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Coltivare mirtilli, guida per gli agricoltori

Il mirtillo è pianta rustica, ma per coltivarlo è necessario porre attenzione ad alcuni aspetti. Cosa serve quindi per coltivarlo al meglio? La redazione di Plantgest ha intervistato Lara Giongo della Fondazione Edmund Mach, con il supporto della Soi-Società ortoflorofrutticola italiana

Coltivare mirtilli, guida per gli agricoltori - Plantgest news sulle varietà di piante

La coltivazione del mirtillo in Italia è in crescita, trascinata dai consumi

Fonte immagine: © MrGajowy3 - Pixabay

Gli ultimi anni hanno certificato un aumento dei consumi del mirtillo nel mondo. In base ad un'indagine di PcFruit (vedi articolo completo su Italian Berry, blog di NCX Drahorad) dal 2006 al 2017 le tonnellate consumate in Europa sono quasi raddoppiate, passando dalle 60mila alle circa 120mila. E guardando al consumo mondiale il valore è triplicato, in circa lo stesso periodo. Questa crescita è legata a filo diretto al ruolo che la comunicazione ha svolto, promuovendone le potenzialità salutistiche ed antiossidanti (comprovate da molti studi scientifici) e il suo fascino moderno.
Se c'è chi li mangia ci deve essere poi qualcuno che li produce. Infatti sono cresciute le superfici coltivate a mirtillo. In base ai dati Faostat nel 2018 nel mondo sono stati coltivati 109.270 ettari di piante di mirtillo e prodotte 682.790 tonnellate di mirtilli: +45% per superfici e +116% per quantità rispetto al 2008. La leadership è degli Usa con 255.050 tonnellate, seguita da Canada con 164.205 tonnellate e dal Perù con 94.805 tonnellate (ha l'obiettivo di essere il più grande produttore). L'Italia è al 14° posto e al 7° posto in Europa, dove il 70% della produzione è dato da tre Paesi (Polonia, Germania e Spagna)

 

Il mirtillo in Italia

"Il settore del mirtillo è in crescita in Italia - spiega Lara Giongo, ricercatrice della Fondazione Edmund Mach -, sia dal punto di vista produttivo che dei consumi. Un trend positivo che è presente, e in modo ancora più evidente, in tutto il mondo. E a fare da traino è proprio il valore salutistico di questo frutto. Rispetto ad altri Paesi europei e mondiali il consumo in Italia è ancora piuttosto basso: 300 grammi all'anno a persona, poco se paragonato a 1,4 kg della Gran Bretagna e 1 kg degli Usa. Questo significa che le proiezioni di crescita in prospettiva sono veramente importanti. Negli ultimi cinque anni le superfici coltivate sono aumentate. In Italia il mirtillo gigante americano per consumo fresco (Vaccinium corymbosum) è coltivato su circa 900 ettari per una produzione di 6mila tonnellate. Il Piemonte è la prima regione con circa 500 ettari. Seguono Trentino Alto-Adige, Lombardia e Veneto. Anche nel centro e sud Italia comunque gli agricoltori si stanno avvicinado a questa specie (principalmente Toscana, Marche e Sicilia), anche se siamo ancora in fase iniziale".


 
Mirtillo gigante americano, coltivato in azienda agricola in provincia di Ravenna
Gli ettari in Italia a mirtillo sono circa 900: +350% negli ultimi 3 anni
(Fonte foto: © AgroNotizie.it)
 

Ok, la varietà è giusta!

La giusta scelta della varietà è molto importante, sia dal punto di vista produttivo che di mercato. Ecco le liste varietali 2020 per il mirtillo nel nord Italia.
Attualmente la varietà più conosciuta è la Duke (che rappresenta l'80% della produzione totale), caratterizzata da una spiccata precocità. Nel periodo medio-precoce abbiamo: Draper, Blue Ribbon®, Top Shelf. Nel periodo intermedio ci sono Cargo® e Liberty* mentre nel periodo tardivo Last Call® e Aurora®. Per il sud Italia sono in sperimentazione diverse varietà, con risultati che hanno però bisogno di ulteriore tempo per essere definitivi. In linea generale comunque è molto utilizzata Ventura®, con produttività elevatissima e con qualità organolettiche discrete.
"Se guardiamo al miglioramento genetico del mirtillo sul breve-medio periodo gli sforzi dei ricercatori (ed anche della Fondazione Edmund Mach) si stanno concentrando sulla qualità del frutto (texture, sapore, aroma ed aspetto del frutto) e sulla shelf-life del prodotto. Altro obiettivo importante è rappresentato dalla definizione di nuovi materiali rifiorenti, che possano adattarsi a climi a basso fabbisogno in freddo e diventare così facilmente manipolabili in un'ottica di programmazione della coltura. Un'altro obiettivo del breeding è rappresentato dall'attitudine del mirtillo alla raccolta meccanica".
Tanti sono i vivaisti professionali dove acquistare piante di mirtillo: tra queste si segnalano Battistini Vivai, Vivai F.lli Zanzi, Vivai Molari, Planitalia. Per avere maggiori informazioni sulle varietà e sulla tecnica di coltivazione del mirtillo è possibile scaricare e leggere il manuale tecnico-pratico 'La coltivazione dei piccoli frutti in Trentino' dal sito internet della Fondazione Edmund Mach.

 
Mirtillo, un piccolo frutto molto salutistico
Il mirtillo è pianta rustica, ma va coltivato in modo adeguato
(Fonte foto: © PublicDomainPictures - Pixabay)
 

Il mirtillo e il Ph acido

In linea generale il suolo è con molto probabilità l'elemento su cui porre maggiore attenzione, nella coltivazione del mirtillo gigante americano. Partendo da questa considerazione è importante conoscere l’acidità del terreno. Questo parametro è fortemente vincolante per ottenere un'adeguata produzione presente e futura. "Il pH deve essere compreso tra tra 4 e 5,5 - spiega Giongo -. In caso contrario la pianta avrà uno sviluppo limitato, una scarsa produzione e le foglie tenderanno all’ingiallimento. Per questo motivo sarà necessario acidificare il terreno utilizzando accorgimenti diversi". Ma come può fare un agricoltore ad acidificare? "Per acidificare si può utilizzare acido solforico o acido fosforico, attraverso l'irrigazione o la fertirrigazione". Può essere una buona norma ammendare il terreno con torba acida, sia nella fase di preparazione del terreno che nel momento della messa a dimora delle piante.

 

L’importanza della concimazione

Oltre al pH molto acido la pianta di mirtillo predilige un suolo sciolto, ben drenato, ricco di sostanza organica (5-10% almeno) e privo di calcare. "Il mirtillo è una pianta con esigenze nutrizionali specifiche - prosegue Giongo -. Partiamo dalla fase di preparazione del terreno o della messa a dimora delle piante. E' importante apportare sotanza organica, preferibilmente di derivazione acida (torba acida, corteccia di conifere, etc). Questo già di base rappresenta un buon apporto di elementi nutritivi. Proprio per questo motivo normalmente si può anche limitare, se non evitare, l'apporto di dosi di azoto: meglio non esagerare in quanto eccessi di azoto ammoniacale o nitrico assorbiti possono pregiudicare la consistenza della polpa e la shelf-life (e in alcuni creari ustioni radicali). In alcuni casi può essere utili apportare fertilizzanti a base di fosforo (30-40 unità/ettaro) e di potassio (100 unità/ettaro). Invece negli anni di coltivazione è buona prassi (sempre verificando in base ad analisi del terreno e/o analisi fogliare) circa 20 litri/pianta di sostanza organica e zolfo pellettato per acidificare la baulatura (300-600 kg/ha). In autunno aggiungere 40-60 unità/ettaro di P2O5 e 80-100 di K2O. L'azoto va dato in tre riprese (a partire da inizio primavera) sottoforma ammoniacale nelle dosi di 40 grammi/pianta.
E’ importante anche intervenire con prodotti fogliari a base di microelementi e sostanze capaci di aumentare la consistenza e la sostanza secca nei frutti"
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Se si è interessati ad approfondire il tema della concimazione del mirtillo il sito internet di Ilsa può aiutarvi.

 
Un impianto di mirtillo all'interno dell'azienda agriaria della Fondazione Edmund Mach
L'allevamento a cespuglio è quello tradizionale
(Foto foto: © Fondazione Edmund Mach)
 

Irrigazione del mirtillo

L'elemento acqua è uno dei fattori determinanti per la crescita e la produzione del mirtillo, sia in caso d'eccesso che di carenza. Questo è dovuto ad uno scarso e superficiale sviluppo dell'apparato radicale. Il mirtillo quindi teme la siccità e richiede per cui un frequente apporto idrico. Per bagnare il mirtillo bisogna evitare l'uso di acqua troppo calcarea, che contribuisce a rendere basico il terreno.
"E' evidente che indicare valori a priori è difficile - dice Giongo -. In quanto differiscono per età della pianta, varietà e condizioni pedoambientali. Possiamo dire che comunque buoni risultati si sono ottenuti, in condizioni standard, con apporti idrici di 15-20 litri al giorno per pianta adulta in piena produzione. I periodi più delicati sono lo sviluppo vegetativo e la fase di maturazione dei frutti. Per la distribuzione si dovranno scegliere impianti in grado di fornire volumi irrigui di bassa portata con frequenza elevata: i più idonei sono quelli a distribuzione localizzata come l’irrigazione a goccia". Per maggiori informazioni sulla tecnica d'irrigazione e sugli impianti irrigui è possibile consultare il sito internet dell'Irritec.


Occhio all'esposizione: la zona deve essere ben illuminata ma non troppo soleggiata. La pianta è molto rustica e sopporta bene le basse temperature. Nel caso dell'allevamento a cespuglio è possibile adottare sesti di 2,5 m x 2,5 m o di 3 m x 2 m. Le distanze possono essere ridotte a 2,5 m tra le file e a 1,5 m tra cespuglio e cespuglio quando le condizioni pedoclimatiche inducono uno sviluppo più modesto.

Il futuro del mirtillo appare roseo con prospettive dinamiche ed eterogenee, destinato a crescere in modo quasi fisiologico. Un potenziale, quello del mirtillo made in Italy, che però non appare ancora pienamente colto soprattutto da parte della distribuzione organizzata. Puoi scaricare a pagamento e guardare il Report 2019 dei piccoli frutti nella Gdo, realizzato dal Cso di Ferrara. Le condizioni ambientali italiane sono comunque in linea generale favorevoli, sia per l'aspetto produttivo che qualitativo. Se vuoi avere altre informazioni e vuoi ascoltare suggerimenti da produttori e da tecnici puoi guardare il video Reportage dal titolo 'Mirtillo, cosa serve per coltivarlo? Quali opportunità e quali i costi?' sul canale YouTube di Plantgest.
Segnalo anche il video della '6a Giornata tecnica piccoli frutti' che si è tenuta il 26 febbraio 2019 alla Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige (TN).

 

Video reportage di Plantgest 'Mirtillo, cosa serve per coltivarlo'
 

Questo approfondimento è stato realizzato grazie al contributo della Soi-Società ortoflorofrutticola italiana, di cui Lara Giongo è socia. Sin dalla sua fondazione nel 1953, la Soi (già Società orticola italiana) si adopera per sviluppare la cooperazione scientifica e tecnica tra il mondo della ricerca, gli imprenditori ed i professionisti del settore orto-floro-frutticolo, interessando con le sue azioni ed attività un ampio settore dell'agricoltura che include le colture arboree da frutto e da legno, le piante ortive, le colture floricole, le piante ornamentali, il vivaismo, i tappeti erbosi e la gestione del paesaggio e la tutela degli spazi a verde, con il fine ultimo di favorirne il progresso e la diffusione. La Soi promuove studi, ricerche, convegni, mostre attività editoriali ed altre iniziative attraverso le attività delle sue sezioni e dei gruppi di lavoro.

 

Autore: Lorenzo Cricca

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