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Susino cino-giapponese Prunus salicina

Susino cino-giapponese - Plantgest.com
Descrizione della pianta
E’ un frutto dal sapore lievemente acidulo (per la presenza di acido malico) con un discreto sapore lassativo, grazie anche alla presenza di una sostanza, la difenil-isatina, che svolge una funzone stimolante a livello intestinale. Contiene una buona quantità di potassio e calcio ed una discreta quantità di vitamine. Le prugne essiccate hanno una concentrazione di zuccheri e sali minerali ed un rapporto calorico superiori a quelli del frutto fresco, ma contengono meno vitamine.
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Appartiene alla Famiglia delle Rosaceae, Sottofamiglia Prunoideae, Genere Prunus ed è originaria dell’Asia in particolare della zona del Caucaso.
Tutte lespecie del genere Prunus sono caratterizzate dal numero cromosomico di base X=8. In considerazione del loro elevato numero e della loro eterogeneità le specie di susino si possono classificare in 3 grandi gruppi.
Susini asiatico-europei: comprendono i susini europei (P. Domestica), siriaci (P. Insititia), i mirabolanti (P.cerasifera), ecc.
  • Susini cino-giapponesi (P. Trifora, P. Simonii, ecc.).
  • Susini americani (P.marittima, P.Gracilis, P.Subcordata, ecc.).

Susini Europei
  • P. domestica: questa specie ha un corredo cromosomico esaploide (2x=48) mentre la maggior parte delle specie di susino è diploide. La sua origine è probabilmente da far risalire ad ibridazione additiva fra P. srasifera (diploide) e P. spinosa (tetraploide). Albero di mole piuttosto elevata, foglie espanse che possono essere confuse con quelle del melo (a volte può essere pollonifero). Questo susino fruttifica prevalentemente sui dardi oltre che sui rami misti. La fioritura è molto più tardiva rispetto alle varietà cino-giapponesi (anche due o tre settimane). La maggior parte presenta un diverso grado di autocompatibilità (poche però garantiscono un’elevata produttività). Pezzatura e colore del frutto molto variabili (la forma va da rotondeggiante ad ellissoidale). In generale hanno un elevato contenuto in zuccheri (18-20%).
All’interno si possono distinguere alcuni gruppi di cultivar
  • Regine Claudie: fioritura scarsa, frutti di piccola pezzatura, sferici, buccia di colore giallo-verde a volte violacea con picciolo corto e pubescente. La polpa è soda, dolce, succosa e spicca o aderente.
  • Gocce D’oro: frutti di medie dimensioni, ovali o schiacciati, con buccia di colore giallo o rosso scuro e la polpa gialla.
  • Prugne Vere: appartengono a questa varietà più importanti per la trasformazione industriale (soprattutto essiccazione). Fioritura abbondante. Frutti di varia pezzatura, ovali o ellissoidali. La buccia è di colore blu scuro o rosso porpora. La polpa è soda, dolce, di colore verde-giallastro con nocciolo spicco.
  • P. Spinosa: questa specie è caratterizzata da un alberello spinescente e si trova in Italia all stato selvatico. Pollonifero, veniva usato in passato per formare siepe di confine. Produce frutti piccoli ed immangiabili.

Susini Siriani
  • P. insititia: albero con spiccata rusticità e produzione abbondante, di vigore contenuto, rami ed internodi corti, foglie piccole di forma ovata ed appuntite e fiori che risultano essere più piccoli del P. domestica. I frutti appaiono piccoli, di forma sferica ma talvolta ovale. La buccia ha colorazione che vira dal giallo al blu.
Qui di seguito presentiamo i vari gruppi varietali di questo tipo di susino
  • Damaschine ovali: frutti ovali e piccoli, buccia sottile, giallo ambrato o blu scuro, polpa abbastanza succosa, giallastra e spicca o semispicca.
  • Damaschine sferiche: uguali alle precedenti, salvo la forma del frutto che è rotonda.
  • Mirabelle: frutti piccoli, rotondeggianticon buccia dorata, polpa giallastra leggermente acidula e spicca. Sono utilizzate in Francia per la produzione di confetture e distillati.
  • Sangiuliane: rispecchiano le caratteristiche generali del gruppo.


Mirabolani
  • P. cerasifera: pianta di vigoria piuttosto ridotta, portamento assurgente, rami molto lisci e spinescenti. Le foglie sono ovate e piccole ed i frutti di piccole dimensioni sono simili a ciliegie con buccia da giallo a rosso, depressi alla base, acquosi e con noccioli aderenti. La polpa è tenera e di scarso sapore. Fino a poco tempo fa il mirabolano è stato usato come impollinatore dei susini cino-giapponesi per la sua abbondante fioritura e precoce antesi. E’ un portinnesto molto usato per il susino e l’albicocco nei terreni pesanti, argilloso o calcarei.

Susini cino-giapponesi
Si tratta di alberi che sono apparentemente somiglianti a quelli del pesco con portamento eretto, rapido accrescimento, media grandezza, con rami lunghi e diritti (lisci, lucidi e di colore verde scuro viranti al rosso-marrone) e foglie oblunghe e con apice appuntito, margine finemente seghettato, con colore rossastro nel primo periodo di vegetazione primaverile. Fruttificano prevalentemente sui rami di un anno o sui dardi. I fiori sono riuniti in numero di 2 o più per gemma. La fioritura è precoce (2-3 settimane prima di p. domestica). Le piante sono autoincompatibili per cui necessita, in un frutteto, la presenza di almeno 2 cultivar intercompatibili. Per tali motivi gli ambienti più idonei sono caratterizzati da primavere miti e non soggette a gelate, che favoriscono il volo degli insetti pronubi. L’epoca di maturazione dei frutti va da fine Giugno a tutto Luglio (poche maturano a Agosto). I frutti hanno la buccia dal giallo, al rosso o al blu e la polpa gialla (ma può anche essere veneta di rosso o completamente rossa) con consistenza variabile da soda ad acquosa, solitamente con basso contenuto zuccherino. Il nocciolo è aderente. Le varietà di questo gruppo sono inadatte alla trasformazione.

Susini americani
  • P. marittima, P. gracilis e P. subcordata: Il numero di cultivar esistenti è molto minore rispetto alle euro-asiatiche ed alle cino-giapponesi. Non hanno interesse colturale nel nostro paese. Hanno una certa importanza alcuni ibridi interspecifici ottenuti in USA. Citiamo la cultivar Shiro tuttora diffusa in molti Paesi.
Le diverse varietà di prugne non presentano differenze per quanto concerne la composizione nutritiva; il diverso colore della buccia (giallo, blu, rosso, verde) non indica differenze di maturazioe, ma solo di varietà. Si tratta di un frutto che può essere acquistato fresco in estate e autunno, ma può anche essere consumato essiccato lungo tutto l'anno.
La susina è un frutto dal sapore lievemente acidulo (per la presenza di acido malico) con un discreto potere lassativo, grazie alla presenza di una sostanza, la difenil-isatina, che svolge una funzione stimolante a livello intestinale. Contiene una buona quantità di potassio e calcio e una discreta quantità di vitamine. Le prugne essiccate hanno una concentrazione di zuccheri e sali minerali e un apporto calorico superiori a quelli del frutto fresco, ma contengono meno vitamine.

Composizione e valore energetico della Susina fresca (100 g. di prodotto)
Parte commestibile 90%
Proteine totali 0,50 g
Acqua 87,5 g
Lipidi 0,1 g
Zuccheri 10,5 g
Fibra 1,5 g
Energia 42 Kcal
Sodio 2 mg
Potassio 190 mg
Ferro 0,2 mg
Vitamina A 16 μg
Vitamina C 5 mg
Calorie al lordo 37
Calorie 42


Composizione e valore energetico della Susina essiccata (100 g. di prodotto)
Parte commestibile 88%
Proteine totali 2,2 g
Acqua 29,3 g
carboidrati 51,7 g
Lipidi 0,5 g
Calorie al lordo 194
Calorie 220
Le susine di tipo europeo hanno un più ampio adattamento mentre le varietà di tipo cino-giapponese, dalla più precoce fioritura, trovano un limite negli inverni molto rigidi. Vanno anch evitate le zone troppo umide o soggette a piogge prolungate per il pericolo di batteriosi.
L’uso generalizzato, per ora, di vari tipi di mirabolano quale portinnesto del susino, non pone grandi problemi nella scelta del terreno in quanto questi si adattano alla maggior parte dei suoli da quelli argillosi e pesanti a quelli sabbiosi e calcarei.
L’innesto è tuttora il metodo più diffuso e razionale di propagazione delle cultivar di susino. La propagazione per seme, a causa dell’eterogeneità degli individui che vienegenerata, è limitata ai portinnesti ed al lavoro di miglioramento genetico. E’ stata verificata la possibilità di propagare agamicamente molte cultivar attraverso vari sistemi: talea, margotta e con buoni risultati la propagazione in vitro che però necessita ancora di una approfondita verifica agronomica. Non esiste dal punto di vista pratico, diffusione di cultivar franche di piede, se non per i portainnesti.
  • Talea: è forse il metodo di moltiplicazione più semplice e consiste nel piantare talee legnose di ramo direttamente in campo ma può essere effettuato solo per alcuni soggetti come il Mirabolano B ed il Marianna GF 8/1. Altri portainnesti necessitano di tecniche più complesse come il riscaldamento basale e la nebulizzazione.
  • Margotta: al susino non offre buoni risultati per cui è consigliabile l’adozione della tecnica della propaggine per trincea.
  • Propagazione in Vitro: con questa tecnica vengono moltiplicati su scala industriale alcuni portainnesti come il Pixy ed il GF 655/2.        
  • Innesto: è il più usato e quello di maggiore importanza è risultato quello a occhio dormiente e viene effettuato tra la fine di Agosto ed i primi di Settembre. Le eventuali fallanze potrebbero essere riprese alla fine dell’inverno tramite innesti a occhio che spesso da esiti migliori. Un problema che spesso viene trascurato nella propagazione di varietà di susino è la disaffinità d’innesto, che si manifesta con scarse percentuali di attecchimento o con la morte delle piante dopo 2-3 anni con rottura al punto d’innesto. In alcuni casi la disaffinità non esiste solo fra bionti di specie diverse, ma anche fra quelli di una stessa specie.
Le forme di allevamento più diffuse per il susino sono:
  • vaso regolare
  • vaso ritardato
  • la palmetta irregolare
  • la palmetta libera e anicipata
  • il fusetto
Le forme in volume sono più che altro preferite per gli impianti in cui viene applicata la raccolta meccanica, anche se l’introduzione di particolari tipi di scuotiraccoglitrici e l’introduzione di adattamenti alle forme in parete (si trovano diffusamente soprattutto al Centro-Nord dell’Italia dove da più tempo si è iniziato a coltivare il susino in coltura specializzata) consentono di sottoporre anche queste ultime alla raccolta meccanica.
E’ inoltre importante ricordare che anche nel susino ci si sta orientando verso una intensificazione colturale con impianti più densi, che prevedono anche minori interventi nei primi anni per anticipare la messa a frutto.
Da alcuni anni sono state completamente abbandonate o comunque ridotte al minimo indispensabile le pratiche di potatura di allevamento che imponevano severi tagli con conseguente ritardo nella messa a frutto degli impianti.

Vaso regolare: risulta quello più comunemente adottato e ricorda nella struttura il vaso regolare del ciliegio.
Le modalità di costituzione sono simili al ciliegio dolce anche se nel susino si emettono più facilmente rami anticipati che vengono usati per formare la zona sottobranche. Quindi su ogni ramo che è destinato a formare la branca principale nel caso in cui lo sviluppo risultasse troppo vigoroso, già in estate si potrà scegliere il ramo anticipato meglio disposto per costituire la sottobranca di primo grado. Tutti gli altri, a parte alcuni dei basali (vengono ripiegati verso il basso), saranno asportati. Negli anni successivi attraverso tecniche del tutto simili a quelle sopra descritte si creeranno le altre sottobranche. Nel caso in cui non sono presenti rami anticipati sufficienti si ricorrerà alla spuntatura della branca principale. Questa pratica può essere eseguita soprattutto nel susino cinogiapponese che tendono a formare gemme a fiore nella parte terminale dei rami. Le distanze di impianto possono variare da 5 x 5 (600 piante/ha) a 8 x 8 m (200 piante/ha). E’ la forma che meglio si adatta alla raccolta meccanica.

Vaso ritardato: è usato nel Nord America soprattutto per le cultivar europee in generale ed in particolare per quelle a portamento assurgente come Stanley. Può essere associata al vaso ritardato dell’albicocco e viene allevata a tutta cima. Al termine della sua formazione essa apparirà con un’asse centrale provvisto di 5-7 branche laterali, ben aperte ed inserite a spirale ed ottenute spuntando ogni anno la freccia. Sopra la branca laterale più alta si esegue un taglio in modo tale da troncare il tronco. Le distanze sono in media di 4,5-6 m fra le piante e 6-7 m tra le file. Può adattarsi alla raccolta meccanica.
 
La palmetta irregolare o libera: formata da asse centrale con varie branche laterali inclinate a 50° verso l’alto e distribuite in modo irregolare lungo l’asse. Successivamente si spunta l’astone a 60 cm da terra in modo tale da favorire l’emissione dei germogli che saranno destinati alla formazione del primo palco. In un secondo momento si andrà ad eseguire la potatura a tutta cima per costituire le nuove branche laterali che riempiranno gli spazi rimasti vuoti.Per questa forma le distanze sono di 2,5-3,5 m tra le piante e 4,5-5 m tra le file.

Palmetta anticipata: simile alla precedente come aspetto finale ma si tende a preferirla solo nei terreni fertili. Inoltre altra differenza è data dall’utilizzo di astoni con buoni rami anticipati ed il fatto che si tende a lasciare in un numero maggiore di brachette verso l’interfilare. Si usa soprattutto per gli impianti destinati alla produzione per il consumo fresco, in quanto si presta meno bene della forma in volume alla raccolta meccanica. Le distanze d’impianto sono di 3,5-4 m lungo le file e di 4-4,5 m tra le file. Per piante con portamento assurgente sono ridotte di 0,5-1 m verso l’interfilare.

Fusetto: simile al fusetto dell’albicocco e si costituisce in modo similare.

Nella scelta della forma di allevamento e delle distanze di impianto occorre tenere presente diversi fattori:
  1. Il comportamento vegetativo e produttivo della cultivar,
  2. la vigoria del portinnesto,
  3. ecc.
Ad esempio, le piante a portamento assurgente si prestano al vaso ritardato, mentre quelle a portamento espanso, fra cui tutte quelle cino-giapponesi, è bene usare il vaso comune. Dove la raccolta è meccanizzata si può adottare il vaso a quattro o cinque branche, piuttosto assurgente, provvisto di poche sottobranche, con corte ramificazioni laterali (queta permette una migliore trasmissione delle vibrazioni e minori danni alla frutta che cade, perchè non intercetta altri rami).
E’ essenzialmente rivolta al mantenimento dell’equilibrio vegeto-produttivo degli alberi e al rinnovamento della vegetazione fruttificante. A questo scopo è importante conoscere qual&8217;è il comportamento di ogni singola cultivar. In generale è noto che le cultivar cino-giapponesi fruttificano soprattutto su questi ultimi. Di conseguenza anche gli interventi di potatura saranno differenziati. In particolare la potatura sarà più intensa sui cino-giapponesi anche per la loro tendenza ad allargare un numero eccessivo di frutti. Nei susini europei ci si limita ad un rinnovo delle branche di due o tre anni su cui sono inseriti i dardi.

distanze medie per variet di buon sviluppo innestate su mirabolano da seme

Sistemi di allevamento

Terreni fertili irrigui

(condizioni favorevoli ad un’elevata vigoria)

Terreno medio non irriguo

(condizioni favorevoli ad una vigoria contenuta)

Vaso

5,5 x 5,0 m

5,0 x 4,0 m

Vasetto ritardato

5,0 x 4,5 m

4,5 x 4,0 m

Palmetta irregolare

5,0 x 4,5 m

4,5 x 3,5 m

Forma libera

5,0 x 4,5 m

4,5 x 3,0 m

Fusetto


5,0 x 3,0 m


4,5 x 2,5 m



Ipsilon trasversale

5,0 x 2,5 m

4,5 x 2,0 m

 

Nel caso del Susino ci troviamo di fronte alla presenza di numerose specie di ibridi per cui l'uso di portinnesti franchi può risultare improprio. Infatti il loro utilizzo può provocare l difetto di una accentuata disformità. Andiamo ora a evidenziare quali sono alcune delle possibilità che il mercato evidenzia.

Mirabolano comune
Il mirabolano da seme è il portinnesto più diffuso ancora oggi in Italia e si tratta di alberi vigorosi, con rapido accrescimento e che si adattano molto bene a diversi tipi di terreno. Essi inducono produttività soddisfacente ma non sono sempre resistenti al freddo intenso ed una attività pollonifera elevata in presenza di ambienti caldi. Hanno una buona affinità.
Migliori sono i soggetti ottenuti dal miglioramento genetico:
  • Mirabolano B: si tratta di una selezione di mirabolano proveniente da East Malling, e si moltiplica facilmente per propaggine di trincea o per talea legnosa. Resiste alla batteriosi del susino, vigoroso, parzialmente resistente al freddo e dotato di buon ancoraggio. Si riconosce per le rare lenticelle sui rami.
  • Mirabolano 29 C: di origine californiana adatto a varie zone e di buona affinità d’innesto.
  • GF 31: si tratta di ibrido tra P.cerasifera e P.salicina e presenta notevole vigoria, resistenza ai PH elevati e mal si adatta ai terreni umidi. Presenta difficile radicazione e per cui non si è ancora molto diffuso.
  • Marianna: simile al Mirabolano non è tra quelli più usati sebbene siano vigorosi, di facile moltiplicazione e resistenti all'umidità.
  • Si ricordano anche il GF 8/1 (privo di polloni e adatta a terreni sabbiosi ed argillosi) e Pixi che però hanno dato dati ancora discordanti.
Franco: al suo interno sono presenti diversi susini di origine svariate e con grande eterogeneità. Adatta a terreni di medio impasto ma anche con una non troppo eccessiva tendenza all’argilloso.
Sangiuliano e Damasco: alberi di medio o buon vigore ma eterogenei e adatti a terreni profondi e freschi. Fra le selezioni più conosciute si ricorda il “Sangiuliano A” ed il “Damasco C”.
Pesco: di scarso uso in Italia, presenta scarsa affinità con diverse varietà coltivate nel nostro territorio. Gli alberi su questo portinnesto raggiungono uno sviluppo moderato, ma fruttificano abbondantemente.
Nel caso del susino l’apparato radicale si sviluppa piuttosto superficialmente ed è quindi utile provvedere ad una rete scolante efficiente, in quanto, benché questo sia tra i fruttifei il più resistente all’asfissia radicale, resiste di lunghi periodi di condizioni asfittiche, specialmente all’inizio della stagione vegetativa.
Anche il susino può risentire della stanchezza del terreno sebbene non in forma grave come il pesco ed il melo.
Per quanto riguarda le tecniche di lavorazione del suolo è necessario fare una differenziazione geografica: nel Centro-Sud e nelle Isole prevale la lavorazione (soprattutto in assenza di irrigazione), mentre nel Nord si preferisce l’inerbimento totale o parziale, cioè solo dell’interfilare, ricorrendo al diserbo chimico o alle lavorazioni lungo il filare, ove si disponga dell’irrigazione. Ricordiamo che le lavorazioni del terreno e l’inerbimento presentano reciproci vantaggi e svantaggi che vanno valutati attentamente in base alle condizioni particolari di ogni singola azienda (dove scarseggiano acqua ed elementi nutritivi è buona norma ricorrere alle lavorazioni.
Il diserbo chimico nei primi anni di impianto, deve essere eseguito con molta cautela come per le altre drupacee specialmente in terreni sabbiosi o ciottolosi e con scarso contenuto di argilla. L’eliminazione dei polloni radicali può essere eseguita chimicamente, l’asportazione manuale è infatti molto onerosa. Buoni risultati sono stati raggiunti con trattamenti a base di Gliphosate in piena vegetazione senza alcun danno per le piante adulte.
Durante il periodo di allevamento prevalgono le concimazioni azotate per stimolare la crescita vegetativa degli alberi fino al raggiungimento della forma definitiva. Nella fase produttiva diviene noteole anche il fabbisogno in potassio mentre minore è quello in fosforo.
Le asportazioni annuali si aggirano intorno a 90-160 Kg di N, 30-80 Kg di P2O5 e 130-160 Kg di K20 per ettaro.
La concimazione di produzione si basa prevalentemente su quella azotata, soprattutto riguardo alle cultivar cino-giapponesi. Per i terreni di medio impasto è preferibile effettuarla in una sola volta, almeno 30 gg prima della fioritura, mentre in quelli sabbiosi o sottoposti ad abbondanti precipitazioni si effettua in 2-3 tempi. Le concimazioni fosfo-potassiche si possono effettuare anche ogni 2-4 anni nel periodo compreso fra metà autunno e fine febbraio. L’apporto di elementi nutritivi influenza anche la qualità dei frutti e questo è importante soprattutto per le prugne da essiccare (il potassio, ad esempio, favorisce l’aumento del contenuto in glucidi dei frutti).
I consumi idrici di questa coltura sono stati calcolati in california in 950 mm/anno. Gli squilibri idrici, oltre a limitare quantitativamente la produzione, possono influire negativamente sulle carateristiche dei frutti, specialmente riguardo alle prugne da essiccare (una carenza idrica nella fase  d’intenso accrescimento delle drupe, prima invasatura, può provocare delle spaccature di varia profondità all’apice dei frutti, causate da un rallentamento di crescita nella fase di carenza e dalla successiva crescita tumultuosa in corrispondenza di rinnovati rapporti idrici. Ricordiamo che il susino è tra le specie più sensibili alla salinità per cui occorre evitare o limitare eventuali interventi con acque salmastre.
Ritratta di una operazione che sta assumendo sempre maggiore importanza a causa delle maggiori esigenze riguardo alla qualità dei frutti, in particolare per il consumo fresco. Questa pratica  indispensabile per le cultivar cino-giapponesi perché tendono ad allungare una quantità eccessiva di frutti. Per le cultivar europee il diradamento è meno intenso e per certe altre cultivar non è necessario. Va iniziata dopo la prima ondata di cascola naturale, prima dell’indurimento del nocciolo. Il principale metodo risulta quello manuale, mentre il diradamento chimico non è ancora ben conosciuto e non ha ancora una pratica diffusione.
La susina è un frutto climaterico e per determinare il momento più propizio per la raccolta esistono alcuni indici basati sul grado rifrattometrico, sulla variazione di colore della polpa e ul rapporto fra solidi e acidità titolabile. E’ però importante dire che queste tecniche non danno informazioni adeguate e sufficienti per avere una pratica utilizzazione. Gli operatori considerano più significativo il colore della buccia, anche se nelle cultivar a buccia molto scura anche questo tipo di indice è scarsamente utile e può indurre a raccolte molto anticipate, soprattutto in annate con prezzi favorevoli.
Evidenziamo qui sotto quali siano le operazioni e le indicazioni che si eseguono per poter eseguire una corretta raccolta della susina.
  1. Raccolta per il consumo fresco: normalmente si effettua in più passaggi, a seconda della maturazione, occorre maneggiare con delicatezza i frutti per non asportare lo strato di pruina che li protegge (pregio commerciale) ed il peduncolo. Nella raccolta tradizionale la produttività varia entro limiti piuttosto ampi, da 30 a 60 Kg/h per operaio mentre con l’ausilio di macchine agevolatrici e cassoni la produttività aumenta a 80 Kg/h per operaio.
  2. Raccolta delle prugne per la trasformazione industriale: occorre attendere la sovramaturazione sull’albero, per far sì che i frutti accumulino la maggior quantità possibile di carboidrati ed inizino a disidratarsi. Anche questa raccolta è, nella quasi totalità dei casi, manuale mentre a volte si ricorre alla semplice ma efficace tecnica di sbattere i rami e le branche con una pertica uncinata.

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Buongiorno, vorrei seminare direttamente Cipolla di Tropea lunga evitando il trapianto per vendita di cipollotto e cipolla fresca. Seminerei con seminatrice in serra ad ottobre 2017, per raccolta in primavera 2018 bagnando a pioggia. Distanza tra le file 25 cm e 5-10 cm sulla fila. Vi sono differenze di risultato (miglior radicamento e sviluppo del bulbo) tra la semina diretta ed il trapianto in autunno con semina in settembre? Vi sono rischi di prefioritura per gli sbalzi termici? Gradirei avere contatti da professionisti adibiti alla suddetta coltivazione. Preciso che la zona di semina è in Piemonte, in Provincia di Asti a 136 metri sul livello del mare. Grazie

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