Cavolo o cavolfiore Brassica oleracea L.

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Descrizione della pianta
Il Cavolfiore o Brassica oleracea var. botrytis è una pianta orticola appartenente alla famiglia delle Crucifere. La sua origine è piuttosto incerta. Il nome deriva dal latino 'caulis' o fusto (cavolo) e 'floris' o 'fiore'.

I cavolfiori sono ricchi di sali minerali e vitamine, in particolare vitamina C. Sono indicati come alimenti antiossidanti ed antinfiammatori.
 

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L'origine del cavolfiore è incerta. Alcuni la identificano nel bacino del Mediterraneo orientale e dell'Africa settentrionale. Sembra esserci un forte legame storico tra Cavolfiore e Cipro, tanto che nella prima metà del 1500 veniva chiamato Brassica cipria.

I romani conoscevano comunque questo ortaggio, tanto da utilizzarlo per curare numerose malattie. La sua coltivazione era però ristretta a piccoli orti di famiglie benestanti. Per avere una prima larga diffusione è necessario aspettare diversi anni. La sua crescita avviene infatti grazie alla rete commerciale della Serenissima Repubblica di Venezia, che contribuì ad ampliare la sua area di conoscenza in tutto il territorio del nord Italia e del nord Europa.

La sua presenza è documentato su testi inglesi e francesi del 1600 me ntre ne è certa la presenza in Toscana nel 1700. Fino alla seconda metà del 1800 la sua coltivazione era però ristretta ad orti famigliari o a piccole aree. Ma grazie alla presenza di nuove varietà cresce il suo interesse sia in Europa che in Paesi extra europei: India, Cina, Giappone, Tailandia e Stati Uniti d'America.
Il cavolfiore è una pianta biennale in natura, che diventa annuale per la produzione della parte edule. Ha radice fittonante che può raggiungere i 60 cm di profondità. Il fusto è eretto, robusto, carnoso e può raggiungere i 50 cm. Sul fusto sono inserite in modo alterno le foglie in numero variabile a seconda della varietà. Le foglie hanno forma oblunga ed ondulata, con nervature mediane biancastre e rilevate molto caratteristiche.

Al centro si sviluppo un'infiorescenza denominata corimbo. Questo corimbo sferoidale, più o meno compatto, si sviluppa dalla gemma apicale ramificata ed ipertrofizzata. E' comunemente detta palla o testa. Può assumere diverse colorazioni a seconda della tipologia: bianca, gialla, verde e viola.

Il corimbo è inizialmente coperto dalle foglie più giovani per poi mettersi in evidenza con lo sviluppo della pianta. Se il corimbo non viene raccolto i suoi peduncoli carnosi si allungano e ramificano differenziandosi in infiorescenze vere e proprie. I fiori sono di colore giallo ed evolvono poi in silique tonde e dal colore rosso bruno. 
Il cavolfiore si adatta a diversi terreni, pur preferendo quelli di medio impasto, freschi, profondi, irrigui e caratterizzati da un buon livello di fertilità e di sostanza organica. I pH preferito è compreso tra 6 e 7, pur presentando una certa tolleranza a valori più alcalini. Sotto il profilo strutturale i terreni argillosi e pesanti sono quelli meno adatti.

Per quanto riguarda il clima è abbastanza rustica ed adattabile. Si sviluppa sia negli ambienti aridi e caldi delle zone del Medio Oriente o dei Paesi tropicali che in quelli freddi ed umidi del nord Europa. Anche se è una pianta tipicamente invernale manifesta una certa sensibilità degli sbalzi termici ed alle temperatura decisamente basse.

 
Il cavolfiore è pianta intercalare: le coltivazioni precoci seguono il frumento (o altri cereali) o erbai primaverili mentre in un'orticoltura specializzata seguono ortaggi come il pisello, la carota e la lattuga.

Da evitare il ristoppio. Sarebbe necessario non far rientrare la sua coltivazione sullo stesso terreno per almeno due anni consecutivi.
Il terreno destinato alla coltivazione del cavolfiore deve essere tenuto costantemente umido, visto che è molto sensibile nei confronti della siccità. La carenza di acqua si menifesta soprattutto se la massa fogliare è abbondante. Il risultato è uno scompenso vegetativo che si traduce in minore produzione dei corimbi oppure in una produzione anomala (corimbi chiazzati).

I turni irrigui devono essere frequenti e con apporti ridotti. Iniziano subito dopo la messa a dimora delle piantine o subito dopo la semina a turni alterni fino ad arrivare alla ripresa vegetativa. Poi si può intervenire in base alla necessità per mantenere costante il livello d'umidità. Manifesta media resistenza rispetto alla salinità.

 
E' sicuramente buona cosa prima di concimare eseguire un piano di concimazione basato su un'analisi chimico-fisica del terreno. Se guardiamo la letteratura specializzata possiamo però avere un'indicazione sulle asportazioni medie riferite ad una coltivazione di 20 tonnellate/ettaro di corimbi: 130-140 kg di azoto, 55-70 kg di fosforo, 170-180 kg di potassio, 50-60 kg di calcio e 7-10 kg di magnesio. 

Si può partire da una prima fertilizzazione di base con 50-60 tonnellate/ettaro di letame maturo interrato prima della messa a dimora delle piante, integrato con 1/3 del quantitativo di azoto e da tutta la quota di fosforo e potassio. Poi in copertura verranno apportati i restanti 2/3 dell'azoto con formulazioni a promto effetto.

 
A seconda della cultivar che usiamo varia l'epoca di raccolta e la durata del ciclo produttivo. Generalmente si raccoglie a mano. A volte si può avvalere di macchine agevolatrici portate. L'operatore per staccare il corimbo usa un coltello, recidendolo poco al di sotto dell'ultima foglia. Generalmente non vengono staccate completame te le foglie ma solo spuntate per lasciare una certa copertura e protezione. In alcuni casi però, a seconda della sua destinazione, il corimbo può essere defogliato. 
 
I cavolfiori sono ricchi di sali minerali e vitamine, in particolare vitamina C. Sono, inoltre, alimenti antiossidanti e antinfiammatori.
 
 
 
 
Sostanze in 100 g di prodotto
Acqua 84,20 gr
Carboidrati 4,40 gr
Zuccheri 3,90 gr
Proteine 5,30 gr
Grassi 0,30 gr
Colesterolo 0 gr
Fibra totale 2,40 gr
Vitamina A 60 µg
Vitamine C 28 mg

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