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Cimice asiatica, un problema che cresce

Dal 2012 ad oggi il suo sviluppo è stato esponenziale. A che punto siamo? Plantgest.com fa il punto della situazione intervistando tecnici e ricercatori

Cimice asiatica, un problema che cresce - Plantgest news sulle varietà di piante

Individuata per la prima volta in Italia nel 2012 nella provincia di Modena: da quel momento una crescita esponenziale dei danni

Fonte immagine: © miyuki satake - Fotolia

Cresce la preoccupazione legata alla diffusione della Cimice asiatica (Halyomorpha halys), individuata per la prima volta in Italia nel 2012 nella provincia di Modena (segnalazione del gruppo di ricerca di Lara Maistrello dell’Università di Modena e Reggio). Nel 2014 si sono registrati i primi gravi danni nell'Emilia centro-orientale, soprattutto sul pero. Da quel momento le attese dei produttori per un'adeguata tecnica di lotta sono cresciute. Ma a che punto siamo arrivati? Plantgest.com fa il punto della situazione intervistando tecnici e ricercatori.

Qual è ad oggi la sua diffusione?
"Oggi è diffusa in tutto il Nord Italia - spiega Lara Maistrello del Dsv-UniMORE -. L'area maggiormente colpita è compresa tra le province di Reggio Emilia, Modena e Bologna. Crescono le segnalazioni della sua presenza anche nel Centro Italia, anche se gravi danni al momento non sono presenti. Al Sud Italia le segnalazioni sono sporadiche e limitate, con popolazioni che non hanno di fatto ancora attecchito".
"Dal 2012 ad oggi - spiega Stefano Caruso, tecnico Consorzio fitosanitario di Modena - il suo sviluppo è stato esponenziale. I primi danni nel modenese sono del 2014 su pere e pesche. Dalla zona originale c'è stata una più recente diffusione nel ferrarese ed in Romagna su pesco oltre proseguire in Piemonte, Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Lombardia, Trentino Alto-Adige e nel Centro Italia".
 
Adulto di Cimice asiatica su pero (Fonte foto: © Cons. fitopatologico Modena)

Quali piante attacca?
"Le frutticole, pero e pesco in primis - continua Maistrello -, rimangono le piante più colpite anche se si segnalano danni crescenti anche in altre piante come actinidia e melo". Danni minimi anche a susino, kaki e ciliegio. "Attenzione per il futuro ad olivo ed agrumi. Tra le colture estensive più attraenti ci sono soia, fagiolo, fagiolino e pisello. Interessanti anche girasole, peperone, pomodoro e mais. Nel caso della soia possiamo dire che è una coltivazione d'insetti a cielo aperto. Anche le piante presenti nelle bordature dei campi e quelle ornamentali sono importanti. Interessanti i risultati delle ricerche su acero, prugnolo sanguinello, ailanthus, nocciolo e frassino. Parliamo anche della vite: in base ad indagini eseguite nel modenese su Lambrusco non possiamo dire che è una pianta sensibile. La cimice è presente ma non sono stati evidenziati danni specifichi, sia sulla produzione che sulla qualità del vino prodotto. Su altri vitigni al momento stiamo eseguendo delle prove per capire la situazione".
Il pero è sicuramento la pianta che più ha risentito della comparsa di questo nuovo insetto. "In Emilia-Romagna - prosegue Caruso - il pero è la coltura più colpita. Il danno è più elevato nella parte alta della pianta e nei bordi del frutteto, più vicino a siepi ed edifici. La cimice colpisce soprattutto le cultivar precoci tra cui le William ma non sono risparmiate le Abate. Inoltre piante più vigorose hanno una maggiore predisposizione".
 
Danno su pera causato da Cimice asiatica (Fonte foto: ©Dsv-UniMORE)

Come avviene il ciclo biologico?
Nel nostro ambiente compie due generazioni all'anno. "Si parte in autunno - specifica la Maistrello - quando gli adulti si aggregano in massa in aree protette (edifici e case) per svernare (il 25% sopravvive fino alla primavera successiva). In primavera si sposta verso le piante per alimentarsi: da metà maggio a tutto agosto abbiamo gli accoppiamenti e le ovodeposizioni (300-400 uova per femmina, davvero tante). I giovani che nascono ripetono una nuova generazione compresa tra metà agosto e fine novembre, dove i nuovi adulti cercheranno il riparo invernale. E' altamente polifago, prolifico e arreca danni anche con le forme giovanili. I danni ai frutti sono dati dalle punture dell'apparato boccale e dalla saliva che ne fuoriesce".
Le ultime tre annate hanno manifestato condizioni climatiche diverse che hanno portato a tre specifici comportamenti dell'insetto. "L'ambiente - specifica Caruso - influisce sia sul ciclo biologico che sulla presenza. Ad esempio nel 2015 un inverno mite ed un'estate più favorevole hanno sicuramente influenzato: cicli più lunghi e quantità maggiori. Anche nel 2016 il clima ha influenzato sul suo comportamento. Quest'anno sembra esserci stato un calo della recrudescenza: l'estate molto calda e secca potrebbe aver influenzato sull'indice di mortalità (la stima va verificata a fine stagione). Non dimentichiamo che è estremamente mobile: le ninfe possono percorrere camminando 20 metri in 5 ore mentre gli adulti volano mediamente 2 km/giorno e possono percorrere 116 km volando ad un’altezza massima di 26 metri".
 
Neanide di Cimice asiatica (Fonte foto: © S.Bortolini - Dsv-UniMORE)

Come si può combattere?
Per prima cosa c'è il monitoraggio, attento e continuo. Poi la difesa chimica da sola non basta. Dovrà essere integrata da altre azioni. Gli insetticici che si possono usare sono: fosforganici, piretroidi e neonicotinoidi. Tutti però non selettivi e ad ampio spettro d'azione, con un'efficacia massima del 50-60%. "Per il monitoraggio - dice Maistrello - si usano trappole a feromoni di aggregazione. I modelli disponibili sono Rescue®, Trécé® e AgBio® ma tendono ad attirare l'insetto in massa senza guidarlo nel punto esatto della trappola, mettendo in pericolo le stesse frutticole e riducendone il valore. Per questo motivo stiamo sperimentando trappole a stimolo vibrazionale, dopo aver codificato il suono usato dalle femmine per attrarre i maschi durante l'accoppiamento. I primi risultati sono incoraggianti".
"L'azienda agricola - dice Caruso - deve essere valutata nel suo insieme, non soltanto guardando il frutteto (attenzione quindi a coltivazioni più sensibili, siepi e aree di svernamento). Quindi è opportuno curare maggiormente e trattare le bordature dell'appezzamento, anche calendarizzando. Anche la parte interna va curata ma sarà trattata solo dopo accertamento di cimiciato e limitando l'uso di agrofarmaci (possibilmente anche a file alterne). Non esiste una soglia d'intervento e si sta strudiando la messa a punto di modelli previsionali".
 
Uova e Neanidi di Cimice asiatica (Fonte foto:  © S.Bortolini, Dsv-UniMORE)

Quali insetti antagonisti autoctoni?
Al momento non è possibile importare antagonisti naturali dal paese d'origine, viste le limitazioni legislative in atto (sia europee che italiane). Si è quindi cercato di valutare l'efficienza di quelli autoctoni. "Al momento non c'è un insetto capace di controllare la cimice asiatica - conclude Maistrello -. L'Anastatus bifasciatus è quello più interessante, anche se il suo impatto riduttivo è minimo. Interessanti risultati di laboratorio in fase sperimentale con il Crematogaster scutellaris, una formica. Se guardiamo all'estero c'è il Trissolcus japonicus, presente in Asia e negli Usa, che ha una capacità del 70% di parassitizzare l'Halyomorpha halys".

Usiamo le barriere fisiche
Sempre di più cresce l'uso di impianti frutticoli coperti, per proteggersi dai problemi climatici. Allo stesso tempo possono essere utili anche contro avversità biotiche. "Coprire gli impianti con reti chiuse - conclude Caruso - aiuta. Due i principali modelli: rete antigrandine adattata o rete monofila. Entrambe hanno pro e contro. Nel primo caso abbiamo una rete antigrandine classica nella parte superiore e una rete anti-insetto aggiunta ai lati. Il costo di adattamento si aggira sui 2-3mila euro/ha. Il controllo è buono ma non sempre totale. Nel secondo caso l'efficacia può essere totale (dati da confermare con ulteriore sperimentazione). In questo caso è necessario creare un impianto nuovo, con costi elevati e complicazioni delle operazioni colturali".

Autore: Lorenzo Cricca
© Plantgest - riproduzione riservata

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