Carciofo, il cuore tenero dell'orticoltura

Numeri, valorizzazione e alcune varietà di questo ortaggio di cui l'Italia è il primo paese produttore al mondo

Carciofo, il cuore tenero dell'orticoltura - Plantgest news sulle varietà di piante

Il carciofo è un'orticola della famiglia delle Composite (Foto di archivio)

Fonte immagine: © Omm-on-tour - Adobe Stock

Verde e viola sono i colori che trionfano sulle sue foglie, con o senza spine, tante le varietà e un sapore amarognolo inconfondibile: è il carciofo. Conosciuto fin dall'antichità per le proprietà benefiche, è il fiore dell'orticoltura e vede come primo paese produttore mondiale proprio l'Italia, con ben 378.820 tonnellate nel 2019, secondo i dati Faostat, seguita dall'Egitto con 296.899 tonnellate e dalla Spagna con 199.940 tonnellate.
 

I numeri del carciofo

Negli ultimi anni, però, la superficie totale coltivata a carciofo è in calo secondo i dati Istat, che nel 2021 rileva 37.216 ettari, per una produzione totale di 3.618.295 quintali, in diminuzione di 947 ettari (-142.804 quintali la produzione) se raffrontati con quelli dell'anno precedente: nel 2020 la superficie totale coltivata era di 38.163 ettari, con una produzione totale di 3.761.099 quintali.
Ma il decremento è ancora più netto se si guardano i dati Istat del 2016, quando la superficie totale era di 43.838 ettari e la produzione di 3.896.251.

I carciofi sono coltivati soprattutto in Sicilia (14.230 ettari, produzione di 1.413.180 quintali), Puglia (11.920 ettari, produzione di 1.217.300 quintali), Sardegna (6.821 ettari, produzione di 381.070 quintali), Lazio (1.000 ettari, produzione 219.400 quintali) e Campania (972 ettari, produzione di 165.115 quintali) secondo i dati Istat 2021. Ed è nelle nostre regioni che si trovano dei veri e propri tesori: il Carciofo brindisino Igp, il Carciofo di Paestum Igp, il Carciofo romanesco del Lazio Igp e il Carciofo spinoso di Sardegna Dop.
 
Carciofi, Cynara cardunculus subsp. scolymus
Cynara cardunculus subsp. scolymus (Foto di archivio)
(Fonte foto: © HVPM dev - Adobe Stock)

 

Il Carciofo romanesco del Lazio Igp si presenta al consumatore

Per dare una nuova spinta alla produzione, il Consorzio per la tutela del Carciofo romanesco del Lazio Igp da due anni ha realizzato un progetto per rilanciare questo prodotto tipico con azioni mirate alla salvaguardia e alla valorizzazione del marchio.

"Il nostro prodotto ha ottenuto la sua denominazione nel novembre del 2002" spiega Giovanni Ricci, presidente della Cooperativa agricola Agorà di Sezze (Lt), che aderisce all'Op Agrinsieme e riunisce tra i soci alcuni tra i principali produttori di carciofi certificati.

L'Op Agrinsieme produce circa il 90% del Carciofo romanesco del Lazio Igp: "in ogni stagione, che principalmente si concentra in tre mesi, febbraio, marzo e aprile, la nostra commercializzazione si aggira attorno a 1 milione e mezzo di carciofi".

Il Consorzio ha intrapreso iniziative nella Gdo per valorizzare e far conoscere le caratteristiche uniche di questo prodotto al consumatore e, "nonostante si siano riscontrate difficoltà dovute alla pandemia, siamo riusciti a realizzare attività per riportare al consumatore il vero sapore che il carciofo romanesco Igp può dare" ha concluso Ricci.

Nel disciplinare sono ammesse le cultivar Castellammare e Campagnano e relativi cloni, di forma sferoidale e compatta, dimensione notevole e il colore che vira dal verde al violetto, oltre alla quasi totale assenza delle spine. Le zone di produzione sono i territori dei comuni di Montalto di Castro, Canino, Tarquinia (provincia di Viterbo), Allumiere, Tolfa, Civitavecchia, Santa Marinella, Campagnano, Cerveteri, Ladispoli, Fiumicino, Roma, Lariano (provincia di Roma), Sezze, Priverno, Sermoneta, Pontinia (provincia di Latina). Il sapore e la tenerezza distintivi del Carciofo romanesco del Lazio Igp si ottengono grazie al microclima di questi territori insieme alla composizione ferrosa dei terreni.
 

Varietà precoci: i carciofi Atenea e Capriccio

Restando nel Lazio, più precisamente in provincia di Latina, si trova l'Azienda agricola Torre Astura, che ha deciso di produrre le varietà precoci di carciofi Atenea e Capriccio, commercializzate per il secondo anno da Nunhems Italy, sperimentate nella scorsa stagione su quasi 50 ettari di terreno.
 
a sinistra  Alessio  Gusella, responsabile vendite Torre Astura, a destra Stefano Lucci, consulente tecnico Torre Astura
A sinistra  Alessio  Gusella, responsabile vendite Torre Astura, a destra Stefano Lucci, consulente tecnico Torre Astura
(Fonte foto: © Nunhems)

"L'esperienza con gli ibridi di carciofo è stata molto soddisfacente - ha commentato il socio conferitore Emanuele Ghiglianovic -. Atenea si è mostrata idonea nella commercializzazione del segmento dei romaneschi e anche Capriccio, con il suo colore viola intenso, è stato ben recepito dai nostri mercati di riferimento".

Il tecnico agronomo dell'azienda Stefano Lucci ha aggiunto: "Non abbiamo registrato problemi nella gestione delle carciofaie ibride in campo, anzi, in alcuni momenti dell'anno - caratterizzati da freddo e alta piovosità - avere delle piante ibride ci ha consentito di affrontare al meglio situazioni difficili".

Queste varietà precoci, altamente produttive e di altissima qualità - si legge in una nota di Nunhems -, con un'adeguata programmazione delle tempistiche di semina e trapianto, possono essere raccolte già tra ottobre e novembre.
 
Carciofo Atenea di Nunhems
Atenea di Nunhems
Fonte foto: © Nunhems

Atenea ha una grande pezzatura e capolino lievemente schiacciato, colore viola intenso con screziature verdi e gambo lungo per preparazione sia in fasci che in cassetta - a frutto singolo - con un'ottima capacità di adattamento.
Della tipologia violetto è invece Capriccio, caratterizzato da una pianta vigorosa e aperta con portamento eretto, capolino cilindrico allungato di colore viola intenso e ciclo precoce.
 
Carciofo Capriccio di Nunhems
Capriccio di Nunhems
(Fonte foto: © Nunhems)

"Si tratta di due prodotti - precisa nella nota Vito Carrieri, account manager carciofo Italia di Nunhems - con cui gli imprenditori agricoli possono tranquillamente venire incontro alle tendenze del mercato. Si sono infatti confermati vigorosi e produttivi, con un'ottima capacità di adattamento nelle zone italiane vocate alla loro coltivazione per una raccolta precoce, come la Puglia, la Sicilia e la Sardegna. Ma anche in Campania, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana, dove ci sono tempistiche di semina, trapianto e raccolta diverse, abbiamo avuto ottimi riscontri".

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