Xylella, olivicoltura: quanto rende la Favolosa in intensivo

Secondo il Consorzio Oliveti d'Italia, che la sta sperimentando tra i suoi associati da 15 anni, la redditività è assicurata sin dal quarto anno se si vendono le olive. La cultivar italiana, certificata dal Cnr nel 1988, è una delle due resilienti al batterio

Xylella, olivicoltura: quanto rende la Favolosa in intensivo - Plantgest news sulle varietà di piante

Raccolta meccanizzata delle olive su impianto intensivo di Favolosa: potrebbe essere questa la soluzione per trarre reddito nonostante la Xylella (Foto di archivio)

Fonte immagine: © Enrico Rovelli - Adobe Stock

Nell'olivicoltura italiana che si scopre indifesa contro il flagello della Xylella fastidiosa, tanto nella zona infetta, come in quelle che non lo sono ancora ma che potrebbero infettarsi ben presto, si pone un problema importante: quale strategia di convivenza conviene adottare, dato che per ora il contenimento purtroppo non ha dato i frutti sperati? Tra le opzioni possibili si può scegliere di ripiantare un oliveto a nuovo con cultivar resilienti al batterio. E al momento quelle riconosciute come tali sono solo la Fs-17, detta anche "Favolosa", e la "Leccino". La scelta del reimpianto è la strada da molti, preferita quando l'oliveto preesistente è fortemente compromesso o è andato già del tutto perduto a causa della Xylella fastidiosa.

Il passaggio da una certa varietà di olivo ad una cultivar nuova non è mai indolore: costi di impianto a parte, la prima domanda da porsi è: quanto renderà?

"Un investimento sicuro e dai costi contenuti che produce reddito per le imprese agricole in tutta Italia, ma anche l'arma della speranza nelle mani degli olivicoltori italiani e della Puglia, e del Salento in particolare, alle prese col flagello della Xylella" afferma una nota del Consorzio Oliveti d'Italia, che da 15 anni lavora sulla Fs-17, la cultivar creata e certificata nel 1988 dal Consiglio nazionale per le ricerche e frutto dell'incrocio tra la "Frantoio" e "Ascolana tenera".

Di "Fs -17" - o "Favolosa", che dir si voglia - nel periodo 2017-2020 sono state vendute quasi 1,3 milioni di piante. Su quasi 800mila c'è la firma del Consorzio Oliveti d'Italia che con i suoi tecnici specializzati ha predisposto un modello agronomico, adottato da oltre 500 imprenditori lungo la penisola: "basato su qualità, investimenti e costi di gestione contenuti, reddito certo per le aziende".

La cultivar Favolosa, italiana al 100% - secondo i suoi sostenitori - rappresenta un percorso razionale, sostenibile e conveniente ed è "adattabile a ogni sistema produttivo in tutta Italia in base alla localizzazione del terreno, alle sue caratteristiche e alle dimensioni aziendali". Quello che segue è uno degli esempi possibili che è il risultato di 15 anni di esperienza sulla "Fs-17" fatto dal Consorzio Oliveti d'Italia, presieduto da Nicola Ruggiero.
 

La produttività della Favolosa

La pianta inizia a dare frutti già al secondo anno di piantagione (10%) e l'evoluzione rapida di incremento produttivo porta la produzione al 50% nel terzo anno (60 quintali), 80% nel quarto anno (96 quintali) e 100% dal quinto anno in poi. La "Favolosa" non soffre della ciclicità produttiva degli impianti tradizionali e, a regime, arriva a produrre in media 120 quintali di olive per ettaro, da raccogliere a inizio ottobre, per ottenere un olio extravergine d'oliva eccellente, dal fruttato medio intenso, con il piccante che prevale sull'amaro e un alto contenuto di polifenoli.
 

I costi di impianto in intensivo

Secondo il modello predisposto dal Consorzio Oliveti d'Italia, ipotizzando la piantumazione su un ettaro di 800 piante a sesto 5 x 2,5 Nord-Sud, l'investimento complessivo previsto ammonterebbe a poco più di 7.300 euro suddivisi tra lavorazione del terreno, concimazione di fondo e livellamento (mille euro), acquisto delle piante, pali, tiranti, basi in calcestruzzo, tutore e piantumazione (circa 4.800 euro), sistema di irrigazione (1.500 euro circa).
 

Costi di manutenzione e raccolta

I costi per la manutenzione e la gestione dell'impianto si aggirerebbero attorno a mille euro per i primi due anni, per poi salire lentamente fino ai circa 1.650 euro dal quinto anno in poi, comprendendo manodopera e raccolta meccanizzata con apposita scavallatrice, che impiega circa due ore ad ettaro.
 

Come si paga l'investimento

Calcolando la vendita di olive prodotte ad un costo medio per il frantoio di 70 euro al quintale, pari ad una media dei prezzi registrati negli ultimi cinque anni, l'investimento complessivo, compreso delle spese di gestione, produrrebbe utili già a partire dal quarto anno di produzione dell'impianto. Per chi punta sulla commercializzazione dell'olio, molto accattivante per i gusti dei consumatori, i guadagni potrebbero arrivare anche molto prima.

"Puntare sulla Favolosa significa proiettarsi nel futuro, rispettando la biodiversità e mantenendo inalterata la grande qualità della tradizione olivicola italiana - spiega Nicola Ruggiero, presidente del Consorzio Oliveti d'Italia -. Il 'modello Favolosa' è un percorso virtuoso che consente agli imprenditori di investire senza esitazioni in un piano che è a tutti gli effetti win-win, come dimostrano chiaramente i numeri di chi ha già deciso di scommettere su questa varietà in ogni parte d'Italia".

Autore: Mimmo Pelagalli

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