Luppolo, le dritte giuste per coltivarlo

Vuoi iniziare a coltivare questa pianta? I consigli e i suggerimenti di chi per primo ha intrapreso questa strada

Luppolo, le dritte giuste per coltivarlo - Plantgest news sulle varietà di piante

E' fondamentale procedere ad essiccazione del prodotto nel più breve tempo possibile, idealmente entro quattro ore dalla raccolta

Fonte immagine: Barbara Righini - Agronotizie

Non è una pianta comunemente coltivata in Italia, ma il luppolo negli ultimi anni sta attirando l'attenzione come alterativa ad altre colture con problemi di redditività. Gli agricoltori pionieri che, per primi, hanno scelto di impiantare luppolo si sono trovati quindi ad affrontare la coltivazione senza una bussola, senza pratiche agronomiche consolidate e senza agronomi specializzati come consulenti.
 
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"Noi siamo stati fra i primi a sperimentare la coltivazione" ci ha raccontato Dario Cherubini de 'I vizi del luppolo' e presidente dell'Associazione nazionale luppoli d'Italia. "Non è stato semplice capire il sesto d'impianto giusto, come gestire il luppolo, abbiamo modificato in corsa l'impianto e abbiamo dovuto capire come gestire le malerbe. Non c'erano punti di riferimento in Italia, solo letteratura estera, ovviamente in inglese".
 
Il luppolo (Humulus lupulus) è una pianta perenne rampicante con rizoma ramificato, si sa che la pianta può essere coltivata fra il 30/35° fino al 50/55° di latitudine. La parte commercialmente interessante del luppolo sono i coni, infiorescenze delle piante femminili. Ogni primavera, dal rizoma sopravvissuto sottoterra all'inverno, si sviluppano nuovi getti in grado di avvinghiarsi, in senso orario, ai fili preparati dall'agricoltore. Fondamentale, per partire con il piede giusto se si vuole impiantare luppolo, è avere a disposizione il terreno adatto (il pH dovrebbe aggirarsi attorno a 6,00/6,2) e la possibilità di irrigare regolarmente, necessarie quindi sono le analisi del terreno e dell'acqua, prima di immaginare l'impianto.

"I risultati migliori - ci ha raccontato Enrico Carlon del vivaio Mr. Hops, l'unico in Italia specializzato nella produzione di piante micropropagate di luppolo e che fornisce materiale vivaistico a Dna verificato all'origine - si ottengono con terreni sabbiosi a fondo drenante. Noi abbiamo avuto anche buoni risultati con gli argillosi, l'importante è il drenaggio. Centrale è anche l'ossigenazione della radice, dove quindi c'è buona ventilazione la pianta rimane sana e non vengono favorite malattie fungine di difficile gestione, visto che i trattamenti possibili sono limitati. Per quanto riguarda l'acqua, il luppolo ha alte necessità idriche ma non ama i ristagni, in più l'acqua non deve essere dura e non deve avere livelli alti di salinità. Come metodo di irrigazione è da preferire quello a goccia con fertirrigazione perché un'altra leva importantissima per il luppolo è la nutrizione".

"Nella mia esperienza diretta - ha raccontato invece Dario Cherubini che oggi gestisce un luppoleto di 2mila metri quadrati - con un terreno mediamente pesante, il luppolo si è comportato comunque bene. Io però sono in collina e non ho mai problemi di ristagni d'acqua. Per quanto riguarda l'irrigazione, che deve essere continua, io distribuisco da un minimo di 3 litri al giorno per pianta fino anche a 10, nei mesi più caldi". Dal momento che la pianta è molto vigorosa consuma necessariamente nutrienti: "Va aiutata con le basi, azoto, fosforo, potassio. Ha poi bisogno di zinco e magnesio in certe fasi di crescita", ha raccontato ancora Cherubini.

Fondamentale poi la concimazione a fine stagione, dopo la raccolta. La pianta di luppolo inizia a produrre già dal primo anno d'impianto ma si stabilizza a partire dal terzo anno e può produrre anche fino al 25esimo anno. Per quanto riguarda l'impianto, si compone di fili, sui quali ogni anno vengono fatti arrampicare i germogli scelti, pali di sostegno e cavi portanti orizzontali. Il sesto d'impianto è variabile, si tende a tenere 3 metri fra una fila e l'altra e un metro-un metro e mezzo fra una pianta e l'altra. Il trapianto delle nuove piantine può essere fatto in autunno (settembre-ottobre) o in primavera.


Gestione dell'impianto

Il nuovo ciclo comincia in primavera e si comincia con la pulitura dei residui colturali dell'anno precedente. Dal secondo anno, alla ripresa vegetativa, vanno recisi i primi germogli che si generano dalla ceppaia: "Un attrezzo fondamentale per coltivare il luppolo è il cutter, un potatore. Serve proprio a tagliare la parte vecchia della pianta prima che inizi la nuova stagione (non va utilizzato però al primo anno Ndr). Tendenzialmente sono molti i ricacci primaverili, per scegliere quelli giusti da tenere bisogna individuare i più vigorosi, si sente anche al tatto", ci ha raccontato ancora Cherubini.

"In Italia le piante cominciano a germogliare più o meno ad aprile, più si ritarda la salita dei germogli sui tutori meglio è per la gestione delle malattie" ha puntualizzato Carlon di Mr. Hops. "Fra l'altro il germoglio del luppolo è una filiera interessante e redditizia, in ristorazione si utilizza. A un certo punto va fatta la scelta dei germogli da tenere, un'operazione da compiere entro maggio". Si fanno salire in senso orario sui fili appositamente posizionati tre-cinque germogli a tutore, a seconda della vigoria della varietà scelta, lasciandone due di riserva.

Fondamentale durante la stagione, oltre alla concimazione, è la gestione delle malerbe. "Io lo faccio con il pirodiserbo, passo la vangatrice e poi freso", ha aggiunto Cherubini. Fra le operazioni da non dimenticare c'è la rincalzatura, si creano cioè cumuli di terreno per tenere continuamente coperte le radici più superficiali.


Raccolta

Il luppolo sarà a maturazione fra agosto e settembre a seconda delle varietà, della condizione pedoclimatica e dell'andamento della stagione. Al momento della raccolta la luppolina contenuta nei coni sarà abbondante e di colore giallo, oltre ad emanare il caratteristico aroma. Durante le operazioni di raccolta si taglia la parte aerea della pianta e si procede a separare i coni dalle liane. E' fondamentale procedere ad essiccazione del prodotto nel più breve tempo possibile, idealmente entro quattro ore dalla raccolta.

"Dopo la raccolta, la settimana successiva, prima di procedere all'ultima concimazione, si fa un trattamento con rame o zolfo della ceppaia, in modo da portare via eventuali spore di Pseudoperonospora humuli od oidio", ha detto ancora Carlon, che ha poi consigliato: "Essendo centrale la scelta delle varietà da impiantare, è bene effettuare sempre un test nell'annata precedente l'impianto sulle varietà cosiddette incerte, per esempio se si ha intenzione di piantare quelle tradizionali inglesi o le vecchie tedesche. Non c'è certezza su come si comportino nel nostro territorio".

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Autore: Barbara Righini

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