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Moscerino piccoli frutti, diffusione e difesa

La Drosophila suzukii matsumara continua ad essere un problema per l'agricoltura italiana. Ma cosa può fare l'agricoltore per difendersi? Plantgest.com intervista Stefano Caruso del Consorzio fitosanitario di Modena

Moscerino piccoli frutti, diffusione e difesa - Plantgest news sulle varietà di piante

Moscerino dei piccoli frutti, preoccupazione dei coltivatori dei Berry

Fonte immagine: © Fondazione Edmund Mach

Il Moscerino dei piccoli frutti o Drosophila suzukii matsumura (Drosophila dell'ala maculata), è diventata una delle principali preoccupazioni per alcuni coltivatori in Italia. Un problema ancora non risolto che sta creando danni economici all'agricoltura made in Italy. La redazione di Plantgest.com fa il punto con Stefano Caruso, del Consorzio fitosanitario di Modena.

"Dal primo ritrovamento in Italia ed Europa del 2009 - spiega Caruso - l'insetto ha cresciuto negli anni, in modo esponenziale, il suo impatto negativo sulle coltivazioni frutticole ed orticole. Nel 2019 però i danni sono stati leggermente inferiori alle annate precedenti. Probabilmente questo leggero contenimento è legato all'andamento climatico: ad un inverno caldo (favorevole allo sviluppo dell'insetto) è seguita una primavera fredda e piovosa, maggio in primis, sfavorevole all'insetto e che ne ha rallentato il normale decorso biologico. Per questo motivo non possiamo abbassare la guardia. Dobbiamo continuare a monitorare ed a combattere. Danni economici significativi nel nostro Paese sono sinora noti su ciliegio e sui piccoli frutti (mirtillo, lampone, mora, fragola). Esistono però segnalazioni 'sporadiche' anche su altre drupacee (pesco, susino, albicocco) e su alcuni vitigni per una da vino".

 

Prevenire per contrastare

"Ad oggi la prevenzione è l'approccio più funzionale per contrastarlo - continua Caruso -. Una buona partenza è l'uso di adeguate tecniche agronomiche che mirino a creare condizioni sfavorevoli allo sviluppo dell'insetto. Per prima cosa è utile rimuovere e distruggere in modo appropriato i frutti infestati, sia quelli caduti sul terreno sia quelli rimasti sulla pianta. Non dimentichiamo di effettuare potature equilibrate per ridurre l'umidità, gestire al meglio il cotico erboso, realizzare impianti non troppo vigorosi e raccogliere in modo non troppo scalare. Molto importante è il monitoraggio della presenza di adulti in campo, così da poter individuare il giusto periodo dei trattamenti chimici. Per farlo si possono utilizzare delle trappole specifiche: nella nostra esperienza ricordiamo la Droso Trap® di Biobest (guarda l'articolo di AgroNotizie di aprile 2016) con l'attivatore alimentare Droskidrink, anche se non selettiva"

 
Drosophila suzukii matsumura o Moscerin o piccoli frutti
La lotta a questo insetto è prevalentamente preventiva
(Fonte foto: © IsiPlast)
 

Difesa chimica alla Drosophila

"La lotta chimica - prosegue Caruso - può essere eseguita con buona efficacia attraverso alcune sostanze attive specifiche. Ha però una valenza principalmente preventiva e va realizzata contro gli adulti per abbassarne la popolazione (e di conseguenza impedirne le ovideposizioni). Infatti nel momento in cui le larve riescono a penetrare all’interno dei frutti ogni difesa diventa inutile. E' importante che gli insetticidi siano distribuiti partendo dalla fase fenologica sensibile, l’invaiatura, mantenendo poi un'adeguata copertura per il resto del periodo di potenziale attività".
Di seguito vengono inserite le sostanze attive, registrati in Italia, che possono al momento essere usati contro la Drosophila suzukii matsumura (data riferita alla pubblicazione dell'articolo), facendo riferimento alle etichette ministeriali dei prodotti commerciali a catalogo delle aziende e con autorizzazioni attive (non vengono considerate le autorizzazioni eccezionali, che eventualmente potrebbero arrivare anche nel 2020): Acetamiprid su ciliegio, mirtillo nero, mirtillo rosso, fragola, albicocco, lampone, rovo, vite per uva da vino e vite per uva da tavola; Clorpirifos (in revoca per mancato rinnovo approvazione*) su ciliegio e fragola; Deltametrina su ciliegio, fragola, vite per uva da vino e vite per uva da tavola; Estratto di piretro su vite per uva da vino e vite per uva da tavola; Fluvalinate su vite per uva da vino e vite per uva da tavola; Fosmet su ciliegio, mirtillo americano, mirtillo nero, mirtillo rosso; Lambdacialotrina su ciliegio, albicocco, lampone, fragola, rovo, vite per uva da vino e vite per uva da tavola; Metam potassio su albicocco, ciliegio, fragola, lampone, mirtillo americano, mirtillo nero, mirtillo rosso, rovo, vite per uva da vino e vite per uva da tavola; Spinetoram su ciliegio, albicocco, fragola, lampone, mirtillo americano, mirtillo nero, mirtillo rosso e rovo; Spinosad su vite per uva da vino e vite per uva da tavola (per saperne di più e rimanere aggiornati consulta Fitogest.com). 

* NOTA sul Clorpirifos: Comunicato di revoca dei prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva chlorpyrifos per mancato rinnovo dell'approvazione ai sensi del regolamento di esecuzione (UE) 2020/18 della Commissione europea. Ultimo giorno per la commercializzazione: 29/02/2020. Ultimo giorno consentito per l'impiego: 16/04/2020

 
Reti antinsetto monifila per una difesa efficace contro Drosophila
Reti monofila antinsetto per difendersi dalla Drosophila suzukii matsumura
(Fonte foto: © Provincia autonoma di Trento)
 

Le reti antinsetto

Per ottimizzare le strategie di difesa le reti multifunzionali rappresentano un sistema sufficientemente collaudato. I costi per realizzarle però sono elevati e non aiutano la loro diffusione, soprattutto in alcuni areali. "Per realizzare un impianto antinsetto sono necessari dai 50mila ai 70mila euro per ettaro, a seconda del tipo d'impianto. Ed inoltre per poter recuperare questi costi è necessario realizzare produzioni di alta qualità e che vengano ben remunerate. E quest'ultima cosa non è sempre facile. Due le soluzioni possibili: il monoblocco ed il monofila. La prima soluzione è probabilmente quella più diffusa e più semplice da realizzare: si tratta spesso però d'impianti antigrandine a cui vengono aggiunti, nelle testate e lungo l'appezzamento, delle reti verticali che chiudono di fatto l'impianto. La resa in termini di difesa non sempre è soddisfacente. In base però alle nostre attività di sperimentazione, fatte in alcuni areali dell'Emilia-Romagna, la soluzione migliore al momento pare essere quella degli impianti multifunzionali monofila (soprattutto nel ciliegio), che permette di contrastare sia il moscerino che altre problematiche (ad esempio nel ciliegio il cracking, la grandine, l'insolazione, mosca ciliegio, danni da uccelli, etc...). Per ridurre i costi produttivi potrebbero essere applicati in modo modulare anche solo alle varietà più tardive e più sensibili alla Drosophila".

 

Lotta biologica alla Drosophila

Un'altra linea di ricerca è il biocontrollo. "Al momento - conclude Caruso - non possiamo importare parassitoidi dall'estero (visto che la normativa europea vieta l’introduzione di specie 'aliene'), per cui si sta lavorando sull'adattabilità di specie indigeni d'insetti antagonisti. Siamo però fiduciosi per un'apertura a breve da parte del Mipaaf e del Ministero della salute, visto anche la situazione legata alla Cimice asiatica. Il biocontrollo rappresenta l'uso di insetti capaci di parassitizzare in modo naturale altri insetti (direttamente o indirettamente) contenendone così la popolazione e prevenire così l'infezione. I risultati più promettenti in laboratorio li abbiamo avuti dal Trichopria drosophilae, ma la strada per ottenere risultati chiari è ancora lunga. Per il futuro si guarda anche ad approcci di tipo biotecnologico (ad esempio tecnica del maschio sterile e applicazione dell'Actrativ kill) ed alla messa a punto di modelli previsionali a supporto della difesa integrata".

Autore: Lorenzo Cricca

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