure in una congiuntura simile c’è chi porta a casa meno danni di altri. Ecco un’analisi senza sconti di questa campagna castanicola.

Come andrà quest’anno la raccolta di castagne in Campania?
"Male, al momento abbiamo una perdita molto consistente rispetto al potenziale produttivo regionale pari all’80%, con un danno enorme soprattutto in alcuni areali della provincia di Avellino. Se il Cilento (Salerno) dovesse però continuare a tenere si potrebbe sperare di arrivare al 30-35%".

E i prezzi hanno reagito al rialzo?
"Direi di no, i valori sono nella norma, intorno ai 3,50 euro al chilogrammo pagati al produttore, ma ci troviamo comunque di fronte ad una situazione molto complessa. Perché in alcuni areali la produzione sarà addirittura nulla. Mentre in altri si potrà arrivare a contare anche un raccolto pari al 40% del potenziale".

Veniamo alle cause. Come mai, dopo una fase ottimistica, specie rispetto agli esiti della lotta al Cinipide del castagno, non si riesce a venir fuori da questa fase di produttività molto bassa del castagneto Campania?
"I castagneti della regione risentono più in generale dello stress biotico dovuto alle avversità ancora presenti e mai del tutto vinte, come il Cinipide, ma l’andamento climatico quest’anno, con una tarda primavera piovosa e fredda, ha favorito l’agente fungino della Fersa, che si sta manifestando con tutta la sua ferocia, comportando per altro la cascola precoce dei frutti. Ma non sono mancate altre avversità, come Cydia ed altri agenti fungini".

Ma è vero che in alcuni casi i risultati sono stati migliori?
"In alcuni casi si arriva a raccolti con una perdita del 60% rispetto al potenziale, e può dirsi che le cose siano andate decisamente meglio. Ma si tratta di aziende castanicole che hanno lavorato sulla concimazione delle piante, le quali – grazie alla maggiore vigoria conseguita - sono riuscite a sopportare meglio le avversità comunque presenti, risultando pertanto più produttive".

Cosa si può consigliare per gli anni a venire, sulla scorta di quanto avvenuto quest’anno in Campania?
"Semplice, va seguito alla lettera il protocollo nazionale per la coltivazione del castagno da frutto elaborato dal Crea, perché aiuta le piante a battersi contro tutte le avversità. Limitarsi ad adottare le contromisure contro singoli parassiti, come nel caso del Cinipide, non paga. Il castagno è letteralmente assediato da una serie di fitopatie, e con alcune di queste convive, che però possono essere limitata nelle conseguenze che ha sui frutti, rendendo le piante più vigorose. Inoltre i castanicoltori devono sfruttare meglio il servizio di agrometereologia della Regione Campania, che produce una vasta mole di dati, che possono essere da guida per gli interventi in castagneto".

Autore: Mimmo Pelagalli

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