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Micropropagazione, tecnica per salvare il Pianeta

La coltivazione in vitro delle piante ha svolto un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell'agricoltura e può essere leva per lo sviluppo del settore agroalimentare di oggi e di domani. La redazione di Plantgest ha realizzato questo articolo con il supporto della Soi-Società ortoflorofrutticola italiana

Micropropagazione, tecnica per salvare il Pianeta - Plantgest news sulle varietà di piante

Con la micropropagazione si ottengono piante sane e geneticamente valide, attraverso un processo ecosostenibile

Fonte immagine: © Agronotizie

L'Italia è leader al momento in ambito di vivaismo frutticolo e ornamentale, grazie anche all'affermazione della moltiplicazione in vitro o micropropagazione. Con questa tecnica di propagazione vegetativa è possibile propagare velocemente ed in grande quantità (oltre che in spazi limitati e in condizioni controllate) diverse specie vegetali. Partendo da una pianta madre intera o da tessuti vegetali di essa è possibile ottenere una pianta clone controllata dal punto di vista genetico e sanitario: due punti di forza delle piante made in Italy certificate.

Diamo qualche numero per capire di cosa si parla. Oggi il comparto della micropropagazione italiano vale oltre 2,5 miliardi di euro all'anno per una produzione di circa 60 milioni di piante annue (dati riferiti al 2019, ultimo disponibile), in larga parte specie da frutto alle quali si aggiungono alcune importanti ornamentali, soprattutto da esterno, e una specie orticola, il carciofo. A questo risultato contribuiscono largamente due grandi laboratori commerciali, Vitroplant Italia srl società agricola con circa 20 milioni di piante da frutto prodotte all'anno e Battistini Vivai Soc. agricola SS con oltre 7 milioni di piante da frutto all'anno, a cui si affiancano altri 15-20 laboratori di medie e piccole dimensioni.

Per ulteriori approfondimenti si consiglia la lettura di altri articoli pubblicati su Plantgest in questi ultimi anni: 'Micropropagazione, qualità per il made in Italy' del 2020, 'Micropropagazione, l'unione fa la forza' del 2019 e 'Micropropagazione e tecnologie in vitro' del 2017.

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La micropropagazione o coltivazione in vitro: Da apici di germogli (ad esempio) si ottengono vere e proprie piantine

(Fonte foto: © AgroNotizie)

 

Allo scopo di ottenere una rapida moltiplicazione, partendo da un espianto, viene indotta la proliferazione di germogli in un mezzo di coltura idoneo, composto di sali minerali, vitamine, zuccheri e ormoni. La morfogenesi può avvenire per: germogli ascellari e germogli avventizi.

I principali vantaggi della tecnica in generale sono: rapidità di propagazione, risanamento da patogeni, riduzione costi, moltiplicazione specie difficili, uso di spazi ridotti (ad esempio per collezione del germoplasma), produzione svincolata dalla stagione, uniformità delle piantine, riduzione importazioni dall’estero, diminuzione dei tempi. I principali svantaggi sono: variazioni genetiche occasionali, impossibilità di micropropagare alcune specie, costi iniziali elevati, forte incidenza della manodopera, personale specializzato, difficoltà d'inserimento nel mercato di alcune specie.

Negli anni anni abbiamo intervistato diversi protagonisti di questo settore (Maurizio Lambardi della SOI, Katiuscia Zuccherelli di Vitroplant e Romano Roncasaglia dei Vivai Battistini). Oggi abbiamo deciso di parlare con Andrea Vitale, un giovane tecnico di uno dei nuovi laboratori di micropropagazione in Italia, che assieme ai big spender contribuisce al successo del vivaismo italiano nel mondo.

In che cosa consiste la vostra attività?

"L' azienda Vettori Giovani Piante - spiega Vitale - deve il suo prestigio alla propagazione di specie ornamentali da esterno. L'elevata qualità del prodotto offerto, e la ricerca di soluzioni che rendano più eco-sostenibile la produzione, hanno fatto dell'azienda un modello di riferimento per i produttori e per le diverse attività di ricerca nel settore dell’eco-sostenibilità ambientale. L’azienda è fondata sulla commercializzazione non solo delle talee radicate ma anche in quella dei vasi di taglia medio piccola. Nell'ultimo anno abbiamo deciso di abbracciare il settore della micropropagazione, così da investire anche su specie lontane dal nostro settore ma allo stesso tempo di incrementare la qualità del prodotto già offerto rafforzando al contempo l’introduzione di nuove varietà sul mercato".


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Ecco una piantina nata dalla tecnica di micropropagazione e pronta per essere ulteriormente sviluppata e poi commercializzata

(Fonte foto: © AgroNotizie)

Perché oggi la micropropagazione è importante?

"Il potenziale della micropropagazione è molto più alto di quanto si immagini. Nel prossimo futuro giocherà un ruolo sempre più importante anche nell'ambito della sostenibilità cui si parla sempre più spesso. In Italia il settore che ha sfruttato di più questa tecnica di propagazione è quello frutticolo, pensiamo ai portinnesti e alle piante da frutto come l'actinidia, che necessitano più di altre di un sistema di propagazione 'sicuro' per la sanità del materiale. In realtà bisogna evidenziare che la propagazione da laboratorio negli ultimi anni sta svelando anche altre potenzialità non di poco conto, tra queste la maggiore germinabilità dei semi di alcune orticole (es. radicchio), influenza positiva sugli oli essenziali (aromatiche) o sulla morfologia di alcune specie ornamentali (es. nandina) e frutticole (es. olivo, che se riprodotto da vitro presenta un habitus a 'cono', agevolando la coltivazione nei sistemi intensivi). La caratteristica essenziale della tecnica è quella di produrre su scala industriale tutti cloni geneticamente fedeli alla pianta madre e 'sani' dal punto di vista fitosanitario, aspetti impensabili per il taleaggio: il materiale prodotto, dunque, risponderà in campo in modo uniforme, permettendo interventi mirati e programmabili in funzione delle condizioni ambientali del territorio.
Se consideriamo il settore delle ornamentali, la micropropagazione ha dato la possibilità in passato di riprodurre numerose specie di difficile propagazione o a lenta propagazione (es. piante grasse), a volte invece adoperata per migliorare l’habitus della pianta o per esaltarne i colori. In ogni caso ritengo che la coltivazione in vitro non possa che crescere d'interesse sia nel settore frutticolo che dell’orto-florovivaismo, se non altro per il controllo dei patogeni nei trasporti di materiale vegetale".

Come la micropropagazione può supportare un’agricoltura più sostenibile?

"La sostenibilità agro-ambientale - conclude Vitale - riguarda quattro dimensioni: dimensione fisica, produttiva, ecologica e sociale. Sulla dimensione fisica, vedi ad esempio i problemi legati all'inquinamento, si può dire che con la micropropagazione rispetto al taleaggio si ha la possibilità di ridurre l'utilizzo dei prodotti fitosanitari durante i primi anni di crescita delle piante. Altro aspetto non di poco conto è la dimensione aziendale di un vivaio dotato di laboratorio: il taleaggio richiede la gestione di piante madri in campo con relativi interventi irrigui e fitosanitari, il vitro viceversa mantiene il materiale di partenza in uno spazio molto limitato, preservato da eventi meteorologici e attacchi patogeni.
La dimensione produttiva: la tecnica della micropropagazione permette di produrre maggiori quantità di piante in minor tempo rispetto al taleaggio. Questo elemento risulta importante anche nella dimensione ecologica, assieme al fatto che i laboratori possono giocare un ruolo importante nel mantenimento della biodiversità e nella produzione di piante ritenute interessanti anche per il nostro futuro (cloni destinati al biodiesel, alla produzione di pacciamanti, al legno, alle sostanze terapeutiche,etc...).
Riguardo la dimensione sociale, spesso dimenticata, è da evidenziare il benessere degli operatori/operatrici all'interno di un ambiente di laboratorio, senza dimenticare che anche i processi di produzione successivi vengono svolti principalmente sempre in ambiente protetto (serre e ombrai)".

Gli stadi principali del processo sono: introduzione in vitro, moltiplicazione, allungamento e radicazione. Il ciclo della micropropagazione si completa con l'uscita del materiale radicato dal laboratorio per la fase di ambientamento in serra, molto delicata e che determina il successo della propagazione commerciale su grande scala. Per vedere tutto il ciclo completo della micropropagazione si consiglia di vedere 'Micropropagazione, qualità e innovazione al servizio del vivaismo' pubblicato il 24 maggio 2017 sul canale YouTube di AgroNotizie.

L'autore dell'articolo suggerisce per tutti gli interessati di valutare la partecipazione al corso, on linea e in laboratorio, sulla produzione vivaistica con la micropropagazione in vitro. Sarà dal 22 al 25 marzo 2022 e sarà realizzato da Silvio Fritegotto. Per maggiori informazioni e per iscrizione guarda su www.fritegotto.it.

Questo approfondimento è stato realizzato grazie al contributo della Soi - Società ortoflorofrutticola italiana, di cui Andrea Vitale è socio. Sin dalla sua fondazione nel 1953, la Soi (già Società orticola italiana) si adopera per sviluppare la cooperazione scientifica e tecnica tra il mondo della ricerca, gli imprenditori ed i professionisti del settore orto-floro-frutticolo, interessando con le sue azioni ed attività un ampio settore dell'agricoltura che include le colture arboree da frutto e da legno, le piante ortive, le colture floricole, le piante ornamentali, il vivaismo, i tappeti erbosi e la gestione del paesaggio e la tutela degli spazi a verde, con il fine ultimo di favorirne il progresso e la diffusione. La Soi promuove studi, ricerche, convegni, mostre attività editoriali ed altre iniziative attraverso le attività delle sue sezioni e dei gruppi di lavoro.

Autore: Lorenzo Cricca
© Plantgest - riproduzione riservata

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