Loietto, foraggio top per animali di qualità

Il loglio o loiessa (o loietto italico) è una graminacea importante per produrre foraggio, soprattutto per gli animali da latte. AgroNotizie ha cercato di capire come si sta evolvendo

Loietto, foraggio top per animali di qualità - Plantgest news sulle varietà di piante

Dal 2008 al 2018 il loglio o loietto è cresciuto del 35% per le superfici coltivate e del 21% per la produzione

Fonte immagine: © Roel Meijer - IStockPhoto

In ambito zootecnico l’alimentazione ha un ruolo di primaria importanza. Fare errori in questo contesto porta a ripercussioni non soltanto sulla produttività e sulla qualità ma anche sulla salute dei soggetti allevati e conseguentemente sull’economia aziendale. Tra gli alimenti principali troviamo i foraggi la cui percentuale può variare dall’80%, nelle razioni delle manze e delle bovine in asciutta, al 40% nelle prime settimane di lattazione. Sono prodotti che per la maggior parte derivano direttamente dalle piante coltivate, sia freschi che conservati, e in minor misura dai residui delle industrie. Diverse sono le cultivar usate per crearli, e tra tutte ricordiamo le graminacee (sia come prati stabili che come erbaio annuale). Per gli erbai annuali risulta molto usata la loiessa o loglio (o loietto italico), sia per fieno che per insilato.
 

Questa foraggera (in latino Lolium multiflorum) suscita forte interesse soprattutto per quegli animali destinati alla produzione di latte e dei suoi derivati. Il loglio o loiessa presenta un'elevata produzione di sostanza secca per ettaro. Nel 2018, in base ai dati Istat, sono stati coltivati 89.564 ettari per una produzione totale di 21.395 quintali (pari a 385.029 unità foraggere). Un incremento del 35% per le superfici coltivate e del 21% per la produzione rispetto al 2008, quando gli ettari erano 58.186 ed i quintali erano 16.969.

Alcune ricerche condotte negli scorsi anni hanno messo in evidenza che la presenza di loiessa nella dieta delle bovine da latte contribuisce a stabilizzare le caratteristiche sensoriali del latte e conseguentemente quella del formaggio che da questo latte viene prodotto. La loiessa o loglio è poi un ottimo foraggio per gli ovini, utilizzabile direttamente nel pascolo oppure come fieno e/o insilato. Esperienze realizzate nell'allevamento delle bufale hanno dimostrato che alimentando con insilato di loiessa si ha una migliore produzione di latte, che acquisisce al contempo maggiori attitudini alla coagulazione e dunque alla trasformazione in mozzarella.
 
Loglio o loietto, graminacea ottima per il foraggio
Nel 2018, in base ai dati Istat, 89.564 ettari di loietto e 21.395 quintali 
(Fonte foto: © Armastas - IStockPhoto)

Diamo uno sguardo all'aspetto agronomico di questo pianta, in base alle destinazioni d'uso. La loiessa è infatti una specie da sfalcio molto versatile, che si presta a diverse forme di utilizzazione quali: foraggio verde per consumo diretto, foraggio da insilare e foraggio da affienare. Preferisce il clima temperato, non gradisce le alte temperature e i prolungati periodi di siccità, resiste molto bene agli inverni rigidi. L’epoca di semina più nota è quella autunnale anche se, negli ambienti irrigui, la semina si può anticipare a fine agosto-primi di settembre, se si vuole ottenere uno sfalcio nel tardo autunno. La profondità di semina deve essere di 1,5-2 cm e le dosi consigliate di semina per l’erbaio monofita sono di 25-35kg/ha per le varietà diploidi e di 30-35 kg/ha per le varietà tetraploidi.
 

Usiamo seme certificato

Ma quale seme utilizzare? E' sempre più forte la problematica legata all'uso di seme certificato o di seme autoriprodotto. Assosementi da tempo porta avanti una campagna d'informazione in merito all'uso di seme garantito.
"L’agricoltore - afferma Assosementi sul suo sito internet - a volte non fa bene i conti sul seme autoriprodotto in azienda, sottostimando il costo della sua manodopera oppure della selezione e del trattamento del seme, che viene realizzata prezzo la sua azienda e che è un’operazione indispensabile. L’Italia è il principale produttore in Europa di seme certificato, erba medica in primis: nel 2016, circa 28.500 ettari sono stati autorizzati per la produzione di seme. L’Emilia Romagna è la regione leader con più della metà delle coltivazioni nazionali sul proprio territorio. Seguono Marche e Toscana. Le altre essenze foraggere maggiormente coltivate in Italia sono il trifoglio alessandrino, con oltre 13mila ettari, il loietto italico ed il favino con poco più di 3mila ettari ciascuno".
 
Mucche da lotta all'interno di una stalla
Usare seme certificato è importante per produrre foraggio adeguato
(Fonte foto: © Nutreco)

Ma quali sono i vantaggi del seme certificato? In primis c'è l'aumento della resa per legame tra varietà e tecnica specifiche di coltivazione. Seguono poi: avere seme in purezza, garanzia di germinabilitàqualità della concia industriale, seme pronto all’uso, accesso e sostegno al miglioramento genetico, rispetto delle leggi, produzioni tracciate e maggiore attenzione verso l’ambiente. 
 

Loiessa e greening

La nuova Pac 2015-2020 ha introdotto il greening, ovvero una serie di misure e regole finalizzate ad interventi ambientali e paesaggistici che l'agricoltore dovrà rispettare al fine di ottenere il cosiddetto 'pagamento verde'. Tre sono gli impegni previsti: diversificazione, mantenimento dei prati e pascoli permanentipresenza di aree d'interesse ecologico. Il loietto si è reso protagonista di alcuni casi particolari che hanno reso necessario ulteriori approfondimenti e precisazioni da parte degli organi comunitari e nazionali competenti. 
Nel caso della diversificazione l'applicazione avviene solo nel caso di seminativi, mentre le colture permanenti (frutteti, oliveti, vigneti, prati e pascoli permanenti) sono esentate. Questo impegno si applica nelle aziende con più di 10 ettari a seminativo. Nel caso di azienda tra i 10 ed i 30 ettari servono almeno due colture e nessuna delle quali deve coprire più del 75% della superficie a seminativo. Nel caso di aziende con oltre 30 ettari a seminativo servono almeno tre colture, con la coltura principale che deve coprire al massimo il 75% della superficie a seminativo e le due colture principali al massimo il 95%.
 

Anche il loietto può rientrare nel greening, con accorgimenti
(Fonte foto: © Slavomir-Pancevac - Fotolia)

Ma quando il loietto si può considerare una coltura diversificante utile per adempiere a questo vincolo? A tale proposito la Circolare Agea ACIU.2014.812 del 16 dicembre 2014 aggiunge che bisogna tener conto anche delle pratiche colturali tradizionali nel contesto nazionale, soprattutto per aree vocate. Per questo motivo il mais da granella è sempre coltura diversificante, anche se segue una coltura autunno-vernina (es. loietto), a meno che si tratti di secondo raccolto. Nel caso in cui la coltura autunno-vernina (es. loietto) è seguita da mais insilato, la coltura diversificante diventa il loietto, in quanto il mais si considera una seconda coltura (essendo a ciclo breve). 
Uno degli altri aspetti importanti del greening è il mantenimento dei prati e pascoli permanenti. Il regolamento Omnibus però stabilisce che sono considerate come prato permanente solo le superfici che non sono state arate per cinque anni o più, in quanto l'uso di questa tecnica 'interrompe' il suo sviluppo. Dunque le foraggere, che sono annualmente arate e seminate come per esempio il loietto, non vengono classificate come prato permanente. 

Autore: Lorenzo Cricca

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