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Frutta tropicale, un'opportunità di reddito

Mango, papaya e avocado sono sempre più presenti sulle tavole degli italiani. Cresco anche le superfici di frutti tropicali made in Italy. Cosa serve quindi per coltivarlo al meglio? La redazione di Plantgest ha intervistato Vittorio Farina dell'Università di Palermo, con il supporto della Soi-Società ortoflorofrutticola italiana

Frutta tropicale, un'opportunità di reddito - Plantgest news sulle varietà di piante

La crescita nel sud Italia di superfici coltivate a frutta tropicale è elevata: negli ultimi 5 anni +60%

Fonte immagine: © Yaruniv Studio - Adobe Stock

La frutta tropicale è sempre più made in Italy. Stanno infatti aumentando le coltivazioni di frutti esotici nel sud Italia (Sicilia in primis), in sostituzione di cultivar più tradizionali quali arance e limoni. Un trend legato ai cambiamenti climatici (con l'area mediterranea adatta alla loro coltivazione) ed ai modificati comportamenti dei consumatori. Per Coldiretti nel 2019 sono oltre 500 gli ettari in Italia coltivati a frutta tropicale e subtropicale: più 60% in cinque anni.

Questa crescita però non è ancora stata bilanciata da una corretta (e diffusa) applicazione delle tecniche di coltivazione, di gestione del post raccolta, di disciplinari di produzione ed organizzazione commerciale. Infatti coltivarli ha necessita di ambienti vocati e conoscenze. Per conoscere meglio le motivazioni di questa crescita ed alcuni segreti tecnici abbiamo contattato Vittorio Farina, docente di frutticoltura tropicale e subtropicale dell'Università di Palermo.

 
Frutti di mango coltivati in Sicilia
Ecco alcuni frutti di mango su piante coltivate in Italia
(Fonte foto: © Cupitur)


Perché in Italia si sta coltivando sempre di più frutta tropicale?
"Fino a pochi anni fa - spiega Farina -, il consumo di frutti tropicali in Italia e in Europa era relegato a pochi individui ed a situazioni di nicchia. Oggi invece sempre più persone acquistano questi frutti tropicali, tanto che mango ed avocado fanno parte dal gennaio 2018 del paniere Istat. L'esoticità di questi frutti suscita l'interesse dei consumatori e ne stuzzica il palato. All'aumento degli acquisti e dei consumi di vendita corrisponde quello delle superfici che, in Italia sono quasi del tutto concentrate in Sicilia dove esistono numerose aree vocate dove si producono mango, avocado e papaya destinati al consumatore italiano ed europeo"


Che opportunità può essere per i produttori italiani, siciliani in primis?
"La coltivazione di fruttiferi tropicali costituisce una concreta opportunità, soprattutto per i produttori siciliani che, tra l’altro, vivono già da tempo la crisi delle colture tradizionali (agrumi in primis). Oggi, non è raro imbattersi sulla costa tirrenica in mangheti che si mescolano agli agrumeti. Ma l’opportunità non va sprecata facendosi illudere da facili prospettive reddituali che questi frutti offrono. Non bisogna lasciarsi prendere dalla prospettiva di facili guadagni sottovalutando l’interazione della pianta con l’ambiente pedoclimatico. Occorre tenere bene a mente che l’ottenimento di produzioni di alta qualità e competitive è possibile solo in aree vocate,  dove queste piante di origine tropicale riescono ad adattarsi".

 
Impianto di avocado in Sicilia
Ecco un impianto di avocado in Sicilia, alle pendici dell'Etna
(Fonte foto: © Sicilia Avocado)


Quali sono le principali caratteristiche del prodotto e quali le principali difficoltà per coltivarle nel nostro territorio?
"L’elevata richiesta del mercato europeo ed una buona predisposizione verso i frutti d'origine italiana sono legate alla possibilità di ottenere elevati livelli qualitativi dei frutti. La vicinanza dei principali mercati ci permette di raccogliere frutti 'tree ripe' in numerose aree vocate della Sicilia ed in alcuni areali del sud Italia. Non dimentichiamo anche la bassa impronta carbonica. Ricerche condotte recentemente hanno dimostrato come i nostri frutti, maturando all’albero, siano caratterizzati da un elevato valore del grado brix°, una ricca dotazione di composti volatili e bioattivi che si traducono nell’offerta di un prodotto profumato, gustoso e dall’elevato valore nutraceutico. Gli aspetti che concernono lo sviluppo, l’accrescimento e la produttività delle piante tropicali sono strettamente connessi al clima ed è noto, dai numerosi studi fatti in questi anni in Sicilia, che sono i freddi invernali ma anche primaverili a causare l’insuccesso dei molti impianti".


Cosa serve ad un agricoltore e quanto dovrà investire per realizzare un impianto di frutta tropicale (in primis mango, avocado e papaya)?
"È difficile sintetizzare in poche parole come debba essere predisposto un impianto considerando che le diverse specie hanno esigenze molto differenti tra loro. Sicuramente il materiale vivaistico di partenza è fondamentale (maggiori infromazioni su www.civi-italia.it) ma non va sottovalutato un attento studio della stazione in termini di ambiente pedologico e climatico nonché la disponibilità di risorse idriche e la qualità dell’acqua. In ultimo, bisogna conoscere le tecniche di conduzione agronomica più adeguate e la gestione del postraccolta. Per ciascuna specie esistono linee guida alle quali attenersi per l’ottenimento di un impianto in grado di portare l’agricoltore ad un buon successo commerciale".

 
Frutto di Papaya coltivato e raccolto in Sicilia
Ecco un frutto di papaya coltivato in Sicilia (
Fonte foto: © Papaya di Sicilia)

Da segnalare che il 19 febbraio 2020 si è tenuta, a Rocca di Capri Leone (ME), una giornata di studio dedicata alla frutticoltura tropicale in clima mediterraneo, organizzata dalla Soi (clicca qui per maggiori informazioni) e sponsorizzato da Irritec.
Si segnala inoltre che nei prossimi mesi saranno eseguite ulteriori attività di campo (saranno pubblicati approfondimenti e video tutorial) e dal 07 al 10 settembre 2020 a Palermo ci sarà l'International Symposium on Tropical and Subtropical Horticulture in Mediterranean Climate (guarda anche qui il sito ufficiale dell'evento)

Diamo alcuni elementi agronomici per mango, avocado e papaya (i più coltivati) utili per capire l'aspetto vocazionale dell'ambiente di coltivazione ed alcuni aspetti per una corretta gestione agronomica. In linea generale l’ambiente pedoclimatico più adatto è caratterizzato da un clima mite, da un terreno sciolto e non pesante (quindi tendente al sabbioso), da venti non incisivi e dalla possibilità di apporti irrigui. Questo può portare ad uno sviluppo solo a macchia di leopardo.
Inoltre mentre mango ed avocado vengono normalmente coltivati in pieno campo, la papaya si sviluppa solo in serra perché la temperatura esterna nel sud Italia non è abbastanza favorevole. Per il mango esiste la possibilità di coltivarli in serra con l’obiettivo di raccogliere di anticipare la raccolta. Per le coltivazioni in pieno campo c'è necessità di porre attenzione al vento utilizzando frangivento naturali o artificiali.

Segnalo alcuni articoli dove potrete trovare informazioni più dettagliate sull'ambiente e sulla coltivazione di queste piante in Sicilia. Per l'avocado è possibile leggere le interviste a Andrea Passanisi e Maruzza Cupane mentre per il mango l'intervista a Pietro Cuccio pubblicate su AgroNotizie.it.

Questo approfondimento è stato realizzato grazie al contributo della Soi-Società ortoflorofrutticola italiana, di cui Vittorio Farina è socio. Sin dalla sua fondazione nel 1953, la Soi (già Società orticola italiana) si adopera per sviluppare la cooperazione scientifica e tecnica tra il mondo della ricerca, gli imprenditori ed i professionisti del settore orto-floro-frutticolo, interessando con le sue azioni ed attività un ampio settore dell'agricoltura che include le colture arboree da frutto e da legno, le piante ortive, le colture floricole, le piante ornamentali, il vivaismo, i tappeti erbosi e la gestione del paesaggio e la tutela degli spazi a verde, con il fine ultimo di favorirne il progresso e la diffusione. La Soi promuove studi, ricerche, convegni, mostre attività editoriali ed altre iniziative attraverso le attività delle sue sezioni e dei gruppi di lavoro.

Autore: Lorenzo Cricca
© Plantgest - riproduzione riservata

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