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Kaki, tra varietà e tecnica di coltivazione

In Italia il caco e la coltivazione del kaki hanno una lunga tradizione. Cosa serve per coltivarlo? Quali sono le principali varietà? Plantgest ha raccolto alcune informazioni dai protagonisti del settore

Kaki, tra varietà e tecnica di coltivazione - Plantgest news sulle varietà di piante

Kaki tipo, la principale varietà di cachi coltivata in Italia

Fonte immagine: © Yacmac34 - Pixabay

Uno dei tipici frutti dell'autunno è il kaki o caco prodotto del diospiro (Diospoyros kaki), pianta da frutto originaria dell'Asia orientale ed appartenente alla famiglia delle Ebenacee. Il cachi è una delle piante da frutto, coltivate dall'uomo, più antiche ed i suoi primi impianti specializzati in Italia sono sorti nel salernitano nel 1916, estendendosi poi in particolare in Emilia Romagna. La Campania e l'Emilia Romagna rappresentano infatti da sole circa il 90% della produzione made in Italy: il restante 10% è coltivato nelle altre regioni italiane (Sicilia, Veneto e Marche in primis). Questa pianta viene chiamata 'albero della pace' in quanto alcuni alberi sopravvissero al bombardamento atomico di Nagasaki nell'agosto 1945. Per la stagione 2020 i volumi sono in flessione (-20% rispetto al 2019), a causa delle gelate primaverili che hanno danneggiato gemme e piante. Buona però la qualità dei frutti che sono cresciuti. Qualche numero sulla produzione del 2019, in base ai dati Istat: gli ettari coltivati sono stati 2.782 per una produzione totale di 515.650 quintali. Da segnalare che negli anni quaranta gli ettari coltivati erano circa 15mila.

“E' in pieno svolgimento il conferimento dei kaki nei nostri magazzini - spiega Enrico Bucchi, responsabile commerciale Italia di Alegra in un comunicato stampa del 9 ottobre 2020 -: trascorsi i tempi tecnici per la detannizzazione dei frutti, i nostri cachi saranno a disposizione dei consumatori nei diversi punti vendita in Italia e all’estero. Le stime preliminari si attestano su circa 2mila tonnellate di Rojo Brillante e 3mila tonnellate di Kaki Tipo o Loto di Romagna. Circa il 90% del Kaki Tipo è destinato al consumo domestico: il 10% rimanente raggiungerà in particolare la Svizzera e l'Austria. Soltanto il 50% di Rojo Brillante, invece, sarà distribuito sul mercato nazionale: circa la metà dei frutti raccolti sarà destinata ai nostri clienti in tutta Europa”.

La maggior parte del prodotto di Alegra è di provenienza emiliano-romagnola anche se negli ultimi anni è stata sviluppata una produzione anche in altre aree: “L’Emilia-Romagna - conclude Bucchi - è tradizionalmente legata alla coltivazione del Kaki Tipo. Per cercare d'ampliare la finestra di commercializzazione e differenziare il prodotto abbiamo deciso di coltivare Rojo Brillante, sia in Emilia Romagna che in ambienti del sud Italia (ad esempio Calabria)”.
Le varietà Kaki Tipo e Rojo Brillante sono le uniche due varietà consigliate dalla Regione Emilia Romagna, nel disciplinare di produzione integrata per il 2020: per la prima l'inizio della raccolta è stimato al 15/10 mentre per la seconda al 5/11 (il luogo di riferimento è Faenza - RA).

 
Varietà di Kaki Rojo Brillante prodotto in azienda della Divano Srl
Varietà di Kaki denominata Rojo Brillante, con polpa dolce e soda
(Fonte foto: © Divano Srl)

Il Kaki Tipo, la più coltivata in Italia, appartiene alla tipologia VFNA (variabili alla fecondazione non astringenti) così come la vecchia Vaniglia (che rappresenta circa il 30% dell'intera produzione campana). In questo caso i frutti necessitano di un certo periodo di detanizzazione per poter essere consumati e la polpa alla fine risulta molle (liquefacente) ed adatta ad un consumo al cucchiaio. Rojo Brillante appartiene invece alla tipologia CFA (Costanti alla fecondazione astringenti) che comporta un periodo di detanizzazione dopo la raccolta ma che permette di avere un prodotto molto più sodo ed adatto ad un consumo più snack. A quest'ultimo gruppo appartiene anche Ribera Sun, mutazione spontanea di Rojo Brillante con caratteristiche del frutto migliorative. Per avere ulteriori informazioni sulle varietà e sulla coltivazione del kaki o caco si rimanda alla lettura dell'approfondimento 'Kaki, come coltivarlo' pubblicato su Plantgest l'8 novembre 2020. Per cercare tutte le principali varietà di kaki vai su Plantgest.

Oltre queste varietà più tradizionali oggi stanno prendendo spazio nuove varietà ricollegabili ad una tipologia 'più nuova', anche se in realtà conosciuta da tempo. Questi vengono chiamati kaki mela, in quanto commestibili già alla raccolta o pochissimi giorni dopo. Si mangiano ancora duri tanto che si possono mangiare a morsi o tagliare con il coltello, in modo del tutto simile alle mele. I frutti si caratterizzano per la forma un pò appiattita e quasi quadrangolare. Le principali varietà sono: Fuyu, Hana Fuyu, Jiro e O’Gosho. Tra le novità più recenti in questo ambito c'è Maxim, precocissima (fine agosto-primi di settembre) con polpa soda e dolce.

Alcuni dati sulle varietà e sulla loro classificazione sono presi dal libro 'Monografia delle principali cultivar di Kaki introdotte in Italia' di Elvio Bellini pubblicato nel 1982 dal Cnr di Firenze. "La diospiricoltura in Italia - spiega Vito Vitelli, agronomo e tecnico - potrebbe rappresentare una valida alternativa di reddito per quelle aziende agricole che intendono convertire una parte della loro produzione che risulta essere obsoleta o non più remunerativa. Il kaki ha grandi potenzialità commerciali ma per sfruttarle al meglio è necessario avere chiare strategie agronomiche e commerciali ed avere una filiera omogenea e compatta. Assieme a diversi produttori abbiamo realizzato Melotto®: circa 60 aziende dislocate fra Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna, per un totale di circa 170 ettari destinati alla produzione di Rojo Brillante. Questa varietà ci permette di avere un prodotto da inizio ottobre a fine dicembre grazie ad un'adeguata tecnica di coltivazione. Se poi gestiamo al meglio l'aspetto di conservazione è possibile avere prodotto fino a fine febbraio".

 
Varietà di kaki Ribera Sun, mutazione spontanea di Rojo Brillante, distribuita in Italia da Geoplant Vivai
La varietà Ribera Sun®*, mutazione spontanea di Rojo Brillante : più grande e più dolce
(Fonte foto: © Geoplant Vivai)
 
La situazione produttiva per questo 2020 per la Divano Srl è in linea con quanto avviene per il resto delle realtà produttive in Italia, con un calo produttivo tra il 10-20% a seconda delle zone a causa delle gelate primaverili. La Divano Srl rappresenta il circa 5% della produzione italiana con 2mila tonnellate di cachi raccolte nell'anno 2019. La raccolta della varietà Vaniglia negli impianti del casertano (e in piccola parte nel metapontino) è iniziata alla fine di settembre o inizio di ottobre con risultati qualitativi buoni.

La potatura nel kaki, come nelle piante frutticole in genere, rappresenta un momento importante. "Oggi la tecnica - continua Vitelli - tiene in forte considerazione come il kaki fruttifica sui rami dell’anno e come questi rami tagliati abbiano un'alta capacità di rigenerarsi. In questo modo è possibile eseguire la potatura, e la speronatura, alla fine dell'inverno per realizzare piante piccole e compatte che producano un pò meno (dai 20 kg fino ai 35-40 kg per pianta) ma con alta qualità dei frutti. La quantità viene compensata da impianti ad alta o altissima densita: oggi si può arrivare a circa 850 piante ad ettaro ed oltre, mentre nel passato la media era di circa 300-400 piante ad ettaro ". Per maggiori informazioni sulla potatura delle piante di kaki la redazione di Plantgest suggerisce di visitare il blog di Vito Vitelli dove è possibile vedere un video tutorial e scaricare materiale d'approfondimento sui 'Fondamenti della potatura del kaki' a cura dell'agronomo spagnolo Emilio Mataix-Gato: "la potatura non è tagliare rami, ma un momento di dialogo importante con la pianta nel corso del quale si forniscono una serie di stimoli, input, al fine di sollecitare delle risposte”. Guarda anche 'Un percorso fantastico nella terra dei kaki' per visitare virtualmente un diospireto spagnolo intensivo.
 

Come coltivare il kaki

Il kaki può essere coltivato in diverse aree, con caratteristiche ambientali eterogenee. Attenzione però alle gelate invernali e primaverili, soprattutto nelle piante più giovani. I terreni migliori sono quelli freschi, fertili ed areati: presenta un buon adattamento nei terreni poveri. Se siamo in un terreno argilloso o tendenzialmente argilloso è bene eseguire un lavoro di preparazione ed aerazione che smuova terra fino ad una profondità di almeno 50-60 cm. Il pH ottimale oscilla tra i valori 6,2 e 7,5: neutro oppure leggermente acido. La realizzazione di un impianto specializzato di cachi inizia con la messa a dimora di alberelli di circa 2 anni di vita nel periodo autunno-invernale. La buca dove vengono messe le piante è profonda 50 cm circa.
In linea generale il kaki non è una piana che ha grandi esigenze nutrizionali anche se è buona norma effettuare in fase di messa a dimora delle piante una concimazione organica, realizzata miscelando compost o letame maturi agli strati più superficiali della terra di copertura della buca. Come dai dati pubblicati nel Disciplinare di produzione integrata della Regione Emilia Romagna il kaki trae giovamento da concimazioni azotate frazionate nel periodo compreso tra la ripresa vegetativa (febbraio) e la primavera (maggio-giugno). Efficace anche un limitato apporto di azoto a lenta cessione, assieme a fosforo e potassio, all'inizio d'autunno. In un terreno mediamente dotato si consigliano: 100-150 kg/ha di azoto, 50-70 ka/ha di fosforo e 70-100 kg/ha di potassio. Ogni due anni può essere utile intervenire con 40 unità ad ettaro di MgO.
Il cachi è una pianta che necessita di acqua, ma non in grandissime quantità: circa 600 mm all’anno, concentrati in primavera e in estate. Questo grazie alle sue caratteristiche intrinseche ed anche per evitare ristagni idrici a cui è particolarmente sensibile. Tendenzialmente tollera bene la siccità, ma se si vuole ottenere una buona pezzatura è necessario apportare acqua nei periodi siccitosi per evitare stress. È consigliabile adottare un sistema d'irrigazione che apporti limitate quantità d'acqua ma continue, come per esempio il sistema a goccia o quello a pioggia lenta.
I sistemi d'allevamento più usati oggi sono la piramide ed il vaso nel Sud Italia e la palmetta irregolare in Emilia Romagna. Il sesto d'impianto varia a seconda della forma d'allevamento, del vigore della pianta e della fertilità del suolo. Se prendiamo un terreno mediamente fertile (con valori medi d'intensità) nella palmetta possiamo avere 3-4 metri lungo la fila e 4,5 metri tra le file; per il vaso e la piramide le distanza sono 4-5 x 5 metri e 4,5-5,5 x 5,5 metri. In presenza di terreni più fertili le distanze tendono ad aumentare.
 

Portinnesto e impollinatori

Al momento dell’impianto la scelta del portinnesto é fondamentale. In questo modo possiamo adattare al meglio la coltura alle diverse condizioni pedologiche, ambientali ed agronomiche al fine di garantire un’ottimale crescita delle piante ed un'adeguata produzione. Il kaki può essere innestato su Diospyros lotus, Diospyros kaki, Diospyros virginiana così come pubblicato dalla Regione Campania nel disciplinare di produzione integrata del 2017. 
  • Diospyros lotus: induce un’elevata vigoria, presenta notevole resistenza al freddo e alla siccità, risulta sensibile ai ristagni di umidità e mediamente sensibile ad Agrobacterium tumefaciens;
  • Diospyros kaki: risulta mediamente vigoroso, presenta scarsa resistenza al freddo ed è sensibile ai ristagni di umidità e ad Agrobacterium tumefaciens;
  • Diospyros virginiana: risulta vigoroso, adatto ai suoli pesanti e umidi e mediamente resistente ad Agrobacterium tumefaciens.
In linea generale le principali varietà di kaki oggi usate hanno una buona capacità di autoimpollinarsi oltre ad avere una normale capacità di sfruttare la naturale impollinazione entomofila. Può essere però buona norma inserire nell'impianto delle piante dall'elevata produzione di fiori e polline per impollinare meglio le nostre varietà. I migliori impollinatori per tutte le cultivar sono: Mercatelli, Shogatsu, Melella, Fellona, Cioccolatino e Lampadina, a seconda delle caratteristiche pedoclimatiche in cui si opera. Soprattutto per le cultivar VFNA (Kaki Tipo e Vaniglia in primis) é opportuno disporre nel diospireto un numero d'impollinatori pari al 15-20 % delle piante da impollinare.

Se volete maggiori informazioni su varietà e sull'acquisto di piante potete contattare alcuni vivai partner di Plantgest.com, che hanno a catalogo questa specie: Geoplant Vivai, Battistini Vivai e Quadrifoglio Vivai.
 

Autore: Lorenzo Cricca
© Plantgest - riproduzione riservata

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