Idroponica: sfide, opportunità e segreti
Da dove partire per realizzare un impianto di idroponica? Quali sono le piante più adatte a questo tipo di coltivazione e a cosa bisogna fare particolare attenzione? La storia del progetto Air di Eredi di Babini Società Agricola
L'impianto si trova all'interno di una serra, occupa circa 90 metri quadrati e ospita circa 4mila piante
Fonte immagine: Tratta dal video di Giulia Romualdi e Riccardo Cavina - AgroNotizie®
Fragole fuorisuolo coltivate in serra su canaline che salgono e scendono con sistema up and down, lattuga che cresce su degli scaffali e basilico che si sviluppa sotto delle lucine colorate. L'agricoltura diventerà sempre più verticale? Bella domanda, quello che è certo è che oggi ci sono tante realtà che hanno abbracciato il vertical farming, ovvero una coltivazione fuorisuolo effettuata su più livelli in ambiente chiuso e controllato.
Accanto all'aeroponica, cioè la coltivazione con nebulizzazione delle radici e all'acquaponica, dove i nutrienti derivano dagli scarti organici dei pesci allevati in vasche separate che vengono trasformati da batteri in forme assimilabili dalle piante, c'è l'idroponica, tecnica in cui i nutrienti vengono invece forniti tramite una soluzione nutritiva bilanciata, composta da acqua e fertilizzanti minerali dosati e controllati in modo preciso.
Tra le realtà che hanno intrapreso la strada dell'idroponica c'è Eredi di Babini Società Agricola - progetto Air guidata dal giovane Matteo Babini e che si trova alle porte di Forlì. Siamo stati a trovare Matteo e con grande passione ed entusiasmo ci ha raccontato la sua storia tra sfide ed opportunità di questo metodo di coltivazione.
Viaggio nell'idroponica
L'impianto di Matteo si trova all'interno di una serra, permettendo in questo modo di controllare meglio i parametri ambientali, ed è relativamente compatto in quanto occupa circa 90 metri quadrati e ospita circa 4mila piante.
"In generale - ci spiega - l'idroponica può essere realizzata in ambiente indoor (completamente controllato), oppure outdoor in serra. Gli impianti all'aperto sono rari perché in questi sistemi è fondamentale mantenere il controllo su temperatura, luce e nutrienti, elementi chiave per l'efficienza e la qualità produttiva".

Matteo Babini, titolare del progetto Air di Eredi di Babini Società Agricola
(Fonte foto: Tratta dal video di Giulia Romualdi e Riccardo Cavina - AgroNotizie®)
Idroponica: da dove partire per realizzare un impianto
Ma partiamo dall'inizio, da dove si deve partire per realizzare un impianto idroponico? "Prima di tutto - racconta Babini, che si è diplomato in Agraria all'istituto tecnico di Cesena - è necessario definire gli obiettivi produttivi: capire se si punta a una produzione continua o stagionale, quali volumi settimanali si vogliono ottenere e quali colture si intendono produrre (ad esempio insalate, basilico, mizuna, eccetera)".
"Nel mio caso - continua - è stato fondamentale progettare accuratamente il locale di coltivazione, valutando gli spazi, l'altezza utile e la gestione del microclima". Da qui poi si definisce il numero di torri di coltivazione necessario per raggiungere la capacità produttiva desiderata e successivamente si progetta il cuore dell'impianto: pompe di irrigazione, centraline o dosatori di nutrienti, sistema di raffreddamento, cisterne di stoccaggio e sonde di controllo di pH, conducibilità elettrica (EC) e temperatura.
Matteo ha realizzato delle pareti verticali alte 2,40 metri, con tredici slot sfalsati per colonna: sei da un lato e sette dall'altro lato.

Matteo Babini ha realizzato delle pareti verticali alte 2,40 metri, con tredici slot sfalsati per colonna
(Fonte foto: Tratta dal video di Giulia Romualdi e Riccardo Cavina - AgroNotizie®)
"Generalmente si parte da piantine allevate in alveoli provenienti dal vivaio, che vengono poi trapiantate nel sistema idroponico. Nel giro di venti-trenta giorni, a seconda della specie, si ottengono piante pronte per la raccolta. Durante tutto il ciclo - precisa Matteo - è fondamentale monitorare e correggere costantemente pH ed EC della soluzione nutritiva, in modo da garantire una crescita equilibrata e ottimale".
Già, perché essendo un ambiente chiuso la gestione e il controllo di alcuni parametri come luce, umidità relativa, ventilazione e temperatura è fondamentale. In estate per esempio è importante regolare l'intensità luminosa con reti ombreggianti per evitare stress da eccesso di radiazione; l'umidità relativa deve rimanere tra il 50 e il 70% perché "se è troppo alta favorisce lo sviluppo di muffe, se al contrario troppo bassa aumenta eccessivamente la traspirazione fogliare".
Ventilazione e temperatura si gestiscono invece tramite aperture automatiche, estrattori, destratificatori e sistemi di nebulizzazione se necessario. "In estate - precisa Babini - si cerca di mantenere il comfort climatico utilizzando ventilazione naturale e reti ombreggianti, riducendo l'accumulo di calore nella serra".

È molto importante monitorare e correggere costantemente pH ed EC della soluzione nutritiva
(Fonte foto: Tratta dal video di Giulia Romualdi e Riccardo Cavina - AgroNotizie®)
Idroponica: ok la pianta è giusta
L'impianto del titolare di Eredi di Babini Società Agricola - progetto Air permette di avere una produzione diversificata perché sono tante le piantine presenti, alcune delle quali, come ci svela Matteo, sono oggetto di ricerca e sperimentazione per testare come si comportano, soddisfare le richieste dei clienti, differenziarsi sempre di più sul mercato e, perché no, scoprire nuovi canali di vendita.
Nell'impianto di Forlì si possono trovare diverse varietà di basilico (tradizionale, greco e rosso), shiso, lattughe, rucola, senape e altre baby leaf.
Particolarmente adatte ad essere coltivate in questo modo sono le baby leaf, le insalate, le erbe aromatiche e le piante a ciclo breve. Sono invece meno adatte le specie con apparato radicale molto sviluppato, come tuberi, piante arboree e perenni, cereali e leguminose. "In generale - specifica Babini - la scelta dipende anche dal rapporto tra resa e costi di gestione: alcune colture, pur tecnicamente coltivabili in idroponica, non risultano economicamente sostenibili".

La produzione è molto diversificata perché sono tante le piantine presenti nell'impianto
(Fonte foto: Tratta dal video di Giulia Romualdi e Riccardo Cavina - AgroNotizie®)
Dunque, non tutte le specie si adattano a questo sistema, ma come mette in evidenza Matteo Babini, per quelle che lo consentono l'idroponica offre numerosi vantaggi: risparmio idrico significativo; riduzione dell'uso di prodotti fitosanitari; assenza di diserbi; raccolti più rapidi, abbondanti e uniformi; eliminazione dei mezzi agricoli tradizionali (lavorazioni, trattori, eccetera); possibilità di coltivare tutto l'anno in ambiente controllato; e nel complesso maggiore sostenibilità.
Occhio però perché prima di partire è bene fare tutte le valutazioni del caso e non dimenticare gli alti costi iniziali di impianto, la manutenzione tecnica costante e i consumi energetici più elevati legati a pompe, illuminazione e controllo climatico.
Coltivazione idroponica: un primo bilancio
In considerazione di tutto questo, Matteo ci tiene a specificare che non considera l'idroponica "una sostituta della coltivazione tradizionale, ma un'integrazione intelligente".
E tirando le somme di questo primo anno il bilancio è positivo. "La risposta dei clienti è stata positiva e ci sta permettendo di consolidare passo dopo passo la nostra realtà. Stiamo collaborando sempre di più con chef e ristoranti per offrire prodotti di alta qualità. Per il 2026 - conclude Matteo Babini - abbiamo in programma un'espansione e questo ci consentirà di crescere ulteriormente e rafforzare la nostra presenza sul mercato".

Tirando le prime somme il bilancio oggi è positivo, ma Matteo Babini ha già tante altre idee in cantiere
(Fonte foto: Tratta dal video di Giulia Romualdi e Riccardo Cavina - AgroNotizie®)
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Autore: Giulia Romualdi