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Da buone piante nascono buoni frutti

Da anni l'Italia ha un sistema volontario di certificazione delle piante più alto di quanto avviene in Europa. Oggi cambia ancora pelle per dare più garanzie e maggiore competitività

Da buone piante nascono buoni frutti - Plantgest news sulle varietà di piante

Dal 2020 ci sarà una nuova strategia fitosanitaria nell'Ue con una migliore gestione delle emergenze fitosanitarie: mai più casi Xylella

Fonte immagine: Agronotizie

Oggi nel settore agroalimentare mondiale è sempre più importante avere piante di assicurata qualità dal punto di vista genetico, fitosanitario ed agronomico. Questo perchè da buone piante nascono buone produzioni e buoni prodotti. Senza dimenticare la necessità di adeguarsi alle nuove richieste del mercato e contrastare la facile e veloce diffusione globale di patogeni ed insetti.

La qualità che il consumatore finale può percepire, quindi, non è legata soltanto a quello che si vede e si può toccare ma anche a quello che non si vede e non si può toccare. L'Italia, così come Francia e Olanda, ha già da anni sviluppato un sistema di certificazione vivaistico nazionale volontario che cerca proprio di soddisfare queste necessità. Un sistema all'avanguardia capace di precedere un futuro che oggi è reale. La certificazione volontaria è stata infatti istituita nel 1987, riorganizzata in un primo momento nel 1991 e poi ristrutturata tra il 2003 e il 2006. Fino a poco tempo fa in Italia al livello minimo di garanzia comunitaria Cac erano stati inseriti due ulteriori livelli: il Virus controllato (materiale esente da virus tramite controllo visivo) ed il Virus esente (materiale esente da virus tramite controlli specifici di laboratorio). "La certificazione - spiega la Regione Emilia Romagna nel proprio sito internet - è un processo in grado di produrre materiale vivaistico controllato da un punto di vista sanitario e genetico, nel rispetto di quanto previsto dalla legge, dalle normative e dai rispettivi disciplinari di produzione. Il processo, se correttamente seguito, permette di ottenere l'idoneità alla certificazione del materiale prodotto e l'autorizzazione ad accompagnare il materiale con cartellini-certificato che attestano il rispetto di tutte le fasi del processo e la tracciabilità del materiale".

 
Piante certificate con cartellino blu pronte per essere vendute

Alcune piante di fruttiferi con il cartellino blu pronte alla vendita
(Fonte foto: © Civi-Italia)
 

No ad un sistema al ribasso

Questo quadro normativo italiano vive oggi una fase d'ulteriore cambiamento, a causa delle nuove normative europee. In base alle indicazioni dell'Eppo l'Ue ha infatti deciso dall'1 febbraio 2017 di aumentare il livello medio di qualità delle piante nei Paesi comunitari: tutti dovranno equipararsi al Virus controllato, già in essere nel nostro sistema volontario. Di fatto la decisione è già operativa, anche se l'Italia vive un momento di transizione. Un convegno che si è tenuto il 15 novembre 2018 all'Interpoma di Bolzano ha permesso di fare il punto della situazione. "L'Ue ha deciso d'introdurre un nuovo livello di certificazione europea - spiega Bruno Caio Faraglia, direttore del Servizio fitosanitario nazionale - che si affiancherà al Cac già presente, innalzando il livello medio europeo. Tutti i Paesi si stanno equiparando. In Italia però, oggi come prima, è in vigore un sistema volontario che presenta una maggiore garanzia di qualità. Non volevamo e non potevamo però permetterci di abbassare questo livello. 
In via transitoria abbiamo così ottenuto di poter ancora certificare le piante con il 'Virus esente'. In attesa di creare un nuovo sistema di certificazione nazionale che permettesse tra l'altro di farci riconoscere questo straordinario lavoro. Nasce così il nuovo 'Sistema qualità Italia' che permetterà di qualificare le piante made in Italy con controlli e qualità più alta di tutti gli altri Paesi. Il tutto sarà operativo tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019, quando il Ministro firmerà il Decreto e abrogherà il 'Virus esente' (i documenti hanno già superato i vari 'tavoli tecnici' ed i vari aspetti burocratici). Per identificare
questa rintracciabilità totale e questa qualità garantita sarà posto sui cartellini un logo, che sarà scelto nelle prossime settimane"

 


Ecco come cambia la certificazione delle piante in Italia con la nuova legge Ue
(Fonte foto: © Bruno Caio Faraglia, IFS nazionale, durante evento Interpoma 2018)
 

Per essere più competitivi

Ora l'Italia ha un arma importante per competere senza timore con il vivaismo di tutta Europa, francese ed olandese in primis. "La frutticoltura italiana può contare su un nuovo sistema di certificazione vivaistica - ha commentato Giandomenico Consalvo, presidente di Civi-Italia, durante il convegno -. Con esso possiamo competere senza timore con il vivaismo di tutta Europa. Ci permette di essere più competitivi perché ora l’attività vivaistica può appoggiarsi su un sistema nazionale unico e coeso e non solo sulle singole ditte. Si tratta di una certificazione su scala volontaria, più avanzata della certificazione volontaria europea perché tiene conto di un maggior numero di organismi nocivi e di controlli; e anche perché è molto esigente sul fronte della sicurezza e del mantenimento in sanità dei materiali iniziali".


 
Pianta prodotta tramite micropropagazione

La micropropagazione è una soluzione per la produzione di piante di qualità
(Fonte foto: © AgroNotizie)
 

Un pò di storia

Questa nuova veste del mondo delle piante europee nasce in base alla richiesta dell'Unione europea e ad alcune direttive che ha deliberato: 2014/96/Ue, 2014/97/Ue e 2014/98/Ue. Con esse si vuole uniformare la produzione, certificazione, etichettatura e commercializzazione delle piante e dei materiali di moltiplicazione. Queste norme sono state recepite dall'Italia con il D.M. del 6 dicembre 2016 e già messe in atto.

 

Mai più casi Xylella

Il sistema fitosanitario dell'Unione europea vive momenti di profonda difficoltà in merito alla presenza di nuove malattie ed al loro controllo. In modo particolare il caso Xyella ha scosso Bruxelles portando alla revisione dell'intero sistema che sarà però attivo dal 1 gennaio 2020. "La nuova normativa fitosanitaria - continua Faraglia nel suo intervento - dovrà evitare ciò che è successo in Puglia negli ultimi anni con la Xylella fastidiosa. Sono così state deliberate nuove norme per la protezione delle piante (Reg. Ue 2016/2031), per i controlli (Reg. Ue 2017/625), per l'introduzione e la diffusione delle specie esotiche (Reg Ue 1143/2014) e la gestione delle spese (Reg. 652/2014). Questo mutato quadro normativa porterà ad una ricategorizzazione degli organismi nocivi che porterà ad una profonda revisione delle norme di quarantena e sulla gestione delle principali malattie e dei loro agenti causali".
Il nuovo quadro normativo mantiene inalterata l'architettura di base pre-esistente basata su quattro elementi: sorveglianza delle produzioni, sorveglianza sui controlli all'importazione, sorveglianza sul passaporto delle piante e sorveglianza delle zone protette e del registro dei produttori. Va però ad introdurre un elemento che mancava precedentemente: la gestione rapida delle emergenze fitosanitarie. Con questo nuovo strumento è possibile ora contenere la diffusione degli organismi nocivi e permette di pianificare in modo dettagliato le attività da intraprendere in caso di emergenze, attraverso la predisposizione di un piano d'azione basato sulla definizione di linee, ruoli, responsabilità, strutture da coinvolgere, procedure e delle fonti primarie per eventauli programmi di eradicazione da approntare ad ogni minaccia.

Autore: Lorenzo Cricca

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