Colza Brassica napus

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Descrizione della pianta
La colzaBrassica napus L. è una pianta estensiva o industriale appartenente alla famiglia delle Brassicacee (come broccoli, cavolo e rapa). All'interno dei semi è contenuta una percentuale media del 45% di olio che permette la produzione di olio di colza. E' la terza coltura oleginosa dopo soia e girasole.

La colza può essere usata sia per scopi alimentari, umani ed animali, sia per la produzione di biocarburante. All'interno dell'olio di colza è presente un'elevata quantità di acido erucico, che presenta effetti tossici.

Per ovviare al problema dell’acido erucico, alla fine degli anni ’70 negli Usa è stato lanciato l’olio canola (abbreviazione di Canadian Oil Low Acid), a basso contenuto di questo acido.
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Le origini della colza sono incerte. Si può ipotizzare che nacque nelle zone temperate dell’Europa. Al giorno d'oggi la pianta viene coltivata soprattutto in Asia (Cina e India), Canada ed Europa centrale-meridionale, Italia compresa.

Uno dei suoi usi principali è, ed è stato, quello alimentare, sia per l'uomo che per gli animali. Il grande problema di questa coltura è stata la presenza dell’acido erucico, un acido organico, che è tossico e dannoso per l’uomo specie a livello dell’apparato cardiocircolatorio. Questo portò ad un forte dibattito negli anni '60 e '70 che aprì la strada alla creazione di nuove varietà a basso contenuto di questo acido.

Tra gli utilizzi non alimentari c'è quello come combustibile per autotrazione. Ricordiamo che il motore di Rudolf Diesel venne originariamente pensato, alla fine del XIX secolo, per funzionare con un olio vegetale. Solo in seguito fu sostituito dall'olio minerale detto gasolio diesel.
Oggi l'olio di colza, opportunamente trattato, può essere trasformato in biodiesel ed utilizzato come biocarburante per i motori Diesel. Durante la Seconda guerra mondiale l'olio di colza ebbe un uso come carburante per veicoli nautici a causa delle difficoltà di reperire carburanti di origine minerale.

L'olio di colza trovava uso intorno al 1200 per l'illuminazione delle strade nei paesi del Nord Europa, mentre il suo uso alimentare si sviluppò nella metà del XIX secolo quando però non trovò molti consensi a causa degli studi sugli effetti per la salute umana.

 
La colza è una pianta erbacea annuale. L’apparato radicale è fittonante ma non molto profondo. Il fusto è eretto e ramificato alto fino a circa 1,5 m. Le foglie sono semplici, alterne, piccolate alla base e sessili.
L’infiorescenza è a grappolo e formata da 150 a 200 fiori circa con fioritura scalare. La colza è autofertile ed entomofila. Il frutto che si sviluppa dal fiore fecondato è una siliqua (frutto secco deiscente). I semi sono piccoli, lisci e sferici, con tegumento di colore bruno rossastro che diventa più scuro col procedere della maturazione. 
 
Nel clima italiano il ciclo biologico della colza è autunno-primaverile. Viene quindi seminato tra la fine di settembre ed i primi di ottobre. L'alzata inizia nella seconda metà di marzo, quando il fusto è lungo circa 20 cm ed è già visibile l’infiorescenza principale.

Nella prima decade di aprile, nonostante la pianta non abbia terminato la crescita vegetativa, inizia la fioritura. Dopo 30-40 giorni dalla fecondazione, i semi cominciano a riempirsi di materiali di riserva. Dopo circa 60 giorni il contenuto di olio raggiunge il massimo valore. Il seme giunge a maturazione dopo 80 giorni dalla fioritura. Alla maturità delle silique la pianta si presenta in gran parte defogliata e con la parte terminale dello stelo e delle ramificazioni secche.
 
La colza è una pianta che non necessita di temperature elevate per svilupparsi. Lo zero di vegetazione è a 6-8 °C. I climi migliori sono quelli temperati, umidi, non troppo soleggiati. Dal punto di vista del terreno non è particolarmente esigente: predilige i terreni profondi, freschi, fertili e leggeri, si adatta a quelli argillosi, calcarei e torbosi, purché ben drenati. Tollera sufficientemente la salinità e il pH del terreno.
Nell’avvicendamento la colza ha lo stesso posto del frumento: va bene dopo un rinnovo o una miglioratrice. Non viene mai fatta la monosuccessione per problemi di nematodi.

Particolare attenzione deve essere riservata alla preparazione del letto di semina, poiché i semi sono di dimensioni ridotte. Per prima cosa viene eseguita un’aratura di media profondità (25-30 cm). Può essere buona norma eseguire prima della semina una rullatura.

Il periodo per la semina varia in funzione dell’ambiente di coltivazione. In linea generale si opera in modo da far raggiungere alla pianta lo stadio di rosetta al sopraggiungere dei primi freddi. Per quanto riguarda le coltivazioni italiane, la data consigliabile è compresa tra la metà di settembre e quella di ottobre.

La semina è effettuata a file continue, distanti 15-20 cm, con 10-12 kg/ha di seme, alla profondità di 2-3 cm, adottando una seminatrice da grano. Con l’impiego di seminatrici pneumatiche di precisione si può ridurre la quantità di semina (fino ad esempio a 5-8 kg/ha) ed adottare una distanza tra le file fino a 45 cm e 2-2,5 cm sulla fila, in maniera da consentire la sarchiatura meccanica.

 
Per quanto riguarda l'acqua e l’irrigazione non ci sono particolari necessità. La coltura è comunque sensibile agli stress idrici ed alla salinità. Per la raccolta ci sono problemi per la deiscenza della siliqua, quindi si deve trovare il giusto momento senza anticipare troppo.
 
Uno degli elementi fondamentali per avere un corretto sviluppo è l'azoto. Per avere un dato corretto è necessario effettuare un'analisi del terreno. In linea di massima in un terreno mediamente dotato si ipotizza di poter somministrati da 100 a 150 kg/ha: 1/3 viene somministrato alla semina con concimi ammoniacali o urea, gli altri 2/3 vengono dati in copertura.
Altri elementi interessanti sono: il P2O5 ed il K2O, con valori medi che vanno da 50-70 kg/ha per P2O5 e 50 kg/ha per K2O, interrati al momento della preparazione del terreno.
La raccolta viene effettuata quando l’umidità del seme è inferiore al 14%. Arrivati a questo valore le piante sono secche ed i semi sono di colore nero. Ipoteticamente possiamo dire che la data è compresa, nell’Italia settentrionale, tra la seconda e la terza decade di giugno. Per raccoglierla viene impiegata una mietitrebbie con testata per frumento opportunamente regolata.
L'olio di colza si estrae dai semi dell'omonima pianta, che lo contengono in concentrazioni variabili dal 35 al 50%.

L'olio di colza è un prodotto utilizzato in molti ambiti e con un buon valore commerciale. Esso però divenne negli anni '70 oggetto di preoccupazioni a causa dell'alto contenuto di acido erucico, lipide potenzialmente cardiotossico. E' iniziato così un processo di selezione colturale che ha portato ad ottenere varietà a basso contenuto in acidi saturi ed acido erucico. Il suo nome è Canadian Brassicao dalla quale si ottiene l'olio di canola (o canadian oli low acid)

Ancora oggi la colza rappresenta un'importante fonte di olio alimentare. Essa viene coltivata in Unione Europea, Canada e Cina.

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