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Italiani pazzi per i mirtilli. Ma dove va il miglioramento genetico?

Cresce il consumo tra gli europei. Un'opportunità per gli agricoltori italiani che però chiedono varietà migliori

Italiani pazzi per i mirtilli. Ma dove va il miglioramento genetico? - Plantgest news sulle varietà di piante

Gli ibridi di mirtillo gigante americano sono i più coltivati in Italia

Fonte immagine: Fondazione Edmund Mach

Il consumo di mirtilli in Italia e nel resto d'Europa è in forte crescita. Questa bacca, complice la facilità di assunzione, la disponibilità tutto l'anno e il profilo nutraceutico eccellente, ha visto un incremento delle vendite notevole. Oggi il consumo pro capite si attesta intorno ai 300 grammi all'anno, ancora poco se si considera che negli Stati Uniti il cittadino medio ne mangia 1,3 chilogrammi. Eppure il trend è in crescita e rappresenta una ottima opportunità per gli agricoltori italiani.

Per questo motivo, dietro richiesta delle aziende e cooperative di produzione, alla Fondazione Edmund Mach hanno deciso di lavorare sul miglioramento genetico di questo arbusto diffuso in tutto il mondo e che vede diverse varietà, dal mirtillo gigante americano (Vaccinium corymbosum) al mirtillo nero nostrano (Vaccinium myrtillus) passando per il Vaccinium darrowii, originario del Sud degli Usa.

"Il nostro lavoro di ricerca si sta focalizzando sulla selezione di varietà che siano migliori sotto il profilo della conservabilità, del sapore e della consistenza", spiega ad AgroNotizie Lara Giongo, ricercatrice della Fondazione Edmund Mach, a capo del programma di miglioramento genetico di mirtillo e lampone. "Ogni anno lavoriamo su circa 18mila semenzali al fine di ottenere varietà sia per gli areali del Nord che del Sud Italia".

Quali sono stati i primi passi della vostra ricerca?
"Prima di tutto abbiamo consultato le aziende in giro per il mondo per capire quali fossero le loro esigenze e orientare di conseguenza la ricerca. In secondo luogo abbiamo lavorato sul definire metriche precise e condivise per misurare i parametri su cui lavorare".

Ci può spiegare meglio?
"Quando parliamo di croccantezza del frutto dobbiamo avere delle scale precise per valutare ogni singolo campione. Non ci si può affidare alla sensibilità della singola persona perché cambia da soggetto a soggetto ma anche nel corso del tempo. Lo stesso per il sapore o per la shelf life. In quest'ultimo caso abbiamo eseguito test sottoponendo i campioni alle medesime condizioni di conservazione per vedere quali resistevano più a lungo mantenendo invariate le proprie caratteristiche".

La Fondazione Mach ha organizzato diverse giornate dimostrative in campo
La Fondazione Mach ha organizzato diverse giornate dimostrative in campo

Quale deve essere la shelf life ottimale del mirtillo?
"L'ideale è che il frutto mantenga inalterate quanto più possibile le sue caratteristiche per tre settimane o anche un mese. Questo permette ai produttori sudamericani di poter inviare via cargo il prodotto in Europa durante il nostro inverno. Ma permette anche ai nostri produttori di conservare i mirtilli per presidiare il più a lungo possibile il mercato nazionale ed europeo".

Chi è che oggi fa miglioramento genetico sui piccoli frutti?
"I soggetti sono vari. Abbiamo le grandi aziende, come quelle statunitensi, che presidiano tutta la filiera: dalla produzione alla distribuzione passando per il miglioramento genetico. Ci sono poi alcuni grandi vivaisti e istituti di ricerca come il nostro, il cui obiettivo è sviluppare varietà che rispondano alle esigenze di agricoltori e cooperative, che altrimenti non avrebbero la forza di lavorare sulla ricerca".

Come cambia la genetica delle piante destinate al Nord o al Sud dell'Europa?
"Le varietà di mirtillo coltivate nel Nord Europa sono ibridazioni ottenute a partire da Vaccinium corymbosum, il cosiddetto 'mirtillo gigante' di provenienza nordamericana. Un arbusto che può arrivare ai tre metri di altezza, con foglie caduche, che ben si adatta agli areali alpini, Nord ed Est europei. Per gli areali del Sud invece si utilizzano ibridazioni originate da Vaccinium darrowii, originario del Sud degli Stati Uniti. Un piccolo arbusto sempreverde che produce bacche di dimensioni ridotte, ma che resiste alle alte temperature e ha un fabbisogno idrico inferiore".

Qual è il vantaggio di produrre mirtilli nel Sud Europa, dove le rese sono inferiori?
"Prima di tutto per presidiare il mercato per un periodo più lungo. In secondo luogo è vero che la pezzatura delle bacche è minore rispetto al 'mirtillo gigante', ma le piante ibridate di Vaccinium darrowii sono rifiorenti e quindi offrono due o tre raccolti all'anno".

Il mirtillo può essere quindi un'opportunità anche per gli agricoltori del Sud Italia?
"Assolutamente sì. Oggi le coltivazioni maggiori sono nel Sud della Spagna, nella Regione di Huelva, dove noi abbiamo anche dei partner di ricerca. Tuttavia anche nel Sud Italia, in Calabria o in Sicilia, è possibile coltivare mirtillo".

Uno dei problemi che gli agricoltori dediti alla coltivazione dei piccoli frutti devono affrontare è la Drosophila suzukii. La genetica può aiutarli?
"Siamo lontani dallo sviluppare piante resistenti a questo insetto. Quello che tuttavia abbiamo visto è che alcune delle varietà selezionate sono più tolleranti agli attacchi di Drosophila. Lavorando ad esempio sulla texture ci siamo accorti che alcuni mirtilli, dotati di una epidermide più resistente oppure elastica, rendono difficile per la femmina la ovo-deposizione. In altri casi invece sono le particelle aromatiche volatili disperse dalla pianta ad allontanare il moscerino".

State lavorando anche sul rendere più agevole la meccanizzazione della raccolta?
"Le piccole coltivazioni del Trentino mal si adattano ad una raccolta meccanizzata che invece avviene in altre regioni d'Italia. Ad oggi stiamo lavorando su varietà che presentino una omogeneità di maturazione dei frutti, che permette di evitare una raccolta selettiva, e anche su una maggiore resistenza alle sollecitazioni meccaniche delle bacche. Nonostante oggi i sistemi di raccolta siano sofisticati, i frutti subiscono comunque urti e choc di caduta che possono creare lesioni e inficiare quindi la conservabilità del prodotto".

A questo link è possibile scaricare un manuale per la coltivazioni del mirtillo redatto dalla Fondazione Edmund Mach

Per saperne di più:

nel video reportage di Plantgest recentemente realizzato, ulteriori approfondimenti sulla coltivazione del mirtillo, grazie alle esperienze della stessa Fondazione Edmund Mach e di altri esperti del settore.
 


Il video è stato prodotto da plantgest.com e realizzato da Barbara Righini e Alessandro Piccolo con la collaborazione di Dole, Irritec Spa, Aurora Fruit-Consorzio piccoli frutti SrlBattistini Vivai Soc. Agr. S.S. e con la partecipazione della Fondazione Edmund Mach. Infine per il reperimento dei dati economici si ringrazia Ncx Drahorad. Per ulteriori approfondimenti scopri la pagina dedicata al Mirtillo.

Autore: Tommaso Cinquemani

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